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martedì 25 marzo 2014

300: Dick Browne – Il grande Hägar

Glénat, 1991
(USA, Hägar the Orrible, 1973) 
"Ricorda... Quando conosci qualcuno guardalo negli occhi e sorridi... Poi dagli una calda e robusta stretta di mano! Così non può prenderti la spada!"
(Hägar parlando a suo figlio Amlet)


Ironico autoritratto di Dick Browne.
Le strip, con le loro daily e sunday pages, hanno accompagnato (e tutt'oggi accompagnano) intere generazioni di lettori e in USA furono un vero toccasana per tutta quella gente, adulti e ragazzi; spesso avevano per protagonisti ragazzini terribili (fin dai tempi dei Katzenjammer Kids, passando per i Peanuts, Tiger e Dennis the Menace fino a Calvin e Hobbes), coppie prese dalla routine quotidiana (dalla famiglia Fenouillard ad Arcibaldo e Petronilla, da Blondie e Dagoberto fino allo splendido Li'l Abner, arrivando al nota coppia formata da Andy Capp e Flo) e animali con vezzi poetici, politici e avventurosi (da Krazy Kat a Pogo passando per l'universo Disney). Inutile dire che le varie strip appena citate furono realizzate da autori divenuti vere leggende del fumetto, vere e proprie colonne delle nuvole parlanti.
Richard “Dick” Browne è uno di quegli autori che, una volta letto, resterà per sempre nei cuori di chi ama la strip americana; dopo un passato come strillone di quotidiani, viene assunto come illustratore e lavora non poco nel campo della pubblicità (suo il logo della famosa banana Chiquita). Poi, nel 1954, incontra Mort Walker, autore della strip di successo Beetle Bailey e con lui crea una delle strip più riuscite degli anni '50: Hi and Lois in cui Brown fa conoscere il suo splendido quanto immediato segno artistico che caratterizza con forte espressività ogni personaggio.
Quasi vent'anni dopo, raggiunti i cinquantacinque anni d'età, l'artista americano diventa autore completo con un personaggio tra i più spassosi che abbiano mai popolato le strip americane.
Hägar the Horrible è un vichingo simpatico e per niente orribile; ha l'aspetto del guerriero ma è più felice con un boccale di birra, cerca di tener testa ad una moglie autoritaria e giunonica che tenta di elevarlo ad uno stile di vita più alto, senza sbronze e risse di cui il nostro eroe spesso è protagonista. Durante le sue razzie nei vari paesi europei non bada tanto alle minacce avversarie quanto a riuscire a soddisfare le richieste della moglie. Ha un figlio, Amlet, più attratto dalle pagine di un libro che dalla spada e una figlia, Honi, che ha il mito delle principesse guerriere e per questo è spesso armata di corazza e scudo; è non sono da meno il fedele ma poco intelligente cane Snert, il dottor Zook e il suo vice e amico Eddie, lo sfigato volenteroso ma tonto.
Il dottor Zook visita Hägar
Insomma un universo in cui Browne si destreggia con armonia, fra battute esilaranti e un disegno personalissimo che conferma il suo incredibile talento nella sintesi e nella caratterizzazione dei personaggi; il tratto è ancora più sintetico rispetto Hi and Lois e, mentre per la coppia di sposini tipica dell'America anni '50 Browne era solito usare un retino puntinato (abbastanza comune per le strip del periodo), per il suo eroe vichingo si avvale di un tratteggio che dona alla strip un gustoso tocco di storicità.
“NON NE POSSO PIÙ!” strilla Hägar durante una battaglia, “Coraggio Hägar! La battaglia sta per finire!” Lo rassicura il suo braccio destro Eddie. “E chi parla della battaglia? Sono queste merende che mi prepara Helga!” ribatte Hägar, con la sua voglia di bere, poltrire e mangiare che sovrasta quella di comandare e conquistare regni, come si converrebbe a un valoroso capo vichingo. Ma poco importa, perché la simpatia e la goffaggine di questo personaggio hanno bisogno di poche strip per conquistare il cuore dei lettori.
Come mi disse Giancarlo Berardi, circa vent'anni fa, nel suo studio a Genova mostrandomi un'illustrazione di Dick Browne: “Questo è il mio disegnatore umoristico preferito”!
Con il suo segno, così personale e moderno, Dick Browne è l'autore preferito di molti. Lo conferma Hägar, che tutt'oggi, dopo più di quarant'anni, solca i mari alla conquista di qualche regno da conquistare e sempre pronto per una bella bevuta.
La semplice e geniale ironia di Dick Browne.

Curiosità

Hägar the Orrible fu un grande successo fin dalla sua prima apparizione nel 1973: i quotidiani che lo accolsero furono all'inizio circa duecento, per diventare oltre mille del 1975. Alla morte di Dick Browne, avvenuta nel 1989, subentrò suo figlio Chris (che già aveva preso in mano la serie un anno prima a causa dei problemi di salute del padre) che tutt'oggi continua a realizzare sia i testi che i disegni della strip con un successo che non sembra tramontare. Secondo alcuni dati risalenti al 2010 (fonte: Wikipedia) Hägar viene distribuito su 1900 quotidiani in oltre 59 paesi e tradotto in tredici lingue (compresi i paesi scandinavi dove la strip gode di grande popolarità).
Per Hägar Browne ha ricevuto il prestigioso premio Reuben nel 1973 e due volte il Comic Strip Award, nel 1984 e nel 1986.

Edizione Consigliata

Francamente la Glenat realizzò diversi cartonati all'inizio degli anni '90 pertanto l'edizione consigliata non è l'unica valida, va benissimo una qualsiasi di quelle disponibili: con Hägar si ride sempre.
Comnque il volume consigliato è di grande formato e raccoglie alcune strip del 1977, '78 e 79.
La grafica e la traduzione sono curate dal grande Ferruccio Alessandri.

Altre edizioni

Come dicevo la Glenat ne ha fatte diverse: Il grande Hägar 2, Hägar l'orribile, Hägar il vichingo, ecc... se non ricordo male riproposti anche in versione più economica nella collana Hit Comics.
Buono anche il volume della IF Editore che ripropone daily e sunday pages in quasi duecento pagine.
Alcune edizioni di Hägar: le prime due della Glénat, l'ultima delle Edizioni IF. 



sabato 23 febbraio 2013

300: Luciano Bottaro – Il grande Pepito

Glénat Italia, 1990
(Italia, Il grande Pepito, 1958)

Da quasi mezzo secolo domina il fumetto comico italiano, è un autore molto prolifico e originale, uno dei pochissimi artisti che conosco in grado di esprimersi conservando sempre una personalissima, impeccabile unità stilistica in ogni cosa che fa...”
(Carlo Chendi)

Luciano Bottaro (in primo piano a destra) insieme a Mort Walker
Giancarlo Berardi e Ivo Milazzo. 
La straordinaria ricchezza compositiva
di Luciano Bottaro
C'era un tempo in cui, in Italia, c'erano degli autori umoristici straordinari: il primo che mi viene in mente è Jacovitti, per una serie di ragioni che mi hanno legato al grande cartoonist, ma penso anche a Sebastiano Craveri, Lino Landolfi, Giorgio Rebuffi, Giovan Battista Carpi, Romano Scarpa; artisti meravigliosi che con il loro stile erano riusciti a creare un loro universo fatto di personaggi più o meno noti ma assolutamente unici per inventiva e personalità.
Bei tempi: un ragazzino apriva un periodico per ragazzi e si meravigliava di fronte a Cocco Bill, Procopio, Cucciolo, Tiramolla e via dicendo; che gran fortuna doveva essere quella d'avere tra le mani il meglio dei fumetti italiani ogni settimana, o mese che fosse: una sorta di pillola del buon'umore. E il bello di questi autori e che, riletti oggi (con un senso critico più libero), viene a galla tutta la genialità e brillantezza delle loro opere.
Rileggendo Il grande Pepito di Luciano Bottaro mi sono divertito come non mi accadeva da tempo. Nessuna battuta demenziale né umorismi alla Simpson o alla Ratman, solo brevi storie indirizzate ai ragazzi.
E qui sta il bello: leggere le storie di Pepito equivale (per chi come il sottoscritto è cresciuto a pane e cartoni giapponesi) a tuffarsi in un'infanzia sconosciuta, un'infanzia che apparteneva ai nostri genitori; un'infanzia, la loro, popolata da queste splendide avventure che spesso venivano conservate gelosamente affinché quell'innocenza fanciullesca non venisse mai dimenticata.

Una bellissima vignetta di Pepito in cui emerge la geniale sintesi grafica di Bottaro
Pepito poi incarna perfettamente uno dei personaggi che meglio invade le 'baloccheggianti' fantasie dei ragazzi: il corsaro. Chi di noi, nella sua fantasia, non l'ha impersonato almeno una volta?
Penso a come il geniale artista ligure possa essersi divertito nel creare un simile personaggio ma, ancor più, il folle universo dei personaggi di contorno.Sfogliando questo bel volumone della Glénat Italia ci imbattiamo in una serie di comprimari tra i più divertenti del fumetto italiano: dal marinaio tuttofare Stoccafisso, al pappagallo mascotte Beccodiferro; dall'intellettuale Nasello al fumatore di Pipa Ventoinpoppa; tutti imbarcati sulla Cetriolitas, un veliero che solca i mari nelle vicinanze di Las Ananas dove regna il tirannico e dispotico governatore Hernandez De La Banane detto Ventripotenza per la mania di passare il tempo a studiare nuove tasse da imporre al suo popolo con il solo fine di arricchirsi. Lo spalleggiano i suoi sudditi: il ministro e consigliere La Faina, il segretario amministrativo Don Libro di Cassa y Conto, senza dimenticare i due scienziati Scartoff e Telefunken. Come non divertirsi con simili personaggi? Un vero diluvio di divertimento concentrato in questa raccolta di otto tra le storie più esilaranti del corsaro più simpatico del fumetto italiano.
Ma con Pepito non ci si ferma solo al divertimento. Il grande formato del volume ci offre l'occasione di ammirare i bellissimi disegni di Luciano Bottaro che, tra ciurme di corsari, pirati e velieri in mare, è veramente a suo agio così come testimonia la sua lunga produzione artistica fatta di personaggi come il bucaniere Aroldo o il mozzo Tim; un tratto pulito, essenziale, carico di una freschezza espressiva che resiste ai tempi e che ha dato non poche soddisfazioni al grande artista amatissimo in molti paesi, Francia in primis.
Luciano Bottaro andrebbe riscoperto; da chi per pochi istanti vuole ritornare un ragazzino spensierato.
Ma soprattutto andrebbe riscoperto dalle odierne generazioni di fumettari umoristici: quantomeno per capire che con delle semplici storie si può creare qualcosa di molto prezioso.

Pepito: un fumetto indirizzato a un pubblico ragazzi ma che vanta soluzioni grafiche assolutamente geniali.


Curiosità: Pepito è stato il primo personaggio del fumetto italiano a godere di un grande successo internazionale. In Francia fu pubblicato fino al 1972 con una vasta produzione di tavole che costrinse Bottaro ad avvalersi di altri artisti tra cui Ferdinando Fusco (futuro disegnatore di Tex), Giorgio Rebuffi e l'allora giovanissimo Giorgio Cavazzano. La grande fama del simpatico corsaro indusse i francesi a produrre gadget legati al personaggio: saranno i primi tentativi di merchandising legati a un personaggio italiano.

Altre edizioni: interamente dedicata a Pepito al momento, in Italia, non credo ve ne siano. Il volume consigliato è comunque di facile reperibilità sia in rete che nelle fumetterie che trattano l'usato.