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giovedì 30 maggio 2013

Il gusto degli altri – 8: Pasquale Frisenda

Pasquale Frisenda





Splendida tavola da Magico Vento 31.
Pasquale Frisenda
Ricordo come se fosse ieri: Pasquale Frisenda, chino sul tavolo da disegno nello studio di Ivo Milazzo. Di fronte a lui c'era il collega Giuseppe Barbati e insieme aiutavano Milazzo nella realizzazione delle storie di Ken Parker Magazine. Ricordo ancora le tavole della storia Ore d'angoscia (KP Magazine n. 2), le matite, le correzioni di Ivo ma soprattutto le ore piccole che i due facevano. Pasquale in quel periodo era poco più che ventenne; ha davvero lavorato parecchio su Ken Parker e l'ho visto con i miei occhi.

Dal quel giorno il talentuoso artista ne ha fatta di strada: oltre venti avventure di Ken Parker disegnate in team con altri colleghi per poi approdare a Magico Vento, dove non solo realizza alcuni tra i numeri più belli ma anche le copertine dal n. 32 al n. 75. E naturalmente era ovvio il passaggio in prima classe: Pasquale approda nella scuderia degli artisti di Tex esordendo con lo speciale di Tex (Texone) n. 23 Patagonia, forse il suo capolavoro.

Pasquale Frisenda è un appassionato di cinema, conosce bene i grandi protagonisti del fumetto e queste sue passioni e conoscenze sono perfettamente evidenti nel suo stile: l'artista milanese realizza tavole dense di espressività e di dinamicità, tipiche di chi conosce i grandi maestri e di chi ha lavorato con loro. Pasquale è senza dubbio (insieme a Luca Vannini) l'erede artistico di Ivo Milazzo, ma non solo. Nelle tavole di Pasquale echeggiano il tratto dinamico di Gino D'Antonio, la pennellata espressiva di Alberto Breccia e un talento compositivo e narrativo davvero fuori dal comune. Nel suo lavoro c'è un grande studio e una grande professionalità.

In ogni sua tavola, in ogni suo studio, in tutti i suoi bellissimi sketch c'è il vero amore di un artista per il fumetto.


Ken Parker in un'illustrazione di Pasquale Frisenda, maestro dell'atmosfera.

I gusti di Pasquale Frisenda


1 - Mort Cinder di Hector G. Oesterherld e Alberto Breccia




Ogni volta che ho bisogno di ispirazione o di idee, apro uno dei volumi di quella serie e le trovo immancabilmente.”


2 - I mercenari (Storia del west n. 41) di Gino D'Antonio


3 - La città di Ricardo Barreiro e Juan Gimenez


4 - L'Uomo delle paludi di Sergio Toppi


5 - Il Golem di Dino Battaglia

6 - Bloodstar nel regno di Aesir di Richard Corben

7 - Alack Sinner di Josè Munoz
e Carlos Sampayo

8 - Chemako (Ken Parker n. 5) di Giancarlo Berardi e Ivo Milazzo


9 - La morte di Gwen Stacy (The amazing Spider-man n. 121) di Gerry Conway e John Romita sr.

10 - Amori tangenti di Miguelanxo Prado


E' stata durissima. Troppe cose sono state lasciate fuori... ma dieci titoli si esauriscono presto. Vorrei menzionare almeno Afromerica e La setta, di Hermann (fanno parte della serie di Jeremiah), e poi Le sette vite dello Sparviero, di Patrick Cothias e André Juillard. 
Ma anche Il ritorno del cavaliere oscuro di Frank Miller e Il commissario Spada di Gian Luigi Gonano e Gianni De Luca.
Ma non potrei dimenticarmi Tex - Terra promessa (Kento non perdona e Trading post), Gian Luigi Bonelli e Giovanni Ticci che ho letteralmente consumato.”


Per conoscere meglio il lavoro di Pasquale visitate il suo blog: Pasquale Frisenda cartoonist & illustrator


Il suo lavoro più bello: Patagonia (Tex speciale n. 23)


Tavole splendidamente disegnate che trasmettono l'epicità della frontiera. Pasquale Frisenda supera se stesso e realizza delle sequenze di massa degne di un colossal; luci e ombre usate magistralmente ricreano un'atmosfera che confermano la sua grande abilità nell'uso del bianco e nero.


mercoledì 29 maggio 2013

300: Luca Vannini – Tu che m'hai preso il cuor


Montego, 2001
(Italia, Tu che m'hai preso il cuor, 2001)

Quella notte io amai... Quella notte divenni uomo...”
(Diego)

Autoritratto di Luca Vannini.
Patricia e Diego: sogno o realtà?
Che fine ha fatto Luca Vannini? È una domanda che viene spesso posta nei vari forum ma le risposte sono piuttosto vaghe: c'è chi dice che abbia abbandonato il fumetto, chi dice che se la passa maluccio, chi dice che non voleva aver più a che fare con i fumetti per non essere più angustiato da scadenze di qualsivoglia genere; secondo le ultime notizie, vive nella capitale, sua città natale, a fare non so cosa. Io mi sono fatto una mia idea: Luca Vannini se n'è andato in uno di quei villaggi del sud nelle vicinanze di Tehuantepec, dove ha ambientato la sua prima (e finora unica) storia a fumetti come autore completo; si, Vannini potrebbe essere lì, sotto il sole del Messico, a vendere i suoi splendidi disegni a qualche turista o vivendo avventure come quella del suo piccolo protagonista, Diego, adolescente squattrinato e sognatore che evade dalla miseria sognando avventure cariche d'azione, mistero, spionaggio e malizia.
Tu che m'hai preso il cuor è una di quelle piccole perle che il fumetto riesce a regalarci. Senza essere (né avere la pretesa di esserlo) un capolavoro, è un'opera che ti prende e ti sorprende, che regala emozioni vere come la polvere che invade lo scenario in cui il piccolo Diego vive la sua avventura. In una manciata di tavole assistiamo a una di quelle storie a cui non eravamo più abituati; in un paese in cui, all'inizio del terzo millennio, l'autobiografismo a fumetti stava già prendendo il sopravvento e le “graphic novel” invadevano librerie e fumetterie, Luca Vannini ci ha regalato qualcosa che eravamo abituati a leggere in riviste come Corto Maltese, Comic Art, Orient Express: un giovane piccolo “eroe”, un paio di gringos che vogliono fargli la pelle, una bellissima donna di cui innamorarsi, armi, soldi, sudiciume e qualche altro ingrediente che Vannini usa sapientemente sfornando una di quelle storie dal sapore avventuroso come non se ne vedevano da parecchio.

La sintesi di Luca Vannini nel suo tratto dinamico in cui viene messo in risalto il movimento. 
Fuori dalla routine seriale, completamente libero d'esprimersi, l'autore usa un tratto dotato di una sintesi formidabile, in cui i personaggi vengono appena tratteggiati con un segno che calza a pennello ad una simile storia; Vannini usa primi piani e campi lunghi con la maestria di chi sa raccontare l'avventura, dimostrandosi un artista dotato di un talento davvero notevole nel racconto. Le tavole sono ricche di luce ma anche le ombre incalzano in maniere predominante, quasi a preannunciare un triste epilogo o la fine di un incubo. Tu che m'hai preso il cuor si lascia andare a libere interpretazioni. Come ha giustamente sottolineato il grande Gustavo Trigo: “... è come un racconto di vite che s'intrecciano. Oppure un'incursione, in chiave moderna, del genere picaresco. Oppure come un giallo brutale e spietato. Oppure come un racconto di dolorosa iniziazione. Oppure come un insieme di echi di romanzi neri, che portano a una serie di epiloghi concatenati fra loro, nella loro inattesa grandezza.”
Ma forse è tutto questo. E forse anche altro. Di sicuro è un'opera che ha qualcosa di unico nel panorama italiano, che si stacca nettamente da tutta la produzione italiana degli ultimi quindici anni e che, credetemi, una volta letto non lo dimenticherete più.
Restiamo nella speranza che Luca Vannini, autore di fumetti e unico vero erede (insieme a Pasquale Frisenda) del grande Ivo Milazzo, ci sorprenda nuovamente con altre sue avventure, che tratteggi nuovamente personaggi come il piccolo Diego o l'ambigua Patricia e che riprenda matita, pennelli e pennarelli senza porre limiti alla sua bella fantasia.

Bellissima vignetta che descrive perfettamente il tipico paesino messicano fatto di sudore, miseria e polvere.

Curiosità: L'opera è dedicata a Gustavo Trigo disegnatore di fumetti argentino morto prima dell'uscita del fumetto.
Luca Vannini è stato ideatore grafico del bel fumetto BillieBand nonché creatore grafico di Julia, serie a fumetti di Giancarlo Berardi edita da Sergio Bonelli Editore.

Edizione Consigliata e altre edizioni: Per il momento quella della Montego è l'unica edizione. La stampa fu realizzata in modo da far intravedere (non si sa se per volere dello stesso Vannini) gran parte delle tracce a matita sotto l'inchiostrazione. Le pagine hanno un leggero color avorio, quasi a voler sottolineare ancora di più il gusto avventuroso della storia. 

lunedì 27 maggio 2013

Il gusto degli altri – 7: Roberto Recchioni

Roberto Recchioni


Roberto Recchioni
Tavola tratta dal fumetto Asso.
Ho conosciuto Roberto Recchioni in occasione di una cena, a Lucca nel 2005, insieme a Marco Schiavone, Tito Faraci, Luca Bertelè e tutto il team delle Edizioni BD. Mi colpirono due sue affermazioni ed è singolare che non avessero a che fare con i fumetti. Disse che Ally McBeal era il miglior telefilm a livello di sceneggiatura; e poi che Fantasmi da Marte era il miglior film di John Carpenter. La cosa, dicevo, fu singolare perché, da appassionato di TV Serial e cinema quale anch'io sono, nella mia classifica personale colloco Ally McBeal come uno dei migliori serial di sempre e Fantasmi da Marte come il miglior film dell'ultimo periodo di Carpenter (insieme a Vampires); dev'essere il fatto che ambedue siamo nati il 13 gennaio a distanza di un anno l'uno dall'altro; di fatto questa, credo, è l'unica cosa inedita che posso dire di Roberto Recchioni.
Il fatto che sia stato uno dei fondatori dell'etichetta indipendente Factory, che sia stato il co-creatore di John Doe (l'unica vera “controffensiva” agli albi Bonelli), David Murphy e il bellissimo Ucciderò ancora Billy the Kid, che abbia lavorato con le maggiori case editrici italiane come Bonelli, Disney, Comic Art, Rizzoli, Panini comics, Eura, Magic Press, Astorina, che sia un autore completo (Asso, Nicola Pesce Editore), che il suo blog, Dalla parte di Asso, sia tra i più visitati dal popolo fumettaro e non, e di recente il fatto che sia diventato curatore di Dylan Dog sono cose ormai di pubblico dominio.
Chissà, forse la sua lista dei “magnifici 10” svelerà un Roberto Recchioni inedito; personalmente sono rimasto stupito alla vista del suo fumetto preferito e dal fatto che ben tre storie hanno per protagonista lo stesso personaggio.
Ma alla fine Roberto Recchioni è come i suoi fumetti; non finisce mai di stupire.

Orfani il nuovo lavoro di Roberto Recchioni ed Emiliano Mamuccari in arrivo il prossimo ottobre sotto sotto il marchio di Sergio Bonelli Editore


I gusti di Roberto Recchioni


1 - Devilman di Go Nagai


E' il male e l'orrore fatti segno. Nessun fumetto ha mai saputo unire così bene significato con significante.”


2 - Lone Wolf and Cub di Kazuo Koike e Goseki Kojima

3 - Il Ritorno del Cavaliere Oscuro di Frank Miller

4 – Zanardi di Andrea Pazienza

5 - Memorie Dell'Invisibile (Dylan Dog) di Tiziano Sclavi e Giampiero Casertano

6 - Watchmen di Alan Moore e Dave Gibbons

7 - Torpedo di E. S. Abulì e Jordi Bernet

8 - Preacher di Garth Ennis e Steve Dillon

9 - Batman: The Killing Joke di Alan Moore e Brian Bolland

10 - Batman: Anno Uno di Frank Miller e David Mazzucchelli

Per conoscere meglio il lavoro di Roberto visitate il suo blog: Dalla parte di Asso.


Il suo lavoro più bello: Ucciderò Ancora Billy The Kid


Spaghetti western e horror, zombi e cowboy si fondono perfettamente in quest'originale rivisitazione della celebre storia, vero mito della frontiera americana.


venerdì 24 maggio 2013

300: Craig Thompson – Blankets

Rizzoli-Lizard, 2010
(USA, Blankets, 2003)

Sentii il suo respiro caldo contro il mio orecchio. Poi se ne andò.”
(Craig)
Craig Thompson

Un'opera come Blankets merita senz'altro un posto nella biblioteca ideale dei 300 libri essenziali. Le ragioni possono essere tante ma, di sicuro, tra queste va annoverata la capacità che il suo autore, Craig Thompson, ha avuto nel mantenere vivo l'interesse del lettore per quasi seicento pagine; e scusate se è poco, considerato inoltre che si tratta di un fumetto autobiografico, che narra la quotidianità della vita, priva di sensazionali colpi di scena o sequenze d'azione mozzafiato, ma con tutte quelle sfumature che fanno parte di essa.
L'autore racconta se stesso, racconta la sua vita, a partire dall'infanzia con suo fratello Phil, rompiscatole come tutti i fratelli minori, ma anche unico, vero amico; va avanti, poi, nel suo racconto, con i maltrattamenti subìti dai suoi compagni di scuola durante un'infanzia soffocata dalla severità dei genitori; e, da tutto questo, il giovanissimo Craig trova rifugio nella religione.
Legge molto la Bibbia e partecipa attivamente alle varie funzioni religiose come ai ritiri parrocchiali. Ed è proprio durante uno di questi ritiri che avviene l'incontro che gli cambierà la vita: Craig, ormai adolescente, incontra Raina, il suo primo grande amore; con lei vivrà intensamente un importante periodo della sua vita, metterà in discussione le sue idee religiose e cercherà di recuperare un rapporto più autentico con il fratello, verso il quale ha sempre provato un forte senso di colpa, per non averlo protetto, quand'erano piccoli, come un vero fratello maggiore avrebbe saputo fare.
Raina e Craig protagonisti di Blankets.
Un fumetto in cui l'amore e la religione sono i veri protagonisti; l'uno è imprescindibile dall'altro. Il senso religioso di Craig è quasi una naturale conseguenza della ferrea educazione religiosa della madre e sin da subito riveste un ruolo centrale e determinante nella sua vita. Sarà Raina a rompere questo equilibrio, irrompendo nella vita del giovane come una sorta di piccola tempesta. L'amore per Raina è un amore platonico, romantico, dominato dal desiderio di adorarla senza violarla, per non peccare. Ma Raina induce Craig a mettersi in discussione, sconvolge la sua vita, fatta di tutte quelle credenze religiose che lei pian piano abbatte; il nostro protagonista si masturberà pensando a lei (un atto giudicato impuro e che non avrebbe mai osato commettere prima) e pian piano inizierà ad avere dei dubbi sul modello religioso che gli era stato imposto. Non arriverà a rinnegare la sua fede in Dio, ma saprà metterla in discussione, valutandone criticamente l'interpretazione materna alla luce della quale era stato educato.

Blankets, letteralmente "coperte" come quella regalata da Raina a Craig.
Con Blankets Thompson racconta dei frammenti importanti della sua vita; usa le parole con disarmante onestà, e riesce a trasmettere al lettore la poesia e l'amarezza di chi s'innamora per la prima volta. Compone le sue tavole con assoluta libertà compositiva, creando piccoli gioielli artistici in cui illustra, con originalità, l'amore di due adolescenti, l'importanza del loro primo incontro, la loro sensibilità.
Alcune sequenze sono davvero splendide per intensità e sensibilità: come quella nel soggiorno a casa di Raina – in cui Craig conosce i genitori della ragazza sulla soglia di un divorzio e i due fratelli disabili – che offre la miglior occasione, per chi legge, di ammirare il talento grafico di Thompson, che descrive i silenzi e sospiri tipici di quegli amori che ti cambiano la vita; l'addio in mezzo alla neve con un bellissimo abbraccio tra i due è uno dei momenti più toccanti della storia; l'amarezza di Craig nell'apprendere che non ci potrà essere un futuro con Raina si può quasi percepire nel gesto che fa di attorcigliare tra le dita il filo del telefono, uno di quei piccoli gesti densi di significato di cui Thompson ama avvalersi per descrivere lo stato d'animo del protagonista. Un protagonista idealista, che ha mitizzato i suoi primi, grandi amori: quello per Raina e quello per la religione, comprendendone l'intima precarietà e mutevolezza, ma traendo da essi, nel contempo, una grande lezione di vita.
Questi, dunque, gli ingredienti che hanno reso Blankets uno dei cult comics più amati e letti del nuovo millennio; Thompson racconta attraverso i rumori e i silenzi, instaurando col lettore quella complicità in grado di catturare le emozioni profonde di ognuno di noi.
Come ha giustamente scritto Luca Sofri, “In Blankets si sente spesso un silenzio, i silenzi. Non è che manchino i suoni, ma proprio si sentono i silenzi... Thompson disegna momenti lunghi e fermi di silenzio. E li riempie di pensieri dei protagonisti e di pensieri dei lettori.”

Blankets: il racconto del primo amore fatto di neve e silenzio. 

Curiosità

Selezionata dalla rivista Times (forse con un po' troppa enfasi) come una delle migliori graphic novel dal 1923 al 2005, Blankets ha vinto numerosi premi, tra cui l'Eisner Award e l'Ignaz Award. L'idea iniziale di Thompson, che alla realizzazione di Blankets dedicò circa tre anni e mezzo della sua vita, era quella di raccontare come ci si sente a dormire per la prima volta vicino a qualcuno. Tradotto in tredici lingue.
Blankets letteralmente vuol dire “Coperte”.

Edizione consigliata

Il volume Rizzoli-Lizard è ottimo; un'edizione cartonata che si avvale della prefazione di Luca Sofri

Altre edizioni

La prima edizione di Blankets, targata Coconino Press è validissima e si discosta da quella consigliata per la confezione: brossurata e non cartonata. 

mercoledì 22 maggio 2013

300: Alex Raymond (con Dashiell Hammett) – Agente Segreto X-9

Comic Art, 1978
(USA, Secret Agent X-9, 1934)

...Dexter! Mi chiami pure così.”
(Agente Segreto X-9)
Alex Raymond
Il 4 ottobre del 1931 sulle pagine del Chicago Tribune fa il suo esordio il più famoso G-Man della storia dei comics: Dick Tracy. Il successo fu immediato e il personaggio di Chester Gould fece scuola a tutto il fumetto poliziesco che avrebbe invaso i quotidiani americani. William Randolph Hearst, magnate della stampa americana, come suo solito, non se ne stava lì a osservare passivamente il successo della concorrenza e fece ingaggiare il più grande scrittore hard-boiled del periodo, quel Dashiell Hammett autore di romanzi come Il Falcone Maltese e L'uomo Ombra. Il compito che Hearst assegnò ad Hammett era quello di creare un personaggio per una strip poliziesca che tenesse testa a Dick Tracy; lo scrittore americano si mise a lavoro e, memore dei suoi già noti detective privati (Sam Spade, Continental Op e Nich Charles), gettò le basi per una nuova strip poliziesca il cui personaggio era un agente segreto denominato X-9 (seguendo la moda del periodo in cui gli investigatori venivano chiamati con numeri e lettere). L'idea e le storie c'erano, ora bisognava dare loro vita attraverso i disegni di un valente artista. Il King Features Syndacate, nelle vesti del suo responsabile del reparto comics, Brandon Walsh (tranquilli non è il ciuffettone di Beverly Hills 90210), bandì una sorta di concorso a cui parteciparono diversi artisti, sia collaboratori del King che esterni, tra cui il grande Will Gould che di lì a poco avrebbe sfornato Red Barry, una delle migliori strip del fumetto americano.
Splendida illustrazione di X-9. 1935.
Alex Raymond aveva solo 24 anni, ed era già a lavoro su due strip che sarebbero divenute immediatamente due icone della cultura americana: Flash Gordon e Jungle Jim. Il giovane e promettente artista partecipò alla selezione per il personaggio di X-9 e la spuntò alla grande.
Il 22 gennaio del 1934 L'Agente Segreto X-9 fa il suo esordio a pochi giorni di distanza da Gordon e Jim, lanciando un giovane e sconosciuto Alex Raymond (che si era fatto le ossa sgobbando come ghost-artist per i fratelli Chic e Lyman Young) nell'olimpo dei comics.

Energia, dinamismo ed espressività: Alex Raymond a soli 24 anni era già un fuoriclasse. 
L'eroe alto e bello alla Gary Cooper era un personaggio ambiguo e dal passato misterioso: senza nome, con moglie e figlia massacrate da una raffica di pallottole a lui destinate, duro d'animo e chiuso con il gentil sesso e senza una definita carica governativa; agente dell'FBI oppure al servizio di qualche segreto ente governativo anticrimine? Non ci è dato saperlo, almeno nelle prime avventure raccolte in questa bella edizione della Comic Art che racchiude il primo anno di vita del personaggio; qui lo vediamo impegnato in una delle sue avventure più note contro Il Dominatore, boss di una banda che semina il terrore, in un conflitto che si protrae per sette mesi tra violente sparatorie, azione e dinamismo. Il tutto perfettamente espresso nel formidabile disegno di Raymond che già sfoderava un talento invidiabile e una padronanza del mezzo fumetto a dir poco sorprendente; la sequenza d'azione del 5-9 giugno e la sparatoria muta del 3-5 ne rappresentano un esempio perfetto. Ma il giovane artista di New Rochelle si fece notare anche per la bellezza con cui delineava i personaggi femminili, prima fra tutte Grace Powers, vedova spietata e splendida, una delle più sensuali femme fatale mai disegnate.

La bellezza del tratto di Raymond nel delineare nel delineare Grace Powers indimenticabile femme fatale. 
Con i suoi disegni Raymond compiva dei veri e propri miracoli, soprattutto nei primi mesi di pubblicazione di X-9, in cui le trame di Hammett erano incomprensibili e non delineate; il disegno del giovane cartoonist fu talmente espressivo ed energico che tali incongruenze passarono in secondo piano fino a sparire del tutto; dall'aprile del 1934 le trame furono ben congegnate e il genio di Hammett unito a quello di Raymond diede origine a un “piccolo” capolavoro destinato a durare poco: Hammett abbandonò la strip dopo il primo anno e Raymond alla fine del 1935; chino giorno e notte sulle tavole dei suoi personaggi, che diventavano sempre più popolari al grande pubblico, decise di rinunciare a X-9 unicamente per motivi legati alle tempistiche.
Ma il misterioso agente segreto continuerà le sue avventure per parecchi anni, con alti e bassi: avrà finalmente un nome e una famiglia da amare proprio come un uomo tra tanti, ma il fascino delle sue prime avventure, le sue fattezze di antieroe misterioso e la lotta contro il crimine a costo della sua stessa vita, non si ripeteranno mai più.
Un personaggio che si discosta dal mondo creato da Raymond, fatto di eroi belli e coraggiosi, con qualcuno da amare e a loro volta contraccambiati; X-9 invece è un signor nessuno, che vive animato da un desiderio di vendetta per tutto quello che di più caro il crimine gli aveva tolto, ma anche da un profondo senso d'incorruttibile giustizia, in un paese molto corrotto.
E i superbi disegni di Alex Raymond fecero il resto; contribuirono a delineare quel tratto realistico che nel corso degli anni assumerà una valenza ancora più incisiva e che sarà fonte d'ispirazione (e imitazione) per intere generazioni future di cartoonist.

Foto di una strip originale di X-9 dove si può notare il segno di Raymond in tutta la sua espressività.

Curiosità

Le storie presenti nel volume sono: Il Dominatore e Il caso Marlowe.
Alcuni storici del fumetto sostengono che Hammett si limitasse alla sola stesura dei soggetti e che la sceneggiatura venisse scritta dal suo ghost James H.S. Moynihan. Altri storici invece attribuiscono l'incongruenza della trama delle prime strip ai dirigenti del King Features Syndacate, che avrebbero conservato solo la base della trama di Hammett alterandone pesantemente la sceneggiatura.
Dopo il lavoro svolto da Hammett, la strip fu unicamente attribuita a Raymond; le trame di X-9, da marzo a settembre del 1935, furono scritte da qualche ignoto redattore del King Features Syndacate e probabilmente dallo stesso direttore della sezione comics Brandon Walsh. Dopo di che il King assunse un altro celebre scrittore di gialli, Leslie Charteris creatore di Simon Templar alias Il Santo che sceneggiò la strip per circa un anno.
Dopo Raymond, molti artisti si sono alternati nel corso degli anni: il suo allievo Austin Briggs, Charles Flanders (il disegnatore di Lone Ranger), Nicholas Afonsky, Mel Graff (cha darà finalmente un nome all'agente segreto: Phil Corrigan, lo farà sposare con la bella Wilda da cui avranno anche una figlia Philda), Paul Norris, Bob Lubbers (che si firmava Bob Lewis) e Al Williamson la cui versione resta, a detta di molta critica, la migliore post Raymond.

Edizione consigliata
La migliore realizzata e per il momento; non credo che nessuno voglia puntare qualcosa su questi gioielli della storia dei comics. Comunque l'edizione della Comic Art è cartonata con una buona stampa e un bel apparato introduttivo scritto da Giuseppe Pazienti e correlato con diverse immagini. A questo volume ne fece seguito un secondo che raccoglieva tutte le strip di che Raymond realizzò nel 1935.

Altre edizioni

Anche la Sugar Editore dedicò un piccolo albo (con le strip rimontate in verticale) a X-9 nella collana L'Olimpo dei Fumetti a cura di Pier Carpi

martedì 21 maggio 2013

Il gusto degli altri – 6: Roberto Zaghi

Roberto Zaghi


Julia immersa nelle luci e ombre di Roberto Zaghi.
Roberto Zaghi 
Devo ammetterlo: non sono un grande fan di Julia, nonostante io consideri Giancarlo Berardi come uno dei due o tre sceneggiatori più grandi. Intendiamoci, è un prodotto di qualità, molto professionale, ben confezionato, eppure mancano gli ingredienti che avevano reso Ken Parker, Tom's Bar e Marvin capolavori senza tempo ed età. Quindi il mio interesse per Julia risiede in uno dei disegnatori del team che mensilmente si alternano nella realizzazione delle avventure della criminologa col volto di Audrey Hepburn.
Roberto Zaghi è uno di quegli artisti che non puoi non notare. Disegna Julia con una gran classe, le sue tavole sono ricche di bellissime inquadrature e l'uso che fa del bianco e nero è fortemente coreografico. Spesso Roberto posta nel suo blog alcune vignette tratte dalla storia che in quel momento sta realizzando e credetemi, sono dei piccoli gioielli di composizione, profondità di campo, ombre e stile. Uno stile che Roberto ha maturato nel tempo, fin dai suoi esordi nello staff di Nathan Never (in cui si notava l'influenza del suo collega e concittadino Germano Bonazzi) e Zona-X fino alla maturità raggiunta con Julia in cui l'artista ferrarese dimostra di aver assimilato bene la lezione del maestro del bianco e nero Alex Toth; perché Roberto con il bianco e nero ci sa fare davvero e osservando le sue tavole sembra quasi che abbia un talento naturale per luci e ombre.
Ma anche il suo tratto dinamico, capace di disegnare ottime sequenze d'azione (basti vedere il ciclo di Thomas Silane per la Francia) con la stessa facilità con cui intinge il pennello per realizzare bellissime sequenze quotidiane, è segno di uno stile in continua evoluzione, fatto di ricerca e passione per il fumetto e per i suoi grandi maestri (il già citato Toth ma anche Micheluzzi, Garcia Seijas, Milazzo) da cui Roberto apprende e reinterpreta. Proprio come hanno fatto loro.

Azione e dinamismo in Thomas Silane, opera di Roberto Zaghi per il mercato francese.
(Testi di P. Buendia e P. Chanoinat, colori di Cyril Saint-Blancat).


Splendida vignetta in cui stile, profondità di campo e uso delle luci sono perfettamente calibrati. 


I gusti di Roberto Zaghi


1 - L'incal di Alejandro Jodorowsky e Moebius



Letto per la prima volta a ventitrè anni con l'entusiasmo di un bimbo davanti ad un intero luna park tutto per lui. Riletto più volte in seguito con lo stesso trasporto. E' una pietra miliare ed una tappa imprescindibile nella formazione di un fumettista.”


2 - Calvin & Hobbes - C'è un tesoro in ogni dove di Bill Watterson


3 - Julia - Gli occhi dell'abisso di Giancarlo Berardi e Luca Vannini


4 - Dylan Dog - Memorie dall'invisibile di Tiziano Sclavi e Giampiero Casertano

5 - Tex - Sangue sul Colorado di Claudio Nizzi e Ivo Milazzo


6 - Elektra: assassin di Frank Miller e Bill Sienkiewicz


7 - Petra Cherie di Attilio Micheluzzi


8 - Sharaz-de di Sergio Toppi


9 - Cinder & Ashe di Gerry Conway e J. L. Garcia Lopez


10 - Bruno Bianco di Carlos Trillo ed Ernesto Garcia Seijas

Faccio notare che il mio disegnatore preferito in assoluto è Alex Toth; manca nella mia classifica per via delle sceneggiature non all'altezza della situazione.”

Per ammirare i lavori di Roberto visitate il suo blog: Roberto Zaghi - Comic Book artist


Il suo lavoro più bello: Come le furie (Julia n. 164)


In realtà avrei potuto citare anche i precedenti Ti amo da morie e Vite in bilico ma scelgo Come le furie perché la ritengo davvero una gran prova stilistica di Roberto, ricca di espressività e sostenuta da una buona storia. 

lunedì 20 maggio 2013

300: Kurt Busiek e Alex Ross – Marvels



Marvel Italia, 2001
(USA, Marvels, 1994)
...Continuano a salvarci e noi li insultiamo e li disprezziamo. Ci rifiutiamo di vedere ciò che sono veramente... Siete così occupati a cercare il peggio da non riuscire ad ammettere che siete riconoscenti? Guardate le cose in faccia... siate onesti per una volta nella vita!”
(Phil Sheldon, in difesa dei supereroi)

Kurt Busiek e Alex Ross nel 1994.
Quando penso a opere come Watchmen, Il ritorno del Cavaliere Oscuro, Arkham Asylum, The Man of Steel o anche a Elektra: assassin, Devil: rinascita o X-Men: l'era di apocalisse, mi chiedo cos'altro si potrebbe creare di tanto bello e originale: fumetti che sono veri e propri capolavori, che portano su se stessi il “peso” del mito, del culto e dell'immortalità. Del resto gli anni '70 e '80 hanno rappresentato nel mondo dei comics una sorta di rivoluzione, i cui echi si fanno sentire ancora oggi e non solo relativamente gli eroi in calzamaglia. Poi, con gli anni '90 una serie di nuovi personaggi con alle spalle nuove realtà editoriali hanno cercato di farsi strada, in un universo in cui DC Comics e Marvel Comics dominavano da diversi decenni. Eppure anche in questo decennio la vecchia volpe dell'editoria americana la sua zampata è riuscita a darla.
Marvels è una di quelle opere a fumetti che è destinata all'eternità. Proprio come tutte quelle elencate all'inizio. In essa, narrazione, mito, poesia e grandezza si fondono con tale intensità e originalità da rimanerne catturati fin dalla prima lettura; e non parlo dei disegni di Alex Ross. Mi riferisco soprattutto alla bellissima storia ideata da Kurt Busiek; quel Kurt Busiek che, in un solo decennio, è riuscito a consegnare due fumetti (l'altro è lo splendido Astro City) all'immortalità.
Leggere Marvels è un'esperienza per molti versi unica; un'appagante tuffarsi nei periodi che hanno reso grande il fumetto supereroistico ma con una novità assoluta: la quotidianità. Marvels ci parla di un mondo in cui i super eroi sono questa volta protagonisti invisibili, semplici comparse di un mondo in cui i veri protagonisti sono gli esseri umani, quegli stessi esseri umani che Busiek descrive con tutte le loro debolezze, con l'ostilità che provano nei confronti di chi è diverso, ma anche con la consapevolezza di chi osserva, di chi si pone domande, di chi vuole arrivare ad accettarli, come il fotografo Phil Sheldon che attraverso l'obbiettivo della sua macchina fotografica cattura le straordinarie immagini che vedono protagonisti gli eroi Marvel più famosi: dalla prima Torcia Umana, passando per Capitan America, Iron Man, gli X-Men, i Fantastici Quattro fino al mitico Spiderman che lotta con i suoi nemici più famosi e temuti.
Le "meraviglie" viste dai comuni mortali. 
Con una narrativa densa di emozione, rara nel genere, Busiek rilegge il mito supereroistico realizzando una storia intensa e malinconica, affidando le sue parole ai pennelli di Alex Ross, l'artista americano che con il suo stile iperrealista ha conquistato una grande fetta di pubblico americano (ma chi vi scrive non è un suo fan); le sue tavole accompagnano la storia ma non la dominano; i suoi disegni dallo stile pittorico rievocano quasi l'atmosfera che si respirava per le strade di New York all'epoca in cui si svolge la storia; e i suoi super eroi sono presenze che dominano le belle splash pages, senza rubare la scena ai veri protagonisti: i comuni mortali.
Lascia perdere, non valgono tanto!” dice Ciclope rivolgendosi a uno dei componenti degli X-Men desiderosi di dare una lezione agli umani; un'affermazione che scuote l'animo di Phil Sheldon, che lo porta a vedere questi esseri diversi come delle meraviglie, capaci di proteggere coloro che li disprezzano a costo della loro stessa vita anche dopo essere stati trattati da molti con odio e intolleranza. “Alcuni di noi disprezzavano le meraviglie. Non le consideravano. Ma non era questo che contava. Loro non erano qui per avere l'approvazione dei poveri di spirito. Erano qui per salvare gli innocenti...” dice Sheldon nell'ultima parte dell'opera in cui assistiamo alla toccante morte di Gwen Stacy, che segna l'addio di Phil dai “Marvels”, per godersi finalmente appieno una famiglia spesso sacrificata per far conoscere al mondo le meraviglie che lo proteggono.
Un fumetto supereroistico realistico e vero; un'occasione unica, per il lettore, di vedere i supereroi in modo del tutto inedito, come se davvero facessero parte di questo mondo.
Immortale, proprio come le meraviglie fotografate da Phil Sheldon; epico e imperdibile come ogni capolavoro.
Phil Sheldon, non ancora in grado di accettare tutte le "meraviglie" che il suo occhio cattura.
Curiosità

L'arco temporale in cui si svolge la storia parte dal 1939 (anno in cui, secondo molti esperti, avrebbe inizio la Golden Age) protraendosi fino agli anni '70.
Il ragazzino che distribuisce i giornali che appare con Sheldon nell'ultima tavola è Danny Ketch, futuro Ghost Rider.
Come per tutte le sue opere, Ross si è avvalso della collaborazione di numerosi amici e parenti presi come modelli per i vari personaggi del fumetto. L'opera uscì originariamente in quattro albi più un numero 0 in cui si racconta la nascita della Torcia Umana originale da lui stesso narrata.

Edizione consigliata

Cartonata, formato comic book, buona stampa e ottima confezione editoriale: così si presenta l'edizione consigliata, ricca anche degli apparati critici dei due autori presenta un'appendice dedicata alle cover promozionali e originali, agli studi dei personaggi e ai bozzetti a matita realizzati da Alex Ross.

Altre edizioni

Di qualche anno fa è l'edizione “Deluxe” realizzata sempre dalla Marvel Italia (nel frattempo diventata Panini Comics) con un formato più grande e con quasi il doppio delle pagine dedicate ai vari dietro le quinte, sketch e quant'altro abbia a che fare con l'opera. Naturalmente, raddoppiando le pagine si è raddoppiato, anzi triplicato, il prezzo.