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martedì 30 aprile 2013

Il gusto degli altri - 4: Onofrio Catacchio

Onofrio Catacchio

Onofrio Catacchio
Tavola da La fattoria degli anormali.
Onofrio Catacchio è un fuoriclasse del fumetto italiano. Ma questa affermazione è abbastanza scontata perché Catacchio lo era già nel 1988 quando, a soli 24 anni, disegnò Stella Rossa, uno dei fumetti italiani più belli degli anni '90. Con Stella Rossa Catacchio fu uno dei primi artisti a capire l'importanza del fenomeno “Manga” a cui s'ispira per le tecnologie e gli scenari futuristici, anticipando il ben più noto Nathan Never di cui, in futuro, l'artista disegnerà qualche storia. Ma l'artista barese svilupperà il suo stile grazie ad alcuni fumetti come L'ispettore Coliandro su testi di Carlo Lucarelli e La ballata del corazza su testi del collettivo Wu Ming 2. Catacchio alterna il suo lavoro di fumettaro a quello d'illustratore (Gaijin di Luigi Bernardi pubblicato da Black Velvet) e di copertinista di alcuni libri di narrativa (Gruppo Perdisa Editore), ma ritorna sempre alla sua grande passione con opere che stupiscono per efficacia grafica e narrativa: ne è un buon esempio la versione a fumetti de La fattoria degli anormali, liberamente ispirata al capolavoro di George Orwell, su testi di Andrea Balzola.
Negli ultimi anni l'artista collabora con la Marvel come inchiostratore, realizza delle illustrazioni per il supplemento per ragazzi della rivista Il Gambero Rosso per poi ritornare al fumetto con una rivisitazione del mito di Fantomax in coppia con lo sceneggiatore Luigi Bernardi.
Nel suo stile sono evidenti le influenze di alcuni autori che Catacchio ha scelto per la sua personale classifica, primo fra tutti il grande Magnus e il gruppo di Frigidaire con cui Catacchio venne introdotto nel mondo del fumetto.


Il Colonnello Vostok in una vignetta tratta dal fumetto Stella Rossa.


I gusti di Onofrio Catacchio:

1 - La Guardiana del Ponte (Le femmine incantate) di Magnus



"Di Magnus mi piace tutto, in particolare Lo Sconosciuto. Ma una storia su tutte però è La guardiana del ponte, da Le femmine incantate. Dalle storie per ragazzi a Necron Magnus racconta in modo insuperabile e modula ad hoc il disegno. Ha lasciato il segno in tutti gli autori più rappresentativi che sono venuti dopo di lui."

2 - Folly Bololy di Stefano Tamburini e Tanino Liberatore

3 - Storie brevi (pubblicate su Il Mago e Alter) di Filippo Scozzari

4 - Sinfonia a Bombay di Igort

5 - Il dottor Nefasto di Lorenzo Mattotti e Jerry Kramsky

6 - Nel Bar di José Muñoz e Carlos Sampayo

7 - Il paese chiuso di Jacques Tardi e Jean-Claude Forest

8 - I viaggi fantastici di Lone Sloane di Philippe Druillet

9 - Il ritorno del cavaliere oscuro di Frank Miller

10 - Elektra: Assassin di Frank Miller e Bill Sienkiewicz

"A parte i primi due posti occupati da Magnus e subito dopo da Cannibale (ma è molto prossimo a un ex-equo), un autore e un gruppo di autori che sono stati determinanti nella decisione di dedicarmi al fumetto i seguenti sono in ordine sparso più che in posizioni da classifica. Agli autori, testate e storie che seguono, faccio inesorabilmente ritorno ogni volta che non so più come andare avanti in quello che faccio."

Per ammirare i lavori di Onofrio visitate il suo sito: From Kosmograd.



Il suo lavoro più bello: Stella Rossa


Nonostante siano passati più di vent'anni dalla sua prima pubblicazione e nonostante lo stile di Catacchio si sia evoluto nel corso degli anni, l'opera con protagonista il Colonello Vostok non ha perso un grammo del suo fascino e della sua bellezza visiva. 
Assolutamente da avere nella propria biblioteca. 



giovedì 25 aprile 2013

300: Didier Comès – Silenzio

Milano Libri Edizioni, 1982
(Belgio, Silence, 1980)

Mi piace tanto andare a spasso di notte... Sento i rumori e non so chi è... come fa scuro non ho paura! Quando che è giorno si che ho paura!”
(Silenzio)
Didier Comès

Poco più di un mese fa Didier Comès ha lasciato questo mondo. Aveva 71 anni e un talento davvero sorprendente come narratore d'immagini. Penso a opere come Le lacrime della tigre oppure Eva o Iris o ad altre sue opere; qualunque opera di Comès mi venga in mente non posso far altro che pensare al suo modo di narrare, al suo bianco e nero con cui definiva le immagini. Quando penso a questo grande autore mi vengono in mente i suoi personaggi, delineati con quel suo particolarissimo tratto dilatato che sembrava uscire dal suo pennello con la stessa magica facilità con cui un colore esce da un tubetto di tempera o di olio. L'arte di Comès è magica e non lo dico tanto per dire, vista l'attrazione che l'artista aveva per l'occulto e la stregoneria, due ingredienti che lo portarono alla realizzazione del suo capolavoro, Silenzio, splendida e intensa parabola sulla diversità e sulla bontà di chi (come il nostro protagonista Silenzio) nasce in un clima d'odio ma riesce a superare le rancorose barriere della brutalità provando sentimenti di una purezza veramente spiazzante.
Solo gli animali riescono a comprendere Silenzio...
Silenzio è un personaggio per molti versi atipico nel panorama del fumetto; ritenuto diverso perché sordo, da molti considerato stupido in quanto buono solo a fare lavori pesanti, in realtà Silenzio ha dentro di sé quella voglia di ricerca interiore e quella curiosità sempre ostacolata dagli abitanti del paesino di Belsogno, nelle Ardenne; lui, nella sua eterna fanciullezza, riesce ad essere quello che i suoi compaesani non sono: un'anima buona, capace di non odiare il suo brutale padrone e di avere una comunicazione spontanea con il mondo degli animali che sembrano gli unici in grado di comprenderlo.
Ma la storia di Silenzio ruota attorno a un'altra storia, che affonda le radici nel mondo gitano, libero e spensierato, capace di sfuggire all'orrore della persecuzione nazista ma che cade vittima del peggior orrore riservato all'umanità: l'ignoranza. Un'ignoranza che domina nel piccolo paese dal nome sognante ma dalla realtà sprezzante, popolato da uomini e stregoni malvagi che si odiano a vicenda e che hanno paura di ciò che è diverso da loro.
Un'opera bella e piena di grandi emozioni come le parole non dette di Silenzio; queste vengono racchiuse da Comès nei suoi pensieri, quasi a voler creare un rapporto stretto e diretto con i lettori che a questo punto sono gli unici capaci di comprenderlo. Silenzio si muove con una purezza tipica dell'essere che non conosce il male, di chi quando lo conosce cerca di non farsi catturare da esso, di chi non cova desideri di vendetta e di chi apprezza la vita e le sue meraviglie: l'immensità del mare da lui visto solo in fotografia, una conchiglia da cui poterne sentire il rumore, una barchetta giocattolo su cui sognare di cavalcarne le onde.
La stregoneria protagonista
inquietante della storia.
Un affresco di un mondo contadino rude e legato alla stregoneria e alla superstizione (che nella storia assumono un ruolo determinante) assolutamente imperdibile; Comès lo dipinge con un bianco e nero impeccabile, un bianco e nero fatto di ombre e oscurità, dalla quale emerge uno dei personaggi più inusuali e poetici degli anni '80. Puro come il candore della neve che lo accompagna nelle ultime sequenze di questo fumetto affascinante.

Didier Comès, poetico maestro del bianco e nero.

Curiosità

Didier Comès è nato in pieno conflitto mondiale (1942); prima di approdare alla professione di fumettaro ha lavorato come disegnatore industriale. Anche la musica ha influito notevolmente sulla sua vita tanto da renderlo un noto percussionista jazz apprezzato anche oltreoceano.
Evidenti in Silenzio le influenze del collega e amico Hugo Pratt; le uniche sequenze in cui si vede il mare sono un dichiarato omaggio all'autore di Corto Maltese.

Edizione consigliata

Quella consigliata è della Milano Libri e risale a trent'anni fa: cartonata, ben rilegata e, dettaglio importante, stampata in bianco e nero. Reperibile senza particolari difficoltà in rete o nelle fiere specializzate. 

Altre edizioni

Nel 1998 la Lizard ripresentò l'opera di Comès in un formato tascabile a un prezzo contenuto. 

mercoledì 24 aprile 2013

Comic Author In The Spotlight!

Ed eccoci giunti alla terza locandina e di conseguenza alla terza edizione di COMIC AUTHOR IN THE SPOTLIGHT, il corso creativo di fumetto organizzato dalla fumetteria Mondi Sommersi di Lecce e tenuto dal sottoscritto. 
In basso troverete tutte le informazioni ma per maggiori chiarimenti non esitate a contattare Max Favatano ai numeri o all'indirizzo mail che trovate in fondo alla locandina. 


E' un corso di fumetto tenuto da Ned Bajalica.
E' limitato a 4 persone per classe.
Ci sono 3 classi in 3 fasce orarie differenti.
Puoi scegliere la classe delle 14.00/16.00, delle 16.00/18.00 o delle 19.15/21.15.
Ha un costo di 300 euro totali.
Rilascia attestato di partecipazione.
E' professionale.
E' organizzato da Mondi Sommersi.

venerdì 12 aprile 2013

300: Gino D'Antonio – L'uomo di Iwo Jima



Edizioni Cepim - Un uomo un'avventura, 1978
(Italia,  L'uomo di Iwo Jima, 1978)
Omicidio... che altro credevi fosse la guerra?”
(Il Sergente Stagg a Joe)


D'Antonio: azione e sintesi grafica.
Gino D'Antonio
Autore completo tra i più bravi nel panorama del fumetto italiano, Gino D'Antonio ha brillato con la stessa intensità di una stella senza mai raggiungere la fama di star del fumetto come Pratt, Jacovitti e Pazienza. Eppure D'Antonio è uno di quegli autori che non ha niente da invidiare ai grandi nomi prima citati, in quanto la sua produzione vanta opere belle e importanti che hanno reso grande il nostro fumetto; basterebbe citare la sua monumentale opera a fumetti dedicata alla frontiera americana, La Storia del West, per comprendere appieno il suo talento di narratore, un talento che ne ha fatto un artista dalla formidabile sintesi artistica riscontrabile in tutti i suoi lavori più noti. Quando Sergio Bonelli mise in cantiere la splendida collana Un uomo un'avventura di certo non si fece scappare il fumettaro milanese, che esordì come autore completo nella collana con il volume L'uomo dello Zululand, e come sceneggiatore con le storie L'uomo del deserto e L'uomo di Rangon per i disegni di Fernando Tacconi, L'uomo di Pechino per il disegni di Renato Polese e L'uomo del Bengala per i disegni del grande Guido Buzzelli. Ma è con L'uomo di Iwo Jima che D'Antonio firma uno dei suoi lavori più belli e rappresentativi di quella carica narrativa ed espressiva con cui l'artista si è imposto nel mondo dei comics.
Narrando la vicenda della leggendaria e sanguinosa battaglia in cui persero la vita oltre trentamila soldati tra giapponesi e americani, D'Antonio ritorna al genere bellico con cui si era fatto le ossa negli anni '50 e '60 lavorando per lo studio di Roy D'Ami e realizzando storie di guerra per il mercato inglese. Ma la passione per la storia ha indotto D'Antonio a realizzare una sorta di cruento reportage della conquista del monte Suribachi, affidando il racconto agli occhi di un soldato senza nome, chiamato dagli altri Joe, del tutto smemorato in seguito all'esplosione del suo blindato in cui hanno perso la vita i suoi compagni, e agli occhi del suo superiore, il rude e cinico sergente Stagg, che cerca di fare di Joe un combattente a suon di insulti e umiliazioni. Il loro plotone, nonostante gli attacchi e le imboscate nemiche, cercherà e riuscirà ad arrivare alla tanto agognata meta, innalzando la bandiera in un'immagine che diventerà il vero simbolo della seconda guerra mondiale.
Il primo incontro tra Joe e il sergente Stagg durante la cruenta battaglia.
Per tutta la durata del volume siamo immersi nella battaglia; sentiamo i fischi dei proiettili, le esplosioni delle bombe, l'odore del sangue, la violenza psicologica tipica subita da chi combatte una guerra. D'Antonio narra l'avanzata del plotone di fanteria del sergente Stagg con un ritmo incalzante sostenuto da una libera composizione della tavola, ma non si limita a narrare la corsa di un gruppo di soldati verso una meta: D'Antonio vuole descrivere l'assurdità e la violenza che si nascondono dietro di essa e lo può fare grazie a un protagonista di cui non conosciamo nulla. E' lui il vero simbolo antimilitarista, che si oppone all'orrore cui è costretto ad assistere ogni minuto ma che si oppone soprattutto al suo capo plotone, il sergente Stagg, che cerca di farne un'uomo dimostrandogli la sua efficienza in azione; uccide a sangue freddo i nemici anche se sono disarmati, li riempie di piombo o li sgozza e non mostra alcun rimpianto nel farlo, quasi una sorta di provocazione verso il più sensibile Joe che assiste inerme agli orrori della guerra cercando di non prenderne parte.
Non sei riuscito a fare di me un assassino...” gli dice Joe alla fine, ma Stagg risponde che in realtà non è riuscito a fare di lui un marine; due personalità opposte che si odiano ma che allo stesso tempo si stimano e combattono per “...un mondo che non ha bisogno di eroi, un giorno o l'altro...” come sussurra Joe dopo la conquista dell'isola.
D'Antonio condisce tutto con i suoi splendidi disegni, pieni di fitti tratteggi e belle inquadrature: ci mostra il volto duro e scontroso di Stagg ma si limita solo a far intravedere quello di Joe che praticamente è sempre coperto dall'ombra del suo elmetto: il protagonista di D'Antonio non ha bisogno di una precisa delineazione fisica perché rappresenta ogni giovane soldato caduto in una guerra inutile.
Se almeno questo servisse a qualcosa...” pensa Joe. E noi con lui.

L'aggressività di Joe evidenziata nel sublime tratto di Gino D'Antonio: le conseguenze della guerra.

Curiosità: Il volto del sergente Stagg è modellato su quello dell'attore Lee Marvin. Possibile modello per il fumetto può essere stato il bel film di Allan Dwan Iwo Jima deserto di fuoco con John Wayne nei panni di un rude sergente dei marines.

Edizione consigliata e altre edizioni: I volumi della collana Un uomo un'avventura furono tutti realizzati con un bell'impegno produttivo e qualitativo: grande formato, cartonato a colori, belle e concise introduzioni, insomma con l'edizione consigliata andate sul sicuro. Reperibile facilmente in mostre mercato e internet.
La Hobby&Work ripubblicò tutta la collana in dei mediocri volumi brossurati di pessima qualità, se proprio non doveste trovare l'edizione consigliata.

lunedì 8 aprile 2013

Il gusto degli altri - 3: Pasquale del Vecchio



Pasquale Del Vecchio



Pasquale Del Vecchio al lavoro.
Scoprii Pasquale del Vecchio sulle pagine di Nick Raider leggendo la prima storia da lui disegnata su testi del grande Gino D'Antonio; ero un grande fan di questo poliziesco della Bonelli e quindi tenevo sempre d'occhio i suoi disegnatori, osservavo la loro evoluzione stilistica. Del Vecchio riuscii a stupirmi con la sua ultima storia di Nick Raider, un doppio albo scritto da Gianfranco Manfredi in cui l'artista pugliese dimostrò tutta la sua bravura. Dopo Nick, arrivò Napoleone e Pasquale Del Vecchio confermò la sua bravura, perfezionò ancora di più il suo disegno tanto da essere scelto a far parte del team di artisti al servizio del personaggio più famoso del fumetto italiano: Tex.
E non poteva andare diversamente, perché il tratto di Del Vecchio sembra essersi sviluppato nel tempo proprio per arrivare a disegnare le avventure del noto ranger: gli immensi scenari della frontiera americana e la polvere sollevata dalle lunghe galoppate di cowboy e pellerossa, rivivono nei suoi disegni con una solenne maestria appresa negli anni dagli artisti da lui più amati: Giardino, Munoz, Moebius, Milazzo.
Ma Pasquale del Vecchio non si ferma solo al fumetto italiano ma preferisce anche esplorare il fumetto francese grazie a personaggi come Russel Chase, la bella Mary Diane (su sceneggiatura di Federico Bini) e Blackline.
I gusti di Pasquale Del Vecchio in alcuni casi rimandano al suo personale percorso artistico, in altri casi sono dettati dall'emozione che l'artista ha provato leggendo una determinata opera, spaziando dal fumetto italiano a quello argentino, passando da quello giapponese a quello americano e francese.

Una bella vignetta da una tavola di Mary Diane.


I gusti di Pasquale Del Vecchio:


1- Zanardi
 di Andrea Pazienza




Andrea Pazienza riesce ad essere comico e drammatico allo stesso tempo. Il suo disegno eclettico, che spazia da Barks a Magnus, passando per la lezione di Moebius, sembra suggerirmi anche lo stato d’animo che aveva l’autore quando l’ha realizzato. Probabilmente è 
solo una mia impressione, ma, a distanza di anni, ancora mi emoziona.”

2 - Polina di Bastien Vives

3 - Al tempo di papà di Jiro Taniguchi

4 - Il garage ermetico di Moebius

5 - Maus di Art Spiegelman

6 - Den di Richard Corben

7 - Nel bar di Munoz & Sampayo

8 - La porta d’oriente di Vittorio Giardino

9 - L’ultimo colpo (Corto Maltese) di Hugo Pratt

10 - Durasagra-Venezia uber alles di Paolo Bacilieri

Per conoscere meglio il lavoro di Pasquale Del Vecchio potete visitare qui il suo blog.



Il suo lavoro più bello: Braccato/Partita Truccata (Tex)



Ottima storia con un eroe come Tex in serie difficoltà e senza l'aiuto dei pards. Nelle parole dello sceneggiatore, Tito Faraci le lodi del lavoro di Pasquale Del Vecchio:
"... Ha fatto un lavoro grandioso e l'ho messo a durissima prova. Un lavoro spettacolare."

venerdì 5 aprile 2013

In memoria di Carmine Infantino 1925 - 2013


Ieri è morto Carmine Infantino. Aveva 87 anni la maggior parte dei quali spesi a rendere grande l'universo dei comics. Il contributo dell'artista è stato notevole: dal restyling di Flash fino alla creazione di Deadman, Infantino è stato uno dei nomi più importanti della Silver Age
Per ammirare la sua arte, vi consiglio il bellissimo libro The Amazing World of Carmine Infantino a cura di David Spurlock


Ecco un piccolo assaggio dell'arte di Carmine Infantino.







giovedì 4 aprile 2013

300: Benito Jacovitti – Cocco Bill



Milano Libri Edizioni, 1975
(Italia, Cocco Bill, 1957)
Una camomilla al ragù e panna”
Ah! Ah! Chiede camomilla! Il figlio di mamma colla boccuccia sporca di latte ha preso il saloon per un asilo infantile...”
Il figlio di mamma t'appioppa questo al ghigno!” (tirandogli un calcio)
Un 42 in faccia non me l'ha piazzato mai nessuno!”
(dialogo tra Cocco Bill e un balordo)

Duello tra il Cocco e Peter Zing.
Un giovanissimo Jacovitti.
Il western all'italiana nasce il 28 marzo 1957 con la prima entrata in scena di Cocco Bill. Successivamente è stato sviluppato, ampliato e definito da Sergio Leone e compagnia che ne hanno fatto un genere amato e imitato in tutto il mondo; ma fu Benito Franco Jacovitti ad iniziare, ideando una frontiera americana cosparsa di salami nostrani e fatta di eroi e brutti ceffi che tracannano alcool dai fiaschi di vino toscani e mangiano spaghetti al pomodoro.
E fu proprio l'eroe più famoso del grande artista molisano ad accompagnare un'intera generazione di italiani, cresciuti leggendo le avventure di Cocco Bill, il cowboy che beve solo camomilla e che spara meglio di Wild Bill Hickok e Buffalo Bill messi insieme, che si aggira per tutto il “far uest” sistemando i peggiori fuorilegge e raccogliendone gli onori insieme al suo fido cavallo Trottalemme.
A soli 34 anni e con all'attivo oltre150 storie a fumetti realizzate nell'arco di neanche vent'anni, Jacovitti, in quel lontano 1957, dà una svolta alla sua carriera creando un personaggio per molti versi unico nel panorama del fumetto italiano e non, che accompagnerà la sua vita artistica fino al 1997, anno della sua morte. Jacovitti disegnerà Cocco Bill in ogni decennio, dagli anni '50 fino agli anni '90, producendo oltre 70 avventure del suo eroe; tantissime, se si pensa che contemporaneamente realizzava altre storie a fumetti, oltre a disegni per la pubblicità, l'illustrazione e le mitiche vignette del diario Vitt.
Personalmente ritengo che la massima creatività stilistica e narrativa del grande Jac sia da riconoscere nel lavoro svolto durante il ventennio che va dall'inizio degli anni '50 fino all'inizio degli anni '70: in questi anni, Jacovitti sfodera in sequenza una serie di personaggi del calibro di Tom Ficcanaso, Zorry Kid, Gionni Galassia, Gamba di Quaglia, Jack Mandolino e via dicendo, protagonisti di storie incredibili, veri e propri capolavori di comicità demenziale unita ad a un surrealismo che avrebbe fatto di Jacovitti il più geniale fumettaro comico europeo.

La prima, mitica apparizione di Cocco Bill nell'omonima avventura del 28 marzo 1957.
Naturalmente con Cocco Bill il suo genio raggiunge la massima espressione e in particolare in questa splendida raccolta, che racchiude il primo decennio di vita di Cocco Bill, si rimane stupefatti di fronte a tanta grazia artistica.
Vignette dense di dettagli, un linguaggio verbale fatto di parole spesso modificate, a simulare una pronuncia clownesca, un disegno che sarà fonte d'ispirazione e di imitazione di tutta una generazione di fumettari; questi sono gli ingredienti che lo stregone Jacovitti mescola nel suo prodigioso calderone; e il risultato è pura magia visiva, compositiva, narrativa, qualcosa che una volta letto si può e si deve rileggere all'infinito, perché non si corre mai il rischio di stancarsi di fronte a storie come Il sergente Cocco Bill, Cocco Bill in Canada, Kamumilla Kokobì e Cocco Bill e la revolucion. Storie che ancora oggi non hanno perso un minimo di freschezza e originalità; storie che riescono a far divertire fino all'inverosimile; storie dense di personaggi carichi di un'espressività non solo facciale; storie con un livello di inventiva generato da un'illimitata fantasia orale; storie intoccabili, di cui essere gelosi con la stessa forza con cui si può esser gelosi per ciò che vi è più caro. E se non credete alle mie parole forse dovreste credere a quelle di Michele Mari che nel suo capolavoro letterario Tu Sanguinosa infanzia, rivolgendosi al figlio che deve ancora nascere, gli dice: “... Ma questi giornalini, Filippo, sono impartecipabili, sono il fiore della mia infanzia, capisci, dunque sono la mia essenza, se me li togli mi uccidi, toglimi la Divina Commedia, toglimi Moby Dick oppure prendi Aulo Gellio, tutta la Loeb, vuoi il Battaglia? Vuoi i Rerum Italicarum Scriptores, il Ramusio?
Ma non chiedermi Kamumilla Kokobì, non chiederlo mai...".

Il genio compositivo e artistico di Jacovitti in una delle sue classiche vignette affollate. 
E le storie di Cocco Bill rappresentano un viaggio interminabile, di cui vorrete essere gli unici viaggiatori; perché possiamo leggere Calvin e Hobbes innamorandocene, Charlie Brown intenerendoci, Arcibaldo divertendoci, ma quando leggiamo Cocco Bill, quando lo vediamo addormentarsi al chiaro di luna su un'amaca sorretta dalle gambe del fido Trottalemme, quando lo vediamo gustarsi una camomilla menando qualche malefico e ingenuo sgherro, quando lo vediamo a tu per tu con un puma che non “pumerà” più allora comprendiamo con innegabile chiarezza l'importanza di possedere queste prime avventure di Cocco Bill.
Ma tu non sai nulla” continua Michele Mari “nulla di nulla, che ne sai tu dell’Album de Il Giorno n. 7, uscito nei primi giorni del luglio del 1962? Si intitolava Kamumilla Kokobì, e ho detto tutto. Kamumilla Kokobì… Più o meno qualcosa come l’Iliade…”
Del resto Jacovitti è un Omero del fumetto; e la sua Iliade è rappresentata da Cocco Bill.

La rivoluzione secondo Jacovitti.

Curiosità

Per creare Cocco Bill Jacovitti dichiarò in un'intervista (rilasciata a L. Boschi, L. Gori e A. Sani e contenuta nel volume Jacovitti) d'essersi ispirato alle vecchie parodie western interpretate da Ugo Tognazzi e Raimondo Vianello. Il nome Cocco Bill fu scelto da Jac perché “suonava bene” e in qualche modo ricordava l'espressione cocco bello.
Nelle prime storie il cavallo di Cocco Bill è senza nome: solo alla fine degli anni '60 verrà denominato Trottalemme.

Edizione Consigliata

Il volume della Milano Libri è davvero bello e prezioso; racchiude le migliori dieci storie dal 1957 al 1965: Cocco Bill, Cocco Bill e gli Apaciones, Cocco Bill e la revolucion, Cocco Bill in Canada, Il sergente Cocco Bill, Kamumilla Kokobì! Cocco Cocco Cocco Bill, Cocco Bill nella foresta, Cocco Bill nell'Arizona e Ugh-ugh Cocco Bill. Le storie sono stampate in bianco e nero senza la pessima stampa dei colori tipici del Giorno dei Ragazzi, periodico nel quale le avventure del Cocco venivano pubblicate.
Eccellente e accurata prefazione del giornalista e autore teatrale Alberto Perrini.


 Altre edizioni

Alcune delle storie racchiuse nel volume consigliato possono essere recuperate nel volume Il giorno di Cocco Bill pubblicato recentemente da Stampa Alternativa (Cocco Bill e la revolucion e Ugh-Ugh Cocco Bill) e nel volume della serie 100 anni del fumetto italiano-Cocco Bill ridere nel west del 2010 (Ugh-ugh Cocco Bill).

A sinistra: il volume realizzato da Stampa Alternativa e dedicato alle avventure di Cocco Bill pubblicate sul Giorno dei ragazzi. A Destra: Il volume della collana 100 anni del fumetto italiano dedicato a Cocco Bill e altri eroi del west italiano umoristico.