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giovedì 25 aprile 2013

300: Didier Comès – Silenzio

Milano Libri Edizioni, 1982
(Belgio, Silence, 1980)

Mi piace tanto andare a spasso di notte... Sento i rumori e non so chi è... come fa scuro non ho paura! Quando che è giorno si che ho paura!”
(Silenzio)
Didier Comès

Poco più di un mese fa Didier Comès ha lasciato questo mondo. Aveva 71 anni e un talento davvero sorprendente come narratore d'immagini. Penso a opere come Le lacrime della tigre oppure Eva o Iris o ad altre sue opere; qualunque opera di Comès mi venga in mente non posso far altro che pensare al suo modo di narrare, al suo bianco e nero con cui definiva le immagini. Quando penso a questo grande autore mi vengono in mente i suoi personaggi, delineati con quel suo particolarissimo tratto dilatato che sembrava uscire dal suo pennello con la stessa magica facilità con cui un colore esce da un tubetto di tempera o di olio. L'arte di Comès è magica e non lo dico tanto per dire, vista l'attrazione che l'artista aveva per l'occulto e la stregoneria, due ingredienti che lo portarono alla realizzazione del suo capolavoro, Silenzio, splendida e intensa parabola sulla diversità e sulla bontà di chi (come il nostro protagonista Silenzio) nasce in un clima d'odio ma riesce a superare le rancorose barriere della brutalità provando sentimenti di una purezza veramente spiazzante.
Solo gli animali riescono a comprendere Silenzio...
Silenzio è un personaggio per molti versi atipico nel panorama del fumetto; ritenuto diverso perché sordo, da molti considerato stupido in quanto buono solo a fare lavori pesanti, in realtà Silenzio ha dentro di sé quella voglia di ricerca interiore e quella curiosità sempre ostacolata dagli abitanti del paesino di Belsogno, nelle Ardenne; lui, nella sua eterna fanciullezza, riesce ad essere quello che i suoi compaesani non sono: un'anima buona, capace di non odiare il suo brutale padrone e di avere una comunicazione spontanea con il mondo degli animali che sembrano gli unici in grado di comprenderlo.
Ma la storia di Silenzio ruota attorno a un'altra storia, che affonda le radici nel mondo gitano, libero e spensierato, capace di sfuggire all'orrore della persecuzione nazista ma che cade vittima del peggior orrore riservato all'umanità: l'ignoranza. Un'ignoranza che domina nel piccolo paese dal nome sognante ma dalla realtà sprezzante, popolato da uomini e stregoni malvagi che si odiano a vicenda e che hanno paura di ciò che è diverso da loro.
Un'opera bella e piena di grandi emozioni come le parole non dette di Silenzio; queste vengono racchiuse da Comès nei suoi pensieri, quasi a voler creare un rapporto stretto e diretto con i lettori che a questo punto sono gli unici capaci di comprenderlo. Silenzio si muove con una purezza tipica dell'essere che non conosce il male, di chi quando lo conosce cerca di non farsi catturare da esso, di chi non cova desideri di vendetta e di chi apprezza la vita e le sue meraviglie: l'immensità del mare da lui visto solo in fotografia, una conchiglia da cui poterne sentire il rumore, una barchetta giocattolo su cui sognare di cavalcarne le onde.
La stregoneria protagonista
inquietante della storia.
Un affresco di un mondo contadino rude e legato alla stregoneria e alla superstizione (che nella storia assumono un ruolo determinante) assolutamente imperdibile; Comès lo dipinge con un bianco e nero impeccabile, un bianco e nero fatto di ombre e oscurità, dalla quale emerge uno dei personaggi più inusuali e poetici degli anni '80. Puro come il candore della neve che lo accompagna nelle ultime sequenze di questo fumetto affascinante.

Didier Comès, poetico maestro del bianco e nero.

Curiosità

Didier Comès è nato in pieno conflitto mondiale (1942); prima di approdare alla professione di fumettaro ha lavorato come disegnatore industriale. Anche la musica ha influito notevolmente sulla sua vita tanto da renderlo un noto percussionista jazz apprezzato anche oltreoceano.
Evidenti in Silenzio le influenze del collega e amico Hugo Pratt; le uniche sequenze in cui si vede il mare sono un dichiarato omaggio all'autore di Corto Maltese.

Edizione consigliata

Quella consigliata è della Milano Libri e risale a trent'anni fa: cartonata, ben rilegata e, dettaglio importante, stampata in bianco e nero. Reperibile senza particolari difficoltà in rete o nelle fiere specializzate. 

Altre edizioni

Nel 1998 la Lizard ripresentò l'opera di Comès in un formato tascabile a un prezzo contenuto. 

giovedì 4 aprile 2013

300: Benito Jacovitti – Cocco Bill



Milano Libri Edizioni, 1975
(Italia, Cocco Bill, 1957)
Una camomilla al ragù e panna”
Ah! Ah! Chiede camomilla! Il figlio di mamma colla boccuccia sporca di latte ha preso il saloon per un asilo infantile...”
Il figlio di mamma t'appioppa questo al ghigno!” (tirandogli un calcio)
Un 42 in faccia non me l'ha piazzato mai nessuno!”
(dialogo tra Cocco Bill e un balordo)

Duello tra il Cocco e Peter Zing.
Un giovanissimo Jacovitti.
Il western all'italiana nasce il 28 marzo 1957 con la prima entrata in scena di Cocco Bill. Successivamente è stato sviluppato, ampliato e definito da Sergio Leone e compagnia che ne hanno fatto un genere amato e imitato in tutto il mondo; ma fu Benito Franco Jacovitti ad iniziare, ideando una frontiera americana cosparsa di salami nostrani e fatta di eroi e brutti ceffi che tracannano alcool dai fiaschi di vino toscani e mangiano spaghetti al pomodoro.
E fu proprio l'eroe più famoso del grande artista molisano ad accompagnare un'intera generazione di italiani, cresciuti leggendo le avventure di Cocco Bill, il cowboy che beve solo camomilla e che spara meglio di Wild Bill Hickok e Buffalo Bill messi insieme, che si aggira per tutto il “far uest” sistemando i peggiori fuorilegge e raccogliendone gli onori insieme al suo fido cavallo Trottalemme.
A soli 34 anni e con all'attivo oltre150 storie a fumetti realizzate nell'arco di neanche vent'anni, Jacovitti, in quel lontano 1957, dà una svolta alla sua carriera creando un personaggio per molti versi unico nel panorama del fumetto italiano e non, che accompagnerà la sua vita artistica fino al 1997, anno della sua morte. Jacovitti disegnerà Cocco Bill in ogni decennio, dagli anni '50 fino agli anni '90, producendo oltre 70 avventure del suo eroe; tantissime, se si pensa che contemporaneamente realizzava altre storie a fumetti, oltre a disegni per la pubblicità, l'illustrazione e le mitiche vignette del diario Vitt.
Personalmente ritengo che la massima creatività stilistica e narrativa del grande Jac sia da riconoscere nel lavoro svolto durante il ventennio che va dall'inizio degli anni '50 fino all'inizio degli anni '70: in questi anni, Jacovitti sfodera in sequenza una serie di personaggi del calibro di Tom Ficcanaso, Zorry Kid, Gionni Galassia, Gamba di Quaglia, Jack Mandolino e via dicendo, protagonisti di storie incredibili, veri e propri capolavori di comicità demenziale unita ad a un surrealismo che avrebbe fatto di Jacovitti il più geniale fumettaro comico europeo.

La prima, mitica apparizione di Cocco Bill nell'omonima avventura del 28 marzo 1957.
Naturalmente con Cocco Bill il suo genio raggiunge la massima espressione e in particolare in questa splendida raccolta, che racchiude il primo decennio di vita di Cocco Bill, si rimane stupefatti di fronte a tanta grazia artistica.
Vignette dense di dettagli, un linguaggio verbale fatto di parole spesso modificate, a simulare una pronuncia clownesca, un disegno che sarà fonte d'ispirazione e di imitazione di tutta una generazione di fumettari; questi sono gli ingredienti che lo stregone Jacovitti mescola nel suo prodigioso calderone; e il risultato è pura magia visiva, compositiva, narrativa, qualcosa che una volta letto si può e si deve rileggere all'infinito, perché non si corre mai il rischio di stancarsi di fronte a storie come Il sergente Cocco Bill, Cocco Bill in Canada, Kamumilla Kokobì e Cocco Bill e la revolucion. Storie che ancora oggi non hanno perso un minimo di freschezza e originalità; storie che riescono a far divertire fino all'inverosimile; storie dense di personaggi carichi di un'espressività non solo facciale; storie con un livello di inventiva generato da un'illimitata fantasia orale; storie intoccabili, di cui essere gelosi con la stessa forza con cui si può esser gelosi per ciò che vi è più caro. E se non credete alle mie parole forse dovreste credere a quelle di Michele Mari che nel suo capolavoro letterario Tu Sanguinosa infanzia, rivolgendosi al figlio che deve ancora nascere, gli dice: “... Ma questi giornalini, Filippo, sono impartecipabili, sono il fiore della mia infanzia, capisci, dunque sono la mia essenza, se me li togli mi uccidi, toglimi la Divina Commedia, toglimi Moby Dick oppure prendi Aulo Gellio, tutta la Loeb, vuoi il Battaglia? Vuoi i Rerum Italicarum Scriptores, il Ramusio?
Ma non chiedermi Kamumilla Kokobì, non chiederlo mai...".

Il genio compositivo e artistico di Jacovitti in una delle sue classiche vignette affollate. 
E le storie di Cocco Bill rappresentano un viaggio interminabile, di cui vorrete essere gli unici viaggiatori; perché possiamo leggere Calvin e Hobbes innamorandocene, Charlie Brown intenerendoci, Arcibaldo divertendoci, ma quando leggiamo Cocco Bill, quando lo vediamo addormentarsi al chiaro di luna su un'amaca sorretta dalle gambe del fido Trottalemme, quando lo vediamo gustarsi una camomilla menando qualche malefico e ingenuo sgherro, quando lo vediamo a tu per tu con un puma che non “pumerà” più allora comprendiamo con innegabile chiarezza l'importanza di possedere queste prime avventure di Cocco Bill.
Ma tu non sai nulla” continua Michele Mari “nulla di nulla, che ne sai tu dell’Album de Il Giorno n. 7, uscito nei primi giorni del luglio del 1962? Si intitolava Kamumilla Kokobì, e ho detto tutto. Kamumilla Kokobì… Più o meno qualcosa come l’Iliade…”
Del resto Jacovitti è un Omero del fumetto; e la sua Iliade è rappresentata da Cocco Bill.

La rivoluzione secondo Jacovitti.

Curiosità

Per creare Cocco Bill Jacovitti dichiarò in un'intervista (rilasciata a L. Boschi, L. Gori e A. Sani e contenuta nel volume Jacovitti) d'essersi ispirato alle vecchie parodie western interpretate da Ugo Tognazzi e Raimondo Vianello. Il nome Cocco Bill fu scelto da Jac perché “suonava bene” e in qualche modo ricordava l'espressione cocco bello.
Nelle prime storie il cavallo di Cocco Bill è senza nome: solo alla fine degli anni '60 verrà denominato Trottalemme.

Edizione Consigliata

Il volume della Milano Libri è davvero bello e prezioso; racchiude le migliori dieci storie dal 1957 al 1965: Cocco Bill, Cocco Bill e gli Apaciones, Cocco Bill e la revolucion, Cocco Bill in Canada, Il sergente Cocco Bill, Kamumilla Kokobì! Cocco Cocco Cocco Bill, Cocco Bill nella foresta, Cocco Bill nell'Arizona e Ugh-ugh Cocco Bill. Le storie sono stampate in bianco e nero senza la pessima stampa dei colori tipici del Giorno dei Ragazzi, periodico nel quale le avventure del Cocco venivano pubblicate.
Eccellente e accurata prefazione del giornalista e autore teatrale Alberto Perrini.


 Altre edizioni

Alcune delle storie racchiuse nel volume consigliato possono essere recuperate nel volume Il giorno di Cocco Bill pubblicato recentemente da Stampa Alternativa (Cocco Bill e la revolucion e Ugh-Ugh Cocco Bill) e nel volume della serie 100 anni del fumetto italiano-Cocco Bill ridere nel west del 2010 (Ugh-ugh Cocco Bill).

A sinistra: il volume realizzato da Stampa Alternativa e dedicato alle avventure di Cocco Bill pubblicate sul Giorno dei ragazzi. A Destra: Il volume della collana 100 anni del fumetto italiano dedicato a Cocco Bill e altri eroi del west italiano umoristico.   

venerdì 15 febbraio 2013

300: Attilio Micheluzzi – Petra Chérie



Milano Libri Edizioni, 1982
(Italia, Petra Chérie, 1978)
Se penso che metà del genere umano è occupata a distruggere l'altra metà...”
(Petra Chérie)

Attilio Micheluzzi
La bellissima Petra Chérie.
C'era una volta un ragazzo, figlio di un comandante di squadriglia della Regia Aereonautica, con una grande passione per gli aerei. Un giorno, dopo aver preso la laurea in architettura, decide d'esercitare la professione in Africa, girovagando per vari paesi tra cui Marocco, Senegal, Nigeria, Tunisia e Libia; da quest'ultimo però viene mandato via in seguito al colpo di stato che porta al potere Muhamar Gheddafi. Rientrato in patria, il ragazzo è ormai divenuto un uomo di quarant'anni che non vuole più cimentarsi nella sua vecchia professione. Ecco quindi che decide di dedicarsi alla sua grande passione: i fumetti. Grazie a questi potrà coniugare con la prima anche l'altra sua grande passione, quella per gli aerei, disegnando tante di quelle storie fin quando il suo cuore non porrà fine alla sua vita piena di grandi avventure; in meno di vent'anni, questo ex architetto riesce a disegnare una quantità incredibile di fumetti, che vedono personaggi memorabili come Capitan Erik, Molly Manderling, Simon Flash, Marcel Labrume, Johnny Focus, Rosso Stenton, Roy Man, Air Mail, protagonisti d'avventure d'ogni genere; e come se non bastasse la sua fantasia lo spinge a raccontare anche le biografie di alcuni noti personaggi come Martin Luther King e Ghandi, nonché avvincenti storie ambientate in paesi come il Tanganyka, il Khyber, l'Etiopia, la Siberia, l'Afghanistan.

La sintesi di Micheluzzi: un segno essenziale contraddistinto da tratteggi e neri netti. 
Viene da chiedersi chi può fare tanto in così poco tempo. Sembra quasi impossibile lo so, eppure Attilio Micheluzzi l'ha fatto. Ma in realtà ha fatto molto di più perché io mi sono limitato a menzionare solo i lavori più noti.
Dimenticavo: Micheluzzi ha disegnato anche Petra Chérie. Ora, non so se con questo personaggio ha realizzato il suo capolavoro (difficile dirlo con una produzione come la sua) ma di sicuro so che le storie della bella eroina con le fattezze di Luoise Brooks sono quanto di meglio un fumetto può offrire.

Strepitoso esempio di composizione con cui
Micheluzzi coordinava le sue storie.
Micheluzzi: genio per molti versi inarrivabile
nell'uso del bianco e nero. 
Nel volume edito dalla Milano Libri, sono racchiuse alcune delle sue avventure più belle e significative, quelle in cui si percepisce pienamente la passione dell'autore per i paesaggi orientali, la ricerca e l'ambientazione storica, gli aerei ma soprattutto si percepisce l'innato talento di Micheluzzi per il racconto. E l'autore partenopeo di talento ne ha da vendere e lo esibisce tutto nelle storie di Petra Scérie. Quest'eroina bella e sensuale si muove durante la prima guerra mondiale: dall'Istria la ritroviamo in Montenegro, poi nel Bosforo, a Costantinopoli, per finire sul dorso di un cammello nella Siria settentrionale.
Petra porta con sé delle armi ineguagliabili: oltre ad avere una bellezza disarmante, cui s'inchinano i vari personaggi che incontra durante le sue storie, Petra è una donna capace di pilotare un aereo con la stessa disinvoltura con cui guida un'auto; proviene da una famiglia polacca molto ricca, possiede classe ed eleganza, parla sei lingue ed è talmente irruente da non temere i pericoli che le si presentano nelle sue avventure.
Avventure che lei stessa narra in prima persona, spesso interloquendo con lo stesso Micheluzzi (un espediente che l'autore userà per altri suoi personaggi) rendendo le storie avvincenti, drammatiche con quel pizzico d'ironia per niente invadente. E la bellezza della protagonista, dei personaggi di contorno, dei paesaggi, dei costumi e delle armi è sottolineata dal modernissimo disegno di Micheluzzi; una sintesi grafica fortemente innovativa, dominata da un magistrale uso del bianco e nero e del tratteggio. L'artista riesce a passare da un paesaggio marino al chiaro di luna, a un freddo scenario nevoso con una tale disinvoltura che francamente lascia stupefatti; nel suo disegno non si riscontra mai un solo momento d'incertezza ma altresì una grande carica espressiva che assorbe il lettore in quella viva drammaticità del primo conflitto mondiale. Come ha scritto Fulvia Serra: “Non ci sono concessioni a prologhi o presentazioni nelle sue storie, ci si cala dentro fin dal primo riquadro e la si vive d'un fiato fino in fondo quest'avventura di bianchi e di neri quasi solari, elegantissimi per forma e levigatezza. Un diluvio narrativo d'avventure mai sazie, di curiosità continuamente rinnovate.”

Un bellissimo esempio di grande atmosfera, sempre presente nelle storie di Petra Chérie
Il piccolo Conte Augusto, il Capitano Lekovi, Drina Bacovica, il Capitano Schneider Falkenhof sono solo alcuni dei personaggi che accompagnano la bella Petra nelle sue avventure: lei è una femme fatale che attira gli uomini come una calamita e loro la seguono a volte fino alla morte, come nel toccante finale de Il Contino de Lindenberg.
Petra Scèrie è uno di quei personaggi che si amano subito dopo aver letto la prima storia. È lontana anni luce dagli stereotipi che contraddistinguono le altre eroine del fumetto: non ha la stessa fama di Valentina o Wonder Woman ma la sua personalità complessa alla Matha Hari e il suo fascino intrigante fanno di lei uno degli eroi al femminile più belli e riusciti della storia del fumetto.
Attilio Micheluzzi irrompeva nel fumetto italiano senza particolari frastuoni; ma gli echi delle sue innovazioni, statene certi, sono arrivati in tutto il mondo dei comics e tutt'oggi si fanno ben sentire.

Attilio Micheluzzi: esempio di profondità in pochi tratti essenziali. 

Curiosità: Le storie presenti nel volume consigliato sono: Il Feldwebel galante, Il contino De Lindenberg, Tempesta di notte, La montagna nera, Le alte cime, Il ponte sulla Drugaritza, La rosa del Bosforo, Il cimitero di Psammatia, I cani di Costantinopoli, Sulla Strada di Aleppo. Le avventure contenute nel volume consigliato sono precedute da un prologo disegnato in cui Micheluzzi ci fa conoscere le origini di Petra Chérie.
Postfazione di Fulvia Serra.

Altre edizioni: Oltre a quella consigliata, la più bella in virtù della copertina telata che le dona quel particolare fascino retro, le avventure di Petra Chérie sono state pubblicate in due volumi dalla Visual Print e più recentemente dalla Lizard che ne ha proposto un'edizione economica tascabile.
Alcune avventure di Petra uscirono anche in un albo spillato allegato al settimanale Il Giornalino.
Di qualche anno fa invece, l'edizione realizzata da Panorama nella collana I grandi Maestri del fumetto dedicata a Micheluzzi e alla sua bella eroina.