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venerdì 19 luglio 2013

300: Chris Claremont e John Byrne – Giorni di un futuro passato (X-Men)


Marvel Italia, 1998
(USA,  Days of Future Past, 1981)
Qui ci sono alcune vittime delle sentinelle. Ne conoscevo personalmente solo alcune... Ma in un certo senso siamo tutti della stessa famiglia. Perdonateci, amici. Non possiamo vendicarvi. A che serve la vendetta contro una macchina insensibile... Ma almeno possiamo evitare che questo incubo abbia inizio...”
(Kate “Sprite” Pryde, passando davanti alle lapidi dei suoi ex amici)

Due giovanissimi Chris Claremont e John Byrne.
Per molti il vertice dell'intero ciclo narrativo degli X-Men è concentrato nell'ormai mitica serie La saga di Fenice Nera; ed è quasi impossibile dar torto a questa opinione, visti gli straordinari esiti e stravolgimenti che Chris Claremont e John Byrne hanno provocato nell'universo Marvel. Quando si legge una storia così bella e complessa come quella di Fenice Nera, si è portati a ritenere quasi impossibile poter leggere qualcos'altro della stessa bellezza con gli stessi personaggi; e ancora, pare impossibile che i due artefici della suddetta saga riescano a bissare un tale capolavoro. E invece, a soli due mesi dall'ultimo albo di Dark Phoenix, ecco che il duo inglese mette a segno un altro colpo con una storia che caratterizzerà per sempre il mondo dei mutanti (oltre a quello dei comics).
Giorni di un futuro passato è una saga per certi versi prodigiosa: con l'uscita di  soli due albi è riuscita ad avere un impatto mediatico davvero impressionante. Molte delle storie che verranno e che avranno per protagonisti la squadra di eroi mutanti guidata dal professor Charles Xavier strizzeranno l'occhio a questo piccolo grande capolavoro.
Nella prima vignetta un bel primo piano di Kitty Pryde alias Sprite.
Sembra incredibile come in neanche cinquanta pagine Claremont e Byrne riescano rispettivamente a scrivere e disegnare una storia in cui l'azione è pari all'emozione; l'emozione che proviamo guardando una Kate Pryde adulta aggirarsi per le vie di una New York in piena decomposizione, mentre l'ex bambina prodigio si lascia alle spalle le lapidi di alcuni dei suoi amici, da Scott Summers allo stesso professor Xavier, per proseguire il suo cammino al fianco degli unici compagni superstiti: Tempesta, Colosso, Franklin Richards (figlio di Red Richards e Susan Storm) e la telepate Rachel, ancora uniti a formare la resistenza. La sua casa è una sorta di il lager in cui vige la legge di controllo dei mutanti del 1990, secondo cui questi ultimi vengono catturati e giustiziati da un gruppo di guardiani robot: le Sentinelle. C'è solo un modo per evitare un simile futuro: ritornare nel passato e avvisare Xavier e compagni dell'attentato al senatore Robert Kelly organizzato da un gruppo di mutanti malvagi, capitanati da Mystica, e che darà il via al crescendo di odio e violenza che porterà il mondo, alle soglie del nuovo millennio, nell'oblio più profondo.
Il compito di viaggiare nel tempo spetterà proprio a Kitty “Sprite” Pryde, indiscussa eroina di questa saga che ancor oggi, a rileggerla, emoziona e stupisce per innovazione e inventiva.
Kate osserva la terribile realtà del futuro: la morte di quasi tutti gli X-Men.
Claremont e Byrne sono davvero al top e formano uno dei sodalizi artistici più importanti della storia del comic americano, che con Giorni di un futuro passato (se includiamo anche la precedente saga di Fenice Nera) resta solo un gradino al di sotto della coppia Lee-Kirby per grazia narrativa e artistica. I viaggi nel tempo sono sempre stati materia su cui costruire avventure affascinanti e la super coppia Claremont-Byrne orchestra una storia in cui tutto è perfetto, come avviene del resto in tutti i capolavori che si rispettino: le sequenze d'azione si sposano bene con la persistente atmosfera razzista che pervade tutta la storia. Tempesta guida la squadra con la saggezza di una leader che conosce bene i meccanismi che possono scatenare la tragedia; a questo proposito il suo scontro con Wolverine è un grande esempio. Lo scopo della squadra è quello di salvare la vita di un uomo importante (Robert Kelly) nonostante le sue posizioni non certo favorevoli nei confronti dei mutanti, poi confermate nell'epilogo della storia; una storia che sembra quasi una tragedia: gli eroi hanno lottato e hanno vinto, ma il loro destino sembra inesorabilmente segnato.
Ororo Munroe alias Tempesta.
Chris Claremont riuscirà ancora a sfruttare al meglio le potenzialità degli X-Men in opere efficaci e degne di entrare nella storia del Marvel Universe: Le ere di Apocalisse, Vitamorte, Massacro Mutante sono la prova della bravura dello sceneggiatore inglese, senza il quale il gruppetto mutante non sarebbe quel gran fenomeno impostosi nel corso degli anni sia nel fumetto che nel cinema. John Byrne resterà il golden boy del fumetto USA almeno per la prima parte degli '80 rimaneggiando personaggi come I Fantastici Quattro e Superman, per poi disperdersi nel corso degli anni.
Ma nessuno dei due è più riuscito a eguagliare (almeno fino a questo momento) un capolavoro come Giorni di un futuro passato: rileggerlo a distanza di oltre trent'anni è come rigenerarsi con dell'acqua fresca bevuta in un deserto.

Per cambiare il futuro bisogna modificare il presente: gli X-Men all'attacco. 

Curiosità

I disegni di John Byrne sono inchiostrati dal bravo Therry Austin.
Il fumetto viene citato nel primo episodio del telefilm Heroes. Singolare anche la somiglianza della storia di Claremont e Byrne con il film Terminator di James Cameron uscito tre anni dopo. 
Recentissima invece, l'uscita del film X-Men: Giorni di un futuro passato diretto da Bryan Singer. 

Edizione consigliata

Edizione davvero bella questa della Marvel Italia-Panini Comics. Giorni di un futuro passato è preceduto da due storie molto belle sempre firmate da Claremont e Byrne: in Elegia assistiamo al toccante funerale di Jean Grey narrato da Scott Summers; in ...Il male si avvicina assistiamo alla lotta di Wolverine e i membri dell'Alpha Fligth contro il mostro Wendigo.
Introduzione di Massimiliano Brighel. In appendice al volume viene riportata una conversazione tra John Byrne, Chris Claremont, Jim Salicrup, Louise Jones e Terry Austin.

Altre edizioni

Giorni di un futuro passato fu ripubblicata nel 2009 in un bel volume nella bella collana Le grandi saghe allegate al Corriere della sera. Anche la Panini Comics ha poi ripubblicato la storia di Claremont e Byrne nel mega volume Gli incredibili X-Men 2 nella serie Marvel Omnibus.
A sinistra: il bel volume allegato al Corriere della sera. A destra: il volumone della serie Marvel Omnibus.

lunedì 11 marzo 2013

300: Barry Windsor-Smith – Wolverine Arma X

Panini Comics, Collezione 100% Marvel, 2009
(USA, Weapon X, 1991)

Ho incontrato il suo sguardo per un instante... Pieno di odio e di rabbia... Ma non saprei dire se era sete di sangue animale... o orrore per quello che gli abbiamo fatto!”
Barry Windsor Smith
(Dottor Cornelius)

C'è stato un periodo, non troppo lungo per fortuna, in cui Barry Windsor Smith smise di fare fumetti. Sembrò incredibile che un artista come lui, dal formidabile talento e all'apice della notorietà anche grazie all'adattamento fumettistico di Conan il barbaro, annunciasse il suo ritiro dal mondo dei comics; eppure Smith lo fece e si dedicò alla pittura.
Prima di Wolverin c'era Logan...
Per fortuna l'artista inglese non resistette a lungo senza dedicarsi al media che l'aveva reso famoso in tutto il mondo ed eroi come Marvel Machine, Uncanny X-Men e altri personaggi passarono sotto gli inconfondibili pennelli di Smith che, all'inizio degli anni '90, decise di dare l'addio alla Marvel, la casa editrice che nel 1968 lo fece esordire nel mondo dei comics. E prima d'andarsene, l'artista regalò alla casa delle meraviglie il suo lavoro più bello e personale, in cui riuscì a fondere egregiamente il suo stile dinamico con una storia incisiva, drammatica e introspettiva che vedeva come protagonista l'eroe più famoso e ambiguo degli X-Men: Wolverine.
Non era facile fare qualcosa di grande dopo il restyling rivoluzionario effettuato da Chris Claremont al mondo dei mutanti, ma Smith non si perse d'animo e offrì al pubblico quello che Claremont, in tutti gli anni passati a scrivere le storie degli X-Men, non aveva ancora dato: le misteriose origini di Wolverine.

I continui maltrattamenti a cui Logan viene sottoposto nel laboratorio in cui si sviluppa il progetto Arma X.
Prima di Woverine c'era Logan, un mutante tormentato e solo che passa le sue giornate in un freddo paesino canadese realizzando lavoretti saltuari e ubriacandosi spesso, per non pensare alla sua triste esistenza. Ma questa esistenza improvvisamente subisce una brusca svolta. Da un giorno all'altro Logan si risveglia in una vasca collegato a una serie di spinotti che lo tengono prigioniero: è stato scelto, contro la sua volontà, per un esperimento scientifico denominato Arma X, che ha il compito di trasformare Logan in una macchina da guerra tramite la fusione del suo scheletro con l'adamantio, un metallo indistruttibile.
L'intento dell'enigmatico uomo a capo del progetto segreto e del suo collaboratore, il Dottor Cornelius, è quello di rendere Logan imbattibile. Ma durante l'esperimento i tessuti di Logan manifestano sorprendenti capacità rigenerative che lo rendono un essere velocissimo facendogli estrarre le famose lame dalla mano; in lui emerge un aspetto feroce e bestiale e un odio dovuto ai continui esperimenti a cui è sottoposto che lo indurranno a fuggire senza una meta.

I famosi artigli di Wolverine: la fusione dello scheletro di Logan con l'adamantio, un metallo indistruttibile.
Praticamente tutta l'opera di Smith si svolge nel laboratorio in cui Logan subisce gli abusi psicologici e fisici a fini scientifici. Ma quello che davvero sorprende dell'abilità dell'artista inglese è la capacità di imprimere nel lettore quel senso claustrofobico e agghiacciante, come se pagina dopo pagina il dolore perpetrato a Logan fosse assorbito da chi legge la sua storia; immerso nella vasca, avvolto da cavi che lo immobilizzano e incapace di qualsiasi reazione se non quella dovuta all'impressionante dolore fisico. Un fumetto supereroistico senza super eroi, bensì con uomini che di eroico non hanno nulla; un fumetto oscuro in cui le sequenze d'azione si alternano a quelle introspettive musicate dai fitti dialoghi che accompagnano le centoventi pagine dell'opera, la cui trama è ordita da Smith con un perfetto meccanismo a scatole cinesi intrigante e coinvolgente.
Con Arma X Smith segna una svolta nella storia editoriale degli X-Men e realizza quella che forse è la miglior storia di Wolverine, sicuramente la più epica e oscura, dove emerge il lato bestiale non solo di Logan (vittima innocente e inconsapevole) ma soprattutto degli “esseri umani” che lo hanno ridotto in tale stato. E se la storia ha tutte le carte in regola perché diventasse un classico del genere, i disegni hanno la stessa forza ed espressività della storia e sono quanto di meglio si può sperare di vedere sfogliando il fumetto; le pennellate di Smith sono splendide così come tutte le sequenze in cui viene raffigurata l'agonia di Logan: un segno con una forza espressiva di rara intensità.
Un'opera importante, che a distanza di oltre vent'anni mantiene inalterata la sua forza visiva ed espressiva. E che ha reso grande Barry Windsor-Smith.

Le torture subite da Logan l'hanno trasformato in una bestia feroce, sanguinaria e piena d'odio. 

Curiosità

Il progetto immaginario di Arma X fu creato dallo sceneggiatore Len Wein famoso nel mondo Marvel per aver creato il personaggio di Wolverine.
Wolverine Arma X fu pubblicato per la prima volta in 13 numeri nella testata Marvel Comics Present.
Oltre a scrivere e disegnare la storia, Smith l'ha anche colorata e (nell'edizione americana) in parte letterata.

Edizione consigliata e altre edizioni

Il volume della Panini Comics è molto buono, rispecchia il formato del comic book americano ma è fuori catalogo e quindi da reperire nelle fumetterie ben fornite o su internet. Sempre fuori commercio e reperibili sul web sono la prima edizione della Marvel Italia (Marvel Special n. 2) del 1994 e quella più recente all'interno della collana Super Eroi – Le grandi saghe n. 70 pubblicata come supplemento al Corriere della Sera.