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martedì 3 giugno 2014

La passione e il genio: l'intramontabile Rino Albertarelli

"Era una persona che quando s'impegnava, si sforzava sempre di dare il meglio di sé... Da buon romagnolo, era tutto 'fuori', e aveva il dono d'incantare chi lo ascoltava..."
Davvero efficaci le parole della moglie Gida per introdurre un artista geniale come Rino Albertarelli, un uomo nelle cui vene scorreva l'inchiostro, insieme a tanto talento e cultura; un uomo e un artista che oggi non viene ricordato quanto dovrebbe.
Infatti fu proprio Albertarelli a creare il primo personaggio western italiano, Kit Carson, eroe atipico, in controtendenza rispetto ai classici stilemi che volevano l'eroe bello, atletico e invincibile; già nel 1937, mentre creava un anti-eroe avanti negli anni, per niente bello e anticoncezionale, Albertarelli si faceva notare nel mondo dei comics, soprattutto per il tratto fortemente espressivo, caratterizzato da uno straordinario e fitto tratteggio che donava grande plasticità alle figure.
Ma fu l'incontro con il grande sceneggiatore Federico Pedrocchi a permettergli di realizzare un autentico capolavoro, Il Dottor Faust. Ispirandosi all'opera di Goethe, Pedrocchi aveva scritto una storia dal ritmo incalzante, davvero inusuale per il periodo; ma ancor più sorprendenti, per il  talento artistico che testimoniavano, furono le tavole di Albertarelli: ricche di un'atmosfera, di un'azione e di un'espressività davvero rare che tutt'oggi riescono ancora a stupire.
Fino al 1948 l'artista ha realizzato una mole non indifferente di storie a fumetti tra le quali Capitan Fortuna e, su testi di Gianluigi Bonelli, La Battaglia di Albracca e Orlando l'invincibile, ispirato al noto poema dell'Ariosto e Big Bill. Amante di Emilio Salgari, non si fece di certo scappare l'occasione di adattare a fumetti il ciclo di Sandokan.
In seguito Rino Albertarelli scelse di dedicarsi completamente all'illustrazione e per oltre vent'anni non realizzò più fumetti, fino al 1973, quando l'editore Sergio Bonelli gli propose di realizzare una serie di biografie a fumetti dei più grandi personaggi del west. Eccolo quindi, dopo un'assenza dal mondo dei comics lunga vent'anni, riprendere in mano i pennini e realizzare I Protagonisti un'opera straordinaria sia a livello grafico che narrativo, lasciando il pubblico stupefatto di fronte alla fedeltà storica con cui narrava e alla noncuranza con cui demoliva alcuni rinomati eroi del west come Wyatt  Earp.
Un'opera che termina solo per la prematura scomparsa di Albertarelli, avvenuta purtroppo il 21 settembre del 1974.
Senza alcun dubbio Rino Albertarelli rimane, accanto a Gino D'Antonio, il più grande disegnatore western italiano e uno dei migliori al mondo. Il suo tratto fortemente espressivo riusciva a dare un movimento  del tutto naturale ai personaggi, mai statico ma anzi fortemente dinamico.
Rino Albertarelli, che fu costretto a interrompere gli studi per le difficoltà economiche della famiglia ed a ingegnarsi in svariati mestieri come il muratore, il garzone o il burattinaio, dotato di grande passione e forza di volontà, divenne un grande autore di fumetti, dall'invidiabile cultura e dall'inconfondibile genialità.
Un esempio per tutte le nuove e future generazioni di comic author.

Autoritratto di Rino Albertarelli.


Rino Albertarelli: tavole a fumetti

Splendida vignetta tratta da Kit Carson

Tavola da Le tigri di Mompracem di Emilio Salgari lo scrittore prediletto
da Rino Albertarelli.


 Il Dottor Faust








I protagonisti

Per approfondire meglio questa bellissima opera di Albertarelli vi rimando al blog Dime Webb in cui potrete trovare una serie di articoli scritti dal bravissimo Francesco Manetti






Rino Albertarelli: le illustrazioni

La Domenica del Corriere







Varie




Il West di Rino Albertarelli

I protagonisti: cover n. 1 e 2.

I protagonisti: cover n. 3 e 4.

I protagonisti: cover n. 5 e 6.

I protagonisti: cover n. 7 e 8.

I protagonisti: cover n. 9 e 10





Cinque splendide illustrazioni con cui Rino Albertarelli rappresenta il West. 






Questa e le precedenti illustrazioni in bianco e nero sono tratte dai volumi della
serie I Protagonisti ed accompagnavano gli articoli sul west, posti alla fine della
storia a fumetti, scritti dallo stesso Albertarelli.

Al Capp (a sinistra) con Rino Albertarelli a Bordighera nel 1965.

Da Sinistra: i disegnatori Santo D'Amico, Burne Hogarth e Rino Albertarelli. 

” Un discorso a parte certamente merita Rino Albertarelli per la mole della sua produzione, per la continuità della sua partecipazione, per la qualità dei risultati ottenuti. Quando si parla di fumetti italiani di quel decennio e se si vuole accennare ai buoni risultati ai quali si giunse negli anni precedenti la seconda guerra mondiale ed anche nel corso della stessa, si finisce inevitabilmente per citare il nome di questo grande artista che si affermò come formidabile disegnatore ma anche come gagliardo narratore e soggettista. Sicuramente ad Albertarelli il linguaggio dei comics fu congeniale e alle sue indubbie doti naturali di disegnatore ed illustratore egli aggiunse lo sforzo continuo ed entusiasta per esprimersi attraverso un mezzo espressivo che andava affinando in continuo crescendo anno dopo anno. A lui spetta il merito, insieme a pochissimi altri, di aver creato opere di narrativa grafica con caratteristiche specifiche di scuola italiana."

(Rinaldo Traini)

Per leggere il tributo di Rinaldo Traini a Rino Albertarelli cliccate qui.


















venerdì 14 febbraio 2014

300: Sergio Toppi – La lacrima di Timur Leng (Il Collezionista)

Orient Express-I protagonisti n. 15, 1986
(Italia, La lacrima di Timur Leng, 1986)
...Chiedetemi ogni tipo di risarcimento perché si possa intuire un sorriso sotto quella maschera che portate...”
Siete molto gentile: vi do atto che anche nella giungla le buone maniere hanno il loro peso!”
(Dialogo tra il Collezionista e la signora dal viso bianco)

Sergio Toppi fotografato da Joe Zattere.
La grandezza di Sergio Toppi è sempre più riscontrabile col passare del tempo; le sue opere sono oggetto di ammirazione in tutto il mondo e, dopo la sua morte, lo sono ancora di più. E la bella notizia e che molti giovani, o comunque aspiranti fumettari che si avvicinano al fumetto e lo vogliono conoscere in maniera più approfondita, scoprono Sergio Toppi, sfogliano i suoi libri, rimangono affascinati e se ne innamorano completamente.
Del resto provateci voi a spiegare come sarebbe possibile non innamorarsi delle tavole del grande maestro milanese: come non rimanere esterrefatti di fronte alle sue tavole, alla loro composizione, a quella mescolanza di segni grafici forse unica al mondo. In realtà non serve guardare una sua intera opera; basterebbe una sola tavola per capire che siamo di fronte a qualcosa che era unico e lo rimarrà per sempre.
Una delle tavole in versione B/N.
Per fortuna Toppi di tavole ne ha prodotte parecchie, molte delle quali destinate all'universo delle nuvole parlanti. Ed è proprio nel fumetto che Toppi seppe essere unico e originale; non solo grazie al suo talento grafico ma anche alla sua capacità di raffinato e colto narratore. Ce lo testimoniano opere di folgorante bellezza visiva come Sharaz-de ma soprattutto, visto che parliamo di fumetti, l'unico suo personaggio seriale: Il Collezionista.
E che personaggio seriale; ad avercene di personaggi come questo, particolare e ambiguo raccoglitore di oggetti talmente preziosi che vale davvero la pena rischiare la vita per possederli.
Ad avercene di storie come La lacrima di Timur Leng in cui il maestro Toppi ci regala uno dei vertici della sua carriera, andando così ad arricchire il già vasto calderone magico degli anni '80, quando stregoni del calibro di Magnus, Pazienza, Giardino, Battaglia, Micheluzzi, Berardi, Milazzo estraevano vere e proprie magie di carta pronte a stregare letteralmente il pubblico.

Sergio Toppi: ogni sua vignetta è una piccola opera d'arte.

Sinceramente (come per altri personaggi per cui bisogna fare delle scelte) se avessi scelto “Il calumet di Pietra Rossa” o “L'obelisco della terra di Punt” vi garantisco che avreste amato ugualmente un personaggio come il collezionista. Tuttavia la mia scelta cade sulla terza avventura realizzata da Toppi per una serie di motivi: inutile dirvi: per la qualità della storia; altrettanto inutile ribadire: per la qualità (eccelsa) dei disegni. Ho scelto La lacrima di Timur Leng perché in essa Toppi dà vita ad un'antagonista degna di nota: la Signora dal viso bianco, una femme fatale perfida e calcolatrice, che non esita ad ammazzare, con metodi degni della miglior crudeltà, con la stessa freddezza disegnata sulla maschera bianca che le copre il volto. Tutto è bianco in questa donna: il suo vestito, i suoi guanti, il suo cappello; il bianco, simbolo di pace e purezza diventa invece l'emblema del terrore e della cattiveria.
Del resto in questa, come anche nelle altre cinque storie del Collezionista, non c'è posto per gli eroi; lo stesso protagonista si presenta al lettore come un uomo strano, per certi versi ambiguo, per altri un eroe inusuale e arrivista. In questa storia vuole a tutti i costi impossessarsi della lacrima di Timur Leng, una preziosa pietra nata dall'unica lacrima versata da un feroce condottiero mongolo; grazie alla sua ricchezza cerca di comprare il segreto dall'uomo che ha nascosto la pietra; non esita a nutrire sentimenti di vendetta (come nel bellissimo finale) anche se lo fa con l'animo del gentiluomo che non vuole mai infliggere la morte se non vi è costretto. E non esita nemmeno quando c'è da compiere una buona azione come nella sequenza della condanna a morte di un uomo voluta dalla Signora dal viso bianco, in cui si espone in prima persona. Ma questi eroi sono gli eroi di Sergio Toppi: disillusi come il sergente Whiteman dello splendido L'uomo delle paludi; pieni di speranza e tenacia come la principessa Sharaz-de; misteriosi ed enigmatici come il Collezionista, testimonianza di come l'arte nella sua forma massima incontri una forma popolare come il fumetto, generando così un autentico capolavoro.
Una delle splendide tavole con i due protagonisti della storia: Il Collezionista e la Signora dal viso bianco.

Curiosità

La lacrima di Timur Lang fu la terza avventura del Collezionista. Le altre sono (in ordine cronologico): Il calumet di Pietra Rossa, L'obelisco della terra di Punt, Lo scettro di Muiredeagh e La collana di Padmasumbawa, tutti pubblicati nella collana Orient Express – I Protagonisti tra il 1984 e 1986 a eccezione delle ultime due avventure che furono pubblicate sulle riviste Comic Art ed Eternauta verso la fine degli anni '80.

Edizione consigliata

Senza dubbio non è la migliore per qualità di stampa; ma questi piccoli grandi albi della serie I Protagonisti testimoniano un grande periodo del nostro fumetto e vale la pena recuperarli dal primo all'ultimo. Il colore, dato dallo stesso Toppi, è caratterizzato da una scala cromatica fatta di colori tenui che esaltano il bianco totale della Signora dal viso bianco.

Altre edizioni

Sicuramente quella delle Edizioni DI (Grifo Edizioni) che ha racchiuso tutte le cinque storie in eleganti volumi cartonati dalla raffinata stampa in bianco e nero.
La storia consigliata compare anche nel volume Sergio Toppi della serie I classici del fumetto di Repubblica”.


A sinistra: l'elegante volume a opera delle Edizioni Di.
A destra: l'omaggio a Sergio Toppi nella collana I classici del fumetto di Repubblica.

martedì 16 ottobre 2012

300: Rino Albertarelli – Wyatt Earp, l'uomo dell'O.K. Corral



Daim Press - I protagonisti n. 6, 1975
(Italia, Wyatt Earp, 1975)
Nessuno applaudì quel massacro; al contrario, Wyatt e Doc vennero arrestati... il mio Virgil e Morg furono feriti e Virgil mi disse: “... prendi questa pistola e giurami che se la marmaglia venisse a linciarci ci ucciderai tu.”
(Allie Earp, moglie di Virgil fratello di Wyatt Earp.)

Wyatt Earp si prepara a scolpire il suo nome
nella leggenda del west.
Rino Albertarelli.
Rino Albertarelli è stato il più grande fumettista (insieme a Gino D'Antonio) e illustratore western della storia del fumetto.
Non ci sono dubbi su questo. Senza voler togliere alcun merito a grandi artisti come Hermann, Ivo Milazzo, Renzo Calegari o Aurelio Galleppini, sia chiaro, ma come ha dipinto il west Albertarelli non l'ha fatto nessuno.
Rino Albertarelli avrebbe la stessa fama e importanza di artisti come Frederic Remington e Charles Marion Russell (tanto per citare due grandi artisti che hanno raccontato la frontiera a suon di splendide pennellate) se non fosse nato in Italia (e pertanto è rimasto un artista praticamente sconosciuto alle nuove generazioni).
Eppure quest'artista meraviglioso meriterebbe davvero tanto, perché tanto ha dato al fumetto: dagli anni '30 in cui crea Kit Carson, agli anni '40 dove con Federico Pedrocchi realizza il Dottor Faust, uno dei più importanti fumetti italiani di sempre (e di cui parleremo più in là) fino all'attività d'illustratore e copertinista, al suo ritorno al fumetto negli anni '70 con la serie i Protagonisti, in cui narra, con una meticolosissima ricerca storica, le biografie dei più noti personaggi del west, fino alla sua morte avvenuta nel 1974.
Ed è proprio nella serie pubblicata dalla Daim Press (futura Sergio Bonelli Editore) che Albertarelli fece conoscere l'altra faccia del west; e se il cinema aveva sempre addolcito e romanzato le malefatte e gli eccidi di dubbi personaggi innalzati poi al rango di eroi, Albertarelli spiazza il lettore raccontando il vero west, fatto di violenza, vigliaccheria, morte, in cui non c'è posto per gli eroi.
L'esempio più rappresentativo è senza dubbio la biografia di Wyatt Earp, famosissimo “eroe” del west divenuto una leggenda americana per la famosa sfida all'O.K. Corral.
Se poi ci aggiungiamo Hollywood, il mito è servito, visti i numerosi film dedicati a quest'ambiguo personaggio che hanno esaltato le platee di mezzo mondo ma non di certo Rino Albertarelli, il quale, piuttosto che credere alle pellicole americane e alle menzognere biografie di Earp uscite post mortem, realizza una biographic novel a fumetti che spazza via tutte le favolette che hanno fatto di Earp un eroe; un fumetto che lo dipinge come un uomo frustrato, fallito, uno squallido giocatore d'azzardo, violento e senza scrupoli, che riduce la moglie in fin di vita, oltre che a un vigliacco, un bugiardo e un assassino che si nasconde dietro la stella che indossa per togliere di mezzo scomodi testimoni che potevano privarlo di quella gloria a buon mercato che tanto cercava per dimostrare al mondo d'essere qualcuno. Ma soprattutto racconta la vera storia della sfida all'O.K. Corral, di certo molto diversa da come l'abbiamo appresa dai vari media.
Rino Albertarelli illustra, secondo una meticolosa ricostruzione storica, la leggendaria sfida all'O.K. Corral.
Albertarelli è un artista sorprendente; racconta la vita di Wyatt Earp con un taglio quasi documentaristico, facendo parlare in prima persona personaggi che l'hanno conosciuto, oltre a giornalisti e scrittori che hanno raccolto le testimonianze che hanno permesso all'artista emiliano di realizzare quest'opera unica nel suo genere in cui, credo, per la prima volta viene smontato uno dei miti della storia americana senza nessuna concessione alla leggenda.
Ma quello che colpisce di più è la modernità del disegno di Albertarelli dotato di una sintesi e una freschezza compositiva rara a vedersi ancora oggi (provate a leggere questo o uno degli albi della collana i Protagonisti e confrontatelo con un albo di Tex e capirete di cosa parlo); i personaggi sono perfettamente in equilibrio con la tavola e il tratto a pennino fitto di tratteggi si sposa meravigliosamente con la brutalità dell'ovest americano. Tutto sembra lontano dai film western di John Ford pieni di eroi e leggende e la realtà sporca e desolata s'avverte fin dalla splendida copertina realizzata con una tecnica pittorica che farà di Albertarelli un autentico artista del west.
La verità è in questo capolavoro, che incomincia con una tipica dimostrazione della sfida all'O.K. Corral realizzata per i turisti in cui Wyatt Earp è descritto come un'imbattibile eroe dai 162 duelli senza sconfitta, e finisce con la sentenza di un giudice che definì il popolare eroe americano come un bigamo, un truffatore e un vigliacco.
Rino Albertarelli: il segno sintetico e fitto di tratteggi si sposa meravigliosamente alla reale storia del west.

Curiosità: gli albi della serie I Protagonisti sono forse i primi fumetti a presentare una bibliografia. Inoltre lo stesso Albertarelli ha curato l'introduzione al volume e la postfazione.

Altre edizioni: la storia di Wyatt Earp viene riproposta dalle edizioni If nella ristampa della Storia del west n. 50. Anche la Hobby & Work ha ristampato l'intera collana de i Protagonisti con pessima qualità di stampa e soprattutto colorando le magnifiche tavole di Albertarelli che vivono grazie al bianco e nero.

sabato 25 agosto 2012

300: Attilio Micheluzzi - Shanghai (Rosso Stenton)

Orient Express - I Protagonisti n. 3" 1984
(Italia, Rosso Stenton - Shanghai, 1982)
"Ma che bel pesce rosso in questo vaso di gomma"

(Boccio di rosa a Rosso Stenton)
Attilio Micheluzzi
In un'intervista ad Alex Toth gli venne chiesto chi erano gli artisti che più ammirava. Il grande artista fece due nomi: l'americano Bill Watterson (il creatore di “Calvin and Hobbes” per intenderci) e l'italiano Attilio Micheluzzi.
E non è difficile capire il perché. Micheluzzi possedeva tutte le caratteristiche care all'artista americano: una bellissima sintesi del tratto, magistrale uso del bianco e nero, personalissime caratterizzazioni dei personaggi, ricerca storica nelle sue storie, il tutto unito a una grande narrazione.
Le storie dell'artista napoletano (nato a Istria, all'epoca territorio Italiano, nel 1930), erano davvero belle, coinvolgenti, e lui aveva un modo del tutto personale di raccontarle. Pensiamo a Petra Cherie (di cui parleremo prossimamente), Johnny Focus, la serie Air mail, tutte opere indimenticabili che hanno reso unico questo formidabile autore.
Eppure Micheluzzi non gode della stessa fama di Hugo Pratt, pur essendo un autore di pari grandezza. Ma questo non toglie il fatto che pur non avendo gli stessi onori del famoso collega, Micheluzzi sia per molti versi il più grande autore di fumetti italiano di genere avventuroso.
La serie di Rosso Stanton si colloca dopo i bellissimi Petra Cherie e Marcel Labrume e prima di un'altro piccolo gioiello micheluzziano: la serie Air Mail. Siamo negli anni '80, un periodo meraviglioso per il fumetto italiano in cui il meglio dei nostri autori sforna capolavori a raffica ed è ovvio che Micheluzzi non è da meno.
Roscoe Stanton, detto “Rosso” per via della sua capigliatura, è un palombaro della marina americana sulla nave “Cincinnati”. Ama la birra ma non la regge oltre la terza bottiglia, odia Gary Cooper in quanto la sua altezza lo complessa, ma in compenso ha un buon successo con le donne. In questa sua prima avventura il simpatico marinaio è, suo malgrado, disertore nella Shanghai del 1937 trovandosi tra due fuochi: il malvagio Wu Pei Fu trafficante d'armi che lo vuole usare per recuperare alcuni carichi perduti, e la bellissima Boccio di Rosa a capo di un piccolo esercito di pirati.

Nebbia a Shanghai: il tratteggio di Micheluzzi ha fatto scuola.
In questa prima avventura c'è davvero tutto il talento narrativo di Micheluzzi, che addirittura interloquisce con il suo personaggio in una serie di duetti divertenti. Ma c'è anche la sua passione per la storia, per i costumi e per le atmosfere. Leggere “Shanghai” equivale a ritrovarsi accecati nella nebbia della città cinese, in mezzo le sue sudicie vie, nei suoi bordelli, nei suoi locali, in mezzo alle risaie o immersi nel Wanpoo, che come dice Rosso: “è il fiume più giallo e fetente che ci sia”. E tutto questo grazie all'immenso talento di Micheluzzi, che riesce a fare di una semplice avventura un piccolo gioiello narrativo, grazie alle sue inquadrature ricche di profondità e passione. Una passione per la storia (siamo a ridosso della seconda guerra mondiale), per il cinema (è evidente il riferimento al bel film di Robert Wise "Quelli della San Pablo") e per la ricerca che è visibile in ogni dettaglio disseminato nelle belle vignette che compongono le 48 tavole di questa prima bellissima avventura.
Una nota a parte meritano le caratterizzazioni dei due antagonisti della storia: il contrabbandiere Wu Pei Fu, grasso, cattivo che fa tagliare la testa a chi commette l'errore di non chiamarlo “eccellenza” ma soprattutto Boccio di Rosa, bellezza orientale provocante che s'innamora immediatamente di Rosso.
Del resto come dice lo stesso protagonista: “Niente problemi per le ragazze”.

Profondità di campo, ricerca storica e stilistica: benvenuti a Shanghai.

Altre edizioni

Le avventure di Rosso Stenton vennero pubblicate a puntate nel 1982 sulla rivista L'Eternata. La reperibilità su internet e nelle fumetterie ben fornite non dovrebbe comportare particolari problemi. Tuttavia, la casa editrice francese Mosquito ha ripubblicato tutta la serie compreso l'episodio Yellow Christmas, non pubblicato in volume nella collana Orient Express – I protagonisti.
Recentemente invece, l'Editoriale Cosmo ha riunito tutte le avventure di Rosso Stanton, nella collana I grandi maestri, in un albo dal tipico formato bonelliano a colori. 

Da avere in libreria

Per completare la saga del personaggio, vale la pena recuperare anche le altre due avventure di Rosso Stanton pubblicate nella collana Orient ExpressAvventura in Manciuria e La lunga notte