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domenica 15 marzo 2015

Il gusto degli altri n. 15

Nicola Mari

Una bellissima foto di Nicola Mari nel suo studio.

L'uscita del numero 1 di Nathan Never, nel giugno del 1991, fu un evento senza precedenti nel panorama del fumetto italiano; 250.000 copie vendute, record, credo, tutt'ora imbattuto per un personaggio della Sergio Bonelli Editore. Nathan Never fu anche una buona fucina di nuovi talenti artistici, ma il numero 7, La zona proibita (seguito da Uomini ombra), segnava l'esordio di un disegnatore insolito per il "panorama bonelliano": Nicola Mari. L'artista, allora ventiquattrenne, dimostrava già un talento eccezionale e la cosa interessante è che questo talento cresceva di albo in albo. 
Due stili a confronto: a sinistra una tavola tratta da Nathan Never n. 18 L'abisso delle memorie (1992). A destra: tavola tratta da Trash Island (2013) una recente storia di Dylan Dog (n. 328).

Il suo stile iniziale era debitore all'arte di Mike Mignola, ma l'artista ferrarese riuscì a distaccarsene quasi subito; Mari non imitava lo stile di Mignola, ma, intelligentemente, lo reinterpretava, così come Mignola aveva reinterpretato lo stile di Jack Kirby e Alex Toth. Già nella splendida storia doppia L'abisso delle memorie - L'undicesimo comandamento (NN n. 18 e 19), in cui si narra il passato di Nathan, Mari diede prova della sua abilità che non accennava a stabilizzarsi, ma continuava ad evolversi con un'incredibile velocità. Ed ecco quindi le prodezze artistiche di storie come I figli della notte (NN. n. 38) e lo splendido La biblioteca di Babele (NN. n. 50), in cui Mari ormai ha acquisito uno stile personalissimo, fino ad arrivare al 1996, anno del suo esordio sulle pagine di Dylan Dog con la storia Phoenix scritta da Tiziano Sclavi
Evoluzione di uno stile: tavola tratta da La giovinezza di Nathan Never. Lo stile di Nicola Mari è sempre più ricercato e azzardato. L'uso del bianco e nero esalta notevolmente l'espressività del suo segno. 
Sono passati solo 5 anni dal suo esordio in Bonelli eppure sembra che Mari abbia alle spalle una carriera ventennale; lo stile è ancora più personale, ardito, azzardato per un fumetto popolare, anche se stiamo parlando di Dylan Dog. Il suo segno è nuovo, fortemente espressivo e l'uso del bianco e nero è strepitoso. Ovviamente un simile stile non può che dividere i lettori, abituati a un disegno molto più classico e concreto, di facile immediatezza; eppure Mari non si accontenta e continua la sua personale ricerca; nel 2000 esce Il sorriso dell'oscura signora in cui Nicola (dopo aver realizzato 80 tavole con il suo stile dalla fortissima personalità) ridisegna la storia dando inizio ad una nuova fase artistica della sua carriera, che andrà avanti fino al recente Spazio Profondo storia in cui avviene il restyling di Dylan Dog.
Nathan Never in un'illustrazione del 1994 e Dylan Dog in una recente illustrazione. 
Nicola Mari è un artista che non ha mai voluto smettere di sperimentare, di cercare soluzioni grafiche nuove. E' uno di quegli artisti che "trama" in mezzo alle luci e alle ombre del suo ambiente di lavoro; conosce bene i grandi maestri, li ha sempre studiati, dimostrando intelligentemente di non fare "quello che avevano fatto loro", ma di fare "come avevano fatto loro"
Il suo modo di disegnare i personaggi, i loro corpi, le mani (bellissime), le varie parti del volto, lo rendono uno dei pochissimi disegnatori italiani che possa vantare uno stile personale. 
La personalità ha da sempre contraddistinto la sua arte.
Bellissimo sketch da Il principe di Persia (collana Le Storie, Sergio Bonelli Editore).


I gusti di Nicola Mari



1 - L' alba dei morti viventi (Dylan Dog)
di Tiziano Sclavi e Angelo Stano


"Il genio di Tiziano Sclavi annulla la distanza tra fumetto d'autore e fumetto popolare, è la rivoluzione del fumetto italiano."

2 - Jeremiah di Hermann
3 - Gotham by Gaslight di Brian Augustin e Mike Mignola
4 - Black Jack di Osamu Tezuka
5 - The long tomorrow di Moebius
6 - Torpedo di E. S. Abulí e J. Bernet
7 - Visione d'inferno di Hideshi Hino
8 - Lo sconosciuto di Magnus
9 - Batman: The Killing Joke di Alan Moore e Brian Bolland
10 - The dark knight returns di Frank Miller

Per conoscere meglio il lavoro di Nicola visitate la sua pagina Facebook.

Il suo lavoro più bello: 
La biblioteca di Babele (Nathan Never)


Dico subito che avrei potuto scegliere Il sorriso dell'oscura signora. Tuttavia sono fermamente convinto (da lettore e artista che segue Nicola Mari fin dal suo esordio) che in questa storia i disegni di Mari hanno toccato un livello d'espressività artistica davvero eccelsa: le inquadrature sono ardite, i personaggi caratterizzati molto bene (soprattutto July Frayn, assassina allo stesso tempo spietata e sensuale ), e il gioco di luci e ombre dà un sapore malinconico a tutta la storia. 

lunedì 9 marzo 2015

300: Noel Sickles – Scorchy Smith

IDW Publisging, 2008
(USA, Scorchy Smith, 1934)
L'impressionismo è la sostituzione dell'apparenza delle cose, con la loro rappresentazione basata unicamente sulla conoscenza della loro struttura. Consideriamo, ad esempio, un ponte in travi di ferro: un artista della vecchia scuola, conoscendone la rigida forma, avrebbe preso nota di tutti i suoi parallelismi, avrebbe contato tutti i rivetti e li avrebbe disegnati uno per uno con estrema cura. Nella realtà, comunque, la luce e l'atmosfera giocano qualche scherzo con le forme, e l'occhio spesso vede qualcosa che non è possibile ridurre ad un rigido schema geometrico. Sickles avrebbe visto nel ponte un insieme di ben precisate ombre, avrebbe colto l'essenza di questi rivetti semplicemente rappresentando con minuscoli colpi di pennello le loro ombre allungate dalla luce radente e tutto questo con un uso così sapiente del nero da conferire alla scena un realismo mai visto prima.”
(Coulton Waugh, fumettista e studioso del fumetto americano)

Un giovane Noel Sickles al suo tavolo di lavoro. 
La nostra categoria non lascia impronte così pesanti da essere ricordati.” diceva il compianto Sergio Bonelli parlando dei grandi artisti oggi completamente dimenticati.
Fatto sta che il mondo dei comics è davvero strano; è fatto di decine di migliaia di personaggi, autori, lettori.
Ed è strano perché è fatto di personaggi sconosciuti, realizzati da autori sconosciuti alla maggior parte dei lettori. Nulla di sensazionale fin qui, se non per il fatto che a volte qualcuno di questi autori è entrato nel mondo dei comics apportando qualche “piccola” innovazione e, senza troppo rumore, se n'è andato proseguendo per altre strade.
Ci sono poi, al contrario, autori che al fumetto hanno dato non poco e che si godono (o si sono goduti) la meritata fama: Alex Raymond, Milton Caniff, Charles Schulz, Stan Lee, Moebius, Hugo Pratt, FrankMiller; autori molto famosi al grande pubblico.
Poi c'è un'altra categoria di innovatori, che non ha nulla da invidiare ai nomi precedentemente elencati ma che non ha goduto della stessa fama (se non tra i pochi addetti ai lavori): Gianni de Luca, DinoBattaglia e Gino D'Antonio tanto per fare i nomi di tre grandissimi di casa nostra. Ma se vogliamo anche un genio come Alberto Breccia non è conosciuto dalle nuove generazioni.
Allora forse ha ragione Sergio Bonelli quando afferma che una categoria come il fumetto non lascia particolari impronte? Sinceramente non lo so.
Quello che so è che tanti maestri che tutt'oggi possono insegnarci qualcosa, rischiano seriamente l'estinzione nella memoria delle generazioni a venire.
Non azzardo quando dico che per la maggior parte del pubblico italiano (ma anche internazionale) il nome di Noel Sickles appartiene alla categoria degli estinti. E che forse sarebbe ora di riscoprire questo grande artista a cui il fumetto (soprattutto di genere avventuroso) deve molto. Anzi, azzardiamo ancor di più dicendo che gli deve almeno tre elementi fondamentali, ripresi poi da ogni autore successivo: sintesi grafica, uso del bianco e nero e ritmo cinematografico.
Una sequenza di strip in cui emerge l'abilità di Sickles: i retini delineano il paesaggio, le ombre, gli oggetti le figure. L'azione non è mai statica, le inquadrature sono dinamiche e con una profondità di campo eccezionale. 
Se guardiamo le prime strip di genere avventuroso, e soprattutto i due autori migliori del genere, Hal Foster e Alex Raymond, possiamo notare un disegno di grande qualità, sicuramente eccelso ed espressivo. Eppure mancava qualcosa, soprattutto nel racconto che risentiva parecchio dell'assenza di quell'approccio quasi cinematografico che distingue il fumetto dall'illustrazione.
Sickles, invece, riuscì a far “decollare” il fumetto verso orizzonti del tutto nuovi (scusate la retorica ma è così); come dicevo l'artista fu il primo a introdurre la sintesi artistica nel fumetto, quella stessa sintesi che influenzerà in maniera determinante artisti come Alex Toth e Hugo Pratt. Tutti coetanei di Sickles e tutti debitori verso il suo modo di intendere la strip. E pensate a Milton Caniff che, nonostante fosse di qualche anno più grande dell'amico Noel, fu profondamente influenzato dalla sua sintesi, ma anche dalla capacità di Sickles nell'uso dei neri, di creare quei contrasti di luce di cui Caniff, Toth e Breccia diventeranno maestri indiscussi.
Noel Sickles aveva un talento invidiabile nell'uso del bianco e nero: in questa sequenza vi è l'incredibile talento di un artista che aveva intuito tutte le grandi potenzialità del fumetto. 
Tutte innovazioni visibili nella strip Scorchy Smith, persoanggio creato da John Terry che Sickles ereditò dopo la morte del suo autore; per circa tre anni l'artista disegnerà la strip, incentrata su avventure di tipo aviatorio, dapprima imitando lo stile di Terry (sicuramente su richiesta degli editor) abbandonandolo via via per iniziare a sperimentare e imprimere tutte le varie innovazioni prima descritte. Sfogliando lo splendido volume che racchiude tutte le strip di Scorchy Smith, si ha modo di vedere l'evoluzione del segno di Sickles, la sua sintesi, il gioco di luci e ombre che sfocia in quel meraviglioso uso dei retini che spesso si sostituiscono al segno per delineare i personaggi o gli oggetti; davvero splendide le strip ambientate sulla neve (11 dicembre 1935 – 3 febbraio 1936) con i retini che si “sposano” alla perfezione con le pennellate dell'artista. Ogni vignetta sembra spianare la strada al fumetto degli anni a venire: i retini di Toth, il tratteggio di Micheluzzi, le pennellate di Caniff e Pratt, le sequenze aeree che non hanno niente da invidiare al Dan Cooper di Albert Weinberg. Tutto in soli tre anni di strip a fumetti; dopo di che Noel Sickles si dedicherà all'illustrazione con risultati che non hanno niente da invidiare ad artisti del calibro di Norman Rockwell e Al Dorne. Ma quello che Sickles fece nel brevissimo tempo passato a disegnare Scorchy Smith fu “creare una forte scossa sismica nel paesaggio dell'arte commerciale...” per usare le parole di Jim Steranko che, nella sua esaustiva introduzione al volume consigliato, definisce Sickles “l'uomo invisibile del fumetto, un fantasma, poco più di un'eco per il pubblico di oggi.”
Un ragazzo di 24 anni, tra il 1934 e il 1936, con le sue innovazioni grafiche e visive dava al mondo dei comics un contributo imprescindibile. Ed a malapena il suo nome viene ricordato.
Ve l'ho detto: il mondo dei comics è davvero strano.

Lo splendido uso dei retini di Noel Sickles.


Curiosità

La carriera di Sickles iniziò come vignettista politico: in quel periodo conobbe Milton Caniff con cui divise lo studio; lo stesso cartoonis ammise di essere stato influenzato non poco dal lavoro del suo amico sulle strip di Scorchy Smith e questa influenza è palese nella sua striscia Terry and the pirates. Lo stesso Sickles realizzò alcune sequenze a matita per il personaggio di Caniff e quest'ultimo curò in qualche occasione il testo della strip di Scorchy Smith.
Dopo l'abbandono di Sickles, la striscia venne continuata da Bert Christman.
Noel Sickles morì nel 1982. L'anno dopo venne inserito nella “Society of Illustrators Hall of Fame”. Ma non compare, vergognosamente oserei dire, nella "Will Eisner Hall of Fame".
Il tratteggio di Sickles contrapposto all'uso del nero netto, fonte d'ispirazione per molti grandi artisti futuri.

Edizione consigliata

In una parola: perfetta. Non credo che cambierei alcunché di questa splendida edizione realizzata dalla IDW Publishing: edizione cartonata in tela, con rilegatura in filo refe e sovracopertina plastificata a colori; quasi 400 pagine di cui le prime 140 pagine corredate da illustrazioni, sketch, studi a matita che lasciano davvero a bocca aperta, e una seconda parte in cui vengono raccolte tutte le strisce di Scorcky Smith realizzate da Sickles, comprese le prime dieci del suo successore, Bert Christman e le prime del suo predecessore John Terry.
Prefazione di Dean Mullaney. Introduzione di Jim Steranko. Il volume fa parte della collana “The Library of American Comics” ed è, ovviamente, in lingua inglese. Arduo sperare in un'edizione italiana.

Altre edizioni


Nessuna in italiano. Tuttavia negli anni '70 la Nostalgia Press pubblicò due edizioni che raccoglievano (in maniera incompleta) le avventure di Scorchy Smith.

Le due cover dell'edizione a cura della Nostalgia Press. 



lunedì 2 marzo 2015

300: Guido Crepax – Justine


Olympia Press Italia, 1979
(Italia, Justine, 1979)
Servire... Signore... Non chiedo che questo...”
I servizi di una bambina pari vostra sono poco utili! Non avete ne l'età ne il fisico... Ma potete, mostrando un rigore meno ridicolo, ottenere una sorte migliore assecondando i desideri dei libertini... Comprendete?”
Dunque non esiste più un po' di benevolenza tra gli uomini?”
Per quanto ne so assai poca... I piaceri della bontà non sono altro che le voluttà dell'orgoglio!”
(Dialogo tra Justine e Dubourg)

Guido Crepax al lavoro.
L'erotismo, come lo concepisce Guido Crepax, forse non lo concepisce nessuno. Perché nessuno è riuscito ad arrivare ai suoi livelli. E quando parliamo di Crepax possiamo tranquillamente farlo su larga scala e non solo a livello nazionale, perché di fatto l'autore milanese è stato un vero e proprio innovatore del fumetto erotico e del fumetto in genere. Fin dai suoi esordi nella grafica pubblicitaria e come copertinista di riviste, egli si avvalse di uno stile assolutamente nuovo. Poi arrivò la rivista Linus e su questa fece il suo debutto il suo personaggio più famoso, Valentina; fu così che Crepax raggiunse una popolarità internazionale, soprattutto grazie alle continue evoluzioni grafiche che l'autore era solito apportare negli anni. Dal punto di vista visivo e narrativo, era un artista completamente libero e il suo stile era estremamente ricercato così come la composizione delle sue tavole; per lui ogni dettaglio, anche quello ritenuto insignificante in qualsiasi altro fumetto, era estremamente importante, e difatti è proprio grazie ai dettagli che Crepax trasmetteva al lettore lo stato emotivo dei suoi personaggi.
E i personaggi di Crepax non si dimenticano, anche quelli meno noti come Bianca e Anita.
Un bel primo piano di Justine
Ma Guido Crepax era anche un uomo molto colto. Una cultura, la sua, che era possibile percepire nelle storie di Valentina, nelle citazioni intellettuali di cui i suoi fumetti sono disseminate. E questo suo gusto per la cultura non poteva non renderlo particolarmente sensibile alle maggiori opere letterarie che ben si sarebbero adattate al suo stile; ecco quindi che dalla sua matita nascono gli adattamenti di opere come I viaggi di Gulliver di Jonathan Swift, Dracula di Bram Stoker e altri prodotti della letteratura gotica di Edgar Allan Poe, da cui Crepax era molto affascinato.
Non solo, da maestro indiscusso del fumetto erotico, Crepax non poteva non cimentarsi con le opere più trasgressive e scabrose della letteratura erotica. Da Venere in visone di Leopold Sacher-Masoch a Emanuelle di Emanuelle Arsan, dalla saga dell'Histoire d'O di Pauline Réage alle opere del Marchese de Sade. Ed proprio da quest'ultimo che Crepax trae la sua opera più bella e complessa.
Adattando il romanzo di Sade, Justine, l'autore realizza quello che per molti è il suo capolavoro artistico; un fumetto imponente e complesso, raffinato e ricercato in ogni tavola e in ogni vignetta.
Nelle tavole di Justine il gusto estetico di Crepax, l'amore per i dettagli e per il corpo femminile raggiungono il loro massimo livello. E la trasposizione del mondo di Sade non poteva trovare nell'arte di Guido Grepax un miglior alleato. Perché è proprio la sua grande attenzione per ogni singolo dettaglio a fare di ogni tavola di Justine un grande lavoro compositivo. Differentemente dai suoi altri lavori, in Justine Crepax grande importanza agli ambienti e li fotografa con delle inquadrature per lui abbastanza inusuali; le tavole a tutta pagina (in cui la protagonista viene ripresa dall'alto, mentre cammina verso il convento, o quando è sofferente per le sevizie in mezzo alla boscaglia) sono di una bellezza visiva da togliere il fiato, così come assolutamente strabilianti sono le tavole in cui Crepax “denuda” la tavola della classica gabbia, per lasciar libera la sua capacità compositiva.
Una delle splendide tavole di Crepax.
Ma non è solo l'originale capacità grafica a fare di
Justine un capolavoro del fumetto erotico; c'è anche la capacità del Crepax narratore, capace di far immedesimare il lettore in quello spirito morboso e sadico, catturando perfettamente la filosofia di Sade. I dialoghi non sono mai pesanti e il fumetto, per la maggior parte dell'opera, mostra le brutalità subite da Justine: ogni sequenza riporta dettagli scabrosi che Crepax mostra senza cadere mai nella banalità e questo perché l'artista ha sempre sfoderato, per ogni sua opera, un talento visivo eccezionale, che ha sempre mantenuto ad un livello altissimo per gran parte della sua carriera, cedendo solo verso la fine. Ma non conta; quello che conta veramente è il lavoro di un autore che ha dato un contributo fondamentale al fumetto erotico (e non), sempre un passo avanti rispetto ai suoi colleghi e sempre pronto a stupire con le sue innovazioni grafiche.
E Justine è il vertice artistico di un autore unico e imprescindibile.
Lo stile grafico di Crepax rappresenta una personalissima distorsione della realtà. 

Curiosità

Il fumetto è tratto dal libro Justine o le disavventure della virtù seconda versione del libro originario, intitolato Justine le sventure della virtù, scritto dal conte Donatien-Alphonse-François de Sade (più noto come Marchese de Sade). La terza versione del romanzo, La nuova Justine, ovvero le sciagure della virtù, fu quella definitiva.

Edizione consigliata

Splendida l'edizione della Olympia Press che presenta l'opera di Crepax in grande formato, con cover in tela cartonata e stampa su carta di ottima qualità e grammatura pesante. Precedono il fumetto lo splendido saggio dello scrittore Guido Piovene, Il demone della coerenza, dedicato al romanzo di Sade e la presentazione di Virginia Finzi Ghisi.

Altre edizioni

Sicuramente quella della ES pubblicata nel 2000 nella collana Ars Amandi. Recentissima invece quella della Mondadori nella collana Guido Crepax - erotica vol.4: Justine - la lezione di de Sade. Anche la Blue Press realizzò delle edizioni economiche di Justine: la prima nel 1993 in un unico volume, Justine – Opera integrale e la seconda, presumo più recente, divisa in due volumi.
Le varie edizioni di Justine. Da sinistra: quella della ES, la più economica realizzata dalla Blue Press e quella recente pubblicata dalla Mondadori



lunedì 23 febbraio 2015

Il gusto degli altri n. 14

Alessandro Nespolino


Alessandro Nespolino al lavoro nel suo studio. 
All'inizio degli anni '90 le scuole di fumetto erano solo due: quella storica di Milano (Scuola del fumetto) e la Scuola Internazionale di Comics di Roma. Nel 1991 mi iscrissi al primo anno a Roma e, nella mia stessa classe, c'era un ragazzo alto che veniva appositamente da Napoli, due volte a settimana, per frequentare il corso. Ma non era solo questa la caratteristica di Alessandro Nespolino (caratteristica non poco importante visto che era segno di grande passione per il fumetto): Alessandro  era già molto bravo. Ma non solo: era un ragazzo umile con una gran voglia di apprendere tutti i segreti del mestiere di fumettaro. Era molto portato per il fumetto realistico di genere avventuroso e ricordo che le sue tavole all'esame finale del primo anno, bellissime, già indicavano una predisposizione al dinamismo e all'azione. 
Il suo esordio risale al 1994 quando disegna il personaggio Lazarus Ledd per la casa editrice Star Comics; poi, nel 2000, viene reclutato dalla Sergio Bonelli Editore per la quale disegna Nick Raider, poi Brad Barron e Volto Nascosto; lo stile di Alessandro migliora di albo in albo e questo non sfugge ai francesi, da sempre affascinati da chi sa ben destreggiarsi tra avventura e storia.
Tex sarà l'imminente prova artistica di Alessandro Nespolino.
E per la casa editrice francese Soleil , dal 2008, Alessandro disegna la biografia del serial killer Ed Gein e due avventure della serie Sherlock Holmes - Crime Alleys
Ma la consacrazione definitiva del suo talento avviene quando la Sergio Bonelli Editore e lo sceneggiatore Gianfranco Manfredi gli affidano la creazione grafica della nuova serie mensile, Adam Wild. Il personaggio esordisce nell'ottobre del 2014 con la prima storia, Gli schiavi di Zanzibar firmata proprio da Alessandro. Infine, nella sua carriera non poteva certo mancare l'eroe simbolo del fumetto italiano: Tex, di cui vedremo presto una sua storia a riconferma di un artista la cui bravura riecheggia quella dei maestri del fumetto italiano.

Una bellissima vignetta da Sherlock Holmes - Crime Alleys.

I gusti di Alessandro Nespolino

1 - Mort Cinder
di H. G. Oesterheld e Alberto Breccia




"La prima volta che ho visto e letto Mort Cinder, è stato come inserto della rivista Lanciostory.
Poche pagine per volta, ma che divoravo e che rileggevo in attesa di quelle successive.
Un fumetto in bianco e nero, capace con quel tratto unico, di restituire l’angoscia e la cupezza della storia.

Come ho potuto constatare in tanti anni da lettore e da disegnatore, raccontare con un fumetto storie del genere non è facile, per cui quello di Oesterheld e Breccia resta, per me, un vero capolavoro del racconto a fumetti."


2 - La casa degli uomini perduti (Dylan Dog) di T. Sclavi e G. Casertano

3 - Batman- Anno Uno di F. Miller e D. Mazzucchelli

4 - I condannati (Ken Parker) di Berardi-Mantero e Frisenda-Zuccheri

5 -Tarzan di Burne Hogart

6 - Watchman di Alan Moore e Dave Gibbons 

7 - Senza legge (Criminal) di Ed Brubaker e Sean Phillips

8 - Cinder e Ashe di Gerry Conway e J.L.Garcia Lopez

9 - Morbus Gravis 2 di Paolo Eleuteri Serpieri

10 - Quattrini a palate (Torpedo) di E. S. Abulí e J. Bernet



Per conoscere meglio il lavoro di Alessandro visitate la sua pagina Facebook in cui vi sono spesso anticipazioni dei suoi lavori. 

Il suo lavoro più bello: Gli schiavi di Zanzibar (Adam Wild)


Alessandro caratterizza bene tutti i personaggi: il suo tratto si evolve di continuo e i disegni si sposano perfettamente con la bella storia di Gianfranco Manfredi

venerdì 20 febbraio 2015

300: Chuck Dixon e Jorge Zaffino - WinterWorld

Editoriale Cosmo, 2014
(USA, Eclipse Comics, 1987)
Jorge Zaffino è un grande innovatore, unico e irripetibile. Scopro, quasi per caso, la sua opera nella redazione di Comic Art e, rapito dalla sua arte, fotocopio tutta la storia che stava andando in stampa: le sue pennellate veloci e il suo tratteggio sapiente hanno fatto scuola.”
(Corrado Mastantuono)

Chuck Dixon e Jorge Zaffino
Dice bene il bravissimo Corrado Mastantuono: Jorge Zaffino è un artista unico e irripetibile.
Se dovessimo elencare i dieci disegnatori di fumetti più grandi di tutti i tempi, non ci sarebbero dubbi sulla sua inclusione accanto ad artisti come Milton Caniff, Alex Toth, Jack Kirby, Moebius. Il segno di Zaffino ha qualcosa di magico e quando lo vedi per la prima volta ha un impatto devastante; è come se tutto ciò che è stato realizzato precedentemente nei comics si disintegrasse in una frazione di secondo, per spianare la strada alla forza dirompente dei suoi disegni. In essi è racchiuso tutto quello che serve a fare di un qualsiasi fumetto un capolavoro visivo, a cominciare dal segno che è come un marchio di fabbrica; poi c'è l'uso del bianco e nero, con quelle pennellate date con la stessa forza di chi batte con un martello su un incudine; poi c'è il tratteggio che si amalgama perfettamente con le pennellate creando un impatto visivo “unico e irripetibile”, proprio come diceva Mastantuono. Ogni volto disegnato da Zaffino sembra un'opera d'arte; alcuni primi piani dei suoi personaggi vengono da lui delineati con un uso del bianco e nero che ha fatto scuola tra gli artisti odierni: oltre al già citato Mastantuono, possiamo citare Massimo Carnevale, Luigi Siniscalchi o i fratelli Cestaro, per non parlare di artisti americani come Tommy Lee Edwards e Sean Murphy o inglesi come Sean Phillips: tutti debitori nei confronti dell'arte di Jorge Zaffino. Un artista simile non può non entrare nel cuore di chi ama il disegno a fumetti, perché Zaffino sembra nato con matita e nutrito con inchiostro di china al posto del latte. Del resto la sua vita parla chiaro: talento precoce fin dall'adolescenza, trascorsa ad imparare il mestiere nello studio dei fratelli Villagràn; neanche ventenne già lavora a personaggi storici del fumetto argentino come Nippur di Lagash. Ma è negli anni '80 che il giovane artista argentino incontra lo sceneggiatore Chuck Dixon nel cui curriculum figuravano collaborazioni con la Marvel Comics. Dixon rimane colpito dalle tavole di Zaffino e più in là così ricorderà l'amico artista:Volevo lavorare con questo ragazzo. Dovevo lavorare con questo ragazzo. C'era questa... "forza" sotto la sua tecnica di disegno, già di suo impressionante... una forza cruda, cupa... era perfetto per me e per quello che volevo raccontare".
Splendida tavola in cui ammirare lo splendido tratteggio che
caratterizza lo stile di Zaffino.
E i due uniscono le loro forze;
Dixon scrive una storia ambientata in uno futuro post apocalittico in cui la terra è completamente ricoperta di ghiaccio: la trama è bella, il ritmo non cede mai ma Dixon sa che ci vuole quella marcia in più, quell'ingrediente segreto che gli chef usano per rendere unico il loro piatto.
E “l'ingrediente segreto” non poteva che essere Jorge Zaffino; Dixon pensa la storia per i suoi disegni e l'artista non si fa certo pregare e, tavola dopo tavola, disegna con la consapevolezza di chi sta realizzando qualcosa che resterà per sempre. WinterWorld è un capolavoro grafico in cui il talento di Zaffino è presente in ogni singola tavola, con tutte quelle innovazioni che lo hanno portato ad essere (e tutt'ora continua ad essere) un artista di grande riferimento per la generazione odierna di cartoonist; la costruzione della tavola è perfetta, la caratterizzazione dei personaggi viene esaltata dal suo segno energico (e sarà fonte d'imitazione negli anni a venire) e il tratteggio, che caratterizza il suo disegno assume, tavola dopo tavola, un aspetto sempre più importante.

La pennellata magica che si amalgama perfettamente con il tratteggio incrociato e disordinato per una delle più famose e potenti immagini di Zaffino.
E WinterWorld è solo l'inizio di una breve ma grandissima carriera in cui il segno del geniale disegnatore argentino si evolverà in maniera sbalorditiva, lasciando davvero attoniti gli addetti ai lavori. Un esempio su tutti: la saga del Punitore, in cui Zaffino dà prova del suo talento per molti versi davvero unico e, oserei dire, inarrivabile. Ricorda l'editor Carl Potts: Mi ricordo che rimanevo sempre spiazzato ogni volta che Jorge mi spediva un nuovo gruppo di tavole. Altri colleghi, o sceneggiatori e disegnatori, quando venivano a trovarmi, cercavano sempre di dare uno sguardo al suo lavoro".
E non c'è da stupirsene vista la popolarità di cui Zaffino gode tra gli addetti ai lavori; minore, invece, è stata la sua popolarità tra il pubblico. Come ha scritto giustamente Pasquale Frisenda in un articolo dedicato al maestro argentino: “...i lettori americani non lo amarono mai troppo, abituati, all'inizio degli anni '90, ormai ad un disegno stilizzato e quasi pagliaccesco, lontano dall'idea di naturalismo che Zaffino metteva in scena, invece, con una sensibilità quasi completamente assente nei fumetti americani di oggi, fatta di sottigliezza del linguaggio grafico, di corpi umani sapientemente ritratti, mai rigidi e sempre espressivi...”.
Al di là di tutto Jorge Zaffino rimane comunque un artista unico, un innovatore che ha fatto scuola (per riallacciarci alle parole di Corrado Mastantuono): il suo disegno, la sua sintesi e la sua pennellata tutt'oggi rischiano di non avere eguali.

Il segno del genio: Jorge Zaffino.


Curiosità

WinterWorld venne pubblicata per prima volta in tre volumetti dalla Eclipse Comics nel 1988. Dixon e Zaffino realizzarono anche un sequel WinterSea. Recentemente è stata annunciata l'uscita di WinterWorld come serie regolare con i testi dello stesso Dixon e i disegni di Butch Guice.
Jorge Zaffino, purtroppo, ebbe una carriera davvero breve; si spense nel luglio del 2002 a soli 42 anni per un attacco cardiaco. Tra le sue opere da ricordare (oltre WinterWorld e il già citato Punisher): Seven Block (sempre su testi di Dixon), il bellissimo Hoover (testi di Carlos Trillo) e la bella short story, realizzata sempre in coppia con Dixon, per la serie Batman: Black and White.

Il caratteristico volto di Jorge Zaffino: la parte anteriore in ombra e quella superiore illuminata una delle caratteristiche (in seguito molto imitate) del suo personalissimo stile. 

Edizione Consigliata

Premetto che è doveroso ringraziare i tipi della Cosmo per averci fatto questo grande regalo: WinterWorld e il suo seguito WinterSea in un unico albo al vantaggiosissimo prezzo di 5 euro. Detto questo la qualità dell'edizione lascia un po' a desiderare in quanto ricalca la classica struttura del fumetto seriale da edicola. Non sarebbe stata una cattiva idea realizzare un albo di formato leggermente più grande soffermandosi soprattutto sulla qualità di stampa per valorizzare i disegni di Zaffino. Ma l'importante è leggere e possedere quest'opera imprescindibile per una biblioteca essenziale sul fumetto.

Altre edizioni

Nessuna in Italiano ovviamente data la recentissima edizione del volume consigliato.
Tuttavia per chi volesse leggere l'opera di Dixon e Zaffino in lingua originale, può prendere il volume edito dalla IDW Publishing o per i più nostalgici l'edizione originale della Eclipse Comics

A sinistra: il primo albo della prima edizione di WinterWorld.
A destra: Il ritorno di WinterWorld a opera dello stesso Dixon con i disegno di Butch Guice.