Jac e ned

mercoledì 23 luglio 2014

Omaggio a Rodolfo Valentino!

Su richiesta del cartoonist Alessio Fortunato, il mio personale omaggio a Rodolfo Valentino. Questo disegno si aggiunge agli oltre 90 omaggi artistici dedicati al grande divo hollywoodiano, primo vero sex symbol della storia del cinema. 
Il tutto verrà raccolto in una mostra realizzata dal Castellaneta Film Fest, La banda dei Valentino, che verrà inaugurata il 29 luglio alle ore 18:00 presso il Palazzo Baronale di Castelaneta. 
QUI tutte le info. 

Di seguito il disegno completo e le varie fasi di realizzazione. 

... e con il colore e i vari piccoli dettagli il disegno è finito. 
... le ombre realizzate con la tecnica della mezza tinta... 
...Il disegno modificato rispetto all'idea di partenza e inchiostrato...
Lo sketch iniziale...

giovedì 12 giugno 2014

300: Giuseppe Palumbo – Ramarro

Primo Carnera, 1989
(Italia, Ramarro, 1986)
A proposito di vomito, indovinate cosa ha vomitato per voi l'inferno, stanotte? Risposta esatta! Zio Ramarro!”
(Dalla storia The Hell in my mind)

Giuseppe Palumbo
La prima apparizione di Ramarro nella
short story Tosca la mosca.
Credo di aver associato spesso il nome di Giuseppe Palumbo alla parola 'miracolo', perché a mio parere quest'artista ha davvero qualcosa di miracoloso. Come spiegare, altrimenti, un simile talento a soli ventidue anni, quando nel 1986 dava alle stampe il suo personaggio più famoso: Ramarro.
E da allora ne ha fatta di strada, questo artista dal talento infinito; dalle pagina della rivista più rivoluzionaria degli anni '80 direttamente alla Sergio Bonelli Editore per disegnare Martin Mystère; poi, alle soglie del nuovo millennio, viene invitato a cimentarsi con un altro grande personaggio del fumetto italiano, Diabolik, di cui disegna un remake de Il re de terrore, e al quale tutt'oggi dedica parte del suo lavoro come disegnatore.
Quello di Palumbo è un talento davvero raro, che gli ha dato la possibilità di collaborare con case editrici come Mondadori e Feltrinelli, per essere poi addirittura pubblicato in Giappone dalla casa editrice Kodansha; Palumbo ha realizzato fumetti in veste di autore completo (Vorrei cantarti una canzone d'amore, Eterna Artemisia, Uno si distrae al bivio) e disegnato storie di autori come Massimo Carlotto e Giancarlo De Cataldo. Ma il suo esordio è di quelli che non si dimenticano. Così come indimenticabile resta il personaggio che lo ha reso famoso: Ramarro, il primo supereroe masochista.
Intendiamoci: quello di Ramarro non è un personaggio semplice, tutt'altro; le sue storie sono un vero concentrato psichedelico di azione e ironia, in cui emerge quella immediatezza e spontaneità del racconto tipica del periodo in cui il comics indipendente prendeva piede. Ricordiamoci che siamo poco dopo la metà degli anni '80 e gli autori che più influenzano Palumbo sono gli stessi che stanno rivoluzionando il fumetto italiano (Magnus e Andrea Pazienza, tanto per fare due nomi). E il giovane Palumbo coglie al volo la possibilità di avere una libertà espressiva senza limiti e, letteralmente, si scatena in una serie di tavole in cui un segno fresco e dinamico si contrappone a un uso del colore violento ma efficace. Nel suo demenziale personaggio confluiscono tutte le passioni fumettistiche e narrative del giovane autore lucano che si diverte a creare una serie di storie a metà tra sogno e realtà; con testi a volte colti a volte ingenui, che citano la filosofia di Voltaire e ricorrono all'ironia di Oscar Wilde e con delle immagini che sembrano un incrocio di surrealismo e pop art fuse in un videoclip alla MTV.
Due splendide tavole di Ramarro tratte dalla storia La Vergine delle tempesta.  
E permettetemi di dire che le ultime tavole de La Vergine della tempesta, a distanza di quasi trent'anni, suscitano ancora una buona dose di stupore, per la grazia artistica con cui furono realizzate. In quelle tavole, e in tutte le altre racchiuse in questo epico volume brossurato della Primo Carnera, c'è tutta la grinta iniziale di un autore che negli anni si sarebbe imposto come uno dei migliori nel panorama del fumetto italiano; un vero camaleonte artistico, capace di stupire disegnando storie con i personaggi più popolari del fumetto nostrano e arrivando a vertici tecnici altissimi, come nella storia Miracoli scritta da Massimo Semerano in cui Palumbo realizza delle vignette degne di un vero fuoriclasse.
Una classe che Giuseppe Palumbo ha sempre dimostrato, in un percorso intrapreso fin da giovanissimo e che tutt'oggi continua grazie a una costante ricerca di nuove soluzioni artistiche.
Ma credo che l'intraprendenza con cui l'autore realizzò questo primo ciclo di storie di Ramarro rimanga unica nel panorama del fumetto italiano; quella magia artistica, quella fermezza che a soli ventidue anni lo portò a disegnare come un collaudato professionista con anni di carriera alle spalle sarà, forse, difficile ricrearla.
Verrebbe da dire: C'era una volta il fumetto italiano... ma in realtà c'è ancora, grazie ad autori come Onofrio Catacchio, Sebastiano Vilella e altri che continuano a credere e ad amare il fumetto.
E come, naturalmente, Giuseppe Palumbo che, con alle spalle una carriera quasi trentennale, non smette mai di stupire e conserva ancora quella straordinaria energia che sprigionava in quelle mitiche tavole del suo personaggio più amato.
Lo sguardo malefico di Ramarro

Curiosità

La prima apparizione di Ramarro risale ad una short story intitolata Tosca la mosca, pubblicata sulla rivista Tempi Supplementari.
Le avventure contenute nel volume consigliato furono tutte pubblicate sulla rivista Frigidaire dal 1986 al 1989 ad eccezione della prima avventura, Il mio nome è Ramarro, pubblicata sulla rivista Tempi Supplementari.
Giuseppe Palumbo tornò a disegnare Ramarro su testi di Daniele Brolli con le storie Seconda pelle e Doppelganger entrambe pubblicate nel 1992 dalla rivista Cyborg. Mentre nel 1994 il personaggio ritorna in Ramarro nell'inframondo e nella miniserie di quattro numeri Terre desolate disegnata da Maurizio Rosenzweig.

Edizione Consigliata

Di certo non eccelsa, visti i limiti della stampa negli anni '80, ma al momento è l'unica che raccoglie questo primo ciclo di storie di Ramarro.
Introduzione al volume consigliato di Giuseppe R. Ferri.

Altre edizioni

Come dicevo al momento nessuna e sarebbe ora di dedicare una bella edizione a questo surreale personaggio del fumetto italiano. Imperdibile comunque anche il secondo volume sempre di Primo Carnera Edizioni, Ramarro 2, pubblicato nel 1991 in cui è possibile ammirare altre storie di Ramarro.

La storia La vergine della tempesta è stata pubblicata nel volume n. 28 della collana 100 anni del fumetto italiano pubblicato nel 2010 in allegato al Corriere della Sera.  
Da sinistra: il volume Ramarro 2 pubblicato da Primo Carnera.
A destra: il volume 100 anni del fumetto italiano.

martedì 3 giugno 2014

La passione e il genio: l'intramontabile Rino Albertarelli

"Era una persona che quando s'impegnava, si sforzava sempre di dare il meglio di sé... Da buon romagnolo, era tutto 'fuori', e aveva il dono d'incantare chi lo ascoltava..."
Davvero efficaci le parole della moglie Gida per introdurre un artista geniale come Rino Albertarelli, un uomo nelle cui vene scorreva l'inchiostro, insieme a tanto talento e cultura; un uomo e un artista che oggi non viene ricordato quanto dovrebbe.
Infatti fu proprio Albertarelli a creare il primo personaggio western italiano, Kit Carson, eroe atipico, in controtendenza rispetto ai classici stilemi che volevano l'eroe bello, atletico e invincibile; già nel 1937, mentre creava un anti-eroe avanti negli anni, per niente bello e anticoncezionale, Albertarelli si faceva notare nel mondo dei comics, soprattutto per il tratto fortemente espressivo, caratterizzato da uno straordinario e fitto tratteggio che donava grande plasticità alle figure.
Ma fu l'incontro con il grande sceneggiatore Federico Pedrocchi a permettergli di realizzare un autentico capolavoro, Il Dottor Faust. Ispirandosi all'opera di Goethe, Pedrocchi aveva scritto una storia dal ritmo incalzante, davvero inusuale per il periodo; ma ancor più sorprendenti, per il  talento artistico che testimoniavano, furono le tavole di Albertarelli: ricche di un'atmosfera, di un'azione e di un'espressività davvero rare che tutt'oggi riescono ancora a stupire.
Fino al 1948 l'artista ha realizzato una mole non indifferente di storie a fumetti tra le quali Capitan Fortuna e, su testi di Gianluigi Bonelli, La Battaglia di Albracca e Orlando l'invincibile, ispirato al noto poema dell'Ariosto e Big Bill. Amante di Emilio Salgari, non si fece di certo scappare l'occasione di adattare a fumetti il ciclo di Sandokan.
In seguito Rino Albertarelli scelse di dedicarsi completamente all'illustrazione e per oltre vent'anni non realizzò più fumetti, fino al 1973, quando l'editore Sergio Bonelli gli propose di realizzare una serie di biografie a fumetti dei più grandi personaggi del west. Eccolo quindi, dopo un'assenza dal mondo dei comics lunga vent'anni, riprendere in mano i pennini e realizzare I Protagonisti un'opera straordinaria sia a livello grafico che narrativo, lasciando il pubblico stupefatto di fronte alla fedeltà storica con cui narrava e alla noncuranza con cui demoliva alcuni rinomati eroi del west come Wyatt  Earp.
Un'opera che termina solo per la prematura scomparsa di Albertarelli, avvenuta purtroppo il 21 settembre del 1974.
Senza alcun dubbio Rino Albertarelli rimane, accanto a Gino D'Antonio, il più grande disegnatore western italiano e uno dei migliori al mondo. Il suo tratto fortemente espressivo riusciva a dare un movimento  del tutto naturale ai personaggi, mai statico ma anzi fortemente dinamico.
Rino Albertarelli, che fu costretto a interrompere gli studi per le difficoltà economiche della famiglia ed a ingegnarsi in svariati mestieri come il muratore, il garzone o il burattinaio, dotato di grande passione e forza di volontà, divenne un grande autore di fumetti, dall'invidiabile cultura e dall'inconfondibile genialità.
Un esempio per tutte le nuove e future generazioni di comic author.

Autoritratto di Rino Albertarelli.


Rino Albertarelli: tavole a fumetti

Splendida vignetta tratta da Kit Carson

Tavola da Le tigri di Mompracem di Emilio Salgari lo scrittore prediletto
da Rino Albertarelli.


 Il Dottor Faust








I protagonisti

Per approfondire meglio questa bellissima opera di Albertarelli vi rimando al blog Dime Webb in cui potrete trovare una serie di articoli scritti dal bravissimo Francesco Manetti






Rino Albertarelli: le illustrazioni

La Domenica del Corriere







Varie




Il West di Rino Albertarelli

I protagonisti: cover n. 1 e 2.

I protagonisti: cover n. 3 e 4.

I protagonisti: cover n. 5 e 6.

I protagonisti: cover n. 7 e 8.

I protagonisti: cover n. 9 e 10





Cinque splendide illustrazioni con cui Rino Albertarelli rappresenta il West. 






Questa e le precedenti illustrazioni in bianco e nero sono tratte dai volumi della
serie I Protagonisti ed accompagnavano gli articoli sul west, posti alla fine della
storia a fumetti, scritti dallo stesso Albertarelli.

Al Capp (a sinistra) con Rino Albertarelli a Bordighera nel 1965.

Da Sinistra: i disegnatori Santo D'Amico, Burne Hogarth e Rino Albertarelli. 

” Un discorso a parte certamente merita Rino Albertarelli per la mole della sua produzione, per la continuità della sua partecipazione, per la qualità dei risultati ottenuti. Quando si parla di fumetti italiani di quel decennio e se si vuole accennare ai buoni risultati ai quali si giunse negli anni precedenti la seconda guerra mondiale ed anche nel corso della stessa, si finisce inevitabilmente per citare il nome di questo grande artista che si affermò come formidabile disegnatore ma anche come gagliardo narratore e soggettista. Sicuramente ad Albertarelli il linguaggio dei comics fu congeniale e alle sue indubbie doti naturali di disegnatore ed illustratore egli aggiunse lo sforzo continuo ed entusiasta per esprimersi attraverso un mezzo espressivo che andava affinando in continuo crescendo anno dopo anno. A lui spetta il merito, insieme a pochissimi altri, di aver creato opere di narrativa grafica con caratteristiche specifiche di scuola italiana."

(Rinaldo Traini)

Per leggere il tributo di Rinaldo Traini a Rino Albertarelli cliccate qui.


















sabato 31 maggio 2014

300: Frank Miller e David Mazzucchelli – Batman: Anno Uno

Planeta DeAgostini, 2008
(USA, Batman: Year One, 1987)
Signore. Signori. Avete mangiato bene. Avete divorato le ricchezze di Gotham. La sua anima. Il banchetto è quasi finito. D'ora in poi... Nessuno di voi è al sicuro.”
(Batman)

Il dolente trauma alla base
delle origini di Batman
Frank Miller e David Mazzucchelli
Eccoci di fronte a un altro fumetto di culto; con un personaggio di culto; realizzato da due autori di culto; in un decennio, per il fumetto, di culto.
È tutto “cult” in quest'opera e non potrebbe essere diversamente. Perché un personaggio come Batman, nato in piena “Golden Age”, non è mai più riuscito ad imporsi in modo così assoluto come negli anni '80. Eppure ne ha fatta di strada, l'uomo pipistrello, e di certo non mancano tappe importanti nella sua vita editoriale: fin dagli esordi, firmati dai creatori Bob Kane e Bill Finger con il fondamentale contributo di uno sceneggiatore come Gardner Fox e di artisti come Jerry Robinson e Dick Sprang; per approdare, poi, alla “Silver Age” dove ancora una volta lo sceneggiatore Gardner Fox incontra la collaborazione grafica dei due grandi artisti Gill Kane e Carmine Infantino, sotto l'abile controllo dell'editor Julius Schwartz. Di grande acume intuitivo, lo stesso Schwartz affida, poi, Batman, negli anni '70, al talento di sceneggiatori come Denny O'Neil e Len Wein, ma soprattutto alle matite del geniale Neal Adams.
Poi, come dicevo, arrivano gli anni '80. Arriva lo sconvolgimento totale dell'universo DC Comics con l'opera Crisi sulle Terre infinite; e arriva un giovane autore di nome Frank Miller, il vero artefice della rivoluzione dell'uomo pipistrello. Miller realizza la sua opera più famosa, Il ritorno del cavaliere oscuro, dando nuova linfa ad un personaggio come Batman che, da quel momento in poi, continuerà ad essere nutrito dalla creatività di grandi autori, come, per citarne alcuni, Alan Moore e Grant Morrison. Forte della sua opera rivoluzionaria, dunque, Miller viene in seguito incaricato dalla DC Comics di riscrivere le origini di Batman. E Miller, a pochi mesi di distanza dal primo, sforna il suo secondo capolavoro, Batman Anno Uno; grazie a quest'opera (e alle successive BatmanArkham Asylum della coppia Morrison-McKean e Batman: TheKilling Joke firmato da Alan Moore e Brian Bolland), l'uomo pipistrello diventerà l'eroe dei fumetti per antonomasia, il simbolo degli anni '80.

Batman sorvola una Gotham City notturna in una suggestiva immagine di Mazzucchelli
Batman: Anno Uno racconta in parallelo le storie di diversi personaggi: quella del miliardario Bruce Wayne, ritornato a Gotham City dopo anni di assenza; quella di James Gordon, tenente di polizia e, anche lui, appena giunto a Gotham in compagnia della moglie Barbara; e infine quella di Selina Kyle, prostituta audace e ribelle.
Nel corso della storia vedremo come Bruce Wayne diventerà Batman, e come terrorizzerà criminali e poliziotti corrotti, gli stessi combattuti da Gordon con metodi poco violenti ma efficaci (strepitosa la “lezione” al collega corrotto Flass); nel mezzo della storia assistiamo anche alla ribellione di Selina Kyle che vestirà per la prima volta i panni di Catwoman. Il tutto in una Gotham descritta da Miller come una sorta di succursale per l'inferno (ricordiamo la sequenza in cui Bruce Wayne, travestito da reduce, si aggira nel malfamato quartiere dell'East End) popolata da personaggi spregiudicati come il boss mafioso Carmine Falcone o il commissario Loeb.

Il segno di Mazzucchelli: sintesi accurata ed eccellente uso delle ombre. 

Ma gli stessi eroi creati da Miller hanno il loro lato oscuro e debole; Batman deve fare i conti con la sua rabbia e la sua sete di vendetta, nonostante le nobili intenzioni; Gordon tenta di tenere a freno l'attrazione che sente per la collega Sarah Essen, e con la quale ha una relazione clandestina che gli provocherà non pochi rimorsi verso la moglie Barbara e il figlio appena nato.
Eroi tormentati, quindi, in una città infernale dove le personalità più alte e il teppistello da strada sono facce della stessa medaglia. E per dare la giusta atmosfera alla storia Miller passa il testimone al disegnatore David Mazzucchelli, il cui grande talento si impone sulla scena internazionale proprio con Batman: Anno Uno. La sintesi del suo tratto richiama alla memoria quella del grande Alex Toth ed esprime con maestria ciò che Miller descrive a parole.
Il risultato, a distanza di quasi trent'anni, non ha perso un grammo della sua forza espressiva; del resto ciò è confermato dall'influenza che l'opera di Miller e Mazzucchelli ha avuto nel corso degli anni e non solo nel mondo del fumetto.
Possiamo senz'altro dire che, nella seconda metà degli anni '80, alcuni giovani e talentuosi autori si resero artefici di una serie di rivoluzioni che cambiarono per sempre il fumetto. Frank Miller e David Mazzucchelli facevano parte di quest'autorevole casta e regalarono ai comics una delle loro migliori opere in assoluto.
Ancora la sintesi di Mazzucchelli al servizio di Selina Kyle alias Catwoman

Curiosità

I colori di Batman Anno Uno sono opera di Richmond Lewis.
Nel 2005 il regista Christopher Nolan si ispirò a parte della storia di Batman: Anno Uno per il suo primo lungometraggio dedicato all'Uomo Pipistrello, Batman Begins. Nel 2011 venne realizzato un lungometraggio, Batman Year One, diretto da Sam Liu e Lauren Montgomery.
Dice Frank Miller nella postfazione all'edizione consigliata: "Se l'unico Batman che avete in mente è quello di Adam West e Burt Ward che si scambiano battute sceme, mentre picchiano guest star del calibro di Vincent Price e Cesar Romero, spero che questo libro sia per voi una sorpresa. Per me Batman non è mai stato 'divertente'."

Edizione Consigliata

Una bella edizione, non c'è che dire, questa della Planeta. Oltre alla storia riproposta in un formato più grande rispetto al classico formato comic book, vi è un'ampia sezione dedicata alla fase di preparazione grafica, commentata da David Mazzucchelli (autore anche di un'introduzione illustrata): matite, bozzetti, studi, estratti della sceneggiatura di Miller faranno sicuramente la gioia dei lettori a un prezzo relativamente basso.
Introduzione di Denny O'Neill.
Altre Edizioni

La prima versione italiana di Batman Anno Uno fu realizzata nel 1990 dalla Rizzoli-Milano Libri in due albi brossurati allegati alla rivista Corto Maltese.
Nel 1996 la Play Press ristampò in un buon volume a colori la storia di Miller e Mazzucchelli, mentre nel 2004 la Mondadori incluse la storia nel volume Catwoman: sfida a Batman nella collana Oscar Mondadori. Contemporaneamente all'edizione consigliata, sempre la Planeta DeAgostini curò una collana dedicata all'uomo pipistrello, Batman: La legenda, allegata alla rivista Panorama in cui venne ripubblicata anche Batman: Anno Uno.
Recentemente invece, la Lion, ha dato alle stampe un nuovo volume che comunque ricalca abbastanza fedelmente l'edizione consigliata.

Alcune delle edizioni di Batman Anno Uno. Da sinistra: l'albo della Milano Libri, il volume della Play Press, la raccolta pubblicata da Mondadori nella collana degli Oscar e l'ultima edizione, in ordine di tempo, della Lion.