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martedì 31 marzo 2015

Patrick Cothias e André Juillard – Le 7 vite dello sparviero - Enrico IV

Mondadori (collana "Historica" n. 6), 2013
Francia, Les sept vies de l'Épervier, 1983
In verità miei cari fratelli voi non siete altro che una banda d'ingenui di cui questo SANTO UOMO usa e abusa. Nei primi anni del cristianesimo, in Giudea e poi a Roma, la vostra religione proclamava l'uguaglianza fra gli uomini!... Ma la legge degli uomini divideva già il mondo in due caste... I PADRONI E GLI SCHIAVI!
(Lo Sparviero)

André Juillard Patrick Cothias
Mi viene una rabbia quando penso che un fumetto come Le 7 Vite dello Sparviero non goda, in Italia, di un'edizione definitiva, cioè di un bel volume che raccolga tutte le sette avventure. E che cavolo! Planeta De Agostini e Panini Comics hanno immesso sul mercato volumi che sembravano dizionari e che contengono in un unico tomo tutto un intero ciclo di un determinato personaggio, mi chiedo cosa costi racchiudere in un volume uno dei fumetti europei più belli di sempre.
Chi possiede i mitici 7 volumetti brossurati ultra sottili della Glénat (serie Le Avventure della storia) potrà rendersi conto che, messi l'uno accanto all'altro, formerebbero un volume grande poco più di un 'Texone'; sarebbe una cosa davvero gradita a chi ama il fumetto di alto livello e per chi fosse a caccia di grandi storie dall'arditezza narrativa e dall'accurata ricerca artistica.
Lo Sparviero, il misterioso giustiziere che si nasconde dietro una maschera rossa.
Recentemente, nella collana “Historica”, la Mondadori ha deciso di ripubblicare in due distinti volumi questo capolavoro della nona arte e direi che non potevamo sperare di più, almeno in Italia.
Patrick Cothias e André Juillard, nell'ormai lontano 1982, più di trent'anni fa quindi, riuscirono ad architettare una saga storica strepitosa, che conquistò una grossa fetta del pubblico francese e che, col passare degli anni, divenne un vero e proprio fumetto di culto in tutta Europa.
L'incipit iniziale è apparentemente semplice: la vicenda si svolge in Alvernia (Francia) all'inizio del 1600, quando una donna, nel gelido inverno di quelle terre, dà alla luce una bimba che protegge con il suo corpo fino alla morte. Verrà ritrovata morta dal marito, il barone Yvon de Troïl. Contemporaneamente un altro bambino viene al mondo e in situazioni più consone: è il figlio di Maria de' Medici ed Enrico IV, il futuro re di Francia, Luigi XIII.
Una delle prime tavola da La morte bianca: inizia la saga dello Sparviero.
Passano gli anni (otto per la precisione) e un misterioso giustiziere mascherato di rosso, Lo Sparviero, lotta strenuamente contro le classi nobili che opprimono la povera gente. Ariane, la bimba nata dalla moglie del barone de Troïl, è attratta dallo Sparviero e farà di tutto per scoprirne l'identità.
Come dicevo poc'anzi il lavoro dei due autori è strepitoso. Le trame ordite da Cothias sono sempre intriganti e i suoi personaggi hanno una caratterizzazione eccellente; lo sceneggiatore non lesina sulla descrizione della disumana esistenza della classe “elevata”, ricalcandone spesso la brutalità (come avviene nella sequenza in cui un soldato cerca di violentare una bambina) e cede alla tentazione (più che giusta) di lanciare più di una frecciatina all'ambiente ecclesiastico da cui emergono preti corrotti, che vivono nel vizio e nel lusso a discapito di un popolo ormai abbandonato alla sua miseria.
Juillard ci mette tutta la sua professionalità affinando e rendendo molto più espressivo un disegno il cui stile è “vittima” di una meticolosa perizia grafica; ma questa cura non impedisce all'artista di creare delle sequenze d'azione degne di un bel film (dettagli sanguinolenti compresi) e di riuscire a ricreare delle bellissime scenografie in cui il dettaglio risulta molto importante per il lettore.
La tipica meticolosità artistica di André Juillard.
Come ha osservato Luca Lorenzon nel suo bellissimo e dettagliato articolo dedicato al fumetto di Cothias e Juillard: "Les sept vies de l’Epervier ha saputo diventare qualcosa di più di una semplice saga a fumetti di successo. Quello che Cothias e Juillard hanno creato è un’epopea le cui stesse contraddizioni sono funzionali allo sviluppo del mito dello Sparviero. Il meccanismo prettamente feuilletonesco e centrifugo della serie è senz’altro la prima causa che viene alla mente quando ci si chiede il perché di tanto seguito e di tanto successo, ma alla base del fenomeno che ci spinge a non staccare gli occhi dalle tavole di Juillard e a chiederci “adesso cosa succederà?” quando un ciclo è concluso ci sono anche altri fattori.
A percorrere le tavole in cui compaiono Ariane e gli altri c’è un pesante senso di predestinazione e alcuni riferimenti saggiamente dosati portano spontaneamente il lettore ad arrovellarsi sui loro possibili significati reconditi anche quando forse non ce ne sono…"
Le sette vite dello Sparviero resta un'opera che, al di là dell'accuratezza storica e grafica, rappresenta un riuscitissimo mix dei generi più cari al fumetto: l'avventura predomina, ma non sono da meno il mistery, l'erotismo, la tragedia e l'ironia che spesso alleggerisce il contesto violento descritto dai due autori.
E la bellezza di questo lavoro, uscito in Francia oltre trent'anni fa, tutt'oggi non ha perso un briciolo della sua incredibile forza artistica e descrittiva.
I vizi e le lussurie di Re Enrico IV.

Curiosità

La prima apparizione della saga in Italia risale al 1984 sulle pagine della bella rivista Orient Express (OE n. 24, 25, 27 e 28).
Le sette vite dello Sparviero rappresenta una sorta di prequel di Masquerouge fumetto realizzato ancora una volta dalla coppia Cothies – Juillard.
Per un'esaustivo resoconto della serie, vi rimando all'ottimo post Les7 Vies de l'Épervier – A caccia di Sparvieri di Luca Lorenzon, curatore del blog Cosa sono le nuvole.

Edizione Consigliata

Questo primo volume della collana “Historica” comprende le prime quattro (delle sette) storie: La morte bianca, Il tempo dei cani, L'albero della cuccagna e Hyronimus. Grande formato, cartonato e stampa a colori. Naturalmente sarebbe sciocco non procurarsi il secondo volume della collana, Le sette vite delle sparviero – Luigi XIII (collana “Historica” n. 9), che comprende i restanti tre episodi: Il signore degli uccelli, La parte del diavolo e Il segno del condor.
La cover del secondo volume pubblicato da Mondadori all'interno della collana "Historica". 

Altre edizioni

Sicuramente di prim'ordine è quella della Lizard, che ha suddiviso in sette volumi brossurati e di grande formato le serie di Cothias e Juillard. All'inizio degli anni '90 la Glénat Italia pubblicò le serie (sempre suddivisa in sette volumi) nella collana Le grandi avventure della storia.
Da sinistra: il quarto volume, Hyronimus, della collana "Le avventure delle storia" e l'edizione cartonata della prima avventura, La morte bianca, realizzata da Lizard. 




domenica 15 marzo 2015

Il gusto degli altri n. 15

Nicola Mari

Una bellissima foto di Nicola Mari nel suo studio.

L'uscita del numero 1 di Nathan Never, nel giugno del 1991, fu un evento senza precedenti nel panorama del fumetto italiano; 250.000 copie vendute, record, credo, tutt'ora imbattuto per un personaggio della Sergio Bonelli Editore. Nathan Never fu anche una buona fucina di nuovi talenti artistici, ma il numero 7, La zona proibita (seguito da Uomini ombra), segnava l'esordio di un disegnatore insolito per il "panorama bonelliano": Nicola Mari. L'artista, allora ventiquattrenne, dimostrava già un talento eccezionale e la cosa interessante è che questo talento cresceva di albo in albo. 
Due stili a confronto: a sinistra una tavola tratta da Nathan Never n. 18 L'abisso delle memorie (1992). A destra: tavola tratta da Trash Island (2013) una recente storia di Dylan Dog (n. 328).

Il suo stile iniziale era debitore all'arte di Mike Mignola, ma l'artista ferrarese riuscì a distaccarsene quasi subito; Mari non imitava lo stile di Mignola, ma, intelligentemente, lo reinterpretava, così come Mignola aveva reinterpretato lo stile di Jack Kirby e Alex Toth. Già nella splendida storia doppia L'abisso delle memorie - L'undicesimo comandamento (NN n. 18 e 19), in cui si narra il passato di Nathan, Mari diede prova della sua abilità che non accennava a stabilizzarsi, ma continuava ad evolversi con un'incredibile velocità. Ed ecco quindi le prodezze artistiche di storie come I figli della notte (NN. n. 38) e lo splendido La biblioteca di Babele (NN. n. 50), in cui Mari ormai ha acquisito uno stile personalissimo, fino ad arrivare al 1996, anno del suo esordio sulle pagine di Dylan Dog con la storia Phoenix scritta da Tiziano Sclavi
Evoluzione di uno stile: tavola tratta da La giovinezza di Nathan Never. Lo stile di Nicola Mari è sempre più ricercato e azzardato. L'uso del bianco e nero esalta notevolmente l'espressività del suo segno. 
Sono passati solo 5 anni dal suo esordio in Bonelli eppure sembra che Mari abbia alle spalle una carriera ventennale; lo stile è ancora più personale, ardito, azzardato per un fumetto popolare, anche se stiamo parlando di Dylan Dog. Il suo segno è nuovo, fortemente espressivo e l'uso del bianco e nero è strepitoso. Ovviamente un simile stile non può che dividere i lettori, abituati a un disegno molto più classico e concreto, di facile immediatezza; eppure Mari non si accontenta e continua la sua personale ricerca; nel 2000 esce Il sorriso dell'oscura signora in cui Nicola (dopo aver realizzato 80 tavole con il suo stile dalla fortissima personalità) ridisegna la storia dando inizio ad una nuova fase artistica della sua carriera, che andrà avanti fino al recente Spazio Profondo storia in cui avviene il restyling di Dylan Dog.
Nathan Never in un'illustrazione del 1994 e Dylan Dog in una recente illustrazione. 
Nicola Mari è un artista che non ha mai voluto smettere di sperimentare, di cercare soluzioni grafiche nuove. E' uno di quegli artisti che "trama" in mezzo alle luci e alle ombre del suo ambiente di lavoro; conosce bene i grandi maestri, li ha sempre studiati, dimostrando intelligentemente di non fare "quello che avevano fatto loro", ma di fare "come avevano fatto loro"
Il suo modo di disegnare i personaggi, i loro corpi, le mani (bellissime), le varie parti del volto, lo rendono uno dei pochissimi disegnatori italiani che possa vantare uno stile personale. 
La personalità ha da sempre contraddistinto la sua arte.
Bellissimo sketch da Il principe di Persia (collana Le Storie, Sergio Bonelli Editore).


I gusti di Nicola Mari



1 - L' alba dei morti viventi (Dylan Dog)
di Tiziano Sclavi e Angelo Stano


"Il genio di Tiziano Sclavi annulla la distanza tra fumetto d'autore e fumetto popolare, è la rivoluzione del fumetto italiano."

2 - Jeremiah di Hermann
3 - Gotham by Gaslight di Brian Augustin e Mike Mignola
4 - Black Jack di Osamu Tezuka
5 - The long tomorrow di Moebius
6 - Torpedo di E. S. Abulí e J. Bernet
7 - Visione d'inferno di Hideshi Hino
8 - Lo sconosciuto di Magnus
9 - Batman: The Killing Joke di Alan Moore e Brian Bolland
10 - The dark knight returns di Frank Miller

Per conoscere meglio il lavoro di Nicola visitate la sua pagina Facebook.

Il suo lavoro più bello: 
La biblioteca di Babele (Nathan Never)


Dico subito che avrei potuto scegliere Il sorriso dell'oscura signora. Tuttavia sono fermamente convinto (da lettore e artista che segue Nicola Mari fin dal suo esordio) che in questa storia i disegni di Mari hanno toccato un livello d'espressività artistica davvero eccelsa: le inquadrature sono ardite, i personaggi caratterizzati molto bene (soprattutto July Frayn, assassina allo stesso tempo spietata e sensuale ), e il gioco di luci e ombre dà un sapore malinconico a tutta la storia. 

lunedì 9 marzo 2015

300: Noel Sickles – Scorchy Smith

IDW Publisging, 2008
(USA, Scorchy Smith, 1934)
L'impressionismo è la sostituzione dell'apparenza delle cose, con la loro rappresentazione basata unicamente sulla conoscenza della loro struttura. Consideriamo, ad esempio, un ponte in travi di ferro: un artista della vecchia scuola, conoscendone la rigida forma, avrebbe preso nota di tutti i suoi parallelismi, avrebbe contato tutti i rivetti e li avrebbe disegnati uno per uno con estrema cura. Nella realtà, comunque, la luce e l'atmosfera giocano qualche scherzo con le forme, e l'occhio spesso vede qualcosa che non è possibile ridurre ad un rigido schema geometrico. Sickles avrebbe visto nel ponte un insieme di ben precisate ombre, avrebbe colto l'essenza di questi rivetti semplicemente rappresentando con minuscoli colpi di pennello le loro ombre allungate dalla luce radente e tutto questo con un uso così sapiente del nero da conferire alla scena un realismo mai visto prima.”
(Coulton Waugh, fumettista e studioso del fumetto americano)

Un giovane Noel Sickles al suo tavolo di lavoro. 
La nostra categoria non lascia impronte così pesanti da essere ricordati.” diceva il compianto Sergio Bonelli parlando dei grandi artisti oggi completamente dimenticati.
Fatto sta che il mondo dei comics è davvero strano; è fatto di decine di migliaia di personaggi, autori, lettori.
Ed è strano perché è fatto di personaggi sconosciuti, realizzati da autori sconosciuti alla maggior parte dei lettori. Nulla di sensazionale fin qui, se non per il fatto che a volte qualcuno di questi autori è entrato nel mondo dei comics apportando qualche “piccola” innovazione e, senza troppo rumore, se n'è andato proseguendo per altre strade.
Ci sono poi, al contrario, autori che al fumetto hanno dato non poco e che si godono (o si sono goduti) la meritata fama: Alex Raymond, Milton Caniff, Charles Schulz, Stan Lee, Moebius, Hugo Pratt, FrankMiller; autori molto famosi al grande pubblico.
Poi c'è un'altra categoria di innovatori, che non ha nulla da invidiare ai nomi precedentemente elencati ma che non ha goduto della stessa fama (se non tra i pochi addetti ai lavori): Gianni de Luca, DinoBattaglia e Gino D'Antonio tanto per fare i nomi di tre grandissimi di casa nostra. Ma se vogliamo anche un genio come Alberto Breccia non è conosciuto dalle nuove generazioni.
Allora forse ha ragione Sergio Bonelli quando afferma che una categoria come il fumetto non lascia particolari impronte? Sinceramente non lo so.
Quello che so è che tanti maestri che tutt'oggi possono insegnarci qualcosa, rischiano seriamente l'estinzione nella memoria delle generazioni a venire.
Non azzardo quando dico che per la maggior parte del pubblico italiano (ma anche internazionale) il nome di Noel Sickles appartiene alla categoria degli estinti. E che forse sarebbe ora di riscoprire questo grande artista a cui il fumetto (soprattutto di genere avventuroso) deve molto. Anzi, azzardiamo ancor di più dicendo che gli deve almeno tre elementi fondamentali, ripresi poi da ogni autore successivo: sintesi grafica, uso del bianco e nero e ritmo cinematografico.
Una sequenza di strip in cui emerge l'abilità di Sickles: i retini delineano il paesaggio, le ombre, gli oggetti le figure. L'azione non è mai statica, le inquadrature sono dinamiche e con una profondità di campo eccezionale. 
Se guardiamo le prime strip di genere avventuroso, e soprattutto i due autori migliori del genere, Hal Foster e Alex Raymond, possiamo notare un disegno di grande qualità, sicuramente eccelso ed espressivo. Eppure mancava qualcosa, soprattutto nel racconto che risentiva parecchio dell'assenza di quell'approccio quasi cinematografico che distingue il fumetto dall'illustrazione.
Sickles, invece, riuscì a far “decollare” il fumetto verso orizzonti del tutto nuovi (scusate la retorica ma è così); come dicevo l'artista fu il primo a introdurre la sintesi artistica nel fumetto, quella stessa sintesi che influenzerà in maniera determinante artisti come Alex Toth e Hugo Pratt. Tutti coetanei di Sickles e tutti debitori verso il suo modo di intendere la strip. E pensate a Milton Caniff che, nonostante fosse di qualche anno più grande dell'amico Noel, fu profondamente influenzato dalla sua sintesi, ma anche dalla capacità di Sickles nell'uso dei neri, di creare quei contrasti di luce di cui Caniff, Toth e Breccia diventeranno maestri indiscussi.
Noel Sickles aveva un talento invidiabile nell'uso del bianco e nero: in questa sequenza vi è l'incredibile talento di un artista che aveva intuito tutte le grandi potenzialità del fumetto. 
Tutte innovazioni visibili nella strip Scorchy Smith, persoanggio creato da John Terry che Sickles ereditò dopo la morte del suo autore; per circa tre anni l'artista disegnerà la strip, incentrata su avventure di tipo aviatorio, dapprima imitando lo stile di Terry (sicuramente su richiesta degli editor) abbandonandolo via via per iniziare a sperimentare e imprimere tutte le varie innovazioni prima descritte. Sfogliando lo splendido volume che racchiude tutte le strip di Scorchy Smith, si ha modo di vedere l'evoluzione del segno di Sickles, la sua sintesi, il gioco di luci e ombre che sfocia in quel meraviglioso uso dei retini che spesso si sostituiscono al segno per delineare i personaggi o gli oggetti; davvero splendide le strip ambientate sulla neve (11 dicembre 1935 – 3 febbraio 1936) con i retini che si “sposano” alla perfezione con le pennellate dell'artista. Ogni vignetta sembra spianare la strada al fumetto degli anni a venire: i retini di Toth, il tratteggio di Micheluzzi, le pennellate di Caniff e Pratt, le sequenze aeree che non hanno niente da invidiare al Dan Cooper di Albert Weinberg. Tutto in soli tre anni di strip a fumetti; dopo di che Noel Sickles si dedicherà all'illustrazione con risultati che non hanno niente da invidiare ad artisti del calibro di Norman Rockwell e Al Dorne. Ma quello che Sickles fece nel brevissimo tempo passato a disegnare Scorchy Smith fu “creare una forte scossa sismica nel paesaggio dell'arte commerciale...” per usare le parole di Jim Steranko che, nella sua esaustiva introduzione al volume consigliato, definisce Sickles “l'uomo invisibile del fumetto, un fantasma, poco più di un'eco per il pubblico di oggi.”
Un ragazzo di 24 anni, tra il 1934 e il 1936, con le sue innovazioni grafiche e visive dava al mondo dei comics un contributo imprescindibile. Ed a malapena il suo nome viene ricordato.
Ve l'ho detto: il mondo dei comics è davvero strano.

Lo splendido uso dei retini di Noel Sickles.


Curiosità

La carriera di Sickles iniziò come vignettista politico: in quel periodo conobbe Milton Caniff con cui divise lo studio; lo stesso cartoonis ammise di essere stato influenzato non poco dal lavoro del suo amico sulle strip di Scorchy Smith e questa influenza è palese nella sua striscia Terry and the pirates. Lo stesso Sickles realizzò alcune sequenze a matita per il personaggio di Caniff e quest'ultimo curò in qualche occasione il testo della strip di Scorchy Smith.
Dopo l'abbandono di Sickles, la striscia venne continuata da Bert Christman.
Noel Sickles morì nel 1982. L'anno dopo venne inserito nella “Society of Illustrators Hall of Fame”. Ma non compare, vergognosamente oserei dire, nella "Will Eisner Hall of Fame".
Il tratteggio di Sickles contrapposto all'uso del nero netto, fonte d'ispirazione per molti grandi artisti futuri.

Edizione consigliata

In una parola: perfetta. Non credo che cambierei alcunché di questa splendida edizione realizzata dalla IDW Publishing: edizione cartonata in tela, con rilegatura in filo refe e sovracopertina plastificata a colori; quasi 400 pagine di cui le prime 140 pagine corredate da illustrazioni, sketch, studi a matita che lasciano davvero a bocca aperta, e una seconda parte in cui vengono raccolte tutte le strisce di Scorcky Smith realizzate da Sickles, comprese le prime dieci del suo successore, Bert Christman e le prime del suo predecessore John Terry.
Prefazione di Dean Mullaney. Introduzione di Jim Steranko. Il volume fa parte della collana “The Library of American Comics” ed è, ovviamente, in lingua inglese. Arduo sperare in un'edizione italiana.

Altre edizioni


Nessuna in italiano. Tuttavia negli anni '70 la Nostalgia Press pubblicò due edizioni che raccoglievano (in maniera incompleta) le avventure di Scorchy Smith.

Le due cover dell'edizione a cura della Nostalgia Press. 



lunedì 2 marzo 2015

300: Guido Crepax – Justine


Olympia Press Italia, 1979
(Italia, Justine, 1979)
Servire... Signore... Non chiedo che questo...”
I servizi di una bambina pari vostra sono poco utili! Non avete ne l'età ne il fisico... Ma potete, mostrando un rigore meno ridicolo, ottenere una sorte migliore assecondando i desideri dei libertini... Comprendete?”
Dunque non esiste più un po' di benevolenza tra gli uomini?”
Per quanto ne so assai poca... I piaceri della bontà non sono altro che le voluttà dell'orgoglio!”
(Dialogo tra Justine e Dubourg)

Guido Crepax al lavoro.
L'erotismo, come lo concepisce Guido Crepax, forse non lo concepisce nessuno. Perché nessuno è riuscito ad arrivare ai suoi livelli. E quando parliamo di Crepax possiamo tranquillamente farlo su larga scala e non solo a livello nazionale, perché di fatto l'autore milanese è stato un vero e proprio innovatore del fumetto erotico e del fumetto in genere. Fin dai suoi esordi nella grafica pubblicitaria e come copertinista di riviste, egli si avvalse di uno stile assolutamente nuovo. Poi arrivò la rivista Linus e su questa fece il suo debutto il suo personaggio più famoso, Valentina; fu così che Crepax raggiunse una popolarità internazionale, soprattutto grazie alle continue evoluzioni grafiche che l'autore era solito apportare negli anni. Dal punto di vista visivo e narrativo, era un artista completamente libero e il suo stile era estremamente ricercato così come la composizione delle sue tavole; per lui ogni dettaglio, anche quello ritenuto insignificante in qualsiasi altro fumetto, era estremamente importante, e difatti è proprio grazie ai dettagli che Crepax trasmetteva al lettore lo stato emotivo dei suoi personaggi.
E i personaggi di Crepax non si dimenticano, anche quelli meno noti come Bianca e Anita.
Un bel primo piano di Justine
Ma Guido Crepax era anche un uomo molto colto. Una cultura, la sua, che era possibile percepire nelle storie di Valentina, nelle citazioni intellettuali di cui i suoi fumetti sono disseminate. E questo suo gusto per la cultura non poteva non renderlo particolarmente sensibile alle maggiori opere letterarie che ben si sarebbero adattate al suo stile; ecco quindi che dalla sua matita nascono gli adattamenti di opere come I viaggi di Gulliver di Jonathan Swift, Dracula di Bram Stoker e altri prodotti della letteratura gotica di Edgar Allan Poe, da cui Crepax era molto affascinato.
Non solo, da maestro indiscusso del fumetto erotico, Crepax non poteva non cimentarsi con le opere più trasgressive e scabrose della letteratura erotica. Da Venere in visone di Leopold Sacher-Masoch a Emanuelle di Emanuelle Arsan, dalla saga dell'Histoire d'O di Pauline Réage alle opere del Marchese de Sade. Ed proprio da quest'ultimo che Crepax trae la sua opera più bella e complessa.
Adattando il romanzo di Sade, Justine, l'autore realizza quello che per molti è il suo capolavoro artistico; un fumetto imponente e complesso, raffinato e ricercato in ogni tavola e in ogni vignetta.
Nelle tavole di Justine il gusto estetico di Crepax, l'amore per i dettagli e per il corpo femminile raggiungono il loro massimo livello. E la trasposizione del mondo di Sade non poteva trovare nell'arte di Guido Grepax un miglior alleato. Perché è proprio la sua grande attenzione per ogni singolo dettaglio a fare di ogni tavola di Justine un grande lavoro compositivo. Differentemente dai suoi altri lavori, in Justine Crepax grande importanza agli ambienti e li fotografa con delle inquadrature per lui abbastanza inusuali; le tavole a tutta pagina (in cui la protagonista viene ripresa dall'alto, mentre cammina verso il convento, o quando è sofferente per le sevizie in mezzo alla boscaglia) sono di una bellezza visiva da togliere il fiato, così come assolutamente strabilianti sono le tavole in cui Crepax “denuda” la tavola della classica gabbia, per lasciar libera la sua capacità compositiva.
Una delle splendide tavole di Crepax.
Ma non è solo l'originale capacità grafica a fare di
Justine un capolavoro del fumetto erotico; c'è anche la capacità del Crepax narratore, capace di far immedesimare il lettore in quello spirito morboso e sadico, catturando perfettamente la filosofia di Sade. I dialoghi non sono mai pesanti e il fumetto, per la maggior parte dell'opera, mostra le brutalità subite da Justine: ogni sequenza riporta dettagli scabrosi che Crepax mostra senza cadere mai nella banalità e questo perché l'artista ha sempre sfoderato, per ogni sua opera, un talento visivo eccezionale, che ha sempre mantenuto ad un livello altissimo per gran parte della sua carriera, cedendo solo verso la fine. Ma non conta; quello che conta veramente è il lavoro di un autore che ha dato un contributo fondamentale al fumetto erotico (e non), sempre un passo avanti rispetto ai suoi colleghi e sempre pronto a stupire con le sue innovazioni grafiche.
E Justine è il vertice artistico di un autore unico e imprescindibile.
Lo stile grafico di Crepax rappresenta una personalissima distorsione della realtà. 

Curiosità

Il fumetto è tratto dal libro Justine o le disavventure della virtù seconda versione del libro originario, intitolato Justine le sventure della virtù, scritto dal conte Donatien-Alphonse-François de Sade (più noto come Marchese de Sade). La terza versione del romanzo, La nuova Justine, ovvero le sciagure della virtù, fu quella definitiva.

Edizione consigliata

Splendida l'edizione della Olympia Press che presenta l'opera di Crepax in grande formato, con cover in tela cartonata e stampa su carta di ottima qualità e grammatura pesante. Precedono il fumetto lo splendido saggio dello scrittore Guido Piovene, Il demone della coerenza, dedicato al romanzo di Sade e la presentazione di Virginia Finzi Ghisi.

Altre edizioni

Sicuramente quella della ES pubblicata nel 2000 nella collana Ars Amandi. Recentissima invece quella della Mondadori nella collana Guido Crepax - erotica vol.4: Justine - la lezione di de Sade. Anche la Blue Press realizzò delle edizioni economiche di Justine: la prima nel 1993 in un unico volume, Justine – Opera integrale e la seconda, presumo più recente, divisa in due volumi.
Le varie edizioni di Justine. Da sinistra: quella della ES, la più economica realizzata dalla Blue Press e quella recente pubblicata dalla Mondadori