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martedì 23 ottobre 2012

300: H.G. Oesterheld e Alberto Breccia – Sacrificio alla Luna ( Mort Cinder)



Imago Libri, 1977
(Argentina, Sacrificio a la luna (El vitral) 1963)
Furono abbastanza pietosi da colpirli al cranio prima di scaraventarli fuori bordo.”
(Mort Cinder, descrivendo i mercanti di schiavi)


Héctor German Oesterheld e Alberto Breccia.
Fu davvero una bella iniziativa, da parte della Imago Libri, quella di pubblicare le avventure di Mort Cinder. Bei volumi cartonati, di grande formato e con una stampa su carta patinata che rendeva giustizia ai disegni di Alberto Breccia.
Eh già, Alberto Breccia. Ricordo come se fosse ieri la mia seconda volta al Salone Internazionale dei Comics di Lucca, nel 1991.
La fiera si teneva nel palazzetto dello sport su due piani. Ero con il mio amico Alessio Lega, che prima d'intraprendere la strada della musica era uno studente della Scuola del Fumetto di Milano. Guardavamo la fiera dall'alto proprio come si guarda una partita di calcio in tribuna e tra gli stand si aggirava Alberto Breccia. Insomma se una simile personalità si aggira per una fiera, il minimo che t'aspetti e vederlo braccato in ogni momento dai fans. Zero. Nessuno lo fermava, neanche per chiedergli un autografo. Alessio desolato commentò: “Incredibile, Breccia è lì che si aggira per gli stand e nessuno che se lo caga!”. E viene da chiederselo il perché, quando si parla del più grande disegnatore di fumetti in assoluto. Non è un'esagerazione, credetemi.
Breccia ha disegnato e sperimentato tecniche varie come nessun altro ha mai fatto: in bianco e nero, a colori, con la mezza tinta, con le tempere, con l'acquarello, addirittura con i collage.
Sempre con risultato a dir poco sbalorditivi.

L'immensa arte di Alberto Breccia.
Ancora non mi credete? E allora procuratevi immediatamente questo magnifico volume e cominciate a sfogliarlo senza leggerlo. Arrivate alle sequenze della battaglia delle Termopili, realizzata quasi trent'anni prima della più ben nota opera di Miller, e forse vi renderete conto di quello che ho detto. Roba da farti incazzare, perché dentro di te pensi: “Ma si può fare di meglio?”
E non è tutto perché le quattro storie racchiuse in questo volume, Sacrificio alla luna, La nave degli schiavi, La tomba di Lisis e La battaglia delle Termopili, portano la firma ai testi di Hector G. Oesterheld.
Praticamente in un sol libro si ha la fortuna di avere le vette più alte del fumetto sudamericano e non solo. É come ritrovarsi in un prato sterminato e trovare due quadrifogli.
Breccia: atmosfere, profondità ed espressioni ineguagliabili.
Le avventure di Mort Cinder hanno sempre inizio con un oggetto che appare nel negozio di Ezra Wilson, un antiquario che accoglie il nostro Mort nel suo negozio e ascolta i suoi racconti. Mort è un uomo che è morto e risorto un'infinità di volte ed è stato testimone di avvenimenti che hanno cambiato la storia: dalla costruzione di Babele, alla seconda guerra mondiale questo personaggio sinistro, dolce e tormentato ha lo stesso stato d'animo dei suoi autori che lo fanno viaggiare nel tempo attraverso delle storie intrise di un'atmosfera veramente unica, dovuta al sublime disegno di Breccia che, come ricordava Oesterheld, possiede una quarta dimensione di suggestione.
Suggestione che si avverte in ogni singola vignetta in cui Mort Cinder percorre episodi gloriosi, come la battaglia delle Termopili, e vergognosi come la tratta degli schiavi, episodio davvero toccante e commovente in cui Mort assiste alla violenta estrazione di un popolo dalla propria terra.
Gioco di ombre, di prospettiva, d'atmosfera: Mort Cinder ed Ezra Wilson.
Di Mort Cinder Breccia, nella sua bio-introduzione in cui racconta la sua vita, ricorderà che il fumetto trascorse sulle pagine della rivista Misterix senza infamia e senza lode, morendo nel più oscuro anonimato.
E allora oggi è doveroso procurarsi questo strepitoso capolavoro, leggerlo, osservarlo accuratamente, lasciarsi coinvolgere dai viaggi nel tempo di Mort Cinder e soprattutto cercate di non aprire troppo la bocca quando leggete, perché i disegni di Alberto Breccia lasciano letteralmente a bocca aperta.
In quel giorno a Lucca nel palazzetto dello sport fermai Breccia. Mi feci tre foto con lui, comprai un libro di Mort Cinder, gli chiesi un autografo e lui oltre a quello mi realizzò un disegno.
E da quel giorno, il libro è qui, nella mia biblioteca, gelosamente custodito come un oggetto prezioso.
Ezra Wilson me lo comprerebbe sicuramente. Ma un simile tesoro non ha prezzo.
 Ezra Wilson modellato sul volto del suo creatore grafico.
Curiosità

Breccia modellò il volto di Ezra Wilson sul proprio volto. Per ogni tavola di Mort Cinder, riceveva un compenso di 1500 pesos.

Edizione consigliata

Questa della Imago Libri, come dicevo all'inizio del post, è davvero una bella edizione: cartonata, di grande formato e con una stampa che (non si capisce se la cosa è voluta) permette di vedere tutte le pennellate di Breccia. 


Altre edizioni

Sicuramente, se non doveste trovare quella consigliata (di facile reperibilità nelle fumetterie e su internet), va benissimo anche la bella edizione integrale dell'editore Comma 22 pubblicata nel 2008 e il volume Mort Cinder, allegato al quotidiano La Repubblica nella serie I Classici del fumetto di Republica – serie oro.
Inoltre di Mort Cinder esiste un'edizione integrale della Glenat Italia pubblicata nel 1988 e il tascabile Oscar Mondadori, Gli uomini dagli occhi di ghiaccio del 1974. 

lunedì 22 ottobre 2012

300: Gianluigi Gonano, Gianni De Luca – Il Commisario Spada vol. 1



Edizioni BD - Black Velvet, 2001
(Italia, Il commissario Spada, 1970)

Entrare, signori! Più gente entra più bestie si vedono! Avanti! Venite a vedere il mostro!

(Il commissario Spada, dopo l'incidente)


Gianni De Luca


Esce nelle edicole italiane nell'aprile del 1970, due anni prima del film di Stefano Vanzina La polizia ringrazia, che diede inizio al fortunato genere poliziesco, e già aveva tutte quelle caratteristiche presenti nei vari film cult di Fernando Di Leo, Enzo G. Castellari e compagni.

Il Commissario Spada così com'era nella
sua prima storia col figlio Mario.
Il Commissario Spada usciva sulle pagine del Giornalino, settimanale a fumetti pubblicato dai cattolici e nonostante tutti i limiti che una simile pubblicazione potesse imporre, lo sceneggiatore Gianluigi Gonano e lo strepitoso disegnatore Gianni De Luca riuscirono perfettamente a catturare lo spirito degli anni di piombo, di quell'Italia a mano armata che terrorizzava i cittadini con sparatorie, sequestri, bombe e malavita. Quell'Italia violenta, fredda, viene perfettamente descritta e raffigurata dai due autori nelle sette storie raccolte in questo primo volume immancabile in qualsiasi biblioteca che si rispetti.
La drammatica sequenza dell'incidente
del Commissario Spada.
Il Commissario Eugenio Spada si stacca nettamente dagli eroi polizieschi realizzati oltreoceano: non è bello, abbastanza schivo, dedito al suo lavoro tanto da sacrificare il rapporto con il figlio Mario che vive con lui dopo la tragica morte della moglie. Lo vediamo affrontare un criminale dal volto spettrale che gli rapisce il figlio, aiutare un uomo che non riesce a ricordare perché ha ucciso, e cosi via fin quando un incidente lo sfigurerà in volto costringendolo, nelle avventure successive, a presentarsi ai lettori con la faccia completamente coperta di bende che man mano toglierà scoprendo così il viso che lo renderà noto al grande pubblico.
Una serie decisamente rivoluzionaria: Gonano costruisce delle belle storie, dove la violenza non si vede ma si percepisce in ogni vignetta, ma la vera star è Gianni De Luca, uno dei migliori disegnatori di fumetti del mondo, grande innovatore e stilista. In queste prime storie, osserviamo la sua evoluzione grafica che, grazie a un talento artistico fuori dal comune, ci immerge in una Milano fredda, caotica e violenta, con una serie di personaggi delineati da un tratto che si stacca nettamente da qualsiasi artista in circolazione e che negli anni a venire arriverà a sperimentare soluzioni narrative del tutto nuove.
Per dirla tutta: non c'è niente di quanto fatto successivamente da artisti come Frank Miller e compagni che De Luca non avesse già sperimentato anni prima. E questo la dice lunga sul talento di questo autore geniale ma di certo non coperto dalla fama che meriterebbe.
Gianni De Luca: innovazione e genialità.
De Luca è il vero regista delle storie del commissario Spada. In quasi duecento tavole, l'artista sottopone i suoi lettori a un bombardamento d'immagini senza precedenti, arrivando a inserire anche più di quindici vignette in una sola tavola, passando da sequenze apparentemente semplici a veri e propri capolavori grafici; una vera sbronza d'arte sequenziale mai vista prima. Ecco perché, nonostante l'evoluzione stilistica di De Luca arriverà al culmine con le storie successive del Commissario Spada (di cui parleremo più avanti), è con queste prime avventure che l'artista riesce a raccontare con quella brillantezza e freschezza narrativa che farà di questo capolavoro una delle massime espressioni del fumetto italiano.
Nel fumetto, De Luca e Gonano hanno fatto col Commissario Spada quello che Giorgio Scerbanenco ha fatto con il suo Duca Lamberti nella letteratura. E i due personaggi sono abbastanza collegati: estroversi, si aggirano per la stessa città nebbiosa e violenta e ci raccontano storie che hanno per protagonisti un'Italia media fatta di boss, drogati, ladri, spacciatori e informatori senza scrupoli che impregnano ogni storia del Commissario Spada di un tono cupo e malinconico perfetto specchio di un decennio difficile per il nostro paese.
Gli anni '70 sono stati gli anni in cui il fumetto italiano subiva una vera e propria rivoluzione; era in atto un vero e proprio cambiamento: non più eroi ma antieroi, pochi idealismi e molte disillusioni, poche concessioni al mito dell'eroe invincibile per dare spazio a dei personaggi profondamente vulnerabili. Il fumetto iniziava il suo periodo migliore che si sarebbe protratto fino all'inizio degli anni '90. E Gianluigi Gonano, il Commissario Spada ma soprattutto Gianni De Luca ne furono tra gli indiscussi protagonisti.

Il figlio Mario guarda stupito il nuovo volto di suo padre, il Commissario Eugenio Spada. 
Curiosità

Nelle prime storie il volto del Commissario Spada è quello dell'allora redattore del Giornalino, Gino Tomaselli che fece incontrare De Luca e Gonano e che dopo le prime storie chiese ai due autori di modificare il volto del personaggio, forse perché a disagio per tale scelta. Gonano, ben contento (non aveva mai immaginato il volto di Tomaselli per il suo personaggio) scrisse la storia L'incidente, conferendo al Commissario Spada i connotati spigolosi che oggi tutti conosciamo.

Edizione Consigliata


L'edizione della BDBlack Velvet è ottima e prosegue con altri tre volumi che racchiudono tutte le avventure del Commissario Spada e di cui consiglio vivamente l'acquisto.

Altre edizioni

Nel 1980 la casa editrice Visualprint pubblico due volumi con le avventure del Commissario Spada, oggi reperibili in rete o nel mercato del collezionismo. 
Nel 2008 la Mondadori, nella collana Oscar-Bestsellers ha pubblicato un volume dedicato all'eroe di Gianni De Luca, Il Commissario Spada, gli anni di piombo. Anche il quotidiano La Repubblica, nella serie I grandi classici del fumetto - serie oro, pubblicò una parte delle avventure nel volume Il Commissario Spada, Milano Criminale





sabato 20 ottobre 2012

300: H. G. Oesterheld e Arturo Del Castillo – La ballata di Joe Barrow

Eura Editoriale, 1982
(
Argentina, Loco sexton, 1976)

Tres Craneos, una stazione, poche case... cespugli che rotolano spinti dal vento del deserto, e il fischio del treno che si allontana”
(Herbert Sexton)

H.G. Oesterheld e Arturo Del Castillo.
Joe Barrow
Arturo del Castillo sembra nato per disegnare le storie della frontiera americana.
Il suo disegno ha un tratto che ben si sposa al west sporco e selvaggio, per via del suo meticoloso tratteggio che fa sembrare i disegni dell'artista cileno quasi delle incisioni ottocentesche.
Il problema per un artista come Del Castillo non è di certo trovare chi possa scrivergli delle buone storie con protagonisti cowboy e fuorilegge; in questo ha il miglior sceneggiatore del sud America, il grandissimo Hector G. Oesterheld con cui creerà un bel personaggio come Randall e che gli scriverà questa serie di bellissimi racconti brevi raccolti in un volume dall'Eura Editoriale.
Ed eccoci arrivati al problema: la pessima qualità di stampa del volume che proprio non rende giustizia al disegno di Del Castillo proprio perché con dei colori invadenti e scuri, tutto il tratto dell'artista va a farsi benedire. Ma sapete com'è, erano anni in cui il fumetto era ancora un mezzo di consumo, per così dire, usa e getta e il colore era un motivo in più per facilitare e rendere più gradevole la lettura a chi si recava in edicola e comprava LancioStory, il periodico più noto della casa editrice romana e su cui vennero pubblicati per la prima volta questi racconti nella serie “Laggiù nell'ovest”.
E naturalmente la qualità di stampa lasciava parecchio a desiderare. Ma, insieme a un volume di Euracomix e alla ristampa delle storie di Ralph Kendall a opera delle Edizioni If, credo che La ballata di Joe Barrow sia l'unico volume di Del Castillo pubblicato in Italia e nell'attesa che qualche editore volenteroso voglia rendere giustizia alle sue splendide tavole, dobbiamo accontentarci.
Al di la di tutto, La ballata di Joe Barrow è una bella lettura. Quattro storie che vedono protagonisti il fuorilegge Joe Barrow, una canaglia senza scrupoli per nessuno, sia esso un ragazzino quindicenne esaltato dalle sue prodezze, o una donna un tempo amata e ora solo desiderata.
A fare da tramite a queste storie vi è lo scrittore Herbert Sexton, che rifugiatosi nell'ovest nel piccolo paesino di Tres Craneos, vive sentendo e raccontando storie legate alla frontiera e soffermandosi sulle malefatte di Joe Barrow che narra come con sentita amarezza quasi rappresentassero il canto del cigno della frontiera americana.
Anche qui siamo in presenza di un west lontano anni luce dagli eroi leggendari a cui Hollywood ci ha abituato e Oesterheld ci fa respirare il sudiciume e la legge fai da te presente negli uomini della frontiera che non hanno nessun tipo di scrupolo a condannare a morte un ragazzino colpevole di aver scambiato un balordo come Joe Barrow in un eroe.
Una simile canaglia non può essere capace di nessun eroismo ma solo di avidità verso il denaro, quello stesso denaro che sarà causa della sua orrenda morte.
Un piccolo gioiellino, quindi, che vale come lettura di riscaldamento a quello che di Oesterheld leggerete in futuro (parleremo parecchio di questo scrittore geniale in 300) ma soprattutto per conoscere e apprezzare (nei limiti della pessima stampa) un artista la cui fama e abilità è profondamente legata alla frontiera.
Una frontiera piena di polvere da sparo, violenza e odio.

Arturo Del Castillo: nato per il western.

Curiosità: I racconti racchiusi nel volume consigliato appartengono alla serie Loko Sexton , che è il nome del giornalista che è la voce narrante delle avventure. Oltre quelle presentate in questa raccolta, ve ne sono delle altre pubblicate nei vari settimanali a fumetti dell'Eura. Quando acquistai il volume a Lucca nel 1990, all'interno di esso vi era una riproduzione in bianco e nero della prima tavola dell'ultima storia (pagina 47 dell'albo). Se riuscite a trovare il volume con la riproduzione, godrete appieno del talento grafico di Del Castillo.

Altre edizioni: Nessuna in volume oltre quella dell'Eura naturalmente. Per i collezionisti di Lancio Story, le storie contenute in questo volume furono pubblicate dal famoso periodico nei numeri 14, 17 e 21 dell'anno 1976.

venerdì 19 ottobre 2012

300: J.M. DeMatteis e Sal Buscema – Il bambino dentro (L'Uomo Ragno).



Star Comics, Speciale L'Uomo Ragno n. 4, 1993
(USA, The Child Within, 1991)
"Solo tu e io caro vecchio amico... Non Goblin e L'uomo Ragno. Niente maschere qui. Ora capisco tutto. Ci siam nascosti dietro delle maschere per parecchio tempo.”
(Harry Osborn/Goblin)

Mary e richard Parker abbandonarono
Peter troppo presto.
J.M. DeMatteis e Sal Buscema.
È fantastico poter introdurre Spidey nella biblioteca di 300 con un'opera che non viene citata spesso ed è rimasta un po' dimenticata, almeno rispetto ad altre di certo meritevoli della gloria e del successo che hanno reso l'Uomo Ragno il mito che tutti oggi conosciamo.
Persino il sottoscritto stava per dimenticare questa bellissima storia. Non avevo pensato a Il bambino dentro perché avevo deciso d'introdurre l'eroe in calzamaglia telata con un'altra opera del medesimo autore, quel J.M. DeMatteis de L'ultima caccia di Kraven, una delle storie più belle e inquietanti dell'uomo ragno.
Fortuna che, parlando di 300 con un mio amico che gestisce una fumetteria e prospettandogli la mia idea d'introdurre L'uomo Ragno con la saga di Kraven, mi son visto tirare fuori l'unica edizione esistente in Italia de Il bambino dentro, mentre il mio amico mi diceva che per lui quella era una delle storie più belle di Spidey.
Ed ecco quindi la mia decisione di accantonare (momentaneamente ovvio) l'ultra noto ciclo di Kraven per descrivere la bellezza e anche l'importanza dell'opera scritta da DeMatteis e illustrata dal bravissimo Sal Buscema.
L'orrore della morte dei genitori perseguita l'anima di Peter Parker.
Un'opera che per certi versi si riallaccia al precedente capolavoro di DeMatteis, dove ritroviamo uno dei tre personaggi principali de Il Bambino dentro: Vermin. Gli altri due sono Il Goblin e naturalmente l'Uomo Ragno.
Tutti e tre, insieme per una volta, alle prese col passato, con la loro infanzia, con il complesso rapporto coi genitori in cui predomina senza dubbio la figura paterna.
Soprattutto, DeMatteis descrive il loro rapporto con l'infanzia, facendo parlare il bambino che è dentro ognuno di loro (e dentro ognuno di noi). Ci presenta un Peter Parker teso, angosciato, irritabile, che non riesce a essere se stesso, ossessionato da Vermin, libero in città pronto a colpire con la sua brutalità. Vediamo un Uomo Ragno che non vuole comprendere ma solo agire, fermare quel nemico che considera un mostro, senza voler conoscere i motivi che l'hanno reso tale.
Vermin cerca di ascoltare il bambino
che è dentro di lui.
A far questo giunge l'importante figura della psichiatra Ashley Kafka, intenzionata ad aiutare Vermin il quale, in passato, altri non era che Edward Whelan, un bambino vittima degli abusi sessuali del padre.
In tutto questo, il debole Harry Osborn, figlio di Norman Osborn, investito dai ricordi di un padre autoritario e malvagio, cerca di tenere lontana quella stessa malvagità da cui si sente dominato, così da poter essere un buon padre di famiglia; ma la rabbia repressa verso l'Uomo Ragno farà ritornare Goblin in circolazione.
Davvero un'opera complessa, dove si parla di bene e male, di tormenti e colpe, di mostri ed esseri umani; ma soprattutto si parla di padri e figli, dei rapporti che inducono ad amarli e ad odiarli, dei sensi di colpa verso il padre e la madre (morti quando Peter era piccolo) che non fanno vivere a Peter Parker una vita normale, dell'amore/odio che Harry prova per suo padre, per la rabbia e la pietà che inducono Vermin a non uccidere quel padre, giudice e pedofilo, considerato uomo rispettato e rispettabile; lui si un vero mostro.
DeMatteis narra tutto questo con un sapiente uso del racconto a sfondo psicoanalitico in quella che è, forse, l'avventura più realistica dell'Uomo Ragno, in cui i duelli con il Goblin non sono che un mero pretesto per creare un po' d'azione in una storia dove il dramma familiare e il risvolto psicologico sono i veri protagonisti.
E inserire questo piccolo capolavoro in 300 mi da la possibilità di spendere qualche riga su Sal Buscema, fratello del più arcinoto John, e forse per questo un po' accantonato da critica e pubblico almeno in Italia; essere fratelli di uno degli artisti determinanti dell'epopea Marvel non è cosa da poco, ma Sal è riuscito a distaccarsi nettamente non solo dal fratello, ma da tutti i vari colleghi che hanno cercato d'imitarlo invece d'intraprendere un loro percorso stilistico. Sal Buscema l'ha fatto e gli è riuscito perfettamente.
E insieme a J.M. DeMatteis ha dato vita a un'opera unica nel fumetto supereroistico.
L'Uomo Ragno e Goblin l'uno contro l'altro ma in realtà in lotta contro se stessi.


Altre edizioni: Incredibile a dirsi ma esiste solo quella consigliata, pubblicata dalla Star Comics nel 1993. Esiste anche una variant cover (quando le variant in Italia si facevano in occasioni speciali e non come oggi che si fanno variat per qualsiasi supereroe) realizzata per Lucca '93

giovedì 18 ottobre 2012

300: Ennio Missaglia e Magnus – Vendetta Macumba.



Glittering Images, 1986
(Italia, Vendetta Macumba, 1979)
Non sempre è possibile fermare uno zombi animato da una simile sete di vendetta!”
(da Vendetta Macumba)

Ennio Missaglia e Magnus (Roberto Raviola)
L'atroce vendetta 
dall'oltretomba.
Quando ho stilato l'elenco dei 300 ho cercato di tenere in considerazione quegli autori che non hanno goduto di quella gran fama che forse avrebbero meritato. Anche se, ad essere sinceri, dei due autori di questa bella storia, il disegnatore è una degli autori più prestigiosi del fumetto italiano e tutt'oggi, a oltre quindici anni dalla prematura scomparsa, la sua fama non s'arresta minimamente. Ma di Magnus avrò modo di parlarvi più in là e in maniera più approfondita, nonostante la sua presenza nelle sole vesti di disegnatore fu di grande importanza per la riuscita dell'opera.
Invece vorrei soffermarmi di più sullo sceneggiatore di Vendetta Macumba, Ennio Missaglia, che probabilmente non gode certo della gloria riservata al suo illustre collega e che a mio parere fu uno degli sceneggiatori più interessanti degli anni '70, grazie alla creazione di un personaggio come Judas, un agente Pinkerton sconfitto dalla vita e cinico quanto basta.
Ma la serie, edita da Daim Press si arrestò al sedicesimo numero e Missaglia (assieme al fratello Vladimiro e incoraggiato dalla stima di Sergio Bonelli) cercò il successo con Gill, ma credo che andò peggio.
Invece con Vendetta Macumba Ennio Missaglia fece centro.
Con una storia che mischiava perfettamente horror ed erotismo, lo sceneggiatore veneziano realizzò il suo lavoro migliore, grazie anche ai disegni di un Magnus che aveva già iniziato la sua scalata come autore completo con opere come Lo Sconosciuto e I Briganti.
Nello stesso anno della mitica pellicola di George Romero, Missaglia e Magnus ci parlano di zombi in uno scenario che si adatta alla perfezione a questa storia fatta di eros, sangue e sudore.
Infatti il Brasile, con la sua giungla del Mato Grosso è la sua bolgia carnevalesca è il perfetto luogo in cui ambientare una storia che all'apparenza può sembrarci un normale horror ma che in realtà si presenta ben più complessa e con più piani di lettura.
Nella storia della cattivissima Estella Cabrera e di suo cugino Stelio, diventati ricchi per la morte dello zio Luis provocata da questa perfida dark lady, tutto è macabro, morboso, inquietante: c'è odore di morte, di droga, di sadismo e addirittura d'incesto. Ma soprattutto Vendetta Macumba è la storia di un'anima in pena, un'anima macabra che non si da pace finché non avrà compiuto la sua personale vendetta. E dal cimitero posto nelle giungle del Mato Grosso, tra tombe, lapidi e croci usurate, tra cadaveri, pozzanghere e riti voodoo, che questo zombie inizia a seminare morte lungo il suo percorso e se pur animato dal desiderio di vendetta è forse l'unico personaggio per cui provare un minimo di pietà.

La perfida Estella Cabrera, una delle dark lady più cattive del fumetto italiano degli anni '70.
Ennio Missaglia riesce quindi a orchestrare una danza macabra che nel personaggio dello zio Luis, ritornato dall'oltretomba, ha il suo lato “buono” quasi tenero (come ha giustamente scritto Graziano Frediani: “...l'unica sua colpa è stata quella d'avere per nipote Estella: avida e canaglia...”) mentre in tutti gli altri personaggi ha il lato oscuro, malvagio, tenebroso.
E in tutto questo la storia di Missaglia non poteva trovare miglior alleato nel sapiente bianco e nero di Magnus, davvero grandioso nelle sequenze iniziali in cui assistiamo al risveglio del cadavere dello zio Luis, e al top nella sequenza ambientata nell'infernale giungla del Mato Grosso.
Dopo più di trent'anni, Vendetta Macumba non ha perso nulla del suo grande fascino tenebroso. Fascino reso mirabilmente in questa versione ripubblicata dalla fiorentina Glittering Images, grande formato con una qualità di stampa che rende giustizia al gioco di ombre dell'artista bolognese.
Rileggere l'opera di Missaglia e Magnus equivale a ripercorrere i gloriosi momenti del fumetto italiano, prima che cadesse preda degli autobiografismi della nuova leva di autori.

Vendetta Macumba: riti voodoo, terrore, morte, sangue, morbosità in un'unica storia. 
Curiosità: Per Magnus fu un lavoro disumano che dovette portare a termine in tempi brevissimi. Come ricorderà l'artista: “Dovevo finirlo prima che chiudessero le tipografie, entro tre mesi... fu una sgobbata pazzesca.”

Altre edizioni. Oltre a quella consigliata, che ha comunque un costo notevole sia nelle fiere che su internet, da tenere d'occhio sicuramente quella a grande formato della Grifo Edizioni forse con un prezzo più abbordabile, anche se onestamente sono restio a consigliare queste edizioni che per metà del volume non presentano altro che sketch e studi che, per quanto siano belli, nulla tolgono o aggiungono alla riuscita di una bel fumetto.

Per collezionisti patiti di Magnus, esiste anche un'edizione molto elegante a tiratura limitata di 120 copie, ma il prezzo non è sicuramente tirato.  

mercoledì 17 ottobre 2012

300: Edgar P. Jacobs – Il marchio giallo



Alessandro Editore, 2001
(Francia, Le marque jaune, 1953)
È venuto il momento di regolare i nostri conti professore. È arrivato il vostro turno, ora!!!
(Olrik a Mortimer)

Edgar Pierre Jacobs.
Con un autore come Edgar Pierre Jacobs, una storia a fumetti assume molteplici aspetti: l'atmosfera di un dramma, la suspense di un giallo, la complessità di un intrigo, la fluidità di un gran romanzo letterario, il fascino di un'avventura. C'è tutto questo nei suoi fumetti, questo e molto di più.
C'è la minuziosità del dettaglio, la ricerca storica ma soprattutto c'è la ligne claire. Eh si! quella ligne claire iniziata (se vogliamo darle un'origine) con Georges Colomb e impostata in maniera definitiva da Hergè, che ha fatto e fa impazzire molti autori nostrani (uno su tutti: Giardino) nonché gran parte del popolo francese, che del fumetto è il vero portabandiera europeo, almeno dal punto di vista della diffusione tra le masse.
Quella ligne claire che ha visto nel lavoro di Jacobs uno dei vertici maggiori di sempre.
Autore belga, classe 1904 e collaboratore del mitico autore di Tin Tin, Jacobs riesce a staccarsi dal maestro per iniziare un personale percorso che lo porterà a creare due dei personaggi più importanti del fumetto francese nel mondo: Francis Blake e Philip Mortimer.
Capitano nel servizio britannico il primo, fisico nucleare il secondo, quest'avvincente accoppiata e protagonista di intrighi internazionali, misteri archeologici, minacce di guerre atomiche, viaggi nel tempo in una serie d 'avventure che sono dei veri e propri gioielli artistici di documentazione, passione e ricerca stilistica, che trovano nella storia Il marchio giallo il capolavoro assoluto dell'autore belga (di poco superiore al Mistero della grande Piramide).
Illustrazione per la più famosa avventura di
Blake e Mortimer.
Il marchio giallo ha tutto quello che un grande classico deve avere: una grande storia, ritmo, azione, mistero, uniti a un talento artistico e narrativo eccezionale, capace di far immergere il lettore in una Londra degli anni '30 senza l'ausilio di una macchina del tempo.
Perché una storia come Il marchio giallo emana un fascino del tutto particolare, oserei dire magnetico; ti coinvolge, ti cattura e quando finisci di leggerlo non ti sei reso conto di aver letto poco più di sessanta pagine. Ma sono pagine davvero sorprendenti, ogni vignetta ha dietro un lavoro certosino e la composizione di ogni tavola e pressoché perfetta.
Blake e Mortimer alle prese con un nemico invisibile, all'apparenza invulnerabile.
In questa particolare avventura (pubblicata in un'edizione bellissima e fedelissima all'originale da Alessandro Editore), Jacobs riesce a evocare atmosfere tipiche del miglior giallo: fin dal bellissimo inizio in cui il criminale denominato Marchio Giallo si presenta, in una Londra dalla pioggia battente, alle bellissime tavole del disastro ferroviario, a quelle in cui vediamo il pericoloso criminale muoversi come un'ombra tra i tetti di una città notturna intervallata unicamente dal giallo dei fari delle auto o dalla luce dei lampioni, in cui la capitale britannica appare come il perfetto scenario di una storia intrigante, misteriosa e con quel pizzico di fantascienza che non assume mai toni esagerati ma molto realistici.
Perché la realtà è la base di partenza di tutte le avventure di Blake e Mortimer, insieme alla preziosa ricerca che Jacobs fa prima di ogni sua storia; ricerca che passa attraverso la lettura, la documentazione, la consultazioni di esperti in vari settori che porteranno l'autore a realizzare solo otto storie nell'arco di 26 anni di grande carriera.
Otto storie che formano un prezioso diamante del fumetto, di cui Il marchio giallo ne è sicuramente la punta.

Ritmo e azione sono solo due dei tanti ingredienti che compongono
le storie di Jacobs.
Curiosità

Nella storia compare il nemico numero uno dei due eroi, Olrik già comparso nel Mistero della grande piramide. In patria gli albi di Blake e Mortimer costituiscono un vero e proprio patrimonio nazionale tanto che l'editore Dargaud (che gli ristampa continuamente) ha creato un'apposita etichetta Editions Blake et Mortimer. Le storie continuano ancora oggi e sono realizzate da altri autori tra cui Jean van Hamme, Ted Benoit e altri.

Altre edizioni

oltre all'eccellente volume consigliato, del capolavoro di Jacobs, fu pubblicata nel nostro paese, dall'editoriale Gandus, un bel volume cartonato negli anni '70.

martedì 16 ottobre 2012

300: Rino Albertarelli – Wyatt Earp, l'uomo dell'O.K. Corral



Daim Press - I protagonisti n. 6, 1975
(Italia, Wyatt Earp, 1975)
Nessuno applaudì quel massacro; al contrario, Wyatt e Doc vennero arrestati... il mio Virgil e Morg furono feriti e Virgil mi disse: “... prendi questa pistola e giurami che se la marmaglia venisse a linciarci ci ucciderai tu.”
(Allie Earp, moglie di Virgil fratello di Wyatt Earp.)

Wyatt Earp si prepara a scolpire il suo nome
nella leggenda del west.
Rino Albertarelli.
Rino Albertarelli è stato il più grande fumettista (insieme a Gino D'Antonio) e illustratore western della storia del fumetto.
Non ci sono dubbi su questo. Senza voler togliere alcun merito a grandi artisti come Hermann, Ivo Milazzo, Renzo Calegari o Aurelio Galleppini, sia chiaro, ma come ha dipinto il west Albertarelli non l'ha fatto nessuno.
Rino Albertarelli avrebbe la stessa fama e importanza di artisti come Frederic Remington e Charles Marion Russell (tanto per citare due grandi artisti che hanno raccontato la frontiera a suon di splendide pennellate) se non fosse nato in Italia (e pertanto è rimasto un artista praticamente sconosciuto alle nuove generazioni).
Eppure quest'artista meraviglioso meriterebbe davvero tanto, perché tanto ha dato al fumetto: dagli anni '30 in cui crea Kit Carson, agli anni '40 dove con Federico Pedrocchi realizza il Dottor Faust, uno dei più importanti fumetti italiani di sempre (e di cui parleremo più in là) fino all'attività d'illustratore e copertinista, al suo ritorno al fumetto negli anni '70 con la serie i Protagonisti, in cui narra, con una meticolosissima ricerca storica, le biografie dei più noti personaggi del west, fino alla sua morte avvenuta nel 1974.
Ed è proprio nella serie pubblicata dalla Daim Press (futura Sergio Bonelli Editore) che Albertarelli fece conoscere l'altra faccia del west; e se il cinema aveva sempre addolcito e romanzato le malefatte e gli eccidi di dubbi personaggi innalzati poi al rango di eroi, Albertarelli spiazza il lettore raccontando il vero west, fatto di violenza, vigliaccheria, morte, in cui non c'è posto per gli eroi.
L'esempio più rappresentativo è senza dubbio la biografia di Wyatt Earp, famosissimo “eroe” del west divenuto una leggenda americana per la famosa sfida all'O.K. Corral.
Se poi ci aggiungiamo Hollywood, il mito è servito, visti i numerosi film dedicati a quest'ambiguo personaggio che hanno esaltato le platee di mezzo mondo ma non di certo Rino Albertarelli, il quale, piuttosto che credere alle pellicole americane e alle menzognere biografie di Earp uscite post mortem, realizza una biographic novel a fumetti che spazza via tutte le favolette che hanno fatto di Earp un eroe; un fumetto che lo dipinge come un uomo frustrato, fallito, uno squallido giocatore d'azzardo, violento e senza scrupoli, che riduce la moglie in fin di vita, oltre che a un vigliacco, un bugiardo e un assassino che si nasconde dietro la stella che indossa per togliere di mezzo scomodi testimoni che potevano privarlo di quella gloria a buon mercato che tanto cercava per dimostrare al mondo d'essere qualcuno. Ma soprattutto racconta la vera storia della sfida all'O.K. Corral, di certo molto diversa da come l'abbiamo appresa dai vari media.
Rino Albertarelli illustra, secondo una meticolosa ricostruzione storica, la leggendaria sfida all'O.K. Corral.
Albertarelli è un artista sorprendente; racconta la vita di Wyatt Earp con un taglio quasi documentaristico, facendo parlare in prima persona personaggi che l'hanno conosciuto, oltre a giornalisti e scrittori che hanno raccolto le testimonianze che hanno permesso all'artista emiliano di realizzare quest'opera unica nel suo genere in cui, credo, per la prima volta viene smontato uno dei miti della storia americana senza nessuna concessione alla leggenda.
Ma quello che colpisce di più è la modernità del disegno di Albertarelli dotato di una sintesi e una freschezza compositiva rara a vedersi ancora oggi (provate a leggere questo o uno degli albi della collana i Protagonisti e confrontatelo con un albo di Tex e capirete di cosa parlo); i personaggi sono perfettamente in equilibrio con la tavola e il tratto a pennino fitto di tratteggi si sposa meravigliosamente con la brutalità dell'ovest americano. Tutto sembra lontano dai film western di John Ford pieni di eroi e leggende e la realtà sporca e desolata s'avverte fin dalla splendida copertina realizzata con una tecnica pittorica che farà di Albertarelli un autentico artista del west.
La verità è in questo capolavoro, che incomincia con una tipica dimostrazione della sfida all'O.K. Corral realizzata per i turisti in cui Wyatt Earp è descritto come un'imbattibile eroe dai 162 duelli senza sconfitta, e finisce con la sentenza di un giudice che definì il popolare eroe americano come un bigamo, un truffatore e un vigliacco.
Rino Albertarelli: il segno sintetico e fitto di tratteggi si sposa meravigliosamente alla reale storia del west.

Curiosità: gli albi della serie I Protagonisti sono forse i primi fumetti a presentare una bibliografia. Inoltre lo stesso Albertarelli ha curato l'introduzione al volume e la postfazione.

Altre edizioni: la storia di Wyatt Earp viene riproposta dalle edizioni If nella ristampa della Storia del west n. 50. Anche la Hobby & Work ha ristampato l'intera collana de i Protagonisti con pessima qualità di stampa e soprattutto colorando le magnifiche tavole di Albertarelli che vivono grazie al bianco e nero.