martedì 21 maggio 2013

Il gusto degli altri – 6



Julia immersa nelle luci e ombre di Roberto Zaghi.
Roberto Zaghi 
Devo ammetterlo: non sono un grande fan di Julia, nonostante io consideri Giancarlo Berardi come uno dei due o tre sceneggiatori più grandi. Intendiamoci, è un prodotto di qualità, molto professionale, ben confezionato, eppure mancano gli ingredienti che avevano reso Ken Parker, Tom's Bar e Marvin capolavori senza tempo ed età. Quindi il mio interesse per Julia risiede in uno dei disegnatori del team che mensilmente si alternano nella realizzazione delle avventure della criminologa col volto di Audrey Hepburn.
Roberto Zaghi è uno di quegli artisti che non puoi non notare. Disegna Julia con una gran classe, le sue tavole sono ricche di bellissime inquadrature e l'uso che fa del bianco e nero è fortemente coreografico. Spesso Roberto posta nel suo blog alcune vignette tratte dalla storia che in quel momento sta realizzando e credetemi, sono dei piccoli gioielli di composizione, profondità di campo, ombre e stile. Uno stile che Roberto ha maturato nel tempo, fin dai suoi esordi nello staff di Nathan Never (in cui si notava l'influenza del suo collega e concittadino Germano Bonazzi) e Zona-X fino alla maturità raggiunta con Julia in cui l'artista ferrarese dimostra di aver assimilato bene la lezione del maestro del bianco e nero Alex Toth; perché Roberto con il bianco e nero ci sa fare davvero e osservando le sue tavole sembra quasi che abbia un talento naturale per luci e ombre.
Ma anche il suo tratto dinamico, capace di disegnare ottime sequenze d'azione (basti vedere il ciclo di Thomas Silane per la Francia) con la stessa facilità con cui intinge il pennello per realizzare bellissime sequenze quotidiane, è segno di uno stile in continua evoluzione, fatto di ricerca e passione per il fumetto e per i suoi grandi maestri (il già citato Toth ma anche Micheluzzi, Garcia Seijas, Milazzo) da cui Roberto apprende e reinterpreta. Proprio come hanno fatto loro.

Azione e dinamismo in Thomas Silane, opera di Roberto Zaghi per il mercato francese.
(Testi di P. Buendia e P. Chanoinat, colori di Cyril Saint-Blancat).

Splendida vignetta in cui stile, profondità di campo e uso delle luci sono perfettamente calibrati. 


I gusti di Roberto Zaghi


1 - L'incal di Alejandro Jodorowsky e Moebius



Letto per la prima volta a ventitrè anni con l'entusiasmo di un bimbo davanti ad un intero luna park tutto per lui. Riletto più volte in seguito con lo stesso trasporto. E' una pietra miliare ed una tappa imprescindibile nella formazione di un fumettista.”


2 - Calvin & Hobbes - C'è un tesoro in ogni dove di Bill Watterson


3 - Julia - Gli occhi dell'abisso di Giancarlo Berardi e Luca Vannini


4 - Dylan Dog - Memorie dall'invisibile di Tiziano Sclavi e Giampiero Casertano

5 - Tex - Sangue sul Colorado di Claudio Nizzi e Ivo Milazzo


6 - Elektra: assassin di Frank Miller e Bill Sienkiewicz


7 - Petra Cherie di Attilio Micheluzzi


8 - Sharaz-de di Sergio Toppi


9 - Cinder & Ashe di Gerry Conway e J. L. Garcia Lopez


10 - Bruno Bianco di Carlos Trillo ed Ernesto Garcia Seijas

Faccio notare che il mio disegnatore preferito in assoluto è Alex Toth; manca nella mia classifica per via delle sceneggiature non all'altezza della situazione.”

Per ammirare i lavori di Roberto visitate il suo blog: Roberto Zaghi - Comic Book artist


Il suo lavoro più bello: Come le furie (Julia n. 164)


In realtà avrei potuto citare anche i precedenti Ti amo da morie e Vite in bilico ma scelgo Come le furie perché la ritengo davvero una gran prova stilistica di Roberto, ricca di espressività e sostenuta da una buona storia. 

lunedì 20 maggio 2013

300: Kurt Busiek e Alex Ross – Marvels



Marvel Italia, 2001
(USA, Marvels, 1994)
...Continuano a salvarci e noi li insultiamo e li disprezziamo. Ci rifiutiamo di vedere ciò che sono veramente... Siete così occupati a cercare il peggio da non riuscire ad ammettere che siete riconoscenti? Guardate le cose in faccia... siate onesti per una volta nella vita!”
(Phil Sheldon, in difesa dei supereroi)

Kurt Busiek e Alex Ross nel 1994.
La prima meraviglia dell'universo
Marvel: La Torcia Umana.
Quando penso a opere come Watchmen, Il ritorno del Cavaliere Oscuro, Arkham Asylum, The Man of Steel o anche a Elektra: assassin, Devil: rinascita o X-Men: l'era di apocalisse, mi chiedo cos'altro si potrebbe creare di tanto bello e originale: fumetti che sono veri e propri capolavori, che portano su se stessi il “peso” del mito, del culto e dell'immortalità. Del resto gli anni '70 e '80 hanno rappresentato nel mondo dei comics una sorta di rivoluzione, i cui echi si fanno sentire ancora oggi e non solo relativamente gli eroi in calzamaglia. Poi, con gli anni '90 una serie di nuovi personaggi con alle spalle nuove realtà editoriali hanno cercato di farsi strada, in un universo in cui DC Comics e Marvel Comics dominavano da diversi decenni. Eppure anche in questo decennio la vecchia volpe dell'editoria americana la sua zampata è riuscita a darla.
Marvels è una di quelle opere a fumetti che è destinata all'eternità. Proprio come tutte quelle elencate all'inizio. In essa, narrazione, mito, poesia e grandezza si fondono con tale intensità e originalità da rimanerne catturati fin dalla prima lettura; e non parlo dei disegni di Alex Ross. Mi riferisco soprattutto alla bellissima storia ideata da Kurt Busiek; quel Kurt Busiek che, in un solo decennio, è riuscito a consegnare due fumetti (l'altro è lo splendido Astro City) all'immortalità.
Leggere Marvels è un'esperienza per molti versi unica; un'appagante tuffarsi nei periodi che hanno reso grande il fumetto supereroistico ma con una novità assoluta: la quotidianità. Marvels ci parla di un mondo in cui i super eroi sono questa volta protagonisti invisibili, semplici comparse di un mondo in cui i veri protagonisti sono gli esseri umani, quegli stessi esseri umani che Busiek descrive con tutte le loro debolezze, con l'ostilità che provano nei confronti di chi è diverso, ma anche con la consapevolezza di chi osserva, di chi si pone domande, di chi vuole arrivare ad accettarli, come il fotografo Phil Sheldon che attraverso l'obbiettivo della sua macchina fotografica cattura le straordinarie immagini che vedono protagonisti gli eroi Marvel più famosi: dalla prima Torcia Umana, passando per Capitan America, Iron Man, gli X-Men, i Fantastici Quattro fino al mitico Spiderman che lotta con i suoi nemici più famosi e temuti.
Le "meraviglie" viste dai comuni mortali. 
Con una narrativa densa di emozione, rara nel genere, Busiek rilegge il mito supereroistico realizzando una storia intensa e malinconica, affidando le sue parole ai pennelli di Alex Ross, l'artista americano che con il suo stile iperrealista ha conquistato una grande fetta di pubblico americano (ma chi vi scrive non è un suo fan); le sue tavole accompagnano la storia ma non la dominano; i suoi disegni dallo stile pittorico rievocano quasi l'atmosfera che si respirava per le strade di New York all'epoca in cui si svolge la storia; e i suoi super eroi sono presenze che dominano le belle splash pages, senza rubare la scena ai veri protagonisti: i comuni mortali.
Lascia perdere, non valgono tanto!” dice Ciclope rivolgendosi a uno dei componenti degli X-Men desiderosi di dare una lezione agli umani; un'affermazione che scuote l'animo di Phil Sheldon, che lo porta a vedere questi esseri diversi come delle meraviglie, capaci di proteggere coloro che li disprezzano a costo della loro stessa vita anche dopo essere stati trattati da molti con odio e intolleranza. “Alcuni di noi disprezzavano le meraviglie. Non le consideravano. Ma non era questo che contava. Loro non erano qui per avere l'approvazione dei poveri di spirito. Erano qui per salvare gli innocenti...” dice Sheldon nell'ultima parte dell'opera in cui assistiamo alla toccante morte di Gwen Stacy, che segna l'addio di Phil dai “Marvels”, per godersi finalmente appieno una famiglia spesso sacrificata per far conoscere al mondo le meraviglie che lo proteggono.
Un fumetto supereroistico realistico e vero; un'occasione unica, per il lettore, di vedere i supereroi in modo del tutto inedito, come se davvero facessero parte di questo mondo.
Immortale, proprio come le meraviglie fotografate da Phil Sheldon; epico e imperdibile come ogni capolavoro.
Phil Sheldon, non ancora in grado di accettare tutte le "meraviglie" che il suo occhio cattura.

Curiosità: L'arco temporale in cui si svolge la storia parte dal 1939 (anno in cui, secondo molti esperti, avrebbe inizio la Golden Age) protraendosi fino agli anni '70.
Il ragazzino che distribuisce i giornali che appare con Sheldon nell'ultima tavola è Danny Ketch, futuro Ghost Rider.
Come per tutte le sue opere, Ross si è avvalso della collaborazione di numerosi amici e parenti presi come modelli per i vari personaggi del fumetto. L'opera uscì originariamente in quattro albi più un numero 0 in cui si racconta la nascita della Torcia Umana originale da lui stesso narrata.

Edizione consigliata e altre edizioni: Cartonata, formato comic book, buona stampa e ottima confezione editoriale: così si presenta l'edizione consigliata, ricca anche degli apparati critici dei due autori presenta un'appendice dedicata alle cover promozionali e originali, agli studi dei personaggi e ai bozzetti a matita realizzati da Alex Ross.
Di qualche anno fa è l'edizione “Deluxe” realizzata sempre dalla Marvel Italia (nel frattempo diventata Panini Comics) con un formato più grande e con quasi il doppio delle pagine dedicate ai vari dietro le quinte, sketch e quant'altro abbia a che fare con l'opera. Naturalmente, raddoppiando le pagine si è raddoppiato, anzi triplicato, il prezzo. 


sabato 18 maggio 2013

Limmie Magazine n. 6


Qualche giorno fa è uscito il numero 6 del web magazine indonesiano Limmie ideato e pubblicato da Ezzro Media. Ricco d'immagini, Limmie tratta l'arte in tutte le sue forme, dalla fotografia, al design, dalla pittura al fumetto, proponendo una serie di artisti davvero molto bravi. 
All'interno potete leggere una mia intervista e vedere alcuni dei miei lavori, molti dei quali già presenti nel mio blog

Per scaricare Limmie Magazine n. 6 cliccate QUI!










mercoledì 15 maggio 2013

300: Andrea Pazienza - Pompeo

Edizioni Di, 1997
(Italia, Pompeo, 1987)


Sono in balia della feccia del pianeta, della peggio gente, e passo tra di loro la maggior parte del mio tempo, dò relazione alle merde, permetto a chiunque di importunarmi, basta che abbia la roba... e un tempo, ero così schizzinoso...”
(Pompeo)

Una delle tante tavole disegnate su
un foglio di album a quadretti.
Andrea Pazienza
Pompeo è una cronaca di una morte annunciata: quella del suo autore.
Bello, fragile, geniale, artista dal talento illimitato e narratore di un'intera generazione, Andrea Pazienza fu soprattutto un autore vero, che si raccontava con una naturalezza disarmante e che riusciva a catturare l'essenza del periodo in cui viveva; ma era anche un uomo tormentato, schiavo di un male che avrebbe posto la parola fine alla sua vita a soli 32 anni. Troppo presto, soprattuto se pensiamo alla sua vasta produzione artistica che, oltre ai fumetti, comprende illustrazioni, disegni pubblicitari, cover di dischi, collaborazioni a sceneggiature cinematografiche e quant'altro ha contribuito a farne un artista di culto amatissimo da tutti. Fermatevi a riflettere su cosa avrebbe potuto fare un simile talento se la sua sua vita non avesse avuto così breve durata; ma alla fine il giovane autore pugliese ci ha lasciato davvero tanto, e quello che possiamo fare e solo stupirci di fronte a tanta grazia artistica.
Pompeo (vero e proprio alter ego di Andrea Pazienza) è un diario che il suo autore condivide col pubblico; nelle sue pagine è narrata la sua disperazione, la sua angoscia, il suo fallimento di uomo immerso in un triste stato d'animo, avvolto in un girone infernale che sembra non avere uscita, se non nella droga: la rincorsa ossessiva della dose rappresenta per quest'uomo l'unico modo per non pensare al suo passato e l'unico modo di sopravvivere al presente. Un presente oscuro, in cui Pompeo si muove come un'ombra in mezzo all'oscurità accentuata da Andrea Pazienza con un tratto tormentato; i neri netti si alternano a quelli realizzati con un pennarello quasi scarico, la figura di Pompeo viene delineata talvolta con un tratto pulito, quasi elegante, talvolta con una serie di fitti tratti che sembrano sporcare volutamente l'anima del protagonista, rendendo il racconto un'odissea densa d'inquietudine. 

Pompeo nella sua stanza in compagnia della sua "miglior amica": l'eroina.
Un'inquietudine che è facile immaginare; un racconto che va avanti senza un canovaccio preciso e che si delinea artisticamente su fogli di carta arrangiati (carta da fotocopia, album di scuola a quadretti) come a sottolineare maggiormente il malessere del suo autore che attraverso Pompeo si confida con il suo pubblico, lo rende partecipe del suo umore, del suo fallimento, che si contrappone a una voglia di riscatto in cui non sembra credere nemmeno lui. E nel farlo, Pazienza riduce al minimo i dialoghi e abbonda in pensieri che nascono direttamente dal suo inconscio; frasi che sembrano non avere un senso, a volte del tutto slegate dal racconto. Ma Pompeo non è un semplice racconto, non è una semplice autobiografia, non è una cronologia dei fatti; Pompeo è un'opera che riesce a tirar fuori tutte le potenzialità espressive del fumetto e ad esprimere la carica emotiva, narrativa e artistica di un autore che non disegnava semplicemente storie ma che raccontava la vita (spesso la sua vita) con un'istintività disarmante, cogliendone l'essenza bella e oscura, raccontando con naturalezza l'amore e la morte, con quella geniale ironia che l'ha sempre contraddistinto.
Così finisce l'ultima puntata di Pompeo e, presumo, anche un lungo capitolo della mia vita... In questi anni ho scoperto di non essere un genio. Perché si', lo confesso, da ragazzo ci speravo. Invece no, sono un fesso qualsiasi. Pero', c'e' sempre un pero', e' vero, sono un disegnatore eclettico. Un disegnatore ecletto-sfaticato. Poi ho scoperto di non essere attendibile, e di non essere tante altre cose...” Scriveva Andrea Pazienza nella pagina successiva all'ultima tavola di Pompeo.
Falsa modestia: credo che il vecchio Paz sapesse di essere un genio.
Non si può realizzare un'opera come Pompeo senza esserlo.

Lo spettro della droga nell'inquietudine di Pompeo alter ego non troppo mascherato di Andrea Pazienza.

Curiosità: Pompeo fu realizzato in gran parte e volutamente su fogli quadrettati, tanto che lo stesso Pazienza chiese all'editore di non togliere righe e quadretti in fase di stampa.
Nell'opera Pazienza racconta la sua esperienza come insegnante alla scuola di fumetto e arti grafiche Zio Feininger nel 1983, in cui insegnò al fianco di altri grandi colleghi come Magnus, Mattotti e Silvio Cadelo.
Pazienza aveva 31 anni quando portò a termine l'opera.

Edizione consigliata e altre edizioni: Quella consigliata è molto buona: cartonata, ottima stampa e con qualche studio in appendice al volume. Introduzione di Vincenzo Mollica, postfazioni di Marina Comandini e Moreno Miorelli.
Tutte valide, comunque, le altre edizioni: a cominciare dall'edizione critica della Baldini Castoldi & Dalai realizzata nel 2000, fino a quella più recente del 2011 a opera della Fandango Libri.
L'opera può essere anche recuperata nell'edizione brossurata realizzata dagli Editori del Grifo nella collana La Nuova Mongolfiera nel 1987.


martedì 14 maggio 2013

Il gusto degli altri - 5


Flaviano e il suo cane, Artù.
Tavola per il fumetto "Nola".
In un precedente post della mia rubrica 300, parlando di C. Scott Morse, sostenevo che gli artisti attivi nel mondo dell'animazione hanno una marcia in più.
Pensateci: notte e giorno con in mano matita, pennello e colori, chini sul tavolo da disegno, con il letto a pochi centimetri dal tavolo, sempre lì pronto, giusto per staccare qualche ora e lasciar riposare gli occhi; intenti a disegnare, con il tempo alle calcagna e cercando di mantenere alto il livello artistico del proprio lavoro. Impossibile non diventare bravi. Praticamente inchiostro e grafite scorrono al posto del sangue, così che disegnare, per questi artisti, diventa quasi uno scherzo (ribadisco, quasi, perché diventare così bravi costa notevole fatica e dedizione). Se vi capita di visitare qualche blog di artisti sconosciuti al grande pubblico che lavorano come storyboardisti o animatori, capirete quello che dico e vi stupirete di fronte a tanta meraviglia artistica.
Date un occhiata al blog di Flaviano Armentaro; conosco Flaviano da quando aveva sedici anni, l'ho visto crescere artisticamente e spesso rimango stupito della naturalezza con la quale realizza i suoi disegni. Il suo stile umoristico, che piega verso il grottesco, riesce a colpire e a meravigliare il lettore per la freschezza e la sicurezza del tratto, molto deciso e dinamico; nel suo lavoro è possibile rintracciare le influenze di artisti come Cyril Pedrosa, Ben Caldwel, Kyle Baker e l'amico Makkox con cui Flaviano ha collaborato nella realizzazione della web magazine Coreingrapho, per cui ha realizzato alcune bellissime storie brevi come autore completo.
Molto attivo inizialmente come storyboardista (Winx, Rahan, Spike Teame), accantona momentaneamente l'animazione per abbracciare il suo primo amore, il fumetto, realizzando un albo della serie John Doe, un fumetto per il mercato francese e il bel progetto delle Cooking Girls, quest'ultimo insieme a Francesco Artibani e Katja Centomo.
La sua personale lista varia dalla strip made in Usa fino al manga, a conferma del suo eclettismo artistico, sempre unito a una grande fantasia che non finisce mai di sorprendere. 

Le Cooking Girls, l'ultimo lavoro di Flaviano Armentaro (in coppia con F. Artibani e Katia Centomo) a breve sulla rivista Il Giornalino. 



I gusti di Flaviano Armentaro:


1 - Calvin and Hobbes di Bill Watterson



L'Indispensabile di Calvin e Hobbes lo trovai per caso verso i 15 anni e ne rimasi folgorato. Era come leggere Pogo, Peanuts, Dennis la minaccia e Liberty Meadows (strips che avevo già scoperto sulla rivista Comix o in volumi della biblioteca) frullate assieme ma in una chiave più moderna e soprattutto senza filtri, compromessi o ipocrisie. Credo di avere scoperto per la prima volta la potenza della libertà artistica."

2 - Dragonball di Akira Toriyama


3 - L'Era di Apocalisse - Generation Next (X-Men) di Scott Lobdel e Chris Bachalo

4 - Lo Scontro Quotidiano di Manu Larcenet

5 - Pertini di Andrea Pazienza

6 - Johnny Freak (Dylan Dog) di T. Sclavi, M. Marcheselli e A. Venturi


7 - Lupus di Frederik Peeters


8 - I Die at Midnight di Kyle Baker


9 - Volunteer di Muriel Sevestre e Benoit Springer

10 - Lucha Libre di Bill, Gobi, Fabien M. & Jerry Frisse


Per ammirare i lavori di Flaviano visitate il suo blog: On The Couch!


Il suo lavoro più bello: "Short Stories"

Tavola da Strange Classmates.


Pubblicate sul web Magazine Coreingrapho e sul mensile Il Canemucco (Coniglio Editore), I Sopravvisuti, I tombini, Strange Classmates, Legacci Come Vuoto (premio Micheluzzi 2010) sono le "short stories" con cui Flaviano da prova della sua poliedricità artistica  perfettamente miscelata con humor e autobiografismo. 










venerdì 10 maggio 2013

Comx Dome: finalmente in n. 2

Finalmente è arrivata su Apple Store COMX DOME n. 2, la prima rivista interattiva, nel campo fumettistico, ideata appositamente per iPad (ma a breve si spera anche su PC e Tablet).

È bella e piena roba interessante: articoli sui grandi protagonisti dei serial TV come Gerry Anderson (UFO, Spazio 1999 e Thunderbirds) e Kenneth Johnson (Visitors, L'incredibile Hulk, L'uomo da sei milioni di dollari), la rubrica di Giorgio Pedrazzi Fatti e Misfatti, interviste e video interviste ma soprattutto un doveroso omaggio al grandissimo Gianni De Luca, uno degli autori di comics più bravi e innovativi della storia e tanto altro.
All'interno anche la mia rubrica, Comic's Diary questa volta dedicata a Giancarlo Berardi
COMX DOME è una rivista della Scuola Internazionale di Comics ed è curata da Francesco Moriconi.

Per scaricare COMX DOME gratuitamente (solo per iPad), cliccate QUI!



mercoledì 8 maggio 2013

300: Sergio Staino – Bobo Novecento

I classici del fumetto di Repubblica, 2005
(Italia, Bobo Novecento, 1980-2004)

Certo che il babbo è invecchiato tanto...”
Ce la mette tutta per restare giovane...”
Come può capire il nuovo uno che va in giro con camicia militare alla Fidel... Uno tutto pieno di rughe, pelato, con le borse sotto gli occhi, con la pancia che gli arriva a terra... L'aspetto fisico sai, è lo specchio dell'anima e del cervello...”
In questa vicenda del PDS ho capito per la prima volta quanto è lontano da noi il babbo, mi dispiace molto... perché gli voglio bene...”
Almeno passasse con Cossutta... mica perché abbia una via d'uscita... così... come terapia occupazionale...”
(dialogo tra i figli di Bobo a proposito del loro padre)

Sergio Staino
Bellissima tavola dal capitolo "Occhetto".
Sergio Staino è un genio e so già che questa affermazione l'ho usata e la userò per altri fumettari nel corso di 300. Il genio di Staino sta nell'aver creato un personaggio come Bobo; ma anche quest'affermazione può sembrare riduttiva nei confronti del lavoro dell'autore toscano. E allora voglio dirvi che Sergio Staino deve la sua fama alla satira politica (è stato vignettista per importanti quotidiani come Il Messaggero e L'Unità), ma non è rimasto ancorato a questa, è andato oltre: grazie a un personaggio come Bobo, Staino è riuscito ad essere uno straordinario narratore d'immagini del nostro tempo; in poche parole, Sergio Staino è un grande autore di fumetti.
E la prova sta in tutto il lavoro da lui realizzato in oltre trent'anni di carriera ma soprattutto in questo bell'albo allegato al quotidiano La Repubblica (sembra che ormai i quotidiani siano gli unici in grado di realizzare volumi degni di nota) in cui Bobo ci accompagna nel ventesimo secolo della sinistra attraverso i suoi politici più importanti e famosi, da Filippo Turati a Piero Fassino, passando per Togliatti, Berlinguer, D'Alema e Veltroni ma soprattutto attraverso i pensieri della gente comune di cui Bobo ne è l'ideale rappresentante: spirito borghese e ribelle, proletario e combattente delle giuste cause per un mondo migliore, nella consapevolezza che il mondo per cui lotta non cambierà. Sotto la penna di Staino passano anche personaggi della storia, del costume, dell'arte e dello spettacolo, a cominciare da Fitzcarraldo protagonista con Bobo del bellissimo prologo che introduce i nove capitoli in cui si alternano i grandi protagonisti della sinistra nostrana; ma sfogliando le pagine del volume in questione incontriamo anche personaggi come Giuliano Ferrara, Paolo Conte, Silvio Berlusconi, Benito Mussolini, Umberto Bossi, Fidel Castro e via dicendo in una serie di situazioni spassose e grottesche che raccontano la lotta partigiana, le cooperative rosse, il '68 rivoluzionario, fino all'era berlusconiana. E Bobo, da piccolo borghese qual è, interagisce con loro con la disinvoltura tipica dell'uomo comune; nelle pagine che scorrono seguendo l'ordine cronologico degli eventi, è possibile scorgere quel sarcasmo a cui Sergio Staino ci ha abituato durante la sua carriera, in cui ha sempre dimostrato di saper maneggiare l'argomento satira con un senso del racconto abilmente mischiato alla tipica gag; divertimento associato alla critica feroce, che fa di Bobo e di questa raccolta, fatta di storie che si seguono il reale ordine cronologico, un personaggio comico e reale in una storia tanto drammatica quanto assurda, se si pensa agli ultimi anni e soprattutto agli ultimi protagonisti del nostro scenario politico.
Un volume quasi didattico che racconta una parte della nostra storia con una fantasia narrativa piena di brio e disinvoltura; ingredienti che hanno portato Staino a fondare una delle riviste più belle della satira italiana, Tango, e a cercare nuovi stimoli al suo genio satirico nella televisione, nel teatro e nel cinema.
Che una volta Jacovitti affermò che “Solo Giovanni Mosca poteva permettersi di disegnare con una sola linea...”
Forse il grandissimo autore di Cocco Bill era distratto: aveva dimenticato Sergio Staino.

Bobo, spirito ribelle e proletario alter ego del suo grande autore: Sergio Staino.

Curiosità: I nove capitoli in cui è suddiviso il volume sono: Turati, Gramsci, Togliatti, Berlinguer, Natta, Occhetto, D'Alema, Veltroni e Fassino. Le storie sono state pubblicate seguendo l'ordine cronologico degli eventi ma non quello di realizzazione; infatti, leggendo, è possibile notare varie incongruenze stilistiche dovute ai diversi periodi di Staino. All'interno, tra le varie storie, vengono omaggiati anche Flash Gordon e i South Park.

Edizione Consigliata e altre edizioni: Questa è l'unica strutturata in questa maniera; ottima cura editoriale (a cura di Francesco Meo) e buon apparato critico di Luca Boschi. Prefazione di Luca Raffaelli. Un ottimo volume, di facile reperibilità e a un prezzo molto basso. 

venerdì 3 maggio 2013

300: Roy D'Amy – Il Sergente York vol. 1

Editoriale Mercury, 2002
(Italia, Il sergente York, 1954)


...Avendo fatto la guerra, volontario in Africa, finì prigioniero degli inglesi ed ebbe la fortuna (nella sfortuna) di leggere e guardare tutti quei comics d’oltreoceano (probabilmente passati da qualche sorvegliante inglese). Infatti D’amy disegnava all’americana perché già conosceva Milton Caniff mentre noi non sapevamo neanche chi fosse. Aveva poi, a differenza di Caniff, uno spiccato senso dell’umorismo che riversava nei suoi disegni”.
(Sergio Bonelli parlando di Roy D'Amy in “Sergio Bonelli, l'uomo dell'avventura".)

Il dinamico Sergente Bill York.
Autoritratto di Roy D'Amy.
Avete presente la legione straniera? Chissà quante volte l'avrete sentita nominare nei libri letti o nei film visti; una sorta di forza militare che reclutava cittadini stranieri, non appartenenti al paese in cui la Legione veniva istituita. Spesso associamo la Legione Straniera alla Francia e non potrebbe essere altrimenti, visto che è l'unico paese (insieme alla Spagna) ad avere questa forza militare.
Ma esiste anche una Legione Straniera dell'Ovest... Ma solo nell'immaginario mondo dei fumetti.
Artefice di questa improbabile forza militare nel bel mezzo del far west è un autore che oggi pochi ricordano (molti non l'hanno neanche mai sentito nominare), ma che forse meriterebbe una riscoperta e una rivalutazione in pompa magna vista la sua originalità artistica, narrativa e imprenditoriale.
Già, perché Rinaldo “Roy” D'Amy era un autore più che completo: scriveva e disegnava per se stesso e per gli altri ed era un formidabile “PR”, tanto da creare un'organizzazione di valenti artisti (tra cui Gino D'Antonio e Renzo Calegari, tanto per citarne due “doc”) che grazie a lui entrarono in contatto con il mercato editoriale internazionale.
Ma torniamo a questa fantomatica Legione Straniera dell'ovest, sperduta tra le montagne rocciose: Canada, Irlanda, Scozia, Italia, Polonia, Russia, Francia e via dicendo sono una parte dei paesi di provenienza del gruppetto di personaggi in forza alla legione. E tra di loro, spicca il loro leader, il Sergente Bill York, un giovane abile e rispettato che insieme alla sua Legione ha il compito di salvaguardare la pace, la giustizia e l'ordine come ogni buon eroe che si rispetti.

Le atmosfere degne dei grandi film western hanno sempre accompagnato l'arte di Roy D'Amy.
Una serie molto fortunata, sia nell'accoglienza da parte dei lettori sia per la creatività che D'Amy riesce a infondere nelle storie; storie ricche di azione, ma anche di situazioni al limite della comicità grazie a tutta l'equipe di personaggi che affiancano York e che rendono questa saga western abbastanza atipica rispetto a quelle del periodo; non è certo roba di tutti i giorni che in un fumetto western uno dei comprimari si chiami Antonio Caruso giunto da Napoli nell'ovest per far fortuna; o che un personaggio risponda all'interminabile nome di Vassili Ivan Petrovic Karakazoff Smolensky. Ma sono proprio questi gli ingredienti che ben si sposano sia con il modo di raccontare di D'Amy sia con il suo stile, debitore (come molti artisti del periodo) a Milton Caniff, ma con una marcia umoristica in più che ne caratterizzava le storie; le prime quattro, racchiuse nel buon volume dell'Editoriale Mercury, sono un perfetto esempio della versatilità dell'artista vicentino e rappresentano l'inizio di quello che, forse, rimane il suo fumetto più bello ma anche l'ultimo, visto che l'artista si dedicherà soprattutto al lavoro di sceneggiatore, scrivendo storie per il Corriere dei Piccoli e per il mercato estero. Un vero peccato, certo, ma alla fine è grazie a personaggi come Gordon Jim, oppure a saghe a fumetti come la famosa Mani in alto! che il nome di Roy D'Amy verrà sempre ricordato, almeno da chi, come chi scrive, considera autori come D'Amy delle rare perle che hanno brillato di luce intensa nel periodo editoriale del dopoguerra, infondendo nelle proprie tavole quel tocco che solo i grandi maestri sono in grado di dare.
Roy D'Amy: un segno che nella sua vena comica raggiunge grandi livelli espressivi. 
Quel tocco di fantasia, di talento e d'originalità che il maestro D'Amy ha sempre sfoderato con la stessa naturalezza con cui il suo Sergente York estraeva la pistola in nome della giustizia nelle lontane terre del selvaggio west.

Curiosità: La serie si compone di 49 albi di 36 pagine usciti sia nel formato libretto che in quello a striscia (tipico di quel periodo). Oltre a York, Caruso e Vassili Ivan Petrovic, gli altri componenti della Legione Straniera Montana dell'Ovest sono: Sean O'Donnel, Flinty, Roseberry, Toplinsky, Oscar Strauss, Jean Leroux, Jolly Lock, Pretty Boy, Parnell e il Colonello Hoover.

Edizione consigliata e altre edizioni: Inizio dicendo (come ho fatto per atri personaggi) che le avventure del Sergente York andrebbero lette tutte. Detto questo, il volume della Mercury si presenta con una confezione elegante e in una tiratura limitata di sole 500 copie. La colorazione elettronica non rende giustizia ai disegni di D'Amy e credo che riproporre York in bianco e nero sarebbe stata una scelta più felice. A questo primo volume ne fanno seguito altri cinque che completano il ciclo di storie. Onore all'Editoriale Mercury che comunque ha ripubblicato gran parte del lavoro del grande autore vicentino.