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mercoledì 22 maggio 2013

300: Alex Raymond (con Dashiell Hammett) – Agente Segreto X-9

Comic Art, 1978
(USA, Secret Agent X-9, 1934)

...Dexter! Mi chiami pure così.”
(Agente Segreto X-9)
Alex Raymond
Il 4 ottobre del 1931 sulle pagine del Chicago Tribune fa il suo esordio il più famoso G-Man della storia dei comics: Dick Tracy. Il successo fu immediato e il personaggio di Chester Gould fece scuola a tutto il fumetto poliziesco che avrebbe invaso i quotidiani americani. William Randolph Hearst, magnate della stampa americana, come suo solito, non se ne stava lì a osservare passivamente il successo della concorrenza e fece ingaggiare il più grande scrittore hard-boiled del periodo, quel Dashiell Hammett autore di romanzi come Il Falcone Maltese e L'uomo Ombra. Il compito che Hearst assegnò ad Hammett era quello di creare un personaggio per una strip poliziesca che tenesse testa a Dick Tracy; lo scrittore americano si mise a lavoro e, memore dei suoi già noti detective privati (Sam Spade, Continental Op e Nich Charles), gettò le basi per una nuova strip poliziesca il cui personaggio era un agente segreto denominato X-9 (seguendo la moda del periodo in cui gli investigatori venivano chiamati con numeri e lettere). L'idea e le storie c'erano, ora bisognava dare loro vita attraverso i disegni di un valente artista. Il King Features Syndacate, nelle vesti del suo responsabile del reparto comics, Brandon Walsh (tranquilli non è il ciuffettone di Beverly Hills 90210), bandì una sorta di concorso a cui parteciparono diversi artisti, sia collaboratori del King che esterni, tra cui il grande Will Gould che di lì a poco avrebbe sfornato Red Barry, una delle migliori strip del fumetto americano.
Splendida illustrazione di X-9. 1935.
Alex Raymond aveva solo 24 anni, ed era già a lavoro su due strip che sarebbero divenute immediatamente due icone della cultura americana: Flash Gordon e Jungle Jim. Il giovane e promettente artista partecipò alla selezione per il personaggio di X-9 e la spuntò alla grande.
Il 22 gennaio del 1934 L'Agente Segreto X-9 fa il suo esordio a pochi giorni di distanza da Gordon e Jim, lanciando un giovane e sconosciuto Alex Raymond (che si era fatto le ossa sgobbando come ghost-artist per i fratelli Chic e Lyman Young) nell'olimpo dei comics.

Energia, dinamismo ed espressività: Alex Raymond a soli 24 anni era già un fuoriclasse. 
L'eroe alto e bello alla Gary Cooper era un personaggio ambiguo e dal passato misterioso: senza nome, con moglie e figlia massacrate da una raffica di pallottole a lui destinate, duro d'animo e chiuso con il gentil sesso e senza una definita carica governativa; agente dell'FBI oppure al servizio di qualche segreto ente governativo anticrimine? Non ci è dato saperlo, almeno nelle prime avventure raccolte in questa bella edizione della Comic Art che racchiude il primo anno di vita del personaggio; qui lo vediamo impegnato in una delle sue avventure più note contro Il Dominatore, boss di una banda che semina il terrore, in un conflitto che si protrae per sette mesi tra violente sparatorie, azione e dinamismo. Il tutto perfettamente espresso nel formidabile disegno di Raymond che già sfoderava un talento invidiabile e una padronanza del mezzo fumetto a dir poco sorprendente; la sequenza d'azione del 5-9 giugno e la sparatoria muta del 3-5 ne rappresentano un esempio perfetto. Ma il giovane artista di New Rochelle si fece notare anche per la bellezza con cui delineava i personaggi femminili, prima fra tutte Grace Powers, vedova spietata e splendida, una delle più sensuali femme fatale mai disegnate.

La bellezza del tratto di Raymond nel delineare nel delineare Grace Powers indimenticabile femme fatale. 
Con i suoi disegni Raymond compiva dei veri e propri miracoli, soprattutto nei primi mesi di pubblicazione di X-9, in cui le trame di Hammett erano incomprensibili e non delineate; il disegno del giovane cartoonist fu talmente espressivo ed energico che tali incongruenze passarono in secondo piano fino a sparire del tutto; dall'aprile del 1934 le trame furono ben congegnate e il genio di Hammett unito a quello di Raymond diede origine a un “piccolo” capolavoro destinato a durare poco: Hammett abbandonò la strip dopo il primo anno e Raymond alla fine del 1935; chino giorno e notte sulle tavole dei suoi personaggi, che diventavano sempre più popolari al grande pubblico, decise di rinunciare a X-9 unicamente per motivi legati alle tempistiche.
Ma il misterioso agente segreto continuerà le sue avventure per parecchi anni, con alti e bassi: avrà finalmente un nome e una famiglia da amare proprio come un uomo tra tanti, ma il fascino delle sue prime avventure, le sue fattezze di antieroe misterioso e la lotta contro il crimine a costo della sua stessa vita, non si ripeteranno mai più.
Un personaggio che si discosta dal mondo creato da Raymond, fatto di eroi belli e coraggiosi, con qualcuno da amare e a loro volta contraccambiati; X-9 invece è un signor nessuno, che vive animato da un desiderio di vendetta per tutto quello che di più caro il crimine gli aveva tolto, ma anche da un profondo senso d'incorruttibile giustizia, in un paese molto corrotto.
E i superbi disegni di Alex Raymond fecero il resto; contribuirono a delineare quel tratto realistico che nel corso degli anni assumerà una valenza ancora più incisiva e che sarà fonte d'ispirazione (e imitazione) per intere generazioni future di cartoonist.

Foto di una strip originale di X-9 dove si può notare il segno di Raymond in tutta la sua espressività.

Curiosità

Le storie presenti nel volume sono: Il Dominatore e Il caso Marlowe.
Alcuni storici del fumetto sostengono che Hammett si limitasse alla sola stesura dei soggetti e che la sceneggiatura venisse scritta dal suo ghost James H.S. Moynihan. Altri storici invece attribuiscono l'incongruenza della trama delle prime strip ai dirigenti del King Features Syndacate, che avrebbero conservato solo la base della trama di Hammett alterandone pesantemente la sceneggiatura.
Dopo il lavoro svolto da Hammett, la strip fu unicamente attribuita a Raymond; le trame di X-9, da marzo a settembre del 1935, furono scritte da qualche ignoto redattore del King Features Syndacate e probabilmente dallo stesso direttore della sezione comics Brandon Walsh. Dopo di che il King assunse un altro celebre scrittore di gialli, Leslie Charteris creatore di Simon Templar alias Il Santo che sceneggiò la strip per circa un anno.
Dopo Raymond, molti artisti si sono alternati nel corso degli anni: il suo allievo Austin Briggs, Charles Flanders (il disegnatore di Lone Ranger), Nicholas Afonsky, Mel Graff (cha darà finalmente un nome all'agente segreto: Phil Corrigan, lo farà sposare con la bella Wilda da cui avranno anche una figlia Philda), Paul Norris, Bob Lubbers (che si firmava Bob Lewis) e Al Williamson la cui versione resta, a detta di molta critica, la migliore post Raymond.

Edizione consigliata
La migliore realizzata e per il momento; non credo che nessuno voglia puntare qualcosa su questi gioielli della storia dei comics. Comunque l'edizione della Comic Art è cartonata con una buona stampa e un bel apparato introduttivo scritto da Giuseppe Pazienti e correlato con diverse immagini. A questo volume ne fece seguito un secondo che raccoglieva tutte le strip di che Raymond realizzò nel 1935.

Altre edizioni

Anche la Sugar Editore dedicò un piccolo albo (con le strip rimontate in verticale) a X-9 nella collana L'Olimpo dei Fumetti a cura di Pier Carpi

venerdì 8 febbraio 2013

300: Jerome Charyn e François Bouq – Bocca del Diavolo



Comic Art, 1991
(Francia, Bouche du Diable, 1989)
Se devi vivere nella menzogna, a te stesso devi sempre dire la verità!”
(Il professor Grigori a Yuri “Bocca del diavolo”)

Jerome Charyn e François Boucq.
Tutti noi, almeno una volta nella vita, abbiamo visto un film del genere “Spy Story”. Quelle pellicole intriganti, piene di suspense, mistero e azione che tanto ci coinvolgono, con le spie segrete che danno la caccia al “cattivo” di turno oppure il contrario. Penso a Intrigo Internazionale, I tre giorni del Condor, i film di 007 e via dicendo, fino al recente ciclo dei Bourne Identity, Supremacy e Ultimatum, alla fine una Spy Story la si vede volentieri. Non ne parliamo, poi, se a sfidarsi sono le due super potenze protagoniste della guerra fredda come USA e URSS! praticamente il cinema e la letteratura si diedero da fare non poco; capirai, con del materiale così perché non approfittarne per divertire il pubblico e fare un po' di propaganda patriottica?
Sul finire degli anni '80, quando la tensione tra i due imperi iniziava ad allentarsi e prima del colpo di stato che pose fine all'era di Michail Gorbačëv, lo scrittore americano Jerom Charyn e il disegnatore francese François Boucq pubblicano Bocca del Diavolo, dando vita a una delle più belle Spy Story a fumetti mai realizzate.

Il rigoroso addestramento delle future spie dell'NKVD russo: il nemico americano è dietro l'angolo.
Charyn, già apprezzato scrittore di romanzi come Bronx e Il naso di Pinocchio, mette su carta una storia che ci porta in Russia, all'indomani della seconda guerra mondiale, e ci fa conoscere il piccolo Yuri, soprannominato “Bocca del Diavolo” per via di un difetto al labbro superiore; Yuri viene “adottato” dal servizio segreto russo che vuole farne un soldato del tutto devoto alla causa sovietica. Dotato di qualità sensitive speciali, il ragazzo verrà quindi spedito negli USA come spia sotto falso nome. Ma qui s'innamorerà di una ragazza e, nonostante il pericolo sia sempre dietro l'angolo, si ribellerà alla sua vita plagiata grazie anche all'aiuto di un misterioso pellerossa.
Una storia bella e avvincente, soprattutto nella prima delle tre parti di cui si compone, in cui assistiamo a tutta la fase dell'addestramento dove non si lesinano scene brutali e violente mirate a far immergere lo spettatore nel clima teso e volgare che avvolgeva l'ex Unione Sovietica.
Charyn dimostra di conoscere le potenzialità di un mezzo come il fumetto e di conseguenza sceglie una storia che avrebbe potuto adattare perfettamente ad un romanzo, realtà letteraria che più gli è congeniale. Scegliendo il fumetto, invece, ne ricava una storia piena di fascino, di quel fascino, però, sporco, privo di glamour, con personaggi per niente belli, gente esaltata e al limite della depravazione che vive in una realtà corrotta (in cui nessuno può godere della libertà di credere in qualcosa), una realtà in cui emerge l'odio che si consuma tra i due imperi.

L'incredibile senso di profondità di campo nelle tavole di Boucq.
Il protagonista, nonostante l'inusuale aggressività che lo possiede (accentuata dagli insulti e umiliazioni che i suoi coetanei gli infliggono per quel suo labbro leporino), subisce il fascino seduttivo della realtà occidentale ma da questa non si lascia corrompere (i due paesi finiscono col rappresentare le due facce della stessa medaglia) anzi, riesce perfino a conoscere quel lato saggio e umano rappresentato dal suo amico pellerossa, unico testimone di un mondo veramente libero e senza malvagità.
Un discorso a parte meritano i disegni di François Boucq; senza dubbio uno dei massimi artisti viventi, Boucq ci stupisce in quanto a inquadrature, ritmo e capacità d'immedesimazione nella storia e nei personaggi. Il suo tratto dettagliato e fitto di tratteggi scolpisce inesorabilmente le espressioni dei vari personaggi, conferendogli un tono cupo e sgradevole. Ma quello che più lascia esterrefatti è l'originale uso della prospettiva: ogni vignetta viene “fotografata” con un ottica grandangolare che ne esalta la profondità e dando un effetto tridimensionale stupefacente e visivamente spettacolare.
Bocca del Diavolo è coinvolgente e spettacolare come quei film citati sopra; un eccellente plot di mistero, azione e dramma psicologico che nelle parole di Charyn e nei disegni di Boucq hanno trovato una perfetta simbiosi per una grande Spy Story.
Di quelle che oggi, nei comics, si vedono molto raramente.

François Boucq: la spettacolarizzazione delle immagini.

Curiosità

Charyn e Boucq avevano già collaborato precedentemente con l'ottimo La moglie del mago realizzato nel 1984 e sempre pubblicato in volume dalla casa editrice Comic Art.
L'NKVD (Narodnyj Komissariat Vnutrennich Del) era un commissariato governativo dell'Unione Sovietica finalizzato alla sicurezza dello stato. La storia ruota intorno a una delle più note leggende della narrativa spionistica: il progetto K-A (Kill America), un piano segreto dell'NKVD concepito negli anni '50 per invadere gli USA con le loro spie segrete, addestrate per essere americane ma che avrebbero dovuto colpire a tradimento qualora fosse stato necessario.
Il fumetto vanta numerose citazioni cinematografiche: i musical con Fred Astaire e Ginger Rogers, Humphrey Bogart, Ombre rosse di John Ford, Il cacciatore del Missouri con Clark Gable che, nella storia, venivano usati come strumenti al fine di studiare il comportamento degli americani.


Edizione consigliata 
La Comic Art, al tempo, realizzava dei volumi cartonati che racchiudevano le storie pubblicate a puntate sulle varie riviste come L’Eternata e, appunto, Comic Art. I volumi erano di formato medio e con una buona qualità di stampa (per il periodo). 

Altre edizioni

Oltre a quella consigliata nessuna, purtroppo. La storia originariamente fu pubblicata a puntate sulla rivista Comic Art all'inizio degli anni '90.

mercoledì 5 dicembre 2012

300: Vittorio Giardino – Sam Pezzo

Comic Art, 1989
(Italia, Sam Pezzo, 1979)

Ma cos'ha fatto?”
C'era un tizio che strizzava l'occhio a mia moglie, solo che era un pugile. E poi non faceva l'occhiolino. Era un tic.”
(Sam Pezzo con il volto ricoperto di sangue)

Sam Pezzo: prima e dopo. 
Vittorio Giardino.
Non ci sono dubbi. C'è stato un periodo in cui gli italiani hanno battuto gli americani sui generi a loro più cari: il western e il poliziesco. Nel cinema basterebbe fare il nome di Sergio Leone... il resto è ormai storia; e nel poliziesco vari registi nostrani, Fernando di Leo in primis, hanno realizzato pellicole che non hanno niente da invidiare a quelle americane. E, per restare in ambito poliziesco, uno scrittore meraviglioso come Giorgio Scerbanenco ci ha regalato romanzi degni del miglior Hammett.
In seguito questo tipo di cinema ha inesorabilmente imboccato il viale del tramonto, ma, verso la fine degli anni '70, alcuni autori italiani pensarono di sfruttare questi generi con il fumetto. Su tutti, Berardi e Milazzo e il western crepuscolare di Ken Parker da un lato e l'astro nascente Vittorio Giardino dall'altro; Vittorio Giardino che sul finire degli anni '70 esordisce nel fumetto con un personaggio davvero singolare: il detective privato Sam Pezzo.
 Quando Giardino realizza Sam Pezzo ha trentadue anni e alle spalle un'avviata carriera d'ingegnere elettronico abbandonata all'improvviso per dedicarsi totalmente alla sua vera passione: i fumetti.
Nelle prime storie, antecedenti Sam Pezzo, il suo tratto risulta abbastanza piatto e non tralascia la meravigliosa linea chiara che caratterizzerà i suoi lavori futuri.
Azione, intrigo e pericolo sono gli ingredienti base per le storie di Sam Pezzo.
Poi nel maggio del 1979, sulle pagine della bella rivista Il Mago esce una storia intitolata Piombo di mancia e fin dalla prima vignetta facciamo la conoscenza di Sam Pezzo. Pagina dopo pagina ci accorgiamo dell'evoluzione grafica dell'artista bolognese, del sapiente uso dei neri e del tratto pulito e deciso che caratterizzerà la sua produzione futura. Ma soprattutto leggiamo delle belle storie, robuste, piene di suspense, molto reali come il suo protagonista. Perché alla fine Sam è un detective privato umano e contraddittorio, disilluso ma dotato anche di una buona dose d'autoironia, intriso d'amarezza, per ciò che vede ogni giorno nella città in cui si muove, senza nome ma facilmente riconducibile a Bologna, città del suo autore.
Nelle sue avventure il protagonista ha a che fare con casi banali, che però si articolano conducendo la storia verso trame intriganti e pericolose; le prende di santa ragione ma a volte centra il bersaglio, e con il suo impermeabile e cappello alla Bogart riesce a conquistare delle procaci bellezze... Il fascino del detective squattrinato e fallito.
Esplicitamente modellato sui grandi personaggi della narrativa hard boiled americana, Philip Marlowe e Sam Spade su tutti e con qualche spruzzatina di 87° distretto di Ed McBain, Sam Pezzo è un perfetto esempio di antieroe.
Il volume edito dalla Comic Art racchiude tutto il ciclo di questo caparbio detective perdente; ma ai nostri occhi, Sam Pezzo sarà sempre un vincente, se non altro per averci fatto conoscere un artista unico come Vittorio Giardino, che ben presto si allontanerà dalle atmosfere noir del suo Sam per affinare penna e matita in spy story più raffinate e intellettuali, diventando così uno degli autori nostrani più famosi al mondo.
Ma le magiche atmosfere dell'esordio, quel tratto grezzo che pagina dopo pagina si affinava e soprattutto la purezza di un personaggio come Sam Pezzo, rimangono irripetibili.
Sam Pezzo, detective perdente. Ma con le donne ci sa fare, nonostante le storie siano destinate a fallire. 

Curiosità: Le storie che vedono Sam Pezzo protagonista sono: Piombo di Mancia del 1978, Nessuno ti riaccompagnerà e Risveglio amaro del 1979, La trappola, Merry Christmas e L'ultimo colpo del 1980, Juke-Box del 1981 e Shit City e Night Fire del 1983.

Altre edizioni: oltre al volume consigliato (al momento il migliore ma da tempo fuori catalogo e un po' caruccio da acquistare su internet e nelle fiere) le storie di Sam Pezzo sono state pubblicate in tre volumi tascabili dalla Lizard nel 1999. Anche nella serie pubblicata dal Corriere della Sera “100 anni di fumetto italiano” è possibile trovare qualche storia del detective nel volume Lo sconosciuto - Noir d'autore pubblicato nel 2010.
Esistono anche delle edizioni di alcune storie, pubblicate negli Albi Orient Express e da L'isola Trovata.



venerdì 16 novembre 2012

300: Vicente Segrelles – Il Sacrificio (Il Mercenario)




Comic Art, 1989
(Spagna, El Mercenario, 1980)
Il più bel fumetto di tutti i tempi!”
(Moebius)

Una delle meravigliose tavole di Segrelles.
Vicente Segrelles
Forse l'affermazione del grande artista francese è eccessiva, ma va detto che un fumetto come Il Mercenario rappresentò una piccola innovazione in quel mondo del fumetto che si affacciava in un decennio importante come quello degli anni '80.
Tengo a precisare che l'innovazione apportata da Vicente Segrelles fu soprattutto stilistica e figurativa, un perfetto shock visivo per chi era abituato a vedere il fumetto come arte popolare e non come un insieme di quadri esposti lungo le pareti di un museo. Eppure l'artista spagnolo, già affermato illustratore e copertinista di libri, volle mettere al servizio del fumetto materiali non usuali, come la pittura ad olio, creando così tavole visivamente bellissime in cui ogni vignetta era un quadro a se stante.
E quale miglior genere se non il fantasy per liberare del tutto l'immaginazione e creare scenari e personaggi che rappresentano quanto di più bello ci possa essere a livello figurativo.
Rivestito di un'armatura in stile medievale, il mercenario solca i cieli a bordo di una bizzarra creatura alata con la struttura di uno pterodattilo unita al muso di una tartaruga. Armato di asce, archi, frecce, spade e lance, offre il suo talento di guerriero al miglior offerente.
Il Sacrificio rappresenta una delle tappe fondamentali della saga; vediamo il mercenario salvare un bambino da un assurdo rito sacrificale di cui anche lui fu vittima a suo tempo. E lo stesso bambino userà il sacrificio come arma per vendicare il padre barbaramente ucciso.
Una saga, come dicevo, rispetto alla quale non si può nutrire alcun dubbio quanto alla bellezza figurativa; la storia, o le storie, sembrano quasi un pretesto di cui l'artista si serve per creare degli scenari a dir poco straordinari, una sorta di mondo preistorico che si sposa con quello medievale; enormi vallate, montagne rocciose, caldi deserti, grotte sotterranee situate tra cascate e corsi d'acqua fanno da sfondo alle prodezze guerriere di quest'onesto soldato di ventura.
Una bellezza che però frena la narrazione del racconto, sacrificato davanti a tanta meraviglia artistica. Leggere Il Mercenario equivale a immergersi nel talento visivo di Segrelles col consapevole rischio di perdere il filo del racconto. L''opera dell'autore spagnolo è un'affascinante applicazione di tecnica e fantasia in cui le nuvolette bianche sembrano quasi un elemento disturbante davanti a tanta magniloquenza artistica. E' proprio questo è il compito più difficile per un fumettaro: cercare di catturare il lettore con disegni all'altezza delle storie e viceversa.
Segrelles ha leggermente sacrificato la parte narrante, chiedendo la partecipazione visiva del lettore che attonito non ha potuto fa altro che stupirsi.
Quello che ho fatto io stesso rileggendo Il Sacrificio a distanza di oltre vent'anni.

Ogni vignetta è un quadro, un'opera d'arte a se stante che rende l'arte di Segrelles unica nel fumetto. 

Curiosità: Le tavole originali de Il Mercenario sono più grandi di una pagina di quotidiano. La saga si compone a tutt'oggi di soli 13 episodi realizzati in oltre vent'anni.

Altre edizioni: Oltre quella consigliata non credo che ve ne siano. Le storie de Il Mercenario sono state pubblicate sulla rivista L'Eternauta e anche dall'Eura nella collana di cartonati Euracomix.


martedì 25 settembre 2012

300: A. Pazienza – Andrea Pazienza

Comic art - collana Grandi Eroi n. 32, 1989
(Italia, storie varie, anni '70 e '80)


... Grossi mastini... abilissimi cacciatori... eravamo a questo destinati io e mio fratello, perciò, dopo averci scorciato le orecchie e tagliata la coda, al latte di elefante s'iniziò a mescolare sangue fresco di cavallo, e ci nutrivamo di quello!”
(da Storia di Astarte)

Andrea Pazienza

La casa editrice Comic Art, checché se ne dica, ha prodotto davvero dei bei libri.
Ha ristampato in maniera sublime il Gordon di Raymond, è stata l'unica fino a questo momento a pubblicare nel nostro paese Male Call di Milton Caniff, insomma si è data da fare per farci conoscere i migliori fumetti del passato nel costante rispetto delle loro caratteristiche editoriali, curandone l'edizione e la qualità di stampa. Ma anche per il fumetto più recente (parliamo degli anni '80/'90) la casa editrice di Rinaldo Traini s'è data da fare: Ortiz, Brandoli, Serpieri, Giardino, Abulì & Bernet, Herman e molti altri andavano ad adornare una serie di belle edizioni cartonate (e brossurate) che, a un prezzo contenuto, offrivano il meglio del fumetto italiano e internazionale.
Anche Andrea Pazienza, a un anno dalla prematura scomparsa, ebbe il suo bel libro. E che libro.
Inquadrature meravigliose si sposano con un'impressionante realismo: la grande arte di Andrea Pazienza.
In appena cento pagine sono racchiuse storie in bianco e nero e a colori, illustrazioni, vignette e quant'altro.
E delle sei storie presenti, se anche ci fosse solo quella finale, Storia di Astarte, il libro sarebbe un capolavoro. E invece c'è anche la più bella avventura di Zanardi, Il Torneo (conosciuto anche come Zanardi Medievale) e onestamente non si può chiedere di più.
Dopo una bella introduzione di Beniamino Placido entriamo immediatamente nel mondo di Andrea Pazienza con la storia breve Porci, un riscaldamento per il lettore, in vista delle successive 26 tavole che rappresentano un susseguirsi di emozioni artistiche che ha davvero pochi eguali nella storia del fumetto.
Tavola da Il Torneo: iperrealismo, sintesi in
perfetta armonia.
Zanardi - Il Torneo non è solo un semplice fumetto. È anche pittura, architettura, umorismo, azione, storia, dramma, visti attraverso gli occhi del grande artista pugliese che ci stupisce con una sequenza d'immagini di rara bellezza: i nostri occhi passano da vignettone giganti a tavole con più vignette talvolta realizzate con un iperrealismo estremo che d'improvviso si trasforma in semplice vignetta, con colori che spaziano dai semplici pennarelli a spirito fino all'acquerello e la tempera e chissà cos'altro, sfoggiando tecniche pittoriche degne di entrare nei libri di storia dell'arte. Insomma il sogno del malefico Zanardi si trasforma in un insieme d'immagini e suggestioni che non ci danno il tempo di respirare e quando si porta a termine la lettura pare di essere stati catapultati fuori da un vortice artistico a 360 gradi.
Storia di Astarte: storia di un mito.
Riprendiamo fiato e ci divertiamo leggendo la Storiella Bianca e La logica del fast food, in cui ritroviamo Zanardi e compagnia bella, per poi tuffarci nuovamente nell'ultima storia di Paz rimasta incompiuta per la sua tragica morte: la storia di Astarte, cane del condottiero cartaginese Annibale le cui avventure sono viste e narrate proprio dal suo fedele amico.
Inutile dire che il disegno dell'artista e l'originalità della storia lasciano davvero stupefatti, per ritmo, inquadrature, maturità stilistica e ricerca grafica percepibili in ogni vignetta in cui scorre la vita di Astarte; da cucciolo fino all'addestramento per gli scontri in battaglia, veniamo colpiti dalla su ferocia che si contrappone alla sua paura fino alla sua bellissima amicizia con Annibale, densa di grande umanità. Ed è in questa storia più di tutte che possiamo davvero vedere l'amore che Pazienza nutriva verso gli animali, l'abilità artistica con cui riusciva a disegnarli, quasi una simbiosi artistica. Il perché delle Anatre conclude questo volume imperdibile.
Sintesi umoristica,  ambientazione realistica, colori degni di un'opera d'arte confermano il genio di Paz.
A volte non ci sono parole per descrivere i capolavori.
Su Andrea Pazienza è stato detto tutto e di più. Credo che le varie ristampe a cui è soggetta la sua opera ne fanno l'autore di fumetti italiano più amato anche dalle giovani generazioni. 
Questo libro dà un'idea del suo genio, (ma in una biblioteca essenziale del fumetto ci sarà posto per altre sue opere) perché vi è condensato tutto il suo folle universo artistico fatto di storie realistiche, grottesche e umoristiche narrate sempre con una personalità che è stata eguagliata solo da pochi.
Col nuovo millennio è stato dato il via anche a una serie di ristampe correlate con ogni sorta di sketch book, studi preparatori e inediti che si riuscissero a trovare che altro non hanno fatto che evidenziarne il talento disumano. Ma forse Paz realmente non faceva parte di questo mondo. Un talento come il suo appartiene solo agli onnipotenti.
E Andrea Pazienza era onnipotente.

Il volto di Zanardi, il personaggio più famoso di Andrea Pazienza.

Curiosità

Come Storia di Astarte, anche Il Torneo avrebbe dovuto avere un seguito. 

Edizione Consigliata

Nel presente volume è riportato lo story board previsto per il penultimo capitolo di questo delirante viaggio nella storia di Zanardi e company.
Il libro ha una buona veste editoriale, cover cartonata e stampa discreta. 

Altre edizioni

Del presente volume esiste anche una versione brossurata. Ma di Pazienza è stato ristampato praticamente tutto. Segnalo Storia di Astarte a opera della Fandango libri la quale ha pubblicato anche il volume Zanardi 2 che comprende Il Torneo, la storiella Bianca e la logica del fast food.

Le opere di Paz possono essere recuperate anche nelle edizioni della Baldini & Castoldi e in quelle della Milano libri

Oltre 300: dello stesso autore non perdere...



mercoledì 5 settembre 2012

300: Milton Caniff - Male Call




Comic Art,1979
(USA, id, 1942)



Una bella ragazza si guarda sempre con piacere”.

(Milton Caniff a proposito di Miss Lace)
Il grande Milton Caniff mentre disegna servendosi di una modella. 

Quando tengo i miei corsi di fumetto esorto costantemente i ragazzi a copiare i grandi maestri del passato.
Nel loro disegno c'era qualcosa di magico, d'irripetibile.
È come se fossero stati bagnati da un elisir di lunga vita, che li renda capaci d'emozionarci ogni volta che sfogliamo le pagine di qualche volume ripescato in biblioteca.
Miss Lace: difficile non
 guardare
Dei tanti maestri due sono stati quelli che si sono spartiti il periodo d'oro dei fumetti, la cosiddetta golden age, grazie all'immenso talento stilistico che li contraddistingueva nettamente: da una parte Raymond e il suo realismo, dall'altra Milton Caniff con il suo espressionismo.
Mi diverte provocare i miei allievi mettendo in contrapposizione, sotto i loro occhi, le tavole dei due cartoonist americani: se, da un lato, copiando il Gordon di Raymond si fanno le ossa disegnando personaggi resi con grande realismo figurativo, con Caniff subiscono una vigorosa sterzata mentre si sforzano di riprodurne lo stile impressionista.
Stile che con la serie “Male Call” si carica di un grottesco che farà scuola a tutta una generazione di artisti.
Due strip di Male Call.
Male Call” si può definire una sorta di spin off della più nota serie Terry e i pirati, che Caniff ideò e pubblicò nel 1934 ottenendo un grande successo di pubblico.
In “Male Call” ci sono due protagonisti assoluti: uno era l'esercito americano in pieno conflitto mondiale e l'altra la sensualissima Miss Lace, sogno proibito di tutti i soldati al fronte. Infatti una delle particolarità di questa bellissima serie era proprio quella d'essere riservata unicamente a tutti gli uomini che vestivano una divisa e che venivano spediti (spesso senza farvi ritorno) nelle zone calde in piena seconda guerra mondiale. E vista la pericolosità di tale obbligo, quale miglior premio se non quello di vedere una bomba sexy sulle pagine dei quotidiani militari al ritorno in branda?
Miss Lace: 
le gambe più sexy del fumetto.
Prendete il volto di Betty Grable e unitela al corpo di Rita Hayworth ed ecco Miss Lace, la pin up più bella del mondo del fumetto, protagonista di spassose strisce autoconclusive leggermente piccanti ma sempre nei limiti consentiti in quegli anni al fine di non infastidire il rigido codice morale americano.
La nostra bella protagonista non è avara di baci e abbracci appassionati, civetta con i soldati e partecipe di qualche sequenza audace ma alla fine si ride sempre. Il tutto in pieno svolgimento del secondo conflitto mondiale che, naturalmente, non veniva mai rappresentato qual era veramente. Non c'era la necessità di ricordarlo ai soldati. Con la brunetta di carta più sensuale d'America, la guerra assumeva di certo un peso diverso e l'intero corpo dell'esercito veniva catturato da tale sensualità sia sulla carta stampata che nella vita reale.
Alcune tra le pose più famose dell'eroina di Milton Caniff.
E Caniff, da grande maestro qual era, si divertiva a provocare il lettore con il suo tratto formidabile che riusciva a dotare Miss Lace di una fortissima carica erotica.
Con la fine della guerra nel 1946 ci fu anche il triste congedo della brunetta sexy che diceva addio per sempre ai suoi amati commilitoni pronta a conquistare, negli anni a venire, una vasta fetta di pubblico d'oltreoceano giungendo anche in Italia nel 1979 grazie alla casa editrice Comic Art, che pubblicò tutte le strip della serie in un bel volume che rimane tutt'ora l'unico dedicato a questo bellissimo personaggio.

Curiosità

Inizialmente la striscia umoristica aveva come protagonista la bionda Burma, personaggio molto sexy della serie Terry e i pirati. Ma le proteste del syndacate (che deteneva i diritti del personaggio) non si fecero attendere e Caniff dopo poche strisce introdusse Miss Lace che divenne la protagonista assoluta.


La prima versione della strip Male Cale: la bionda Burma.