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mercoledì 26 marzo 2014

Ritorno al passato: The Mind



Alberto Becattini e Massimo Gamberi
L' ANAFI (Associazione Nazionale Amici del Fumetto e dell'Illustrazione) da oltre vent'anni si occupa di promuovere e far conoscere il fumetto, soprattutto quello americano e italiano di stampo classico; pubblica una bellissima e documentatissima rivista trimestrale, Fumetto, si occupa di far conoscere al pubblico italiano grandi classici e inediti del fumetto attraverso una serie di pubblicazioni per lo più riservate ai soci (per chi fosse interessato a iscriversi vada a questa pagina).
Recentemente è uscito un albo davvero curioso che attira l'attenzione di chi, come il sottoscritto, è appassionato di fumetti classici.
L'albo si chiama The Mind ed è un sincero e appassionato omaggio ai comics americani degli anni '30, quelli che uscivano sotto forma di daily strip sulla maggior parte dei quotidiani.
Cover dell'albo The Mind.
Sfogliando l'albo, ci troviamo di fronte a una serie di strisce datate 1934, anno in cui vedono l'esordio grandi eroi del fumetto come Terry e i pirati, Mandrake e soprattutto Flash Gordon del grande Alex Raymond. Le strip sono distribuite da una fantomatica Grim Features Syndacate e sono scritte e disegnate da un certo Al Maxwell. Ma che è Al Maxwell? Nient'altro che un nome fittizio dietro cui si nascondono il fumettologo e sceneggiatore Alberto Becattini e il disegnatore Massimo Gamberi la cui comune passione per le strip classiche americane ha portato a rendere un sincero omaggio a un'epoca irripetibile del fumetto.
Ed è proprio su Massimo che vorrei spendere qualche parola parlando della sua carriera artistica che l'ha visto esordire giovanissimo su Lazarus Ledd per cui disegna un paio di numeri.
Dopo un lungo periodo d'inattività Massimo riprende la matita e grazie all'ANAFI pubblica nel 2010 una storia dal titolo Mandhro (rivista Fumetto numero 74 maggio 2010) mentre nel 2012 realizza la cover per il volume che sempre l'ANAFI dedica a uno dei personaggi più belli del fumetto: Captain Easy.
Con The Mind Massimo ha la possibilità di omaggiare uno dei suoi idoli, il grande Alex Raymond creatore di un formidabile poker d'assi di personaggi: il già citato Flash Gordon, Jungle Jim, Agente segreto X-9 e Rip Kirby, il fumetto della sua piena maturità artistica. I disegni di Massimo sono curati fino al minimo dettaglio, sia nelle figure che nelle scenografie e rappresentano una sua (e di Alberto Becattini) personale e sentita rivisitazione di un periodo indimenticabile del fumetto americano.
Massimo se la cava molto bene sia con l'espressività dei volti (che talvolta ricordano lo stile di Claudio “Tex” Villa) che con le sequenza d'azione in cui si nota di più l'influenza di Raymond e soprattutto di AL Williamson.
Sfogliando The Mind (che racconta le avventure di un eroe che si fa chiamare “La Mente”) non possiamo far altro che gustarci questo affettuoso omaggio cogliendone i vari particolari: l'alternanza delle strisce giornaliere con le tavole domenicali (tipico dei quotidiani americani), riferimenti a Chuck Jones e al cinema hollywoodiano del periodo e altre piccole piacevolezze che un lettore appassionato potrà divertirsi a cogliere.
Leggendo questo volumetto si ritorna indietro nel tempo e non possiamo far altro che ringraziare Alberto Becattini e Massimo Gamberi per questo bel ritorno alle origini.  

Una bella "Sunday Pages" realizzata dal bravissimo Massimo Gamberi

martedì 25 marzo 2014

300: Dick Browne – Il grande Hägar

Glénat, 1991
(USA, Hägar the Orrible, 1973) 
"Ricorda... Quando conosci qualcuno guardalo negli occhi e sorridi... Poi dagli una calda e robusta stretta di mano! Così non può prenderti la spada!"
(Hägar parlando a suo figlio Amlet)


Ironico autoritratto di Dick Browne.
Le strip, con le loro daily e sunday pages, hanno accompagnato (e tutt'oggi accompagnano) intere generazioni di lettori e in USA furono un vero toccasana per tutta quella gente, adulti e ragazzi; spesso avevano per protagonisti ragazzini terribili (fin dai tempi dei Katzenjammer Kids, passando per i Peanuts, Tiger e Dennis the Menace fino a Calvin e Hobbes), coppie prese dalla routine quotidiana (dalla famiglia Fenouillard ad Arcibaldo e Petronilla, da Blondie e Dagoberto fino allo splendido Li'l Abner, arrivando al nota coppia formata da Andy Capp e Flo) e animali con vezzi poetici, politici e avventurosi (da Krazy Kat a Pogo passando per l'universo Disney). Inutile dire che le varie strip appena citate furono realizzate da autori divenuti vere leggende del fumetto, vere e proprie colonne delle nuvole parlanti.
Richard “Dick” Browne è uno di quegli autori che, una volta letto, resterà per sempre nei cuori di chi ama la strip americana; dopo un passato come strillone di quotidiani, viene assunto come illustratore e lavora non poco nel campo della pubblicità (suo il logo della famosa banana Chiquita). Poi, nel 1954, incontra Mort Walker, autore della strip di successo Beetle Bailey e con lui crea una delle strip più riuscite degli anni '50: Hi and Lois in cui Brown fa conoscere il suo splendido quanto immediato segno artistico che caratterizza con forte espressività ogni personaggio.
Quasi vent'anni dopo, raggiunti i cinquantacinque anni d'età, l'artista americano diventa autore completo con un personaggio tra i più spassosi che abbiano mai popolato le strip americane.
Hägar the Horrible è un vichingo simpatico e per niente orribile; ha l'aspetto del guerriero ma è più felice con un boccale di birra, cerca di tener testa ad una moglie autoritaria e giunonica che tenta di elevarlo ad uno stile di vita più alto, senza sbronze e risse di cui il nostro eroe spesso è protagonista. Durante le sue razzie nei vari paesi europei non bada tanto alle minacce avversarie quanto a riuscire a soddisfare le richieste della moglie. Ha un figlio, Amlet, più attratto dalle pagine di un libro che dalla spada e una figlia, Honi, che ha il mito delle principesse guerriere e per questo è spesso armata di corazza e scudo; è non sono da meno il fedele ma poco intelligente cane Snert, il dottor Zook e il suo vice e amico Eddie, lo sfigato volenteroso ma tonto.
Il dottor Zook visita Hägar
Insomma un universo in cui Browne si destreggia con armonia, fra battute esilaranti e un disegno personalissimo che conferma il suo incredibile talento nella sintesi e nella caratterizzazione dei personaggi; il tratto è ancora più sintetico rispetto Hi and Lois e, mentre per la coppia di sposini tipica dell'America anni '50 Browne era solito usare un retino puntinato (abbastanza comune per le strip del periodo), per il suo eroe vichingo si avvale di un tratteggio che dona alla strip un gustoso tocco di storicità.
“NON NE POSSO PIÙ!” strilla Hägar durante una battaglia, “Coraggio Hägar! La battaglia sta per finire!” Lo rassicura il suo braccio destro Eddie. “E chi parla della battaglia? Sono queste merende che mi prepara Helga!” ribatte Hägar, con la sua voglia di bere, poltrire e mangiare che sovrasta quella di comandare e conquistare regni, come si converrebbe a un valoroso capo vichingo. Ma poco importa, perché la simpatia e la goffaggine di questo personaggio hanno bisogno di poche strip per conquistare il cuore dei lettori.
Come mi disse Giancarlo Berardi, circa vent'anni fa, nel suo studio a Genova mostrandomi un'illustrazione di Dick Browne: “Questo è il mio disegnatore umoristico preferito”!
Con il suo segno, così personale e moderno, Dick Browne è l'autore preferito di molti. Lo conferma Hägar, che tutt'oggi, dopo più di quarant'anni, solca i mari alla conquista di qualche regno da conquistare e sempre pronto per una bella bevuta.
La semplice e geniale ironia di Dick Browne.

Curiosità

Hägar the Orrible fu un grande successo fin dalla sua prima apparizione nel 1973: i quotidiani che lo accolsero furono all'inizio circa duecento, per diventare oltre mille del 1975. Alla morte di Dick Browne, avvenuta nel 1989, subentrò suo figlio Chris (che già aveva preso in mano la serie un anno prima a causa dei problemi di salute del padre) che tutt'oggi continua a realizzare sia i testi che i disegni della strip con un successo che non sembra tramontare. Secondo alcuni dati risalenti al 2010 (fonte: Wikipedia) Hägar viene distribuito su 1900 quotidiani in oltre 59 paesi e tradotto in tredici lingue (compresi i paesi scandinavi dove la strip gode di grande popolarità).
Per Hägar Browne ha ricevuto il prestigioso premio Reuben nel 1973 e due volte il Comic Strip Award, nel 1984 e nel 1986.

Edizione Consigliata

Francamente la Glenat realizzò diversi cartonati all'inizio degli anni '90 pertanto l'edizione consigliata non è l'unica valida, va benissimo una qualsiasi di quelle disponibili: con Hägar si ride sempre.
Comnque il volume consigliato è di grande formato e raccoglie alcune strip del 1977, '78 e 79.
La grafica e la traduzione sono curate dal grande Ferruccio Alessandri.

Altre edizioni

Come dicevo la Glenat ne ha fatte diverse: Il grande Hägar 2, Hägar l'orribile, Hägar il vichingo, ecc... se non ricordo male riproposti anche in versione più economica nella collana Hit Comics.
Buono anche il volume della IF Editore che ripropone daily e sunday pages in quasi duecento pagine.
Alcune edizioni di Hägar: le prime due della Glénat, l'ultima delle Edizioni IF. 



venerdì 7 marzo 2014

300: Pierre Christin ed Enki Bilal – Le Falangi dell'Ordine Nero

Alessandro Editore, 2004
(Francia, Les Phalanges de l'Ordre Noir, 1979)
 
Quarant'anni dopo lo scioglimento delle brigate nel 1938... Non si rivedevano da oltre quarant'anni... Ed eccoli di nuovo riuniti nella sala di un discreto locale... Quarant'anni sono molti, soprattutto in certi casi … E il risultato era più che altro una collezione di asmatici, di reumatici semi paralizzati, di vecchia carne mangiata dal colesterolo... Ma tutto sommato, non un mucchio di rimbambiti! Era gaia quella sera; ci sentivamo quasi ringiovaniti...”
(Jefferson B. Pritchard)
Pierre Christin ed Enki Bilal

Un paio di macchine e un autocarro avanzano con decisione verso Nieves, uno sperduto villaggio nella provincia d'Aragona. Giunto il convoglio nel villaggio, dai mezzi esce un gruppo di uomini armati e incazzati a dovere; catturano tutti i 72 abitanti (sindaco compreso) e li giustiziano senza alcuna pietà. Poi, con assoluta disinvoltura, cospargono il villaggio di carburante e a quel punto il fuoco fa il resto, riducendo Nieves in un mucchio di cenere.
Inizia così uno dei capolavori del fumetto francese; gli uomini (se tali si possono definire) responsabili di questo massacro formano un gruppo di estrema destra che si fa chiamare Le Falangi dell'Ordine Nero che dà il titolo a questo grande fumetto, magistralmente architettato dalle parole di Pierre Chistin e dai disegni di Enki Bilal.
Il massacro nel villaggio di Nieves: ferocia gratuita!
Una volta avuta notizia di questo massacro, Jefferson Pritchard cerca invano di far conoscere al mondo la notizia attraverso il giornale in cui lavora: “Tutto ciò è storia vecchia, che non riguarda più nessuno...” si vede rispondere dal direttore del giornale. E allora la cosa migliore da fare è mettere insieme i vecchi compagni di lotta (un tempo appartenenti alla Brigata Nazionalista) e fermare il gruppo di neofascisti. Certo è che dopo quarant'anni questi ex partigiani non sono al massimo della forma; chi lotta contro gli acciacchi, chi contro i chili di troppo o contro i reumatismi, ma la volontà e lo spirito di cambiare il mondo sono più vivi che mai. La loro tenacia li porta a girovagare per mezza Europa da Barcellona a Palermo, poi a Roma, Svizzera, Germania, Olanda e poi in Francia, viaggiando su mezzi di fortuna e cercando in tutti i modi di stanare i neofascisti.
Le Falangi dell'Ordine Nero non è un semplice fumetto di fantapolitica ma una grande riflessione sull'uomo e su quegli ideali per i quali si è pronti a sacrificarsi; una bella e profonda descrizione della vecchiaia, dei suoi limiti ma anche della sua voglia di riscatto. Ma soprattutto è una storia di uomini soli. Disposti a tutto pur di perseguire gli stessi ideali che un tempo misero a fuoco e fiamme la Spagna durante la guerra civile; desiderosi di rendere giustizia agli abitanti di Nieves massacrati senza pietà, ma in completa solitudine e ignorati da tutto il mondo (e dalla nuova sinistra) che sembra non interessarsi più a simili vicende.
Il gruppo di ex partigiani quarant'anni dopo: il peso degli anni si fa sentire.
Christin e Bilal mettono a disposizione tutto il loro talento per raccontare questa storia di eroi soli; vogliono dare a questi eroi una possibilità di sentirsi vivi continuando a lottare per un ideale anziché morire nella routine quotidiana in cui le loro vite sono affondate. E lo fanno magistralmente; Christin mette in scena una serie di personaggi ottimamente caratterizzati che Bilal riesce a riprodurre in maniera sorprendente: in ogni volto sembra di riconoscere le rughe, la sofferenza, la tensione emotiva di chi sta affrontando l'ultima battaglia. E l'artista francese qui dà completo sfoggio del suo talento visionario (che si amplierà nelle successive opere) curando la parte artistica in ogni minimo dettaglio: il segno è fresco e dinamico ma allo stesso tempo statico, soprattutto quando delinea le espressioni dei vari protagonisti, espressioni che sembrano richiamare le tonalità che l'artista francese usa per rappresentare lo scenario in cui si muove la storia; colori scuri (vari blu e grigi su tutti) permeano un cielo in cui sembra non esserci mai il sole ma sono indispensabili per dare quel tono cupo al racconto.
Un fumetto assolutamente imperdibile, oscuro e ossessivo e senza nessun tipo di morale; Christin e Bilal non sembrano schierarsi, ma sono più interessati a mettere in scena sia l'assurda violenza della falange neonazista che quella del gruppo di ex brigatisti di sinistra assetati di una vendetta che avrà il suo epilogo nel triste finale. Evocativo, da questo punto di vista, il periodo in cui si svolge la storia, quegli anni '70 che fecero da triste cornice alle più crude vicende terroristiche.
Un capolavoro da leggere e rileggere, che chiude in bellezza (insieme a Silenzio di Didier Comès) un decennio strepitoso per il fumetto francese, in cui autori rivoluzionari come Moebius e Philippe Druillet diedero il via (nella metà degli anni '70) alla loro creatività senza limiti fondando la mitica rivista Metal Hurlant; rivista in cui lo stesso Enki Bilal darà conferma del suo incredibile talento visionario affermandosi come una delle più grandi icone del fumetto europeo.
Il centro storico di Roma rivisto da Enki Bilal: precisione storica e grande talento artistico.

Curiosità

I colori della storia sono dello stesso Bilal e della moglie Patricia che si è occupata di colorare solo le scene d'interno usando tinte piatte.
Diversi i riferimenti da cogliere nel fumetto soprattutto nella parte ambientata in Italia; siamo negli anni di piombo e la scena in cui viene rapito un esponente del P.C.I. ricorda quella triste di Aldo Moro (comunque citata); nella scena ambientata in Sicilia alcuni dei brigatisti fanno visita a un noto boss della zona il cui nome, Don Calogero Virzi, ricorda quello di Don Calogero Vizzini capomafia della provincia di Caltanissetta.
Enki Bilal è nato a Belgrado da padre bosniaco e madre slovacca e si trasferì in Francia appena undicenne.
Oltre alla Falangi Bilal e Christin hanno realizzato altre opere a fumetti in coppia: Battuta di Caccia, La città che non esisteva, Il vascello di pietra, La crociera dei dimenticati e La stella dimenticata di Laurie Bloom, sempre con ottimi risultati.

Edizione Consigliata

Ottima come sempre quella di Alessandro Editore che rispecchia le modalità d'edizione del fumetto Francese.
A proposito della stampa a colori Bilal lamentava in un'intervista pubblicata sul n. 1 dell'edizione italiana della rivista Pilot: “Peccato che la stampa tenda a far sparire molti degli effetti ottenuti sugli originali. Per esempio, se si utilizzano due verdi per far risultare le pieghe su un vestito è molto probabile che la riproduzione non li distingua. È un errore: quando coloro mi diverto molto e non tengo conto della difficoltà di riproduzione...”
Per fortuna dalla prima pubblicazione dell'opera a oggi i progressi nel campo delle tecniche di stampa sono stati notevoli.

Altre edizioni

Chi ha i primi quattro numeri dell'edizione italiana della rivista Pilot potrà godersi la storia tra le vecchie pagine di questo glorioso magazine.
La Fabri/Dargaud pubblicò in un buon volume cartonato la storia di Christin e Bilal nel 1983. La storia fu ripresa anche dagli Editori del Grifo nella collana La nuova Mongolfiera.


A sinistra l'opera nell'edizione Fabri/Dargaud. A destra quella degli Editori del Grifo.

lunedì 3 marzo 2014

Gino D'Antonio: un GRANDE!


Uno degli aggettivi più usati per definire una personalità che ha fatto parlare di sé in un ambito specifico è GRANDE! Il grande Leonardo per esempio, oppure il grande Picasso, il grande Charlie Chaplin, il grande Moebius, insomma quante volte usiamo questa espressione per esaltare un artista o scrittore o regista che sia, che si è distinto grazie alla sua arte?! A volte però si fa un abuso di questo aggettivo. Quindi, in definitiva, un grande dev'essere di fatto tale, e tale deve essere definito senza mezzi termini; nello stesso tempo la parola grande non deve essere usata a sproposito per definire un bravissimo artista o un dotato scrittore.
Personalmente cerco di non abusare di questo aggettivo ma ahimè non sono perfetto: spesso ci casco anch'io, soprattutto quando parlo entusiasticamente di un determinato artista.
Recentemente, mentre mettevo ordine nella mia biblioteca, mi sono capitati tre vecchi libri della AMZ Editrice; tre romanzi illustrati per ragazzi di cui due portavano la firma di Gianni Padoan, uno dei migliori scrittori italiani del genere. Ma il vero tesoro di questi libri sono le illustrazioni; basta vederne una e si riconosce immediatamente l'inconfondibile tratto di Gino D'Antonio.
Ecco un autore per cui l'aggettivo grande è d'obbligo. Nel fumetto, per gli addetti ai lavori, il nome di Gino D'Antonio è irrimediabilmente legato alla sua opera più famosa, vale a dire l'imponente saga della Storia del West, una delle opere più belle e innovative di tutto il fumetto mondiale.
Ma D'Antonio fu molto di più della Storia del West. Come sceneggiatore fu eguagliato da pochi: scrisse L'uomo di Pechino disegnato da Renato Polese, L'uomo del Bengala disegnato dal grande (anche qui è d'obbligo) Guido Buzelli e L'uomo del deserto e L'uomo di Rangoon per i disegni di Fernando Tacconi, oltre a disegnare le sue storie L'uomo dello Zululand e il capolavoro bellico L'uomo di Iwo Jima. Creò personaggi belli e originali, come la saga western con toni da commedia Bella e Bronco (all'epoca non apprezzata dal pubblico), Mac lo straniero (disegnato da Tacconi), Susanna (disegnata da Tacconi e Polese) e una superba rivisitazione della seconda guerra mondiale, Uomini senza gloria, in gran parte disegnata dal fidato Fernando Tacconi; un'opera che narra la seconda guerra mondiale attraverso una serie di racconti avvincenti lontani anni luce dalla didattica Storia d'Italia a fumetti di Enzo Biagi. E molto altro ancora ha fatto D'Antonio e continuò a fare fino alla morte sopraggiunta nel dicembre del 2006.
Autodidatta, uomo di grande cultura, autore completo tra i più completi (mi si permetta il gioco di parole), profondo innovatore e dotato di un segno grafico geniale, D'Antonio era un fuoriclasse anche come illustratore.
Due giovani talenti: Gino D'Antonio e Renato Polese.
Le illustrazioni per questi tre romanzi rappresentano la piena conferma di quello che dico: l'autore milanese alterna pennino e matita, e grazie al suo tratto dinamico e fortemente espressivo crea delle splendide immagini; niente a che vedere con gran parte delle illustrazioni che spesso affollavano i libri di questo genere che riempivano gli scaffali delle poche librerie e cartolibrerie del periodo. E ancora una volta il grande maestro ha a che fare con la selvaggia America (nel romanzo Glory, Glory, Alleluja...! illustrando l'attivista per i diritti civili John Brown), con l'Italia durante la prima guerra mondiale (Un elmetto coperto di fango) e con il Pakistan raccontato nelle sue miserie (Una corsa verso l'ignoto).
Di seguito alcune illustrazioni tratte dai tre romanzi. Una piccola dimostrazione dell'eccezionale talento di Gino D'Antonio, autore geniale e vero maestro del fumetto mondiale.
Un grande, appunto.