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lunedì 9 luglio 2012

Jac e Ned 10° capitolo: Summer of '93


Cocco Bill e Tex Revolver in una vignetta tratta da Cocco story di Jac e Ned. 1993
Come vi dicevo precedentemente d'estate Jacovitti abbandonava il caos della capitale per godersi la tranquillità della sua casa a Forte dei Marmi. Prima che scomparisse tra le onde della Toscana (il che avveniva esattamente per due mesi: luglio e agosto), c'incontrammo per discutere un progetto che tutt'oggi non ha ancora visto la luce: COCCO STORY: l'infanzia e l'adolescenza di Cocco Bill.
L'idea mi venne in mente leggendo un'avventura di Tex Revolver, degno precursore di Cocco Bill, nell'omonima storia apparsa sul Vittorioso nel 1955, in cui questo eroe da fuorilegge diventa tutore della legge convocando a nozze addirittura una tutrice della legge: Genoveffa la scereffa.
Gettai un soggetto a grandi linee su come vedevo la storia: praticamente Cocco Bill nasce sotto una pianta di camomilla e, cresciuto a suon di biberon pieni appunto di camomilla, dimostra da subito la sua abilità di pistolero nonché la sua propensione a essere un rubacuori, fin quando non riceve in regalo, per il suo compleanno, il fido compagno d'avventure Trottalemme con cui, raggiunta la maggiore età, lascia la città natale per esplorare il selvaggio west.
Differenze di stili a confronto: a sinistra la prima tavola di Cocco Story (con la scritta realizzata da Jac in persona) da me realizzata nell'estate del 1993. A destra la prima tavola di Cocco Story rifatta dal sottoscritto nel 1998 a un anno dalla morte di Jacovitti. In quest'ultima si vedono i rimandi allo stile del maestro negli anni '60.
Tutto questo doveva essere condensato nelle prime otto tavole delle quaranta previste. Dalla nona tavola in poi avremmo raccontato la sua prima avventura, di come il nostro neo eroe adolescente riesce a sventrare un traffico illegale d'alcool e d'armi diventando, con l'aiuto dello sceriffo Tex Revolver, un difensore della legge.
Durante il nostro incontro, molto divertente devo dire, Franco mi consegnò un foglio su cui s'era appuntato i vari nomi dei personaggi, della città in cui svolgere la storia, facendomi anche il bozzetto di come doveva essere il piccolo Cocco Bill. Lui avrebbe supervisionato il tutto, lasciando a me il compito di realizzare la storia. Ero davvero al settimo cielo. Potevo disegnare una storia del mio eroe preferito. E tutto da solo. Pazzesco, adrenalina nelle vene al 100%.
Di solito scendevo a casa per le vacanze estive, ma questa volta scelsi di restare e d'affrontare il caldo romano disegnando la mia storia personale di Cocco Bill.
"Little Cocco" in uno sketch di
Jac per "Cocco Story"
Il disegno che realizzai per la rivista Comix.
Sotto, la dedica personale di Jacovitti.
Nel frattempo, il settimanale Comix aveva organizzato un evento estivo cui avrebbero preso parte i vari disegnatori che collaboravano con il noto giornale. Tra questi, pur essendo uno degli autori di punta di Comix, non era presente Jacovitti che non amava le apparizioni in pubblico e che fu quindi invitato a realizzare un disegno di Cocco Bill, omaggio ai partecipanti della serata.
Credo sia ormai facile indovinare chi avrebbe realizzato il disegno. Franco mi chiamò un pomeriggio chiedendomi di realizzarlo velocemente in bianco e nero e d'inviarlo con un corriere a Comix, la redazione lo avrebbe poi passato al disegnatore Ro Marcenaro che (stando a quello che mi disse Jacovitti) l'avrebbe colorato.
Rispettai le richieste del maestro e il disegno ornò la serata di Comix.
Ma naturalmente le mie priorità, finché non tornava Jacovitti, erano due: Cocco Story e le illustrazioni del libro Burle e fatti alla fiorentina, di cui ho parlato nel capitolo precedente. Finito quest'ultimo, il mio impegno sarebbe stato tutto verso la storia di Cocco Bill.
Jac e Ned a confronto. Il gesto di accensione del suo
sigaro "apostolado" e tra le immagini che più lo
contraddistinguevano. 
Realizzai le prime 12 tavole in grande formato e incominciai a inchiostrarle usando però un tratto grosso, in quanto ero ormai abituato a inchiostrare disegni di grande formato, cercando d'imitare il suo stile tardo anni settanta per cui il maestro aveva abbandonato praticamente gli sfondi e aveva reso le inquadrature più statiche. Col senno di poi mi resi conto che non fu la scelta giusta e quando nel 1999 ripresi in mano il progetto, dimezzai il formato delle tavole, dimezzai il tratto e soprattutto incominciai a ispirarmi al suo stile degli anni '60, in assoluto il migliore per dinamismo, storie e inquadrature.
Il ritorno del maestro mi costrinse a mettere da parte Cocco Story, affinché entrambi potessimo dedicarci a quello che credo sia stato (insieme alle storie di Cocco Bill per il Giornalino) il lavoro meno riuscito realizzato insieme e, del resto, anche quello che suscitava in noi il minore entusiasmo: il Kamasutra spaziale per l'editore Stampa Alternativa.
Ma la passione per la Cocco Story mi ha sempre accompagnato nel corso degli anni senza mai abbandonarmi. Così come non mi hanno mai abbandonato i ricordi di tutte le notti di quell'estate romana in cui passavo le notti chino su quelle enormi tavole.
Quella mitica estate del '93.
A destra pagina di un articolo di Leonardo Gori per il quotidiano fiorentino "La Nazione". Nella parte evidenziata in rosso, Jacovitti parla di Cocco Story e del sottoscritto, Chiamandomi Nedeljko Balaika e definendomi "figlio di ex esuli russi". Per la cronaca io sono figlio di madre italiana e padre serbo e il mio cognome è Bajalica. Jac non l'ha mai azzeccato, così come non mi ha mai chiamato Ned ma sempre col nome completo.
A sinistra, la seconda tavola di "Cocco Story" realizzata dopo la morte del maestro.


mercoledì 27 giugno 2012

Jac e Ned 6° capitolo: regali, ricordi e compiti per le vacanze


Roma 1993.Una bella immagine di Jacovitti nel suo studio
Il 1992 volgeva al termine e come succede ad un bravo scolaro che ha fatto tutti i suoi compiti, il maestro mi concesse le vacanze di Natale. Avevamo lavorato tanto, infatti oltre a realizzare le illustrazioni di Cocco Bill e Tom Ficcanaso (che ci tennero occupati fino ai primi mesi del 1993), nonché la copertina natalizia di Comix, il maestro iniziò anche a lavorare a una serie di vignette di contenuto medico che avrei dovuto inchiostrare al mio rientro nella capitale. Nel frattempo Franco mi chiese di realizzare un disegno per la parrocchia di S. Ambrogio, a scopo di beneficenza. Lo faceva ogni Natale e quest'anno tocco a me l'onore. Lui mi fece un piccolo bozzetto per darmi l'idea lasciando a me il resto. Sbrigai la cosa in mezza giornata per poi portarglielo e, con l'occasione, fargli gli auguri di buone feste.
Quel pomeriggio non fu solo un incontro di lavoro, ma anche un'occasione per fare due chiacchiere, per conoscere meglio l'uomo, oltre all'artista. Ci sedemmo l'uno di fronte all'altro e iniziammo a chiacchierare. Parlammo un po' di tutto, dai fumetti alla situazione politica italiana, fino a giungere al suo passato. Mi raccontava anche dei tempi del Vittorioso, delle serate passate con i colleghi fumettari come Lino Landolfi, Ruggero Giovannini, Nevio Zeccara, Santo D'amico (mio eccellente insegnante alla Scuola Internazionale di Comics).
Bozzetto di Jacovitti e realizzazione del sottoscritto per un disegno natalizio.
Era bellissimo sentirlo parlare della sua vita passata. Mi raccontò di quando, ragazzino, scrisse una lettera a Mussolini che più o meno recava queste parole: “Caro Mussolini, siccome abbiamo lo stesso nome, quando morirai sarò io a fare il duce al tuo posto!”, ricevendo addirittura la risposta dal duce che diceva: “Caro Benito, tu pensa a essere un disciplinato balilla che a fare il duce, per il momento, ci penso io!”. Per fortuna i bambini hanno una visione ingenua della realtà.
La prima tavola di Gionni Galassia, donatami
da Jacovitti per le festività di Natale.
Nel suo studio, in alto, di fronte al suo tavolo da lavoro, Franco aveva appeso una riproduzione ingrandita di una vecchia banconota da 10.000 lire (risaliva in pratica all'era in cui le banconote erano formato lenzuolo). Lui mi disse che quando guadagnò la sua prima banconota, ne fece fare un ingrandimento, e la incorniciò nel suo studio con la promessa, verso se stesso, di guadagnarne una al giorno. Non era difficile capire il perché di quel desiderio: Franco aveva conosciuto la povertà, era figlio di un ferroviere che doveva sfamare lui e i suoi due fratelli ed essendo lui il figlio maggiore si prendeva cura dei più piccoli.
Mi raccontò di quando, una volta, ancora ragazzino, suo padre gli diede qualche moneta per comprare il pane. Sulla via per arrivare al fornaio s'imbattè in alcuni poverelli che chiedevano la carità. Lui intenerito e cuor d'oro (lo è sempre stato, fino al giorno della sua morte), donò loro i soldi che aveva destinati all'acquisto del pane e di fronte al padre s'inventò d'averli persi.
Naturalmente al tempo c'era la fame, la fame vera” ripeteva lui. “C'erano i poveri veri, non come oggi che non sai se crederci o no. Mio padre ovviamente mi riempì di botte, ma io ho fatto quello che mi andava di fare in quel momento!”
Dal suo passato finimmo col parlare d'arte. Mi disse che adorava Bosh (da cui era influenzato, non dimentichiamoci che Jacovitti era famoso per il suo surrealismo), Dalì, ma anche Modigliani e Bruegel. Di quest'ultimo aveva una riproduzione del famoso dipinto “Banchetto nuziale”, appesa al di sopra dell'ingresso del suo studio.
Naturalmente parlammo anche dei suoi fumetti, soffermandoci su Tom Ficcanaso, Cocco Bill, Gionni Galassia. Ad un certo punto, mentre parlavamo, s'alzò senza preavviso e si diresse verso la sua libreria sotto la quale, in un reparto chiuso da due ante, custodiva tutte le sue tavole originali. Ne tirò fuori un paio e, guarda caso, una era di Gionni Galassia e per l'esattezza la prima in assoluto, un capolavoro di poesia, disegno, composizione e colore. Mi regalò, inoltre, la prima tavola di Tizio, Caio e Sempronio e un'illustrazione di Tom Ficcanaso. Credetemi, rimasi senza fiato. Erano bellissime.

L'allievo e il maestro nello studio di quest'ultimo, in uno scatto affettuoso
Ma un maestro non lascia mai un suo allievo senza compiti per le vacanze.
Franco tirò fuori anche le tavole originali di Tarallino, personaggio protagonista di storie favolistiche, apparse all'inizio degli anni '70 sul Corriere dei Piccoli. Mi disse che all'appello mancava una tavola, forse andata perduta ai tempi della stampa (Jac aveva perso gran parte delle sue tavole grazie alla strafottenza delle tipografie... del resto erano cose per bambini!!), chiedendomi di rifargliela precisa e identica, compresa la colorazione da realizzare sul retro (al tempo si usava colorare dietro la tavola a fumetti e non sul fronte). Compito che svolsi con diligenza.
Era davvero poca cosa in confronto ai meravigliosi regali ricevuti quel giorno.