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giovedì 1 maggio 2014

Tu che c'hai preso il cuor: la sublime arte di Luca Vannini


A distanza di quasi un anno dal post che ho dedicato a Luca Vannini, continuo a domandarmi sempre la stessa cosa: che fine ha fatto questo artista così misterioso e prodigioso?
Me lo continuo a domandare perché è davvero incredibile avere un simile talento in Italia e non poterne ammirare l'arte.
Grazie al post a lui dedicato, nel quale includo tra i 300 libri per realizzare unabiblioteca essenziale del fumetto la sua unica opera come autore completo, Tu che m'hai preso il cuor, mi è arrivato qualche messaggio di persone che l'hanno conosciuto.
Al di là di quello che si vocifera in giro (che abbia fatto incavolare Sergio Bonelli per dei disegni in pose sexy di Julia e per questo allontanato), chi ama il fumetto fatto bene non può che sperare in una rivincita di Luca Vannini.
Maria commenta il mio post dicendo: “Io so che fine ha fatto Luca Vannini, autentico geniale autore di alcune tra le tavole più belle del fumetto italiano e di questa splendida opera unica. Luca ha lasciato perché stanco di un mondo che umilia la creatività e costringe gli artisti a fare gli operai (con tutto il rispetto per gli operai ma l'arte è altro).
In effetti la tesi più diffusa, secondo la quale Vannini abbia lasciato il fumetto perché stanco di vedere la sua creatività a freno, regge abbastanza; considerando la sua opera prima come autore completo e quella serie di splendide illustrazioni con cui Vannini omaggia personaggi come Tex e Ken Parker, la cosa che risalta maggiormente è proprio la creatività. Vannini sembra un cane sciolto del fumetto: privo di museruola e guinzaglio è capace di cose, come dire, dell'altro mondo; ma non appena gli viene messo il collare la sua creatività viene meno.
Creatività che viene mostrata da Luca Vannini fin dal liceo, come ricorda un suo ex compagno di classe Luigi: “Ho fatto il liceo artistico con Vannini, stessa classe (nel senso di studenti)... Un genio assoluto, all'epoca ritrattista eccezionale, due schizzi e via... e tutti a bocca aperta. Tra i nostri professori, c'era Goffredo Godi definito l'ultimo paesaggista italiano recentemente scomparso a cui portò una tigre fatta col fil di ferro... perfetta!”
Se un ragazzino liceale era capace di stupire un artista come Goffredo Godi... allora il talento del giovane Vannini era già fin troppo evidente.
Continuando a seguire le tracce del geniale artista romano, abbiamo Giuseppe che ci dice di aver lavorato con Vannini: “Forse sono stato l'ultimo a lavorare per un fumetto con Vannini, intorno al 2004 mi pare.
Lui disegnò una storia scritta da me per i Teatri di Reggio Emilia.
I disegni erano di gran lunga migliori del testo.”
Il talento di Luca Vannini è davvero unico comunque.
Nato nel 1961, frequenta il liceo artistico e verso la metà degli anni '80 inizia a lavorare nel mondo del fumetto presso lo studio del grande Dino Leonetti, creatore della mitica Maghella (e mio insegnante alla Scuola Internazionale di Comics, anno 1991). Lavora anche per il settimanale Skorpio (Eura Editoriale) e per la rivista Nero (Granata Press).
Nel 1994 esce il primo numero di Billi Band creato da Giuseppe De Nardo di cui Vannini realizza, se ben ricordo, il primo numero e le cover iniziali. Da qui già s'intravede la sintesi e il tratto dinamico che caratterizzeranno il suo lavoro futuro.
Nel 1998 disegna le prime 56 tavole dell'ultima storia di Ken Parker, Faccia di Rame, e si dedica alla creazione grafica del personaggio di Julia ideato da Giancarlo Berardi.
Di Julia, Vannini realizzerà il primo numero, Gli occhi dell'abisso e il numero 18, Tornando a casa, in tandem con Laura Zuccheri.
Dopo di che finisce la collaborazione di Luca Vannini con la Sergio Bonelli Editore e le ragioni sembrano essere molteplici. Secondo alcune voci, di cui ho già detto, la causa della rottura con Bonelli sono state le immagini osé di Julia; altre voci antepongono il suo difficile rapporto con Giancarlo Berardi.
Fatto sta che Vannini non disegna più per la Sergio Bonelli Editore. Nel 2001 la casa editrice Montego pubblica una sua storia dal titolo Tu che m'hai preso il cuor, piccolo gioiello in cui il talento di Luca Vannini lascia letteralmente a bocca aperta. La sua sintesi e il suo segno veloce e dinamico ne fanno uno degli artisti più talentuosi al mondo; insomma miscelate la sintesi di Alex Toth, la narrazione di Ivo Milazzo e il bianco e nero di Jorge Zaffino ed ecco Luca Vannini, molto stimato anche dai suoi stessi colleghi come il bravissimo Roberto Zaghi (disegnatore di Julia) che dice: “So che di disegnatori del suo livello c'è un grande bisogno, perché sono pochissimi al mondo!”
E Roberto ha ragione, perché di artisti come Vannini, con una capacità innata di raccontare attraverso le immagini, oggi nel panorama del fumetto italiano e internazionale ce ne davvero bisogno.
Restiamo in attesa di un suo grande ritorno, ma se così non dovesse essere per pura scelta di vita o altro, Luca Vannini ha già dimostrato ampiamente il suo illimitato talento.

Non vi resta che osservare... e ammirare.

Autoritratto di Luca Vannini


Billi Band (1994)




Julia (1998-2000)







Tu che m'hai preso il cuor (2001)




Ken Parker 


















Tex Willer
















Sketch





Erotic Art








martedì 29 aprile 2014

300: J. D. Canales e J. Guarnido – Arctic Nation (Blacksad)


Rizzoli-Lizard, 2003
(Francia/Spagna, Artic Nation, 2003)


"...Non sempre abbiamo l'onore e la fortuna di parlare d'un fumetto così elegante... Come disegnatore posso dire che ne ho la vista appagata, e vi garantisco che mi fa molto piacere..."
(Règis Loisel a proposito dei disegni di Juanjo Guarnido).
J. D. Canales e J. Guarnido.

È giusto che un nuovo millennio (l'inizio del 2000) venga inaugurato col botto. Sotto tutti i punti di vista e in qualsiasi campo artistico o scientifico che sia. Il fumetto (soprattutto quello italiano) alle soglie del 2000 non è che stesse producendo chissà quali perle per il nostro palato esigente, tanto che la nostalgia di un periodo florido come gli anni '80 si faceva sentire con sempre più forza.
Tanto più che con l'invasione/moda delle “Graphic novel” molti autori hanno dato vita a sperimentazioni artistiche non sempre all'altezza della parola 'arte'. Se poi ci mettiamo autobiografismi e varie storie quotidiane...Insomma diciamocela tutta: ci mancava (e forse ci manca tutt'ora) il gesto di aprire un albo a fumetti e vedere le prodezze artistiche di un Magnus, un Pazienza o di un Dino Battaglia; artisti che raccontavano con la forza delle loro immagini e che spesso ci lasciavano basiti. E poi ci mancavano (e ci mancano) anche quelle belle storie avventurose, piene di azione, giallo e mistero che non abbiano per protagonista unicamente un super eroe.
Quando verso la fine del 2000 uscì il primo volume di Blacksad fu come sentire quella forza avventurosa che molti eroi dei fumetti ci avevano regalato. E la forza questa volta era quasi completamente nelle matite e nei colori di un giovane artista trentatreenne le cui tavole avevano qualcosa di veramente sorprendente.
 Gioco di sguardi ed espressioni, una delle molte abilità artistiche di Guarnido
I disegni di Juanjo Guarnido una volta visti non si dimenticano più. Ma forse sbaglio a chiamarli semplicemente disegni perché ogni vignetta di ogni tavola di ogni volume di Blacksad rappresenta un vero, concedetemi il termine, orgasmo artistico. Se poi ci unite una bella, classica storia poliziesca con evidenti richiami alla letteratura hardboiled di Dashiell Hammett, allora state certi che vi troverete tra le mani qualcosa che vale davvero la pena leggere e soprattutto guardare. Spalancando gli occhi per lo stupore; perché di fronte a tanta grazia artistica gli occhi rimangono sbarrati. Le tavole di Guarnido sembrano un puzzle dove ogni cosa è al suo posto; a cominciare dalla città in cui sono ambientate le storie: New York negli anni '50. Ogni tassello è al suo posto: le strade con le auto, gli alberi, i lampioni, i palazzi con le loro finestre, gli oggetti, dai più imponenti a quelli meno insignificanti. E soprattutto la grande varietà di personaggi che si trovano all'interno di questa saga. Perché in effetti mi stavo quasi dimenticando di dirvi che tutti i personaggi sono animali antropomorfi; è questo ha permesso a un artista come Guarnido (che vanta una decorosa carriera nel cinema d'animazione) di dimostrare la sua incredibile padronanza del mezzo fumetto con una serie di caratterizzazioni che, lasciatemi essere prolisso di complimenti, sono davvero quanto di meglio ci si aspetti da uno che fa il mestiere del fumettaro. Se nel primo volume di Blacksad, Da qualche parte nelle ombre, il talento di Guarnido era già spaventoso a discapito della storia dello sceneggiatore Juan Dìaz Canales, buona ma dall'impianto classico, è con la seconda avventura, Arctic Nation, che la storia subisce un notevole salto di qualità e i disegni arrivano a essere a dir poco sublimi; la trama diventa più intricata e riesce a trasmettere il difficile clima di malessere che dominava in un paese post seconda guerra mondiale. Nella tensione razziale (che dilaga fortemente) si muove il nostro protagonista, il detective privato John Blacksade (che nel fumetto è rappresentato con il volto di un gatto nero) chiamato a investigare su un anonimo rapimento di una bambina di cui neanche la madre ha denunciato la scomparsa; tra sette segrete (un'organizzazione razzista sulla falsariga del Ku Klux Klan chiamata appunto Arctic Nation), intrighi, misteri, e azione, il caparbio detective giungerà a delle verità amare e scottanti, in perfetta linea con la crime story tosta e violenta.
Tavole da Artic Nation: due magistrali esempi della sublime arte di Juanjo Guarnido

E come dicevo Guarnido supera se stesso con una galleria di personaggi davvero unici: per i bianchi gli autori scelgono animali come le volpi bianche, gli orsi polari o le tigri bianche; al contrario per rappresentare la razza nera vi sono cavalli, tori, cani e altri animali. Indimenticabili sono allo stesso modo i personaggi della bambina rapita, della bellissima Dinah e del ladruncolo Lukas genialmente rappresentato con le sembianze di una gazza ladra.
Un'opera e una saga assolutamente imperdibili. Chi ha voglia di regalare ai propri occhi delle perle artistiche non deve far altro che sfogliare l'intera opera di Blacksad; davanti ad ogni vignetta rimarrete stupiti dall'incredibile minuziosità artistica capace di cogliere a fondo ogni dettaglio, dalla rigorosa ricerca storica che non rallenta mai il ritmo e l'andamento della storia.
Con questo personaggio, Juan Dìaz Canales ci ha riportato indietro nel tempo con una storia classica ma grintosa; Juanjo Guarnido... beh c'è bisogno d'aggiungere altro? Del resto come già scritto in altri post di 300, gli artisti che hanno lavorato nel campo del disegno animato hanno una marcia in più.
E di marce l'artista spagnolo ne ha davvero tante.
Il protagonista con la bella Dinah

Curiosità

Entrambi gli autori, prima di Blacksad, lavoravano nel cinema d'animazione presso uno studio di Madrid. Lì si sono incontrati e Canales ha proposto a Guanido di lavorare al progetto di Blacksad.
Guanido lavora nel campo dell'animazione presso gli studi Disney in Francia; ha collaborato al film animato Tarzan, nelle vesti di animatore capo, creando il personaggio di Sabor.
Gli altri volumi di Blacksad sono (in ordine cronologico): Da qualche parte fra le ombre, Anima Rossa, L'inferno, il silenzio e il recente Amarillo.

Edizione consigliata

Al momento l'unica in Italia; formato cartonato, buona qualità di stampa, insomma rende abbastanza giustizia ai disegni di Guarnido.

Altre edizioni

Nessuna al momento; ma, cosa alquanto inusuale, la Rizzoli-Lizard ha reso disponibile i volumi nei formati digitali eBookReader e iPad, fermo restando che consiglio vivamente l'acquisto di tutti i volumi pubblicati finora da Rizzoli-Lizard. Inoltre, sempre dallo stesso editore, vale la pena l'acquisto del volume dedicato al dietro le quinte della realizzazione di Blacksad: Making of Blacksad, i retroscena dell'inchiesta, pieno zeppo di sketch, studi preparatori in bianco e nero ed a colori con in più interviste ai due autori.

I quattro volumi della saga di Blacksad e il volume dedicato al making of.



sabato 26 aprile 2014

300: Lyonel Feininger - The Kin-Der-Kids e Wee Willie Winkie's World


Garzanti, 1974
(USA, The Kin-Der-Kids, Wee Willie Winkie's World, 1906)




Questa qualità, in assenza di un contesto narrativo, diviene la vera e propria forza motrice della serie. Usando l’immaginazione, Willie riesce ad affiancare alla realtà concreta dalla quale prende spunto, che si può definire oggettiva, quella, propriamente soggettiva, che risulta dalla sua personale rielaborazione della precedente. Il suo essere wee, cioè il suo essere bambino gli permette di trattare alla pari entrambe le realtà, di attribuire loro la stessa valenza ontologica e di unificarle attraverso l’azione. Un gesto compiuto nella realtà oggettiva ha ripercussioni in quella soggettiva (es. il sasso lanciato che fa sorridere la pozzanghera, in alto), e viceversa un movimento osservato nella realtà soggettiva impone una risposta oggettiva (l’inchino di saluto al sole che va a dormire, in basso): è la dinamica del gioco infantile, grazie alla quale Willie evoca una dimensione sospesa, uno spazio potenziale intermedio tra il reale e l’immaginato”.
(Estratto dalla tesi Gioco e realtà di Mara Famularo)
Un giovane Lyonel Feininger.
Forse con Lyonel Feininger ci troviamo di fronte al primo vero precursore del fumetto? È possibile, nonostante siano in pochi a conoscerne l'arte nell'ambito fumettistico; Feininger fu più attivo nella pittura che nel mondo delle nuvole parlanti, ma quel poco che ha fatto basta a renderlo un precursore e, insieme a Winsor McCay, il primo vero genio della storia dei comics.
Si dedicò al fumetto tra il 1906 e il 1907, anno in cui chiuse i battenti una delle due strip da lui inventate, Wee Willie Winkie's World. La prima fu Kin-der-Kids, storia che vede protagonisti tre fratelli, Daniel Webster, Pie-Mouth e Strenous Teddy, col pallino dell'esplorazione; dentro una vasca da bagno salpano dal porto di Manhattan pronti ad esplorare il mondo. Attorno a loro una serie di personaggi secondari: la zia Jim Jam, una sorta di avversario dei tre fratellini, il cane Shelock Bones e soprattutto Mysterrious Pete, un'ambiguo personaggio che viaggia su una nuvola e porta messaggi ai tre piccoli protagonisti. È subito evidente la creatività di Feininger; secondo il fumettologo Bill Blackbeard con Kin-der-Kids l'artista americano di origine tedesca realizzò il primo esempio di fumetto in cui la storia aveva una forma di continuity. Ma al di là della storia, di per sé divertente e piena di creatività, Feininger riuscì a stupire grazie al suo talento artistico, con tavole pubblicate a piena pagina in cui il suo modernissimo tratto espressionista si sposava perfettamente a un uso dei colori del tutto nuovo e inusuale in linea con le avanguardie pittoriche del periodo.
E la fantasia di Lyonel Feininger non si fermò a Kin-Der-Kids; in una sua costante ricerca espressiva e narrativa, l'autore creò anche la strip Wee Willie Winkie's World. Qui il protagonista è il piccolo Willie, un bimbo che quanto a fantasia non ha niente da invidiare al Calvin di Calvin e Hobbes. Willie si aggira nella campagna circostante la casa di suo nonno e la sua fervida immaginazione fa sì che oggetti solitamente inanimati (sole, tetti, fontane, mulini a vento, ecc...) assumano sembianze praticamente umane. Ed è innegabile la poetica di questa strip; Willie ha un'immaginazione che gli permette di evadere da una realtà troppo statica per un bambino per ricrearla a suo piacimento (e ad occhi aperti, al contrario del più famoso Little Nemo che invece viveva tutto nel sogno notturno) in una sorta di surrealismo visivo in cui la definizione dello stile di Feininger è davvero sorprendente. 
Due tavole in cui emerge lo straordinario talento visivo e narrativo di Feininger.
Surrealismo, espressionismo, modernità sono gli ingredienti usati da Lyonel Feininger nella sua brevissima carriera fumettistica. Eppure con due strip dalla breve vita, questo artista dimostrava di essere già all'avanguardia e, forse inconsapevolmente, poneva le basi per un linguaggio e un segno grafico che impreziosiranno il fumetto. Ma non fu apprezzato da un pubblico troppo abituato a una comicità facile e burlesca racchiusa nel classico schema delle vignette, poco aperto verso uno schema più elegante e innovativo, con tavole prive di rigide divisioni.
Ma non ha più importanza. Quello che veramente importa è la completa rivalutazione di un autore geniale; di un uomo che del cartoonist avrebbe voluto fare la sua professione ma che, di fronte all'incomprensione di un pubblico ancora immatura, decise di dedicarsi (con più successo) alla pittura, “colpevole” forse di essersi spinto troppo in là, dove il fumetto non era ancora arrivato.

E le sue due strip sono tutt'oggi lì a testimoniarcelo. 
Kin-Der-Kids:l'immenso talento artistico di Lionel Feininger.

Curiosità

Le due strip furono pubblicate sul quotidiano Chicago Sunday Tribune.
Interrotta la carriera fumettistica, Feininger lascia gli USA alla volta dell'Europa; a Parigi lavora con Juan Gris e Félix Vallotton, contemporaneamente studia i lavori di Cézanne e Van Gogh e dipinge i suoi primi lavori. Ma la vera svolta nella sua arte arriva quando conosce il cubismo di Picasso e Braque che fanno nascere nell'artista americano un nuovo modo di concepire la pittura. Ma anche il futurismo gioca un ruolo principale nelle sue opere in cui vengono scomposte nature e architetture in un percorso artistico personale che, nel 1919, attira l'attenzione di Walter Gropius, fondatore della celebre Bauhaus, il quale lo ingaggia in veste d'insegnante d'incisione e per dirigere la stamperia.
Feininger trascorre così un periodo florido per la sua carriera; si sente più europeo che americano, trascorre molte delle sue serate in compagnia di Klee, Kandinsky, Schlemmer. Ma con l'avvento del regime nazista, l'artista abbandona il vecchio continente e ritorna in USA dove trova impieghi occasionali come insegnante di college. Dopo la guerra viene imposto da un mercante, Curt Valentin, come il più grande pittore americano vivente; e Feininger dimostra, in età avanzata, come il suo stile fosse ancora in evoluzione.
Morì nel 1956.

Edizione consigliata

Vi dico subito che quella consigliata è l'unica edizione italiana che racchiude la breve parabola fumettistica di Feininger. La Garzanti realizzò un volume di grande formato (che valorizzasse le tavole dell'artista) che, ahimè, oggi è piuttosto raro: su internet e nelle fiere si trova a prezzi che si aggirano dai 150 ai 200 euro. Ma cercando (e non pretendendo particolari condizioni di conservazione) forse si trova anche a meno.

Altre edizioni


Nessuna in italiano al momento. Ma su internet si trova anche un volume in inglese: The Comic Strip Art of Lyonel Feininger ma anche in questo caso il prezzo non è accessibilissimo. 



venerdì 25 aprile 2014

300: Horacio Altuna – Chances


Norma Editorial, 2002
(Spagna, Chances, 1986)

Amore? Non essere sciocco... Sono una puttana ma posso insegnarti qualcosa che ho imparato a mie spese. Tra il sesso per amore e il sesso per denaro... È sempre meglio il secondo capisci? Ti viene a costare meno capisci?”
(Dialogo tra Malena e Riff)

Horacio Altuna
Chi di voi ha avuto la fortuna di sfogliare riviste del calibro di Comic Art o L'Eternauta (omaggio al capolavoro di Oesterheld e Solano Lopez) ha potuto scoprire le meraviglie artistiche stampate su quelle pagine. Credo di aver perso il conto di quanti maestri italiani e non venivano proposti a noi ragazzi con una smisurata passione per i fumetti e con l'inchiostro di china che ci scorreva nelle vene; Micheluzzi, Moebius, De La Fuente, Breccia, Herman, Magnus, Pratt, Raymond, Segar, Pazienza, Sommer, Corben, Bernet, Segrelles, Stevens, Font, Eisner e chi più ne ha più ne metta. In quelle pagine, in quelle riviste bellissime, c'era il meglio del fumetto mondiale, c'erano arte e storie irripetibili. C'era quello che ogni aspirante fumettaro si aspetterebbe acquistando una rivista di fumetti.
Il mio abbonamento alle riviste edite dalla Comic Art mi fece conoscere tanti dei grandi autori prima citati ma di uno di questi m'innamorai letteralmente. In realtà lo scoprii recuperando alcuni dei numeri più vecchi della rivista L'Eternauta e fu amore a prima vista; quando per la prima volta vidi le tavole di Chances provai un piacere visivo che tutt'oggi mi invade riguardandole. E l'autore di questo piccolo grande cult, l'argentino Horacio Altuna, mi entrò subito nel cuore. Mi stregò a tal punto che feci una cosa impensabile per un collezionista: staccai le pagine delle varie puntate dalle riviste e le rilegai in maniera amatoriale. Ignobile, lo so, ma che ci crediate o no questa splendida storia di neanche cinquanta tavole non ha avuto l'onore di un'edizione italiana; per questo propongo il volume della Norma Editorial sperando che quanto prima (chissà forse nella ristampa delle opere di Altuna iniziata dalla Planeta De Agostini e proseguita dalla RW Edizioni) qualche nostro editore faccia conoscere a tutti questo gioiello.
Una delle splendide tavole di Chances.

Procuratevi il volume spagnolo oppure i numeri della rivista L'Eternauta oppure scaricatelo. Poi incominciate a sfogliarlo, senza leggerlo; lasciatevi catturare dalle immagini del futuro immaginato da Altuna a metà degli anni '80; osservate gli splendidi scenari in tutta la loro allarmante inquietudine, con i quartieri sovraffollati da una classe multi etnica al limite della decenza; osservate come ogni oggetto, che sia un pezzo di carta per terra o un vetro rotto, si integri alla perfezione con tutto il resto; osservate i muri laceri insozzati di scritte; osservate la varietà di personaggi che il maestro argentino è riuscito a delineare. Poi dopo esservi rifatti gli occhi leggete la storia: bella, allarmante, tutt'oggi attuale.
Sovraffollamento, sudiciume e feccia: la grande composizione di Horacio Altuna
Sono sicuro che rimarrete stupiti dal talento di questo autore eclettico che nel corso della sua carriera ha davvero disegnato molto e prodotto un'infinità di bellezze artistiche: dai lavori con il grande Carlos Trillo (Loco Chavez, Uscita di Sicurezza, Charlie Moon), a quelli come autore completo (il bellissimo Ficcionario e Chico Montana tra le altre), fino alle sublimi storie erotiche che fanno di Horacio Altuna uno dei maestri dell'eros a fumetti con le sue donnine sensuali e provocanti (Milo Manara, in confronto, fa proprio la figura dello scolaretto).
Ma Chances rimane una di quelle opere assolutamente uniche e imperdibili in cui Altuna non sembra nutrire nessuna speranza di salvezza per il genere umano; il suo protagonista, fuggito da un laboratorio di clonazione (patrocinato dai pochi ricchi che commissionano un loro clone di cui poter utilizzare gli organi una volta che i loro vanno in disuso) si addentra in una città suddivisa in livelli di cui quello più basso sembra una vera e propria anticamera dell'inferno. Fatica a muoversi perché le vie sono piene di ogni genere di feccia possibile (tra individui che vomitano, si suicidano e commettono violenze d'ogni genere) e in quell'inferno, braccato da una polizia al solo servizio dei potenti, cerca l'unica persona da cui crede di poter ricevere aiuto; un tale dalle idee libertine tutto parole e niente fatti: “Oltre alle idee non posso dare altro!” dice “Mi pare di aver dato abbastanza col mio messaggio di lotta. Adesso i tipi come te devono darsi da fare!”. Ma come darsi da fare in mezzo a una giungla d'asfalto e sudiciume? Forse compiendo qualche gesto d'umanità (portando la dose a un tossico il cui padre è morto per procurargliela) o cercando l'amore nel letto della bella prostituta Malena “Tu mi vedi stupenda perché hai visto solo poche donne!”. Ma alla fine quella “chances” (possibilità) che il nostro protagonista ha cercato in tutti modi per avere una vita normale sembra svanire in mezzo ai volti e ai fantasmi di un mondo che sembra uscito da un incubo.
Chances è un'opera da leggere e soprattutto da guardare. Perché guardando ogni singola vignetta ci si rende conto dell'immenso talento artistico di Horacio Altuna, uno dei più grandi artisti della storia del fumetto.
Horacio Altuna: grandezza compositiva e ricerca scenografica.

Curiosità

Chances fece guadagnare ad Altuna un meritatissimo premio YellowKid assegnatogli nell'edizione di Lucca '86.

Edizione Consigliata

Come dicevo al momento non esistono edizioni italiane che racchiudono Chances in volume. Pertanto quella della NormaEditorial al momento credo rappresenti l'unica possibilità per avere nella nostra biblioteca dei 300 fumetti piùrappresentativi questo piccolo cult.
Chi non avesse dimestichezza con lo spagnolo può comunque recuperare i cinque numeri della rivista L'Eternauta in cui la storia fu pubblicata nel 1986: numero 43, 44, 45, 47 e 49.

Le cinque riviste de L'Eternauta con  all'interno la storia di Altuna. 

Altre edizioni

Al momento nessuna.