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mercoledì 20 febbraio 2013

300: Robin Wood e Domingo Mandrafina – Savarese



Mondadori - Collana "I maestri del fumetto" n. 9, 2009
(Argentina, Savarese, 1977)
Stanno dappertutto... qui come in Sicilia... Corrompono tutti. Usano le leggi a proprio beneficio... Arricchiscono con la miseria degli altri, come sanguisughe...”
(Johnny Savarese)

L'arrivo di Giovanni Savarese in America.
Robin Wood e Domingo Mandrafina.
Scegliere Savarese è stato facilissimo; figuriamoci! uno dei migliori fumetti della scuola argentina non poteva certo mancare in una biblioteca che racchiude il meglio del fumetto mondiale.
Il vero problema è stato quello di scegliere un'edizione che valorizzasse un fumetto così bello e importante.
Scritto da Robin Wood e disegnato da Domingo Mandrafina, questo personaggio creato nel 1977 è approdato in Italia negli anni '70 grazie ai periodici dell'ex Eura Editoriale (oggi Aurea); il successo ha fatto sì che gli venisse dedicata anche una serie di volumi cartonati a colori a buon mercato ma dalla qualità di stampa davvero imbarazzante. Recentemente Savarese è stato riproposto in volumi brossurati in bianco e nero ad un prezzo contenuto e con una qualità leggermente superiore ai precedenti cartonati a colori. Da circa dieci anni a questa parte, molti periodici e quotidiani come Panorama, La Repubblica, Il corriere della sera ecc., stanno cavalcando l'ondata d'interesse mediatico suscitato dal fumetto con una serie di volumi dedicati ai migliori eroi del fumetto italiano e internazionale. E tra alti e bassi bisogna ammettere che alcuni volumi sono davvero degni di nota.
Pertanto, nel presentarvi Savarese, fumetto che ho sempre amato, preferisco affidarmi al volume Mondadori allegato a Panorama: ottima confezione, buona qualità di stampa ed un eccellente apparato critico.
Il volume racchiude le prime avventure di Giovanni “John” Savarese, nato in un paesino siciliano e figlio di un uomo onesto che si oppone alla mafia e da questa viene ucciso. Emigrato a New York, il giovane Giovanni si rifugia nel quartiere italiano e cerca di sopravvivere facendo i lavori più disperati, sforzandosi di mantenere alta la sua onestà e lontana la minacciosa ombra di sangue e violenza che lo perseguita. Il volume termina con il giovane protagonista che pensa di arruolarsi nella polizia per poter combattere quel terribile e oscuro male responsabile dello sterminio della sua famiglia.

La violenza nelle strade della New York anni '20: le raffiche dei mitra Thompson erano il rumore più frequente.
Savarese contiene i due ingredienti fondamentali che rendono grande un fumetto: una storia robusta, sorretta da disegni efficaci. Dovrei forse dire 'storie' anziché 'una storia', visto che le avventure di Savarese sono suddivise in storie autoconclusive di quindici pagine, che però, in effetti, messe insieme formano un grande affresco dell'America, fatta di proibizionismo e gangsters, che pochi sono riusciti a dare.
Wood parte da un'idea che inevitabilmente rimanda alla saga del Padrino di Mario Puzo (la famiglia dei siciliani onesti, massacrata dal capo mafia, cui sopravvive l'unico figlio) per poi distaccarsene e mettere in scena una sorta di tragedia greca popolata da personaggi comuni che dentro se stessi vivono una sorta di disillusione personale; la vediamo, questa disillusione, nel giovane Savarese perseguitato da un passato di sangue e desideroso di costruirsi un futuro in un paese che sembra vivere nella continua tentazione del male; la vediamo nel poliziotto Mike O'Rourke, per il quale difendere l'onestà vale il sacrificio della sua stessa vita e, ancora, la vediamo in una serie di personaggi delineati con talento dal pennello di Mandrafina, la cui abilità riesce a trasportarci per le vie di New York; una New York popolata da una straordinaria galleria di ritratti, di personaggi così ben caratterizzati da dare l'impressione di essere tutti, nessuno escluso, un pezzo importante e indispensabile della storia.

Il giovane John Savarese con il suo angelo custode, Mike O'Rourke, raro esempio di poliziotto onesto. 
Un talento, quello di Mandrafina, che affonda le sue radici nella miglior scuola argentina, soprattutto quella del grande Alberto Breccia le cui tracce stilistiche sono riconoscibili nei disegni del nostro fumettista; strabiliante il talento dimostrato da Mandrafina nell'articolare luci e ombre nella tavola, incidendovi così una grande atmosfera. Wood, dal canto suo, raccoglie l'immensa eredità lasciata da Héctor Oesterheld, e realizza uno dei suoi lavori più belli, in cui raccontando una storia d'immigrazione e riscatto sembra in realtà voler narrare quella della sua Buenos Aires, come ha giustamente fatto notare il fumettologo Daniele Barbieri.
Wood e Mandrafina sono riusciti a creare uno di quei personaggi di cui non ci si stanca mai di leggere le avventure. Quando finirete di leggere questo volume, credetemi, passerà poco tempo prima che vi ritorni la voglia di rileggerlo.

L'estetica del bianco e nero di Domingo Mandrafina in una rappresentazione notturna di New York. 

Curiosità: In questo primo ciclo di storie fa la sua comparsa anche in noto gangster Al Capone; sarà lui a dare la possibilità al giovane Giovanni di diventare cittadino americano con il nome di John Savarese e sarà sempre lui a pentirsene più avanti.
Le storie presenti nel volume consigliato s'interrompono con la scelta di John Savarese di diventare un agente dell'FBI.
Contrariamente a quanto si può credere dal nome, Robin Wood è paraguaiano; in realtà possiede anche le cittadinanze argentina e danese.
Introduzione di Daniele Barbieri.

Altre edizioni: Quella consigliata è al momento la migliore. L'Eura Editoriale ha ristampato Savarese in volumi cartonati a colori in cui però si perde gran parte dell'espressività artistica del disegno di Mandrafina oltre a un rimontaggio delle tavole per niente degno di nota. Recentemente L'Aurea sta ripubblicando tutto il ciclo di storie in dei volumi molto buoni, in bianco e nero e rispettosi del formato della tavola originale. 

martedì 13 novembre 2012

300: Neil Gaiman e Dave McKean – Casi Violenti



Edizioni BD, 2010
(USA, Violent Cases, 1987)
Sapevo che l'uomo con la testa pelata era pericoloso. È bene che le cose pericolose vengano sbirciate da dietro i divani, o da sotto le coperte: bisogna mettersi in posizione tale da poterle guardare, se si vuole, ma snza che loro possano vedere te.”
(Da Casi Violenti)

Dave McKean e Neil Gaiman nel 1988.
A metà degli anni '80 (periodo fondamentale per il fumetto) un tizio di nome Dave si reca a New York per un colloquio di lavoro. L'esito non è dei migliori ma accade una cosa insperata, un incontro fortuito; difatti l'artista incontra uno sceneggiatore suo connazionale, un certo Neil. Quest'ultimo vede i lavori di Dave e gli propone di realizzare una sua breve graphic novel.
Questa è in poche parole la genesi di Casi Violenti, il primo lavoro di una delle migliori accoppiate fumettistiche degli ultimi anni, Neil Gaiman e Dave McKean.
Nel 1987 un anno dopo Watchmen e Il ritorno del cavaliere oscuro non vede la luce solo uno dei fumetti più originali del decennio ma anche un sodalizio artistico che darà alla luce alcune tra le opere più belle degli anni '90 come Black Orkid, Signal to Noise e Mr Punch (per non parlare dei meravigliosi libri per bambini che il duo è in grado di sfornare).
Eppure Casi Violenti rimane una piccola perla nel mondo del fumetto; racchiuse in poco più di quaranta pagine ci sono già le basi del talento narrativo e della poetica che contraddistingueranno le storie di Gaiman (Sandman in primis); ma soprattutto c'è la rivoluzione artistica di McKean che non si limita ad usare i semplici ferri del mestiere ma va oltre: foto, tessuti, acquarelli usati nella stessa maniera di chi usa il fumetto non solo per raccontare ma anche per ricercare.
E poi c'è la storia, bellissima. La vicenda di un ragazzino (raccontata in prima persona da lui stesso adulto, molto somigliante a Gaiman) che per un incidente al braccio e' in cura da un fisiatra che all'inizio della sua carriera aveva avuto in cura nientemeno che Al Capone, lo spietato gangster che terrorizzò Chicago negli anni '20.
Casi Violenti non si limita a descrivere solo l'infanzia, ma cerca un confronto tra essa e il mondo adulto, come dimostrano i rapporti che il piccolo protagonista ha con l'anziano fisiatra ma anche con i genitori. Gaiman descrive il mondo dell'infanzia in maniera inconsueta, riuscendo a inquietarci con l'allarmante figura del prestigiatore obeso, ma allo stesso tempo ci coinvolge con l'amarcord personale del fisiatra che racconta al suo giovane paziente le spietate malefatte di Al Capone, come se stesse rivelando il più torbido dei suoi segreti.
Il piccolo protagonista in versione adulta (somigliante a Gaiman) mentre racconta la sua incredibile storia.
Ironia e magia, brivido e nostalgia, memoria e malvagità sono gli ingredienti di quest'opera molto sentito dai due allora sconosciuti autori che sperimentarono qualcosa che si discostava da buona parte di ciò che il mondo del fumetto aveva generato.
Si aprivano nuove porte nel mondo dei fumetti. Quelle stesse porte che faranno di Gaiman e McKean un vero punto di riferimento per tutto il fumetto del nuovo millennio, con opere che faranno sentire il loro peso.
Ma la meravigliosa rivoluzione intrapresa con Casi Violenti, resterà sempre un prezioso tassello dell'infinito mondo dei comics.
Del resto si sa; le opere prime hanno sempre quel fascino misterioso che le rende uniche.
Originalità, ricerca artistica e della materia, contraddistinguono l'arte di Dave McKean.

Curiosità: L'edizione consigliata vanta un'introduzione di Neil Gaiman che racconta il suo primo incontro con Dave McKean nel 1986 e una prefazione del giornalista inglese Paul Gravett.

Altre edizioni: La prima pubblicazione italiana di Casi Violenti fu nel 1999 a opera della casa editrice Magic Press, che non si differenzia da quella consigliata se non nel formato, leggermente più grande.