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giovedì 21 marzo 2013

Il gusto degli altri: gli autori e i loro idoli di carta!





Quando tengo i miei corsi a fumetti spesso mi rendo conto che gli aspiranti fumettari non hanno la benché minima idea di quello che il fumetto ci ha regalato in oltre cento anni di vita.  
Ma soprattutto mi sono reso conto che non si domandano come quell'artista sia riuscito a inventare quel determinato stile, qual è stata la scintilla da cui è poi scaturita la personalità stilistica di ogni singolo disegnatore, sceneggiatore o autore di fumetti.


Il gusto degli altri è una rubrica in cui invito l'artista, l'autore di fumetti, a svelarci la sua personale classifica, i suoi dieci fumetti preferiti, dandoli in ordine di preferenza e spiegandoci il motivo per cui abbia finito con l'amare il primo più di tutti.



Un gioco, ma anche una sfida per ogni singolo autore interpellato, che fa conoscere così i suoi gusti fumettistici ai lettori, con la speranza che questi ultimi, soprattutto se intenzionati a intraprendere la difficile professione del fumettaro, scoprano l'importanza che un autore come Magnus può aver avuto per un artista come Onofrio Catacchio, comprendano quanto lo stile di un Dino Battaglia sia stato fondamentale per l'evoluzione artistica di Sebastiano Vilella e come Attilio Micheluzzi abbia influenzato, e continui a farlo, i fumetti di Matteo Alemanno.




Leggi tutti i post pubblicati


12 - Danilo Maramotti



11 - Angelo Stano




10 - Werther Dell'Edera


9 - Raul Cestaro




8 - Pasquale Frisenda



7 - Roberto Recchioni



6 - Roberto Zaghi



5 - Flaviano Armentaro




4 - Onofrio Catacchio



3 - Pasquale Del Vecchio



2 - Sebastiano Vilella



1 - Matteo Alemanno









mercoledì 13 marzo 2013

300: Magnus – Lo sconosciuto (edizione integrale)

Rizzoli - Lizard,  2012
(Italia, Lo Sconosciuto, 1975)

"Unknow, mi chiamo Unknow!"
"Unknow? E' un nome strano… suona come "Sconosciuto"!
"Infatti! …sono in pochi a conoscermi!"
(dialogo tra Lo sconosciuto e Eliza Gonçalves)


Una delle splendide illustrazioni per le
varie edizioni de Lo Sconosciuto.
Roberto Raviola in arte Magnus.
Quando conobbi Magnus nel Novembre del 1991 rimasi colpito; lo osservavo e mi chiedevo come poteva quell'uomo buffo e minuto aver prodotto e continuare a produrre una così imponente mole di disegno.
Un bel volume monografico che gli fu dedicato dalla Glittering Images negli anni '80 lo definiva “L'uomo non ancora pazzo di disegno” e capisco bene la definizione, vista la cura maniacale delle sue tavole.
Possiamo tranquillamente affermare che quando nel 1964 una volta presi tra le mani matita, pennelli e inchiostro di china, il giovane Roberto Raviola non li mollò più e grazie a questi strumenti essenziali stravolse il fumetto italiano. E non è una frase fatta la mia, perché fin dagli esordi in coppia con lo sceneggiatore Max Bunker dà il via a una serie di personaggi che oggi rappresentano la storia del nostro fumetto; con Kriminal e Satanik la super coppia realizza dei fumetti neri che resteranno nella storia; poi arriva Alan Ford e il fumetto grottesco si amalgama perfettamente con delle storie nere generando uno dei capolavori più divertenti del fumetto italiano. E sarà proprio dopo aver disegnato da solo ben settantacinque numeri (avete capito bene, 75) che Robero Raviola, in arte Magnus, decide di rompere il sodalizio con Max Bunker e percorrere un suo personale percorso artistico come autore completo; e mai scelta, per un autore, fu più azzeccata. Magnus da quel 1975 e per oltre vent'anni lascerà il segno nel fumetto italiano con la stessa intensità e rivoluzione con cui Zorro lo lasciava per tutta la California. Magnus si cimenterà con svariati generi: dall'horror del bellissimo Vendetta Macumba (con Ennio Missaglia) al fantasy grottesco de La Compagnia della forca (con Giovanni Romanini), alla fantascienza di Milady nel 3000 e I Briganti, dall'erotismo de Le 110 pillole e Necron alle novelle orientali di Le femmine incantate fino ad arrivare a quel mitico Texone che lo impegnò per anni fino alla prematura scomparsa avvenuta nel 1996.
In un modo o nell'altro Magnus è riuscito a realizzare storie che hanno conquistato e affascinato i lettori di fumetti infondendo in esse uno stile e una personale ricerca artistica che ne hanno fatto un autore di culto. E forse il suo culto e il suo grandissimo genio iniziarono a manifestarsi con la sua opera più affascinante e complessa: Lo sconosciuto.
La ricchezza del dettaglio, l'atmosfera, la potenza suggestiva e la maestria
nell'uso dei neri: il genio di Magnus.
Un personaggio che accompagnerà Magnus per tutta la sua carriera d'autore, comparendo sulla scena nel 1975, con la storia Poche ore all'alba, e che si vivrà la sua ultima avventura l'anno della morte dell'autore con la storia Nel frattempo. E nel mezzo troviamo una serie di storie senza tempo o età, articolate e complesse nella struttura, che hanno per protagonista un uomo di cui poco si conosce; ex legionario e combattente, uomo senza scrupoli e con un passato macchiato da crimini atroci che è meglio non sbandierare troppo, Unknow (sconosciuto appunto) si muove nel periodo in cui fu realizzato e cioè quegli anni '70 abbracciati da rivoluzioni, attentati e crisi varie che arricchiscono le sue avventure di un contesto politico sociale che è facilmente riconducibile alla realtà di quegli anni. Ma con Lo Sconosciuto Magnus dà inizio e sviluppa sempre di più il suo stile sia a livello artistico (sempre impeccabile), sia come sceneggiatore delle proprie storie; e in questo le avventure di Unknow rappresentano uno dei migliori esempi di fumetto nero (con inserti spionistici, gialli e talvolta horror) complesso e articolato, a volte di difficile comprensione come nel caso della splendida storia L'uomo che uccise Ernesto Che Guevara.
Ma le storie de Lo sconosciuto rappresentano anche uno dei punti di partenza del rinnovamento del fumetto italiano (iniziato negli anni '70 e che sarà percorso da una linfa vitale ineguagliabile negli anni '80); un uso esplicito e coreografico della violenza praticamente impensabili per un fumetto serio e drammatico; il sesso è rappresentato in maniera esplicita e (come nella sequenza di violenza nell'episodio Morte e Roma) disturbante così come sono anche le scene in cui si vedono braccia mozzate, cruente torture e sequenze splatter davvero inusuali per lo standard del fumetto ma assolutamente necessarie e che rispecchiano perfettamente la personalità sporca e violenta di Unknow.
Si può certamente suddividere in due fasi distinte l'avventura editoriale de Lo sconosciuto: le storie degli anni '70 in cui Magnus lavora ancora nel formato a due vignette orizzontali così com'era in voga per la maggior parte dei fumetti in quel periodo e le storie realizzate negli anni '80 in cui l'autore riprende il personaggio dopo cinque anni arricchendolo ancora di più grazie al perfezionismo stilistico maturato nella lunga pausa. E se le prime storie risultano di più facile presa su un pubblico più popolare, il secondo ciclo di storie (da Una partita impegnativa fino a L'uomo che uccise Ernesto Che Guevara) si presenta con delle trame più macchinose che incontrano i favori di un pubblico che sta cambiando ed è sempre più esigente. Ma è in tutte le storie che Magnus ci fa osservare il lento declino di un personaggio che comunque è destinato prima o poi a morire ma anche (per volontà del suo autore) a “resuscitare”; e nell'ultima storia ridotto senza denti per le torture subite in quella precedente, lo vediamo invece allontanarsi sorridendo, ringiovanito e con una nuova dentatura che gli permette di salutarci mostrandoci il suo nuovo sorriso e lasciandoci intendere un suo ritorno. Magnus disegnava l'ultima strip del suo personaggio più bello la sera del 4 febbraio del 1996.
Il giorno dopo non avrebbe più fatto parte di questo mondo.
Unknow torturato nel bellissimo L'uomo che uccise Ernesto Che Guevara.


Curiosità: Tutte le storie de Lo Sconosciuto possono essere divise in più cicli di cui Poche ore all'alba, Largo delle Tre Alpi, Morte a Roma, I 5 gioiellieri, Il sequestrato della sierra e Vacanze a Zahlé
che compongono il primo, realizzato negli anni '70; seguono poi Una partita impegnativa, Il volo del Lac Leman, Full moon in Dendera, La fata dell'improvviso risveglio, L'uomo che uccise Ernesto Che Guevara, realizzate negli anni '80. L'ultima storia, Nel frattempo, è del 1996. Nelle storie Una partita impegnativa e Il volo Lac Leman, Unknow compare solo come voce narrante.
L'idea de Lo Sconosciuto pare sia venuta a Magnus durante un viaggio in Africa. L'idea originale del grande autore bolognese era quella di coinvolgere in qualità di sceneggiatore l'amico Francesco Guccini; il noto cantautore parteciperà in maniera però poco decisiva alla stesura del primo episodio.
Magnus presta le sue fattezze a due personaggi: il killer Entonces (Largo delle Tre Alpi) e l'egittologo Philippe Champollion (Full Moon in Dèndera).
L'ultima storia Nel Frattempo è dedicata all'amico Bonvi, scomparso nel 1995.


Edizione consigliata e altre edizioni: Le storie de Lo Sconosciuto andrebbero lette tutte per capire a fondo la complessità e la smisurata bellezza del lavoro di Magnus. In questo l'edizione consigliata ci favorisce: bella veste grafica, buona stampa anche se le prime sei storie sono state rimontate come tavole a sei vignette (in origine erano due), ottimo rapporto qualità prezzo. Prefazione di Graziano Frediani e postfazione di Fabio Gadducci. In appendice una piccola sezione a colori con lo stroryboard di una storia Lo spettro di Tezca rimasta inedita. Si trova facilmente sia nelle librerie di varia che in fumetteria.
Diverse, nel corso degli anni, le edizioni che hanno raccolto Lo sconosciuto. Mi sento di segnalare quelle realizzate dalla Grifo Edizioni (Ed. Di) in volumi Deluxe di grande formato e curate dal sempre bravo Graziano Frediani, vero esperto e appassionato di Magnus.
Buono anche il bel volume pubblicato da Einaudi nel 1998 che raccoglie le storie del primo ciclo.
Alcune storie de Lo Sconosciuto sono presenti nei volumi allegati ai periodici La Repubblica (I classici del fumetto di Repubblica) e Il Corriere della sera (100 anni di fumetto italiano).
Da segnalare anche una bella edizione della compianta Granata Press del 1990, Traffici, che raccoglieva le storie Una partita impegnativa e Il volo del Lac Leman.










lunedì 11 marzo 2013

300: Barry Windsor-Smith – Wolverine Arma X

Panini Comics, Collezione 100% Marvel, 2009
(USA, Weapon X, 1991)

Ho incontrato il suo sguardo per un instante... Pieno di odio e di rabbia... Ma non saprei dire se era sete di sangue animale... o orrore per quello che gli abbiamo fatto!”
Barry Windsor Smith
(Dottor Cornelius)

C'è stato un periodo, non troppo lungo per fortuna, in cui Barry Windsor Smith smise di fare fumetti. Sembrò incredibile che un artista come lui, dal formidabile talento e all'apice della notorietà anche grazie all'adattamento fumettistico di Conan il barbaro, annunciasse il suo ritiro dal mondo dei comics; eppure Smith lo fece e si dedicò alla pittura.
Prima di Wolverin c'era Logan...
Per fortuna l'artista inglese non resistette a lungo senza dedicarsi al media che l'aveva reso famoso in tutto il mondo ed eroi come Marvel Machine, Uncanny X-Men e altri personaggi passarono sotto gli inconfondibili pennelli di Smith che, all'inizio degli anni '90, decise di dare l'addio alla Marvel, la casa editrice che nel 1968 lo fece esordire nel mondo dei comics. E prima d'andarsene, l'artista regalò alla casa delle meraviglie il suo lavoro più bello e personale, in cui riuscì a fondere egregiamente il suo stile dinamico con una storia incisiva, drammatica e introspettiva che vedeva come protagonista l'eroe più famoso e ambiguo degli X-Men: Wolverine.
Non era facile fare qualcosa di grande dopo il restyling rivoluzionario effettuato da Chris Claremont al mondo dei mutanti, ma Smith non si perse d'animo e offrì al pubblico quello che Claremont, in tutti gli anni passati a scrivere le storie degli X-Men, non aveva ancora dato: le misteriose origini di Wolverine.

I continui maltrattamenti a cui Logan viene sottoposto nel laboratorio in cui si sviluppa il progetto Arma X.
Prima di Woverine c'era Logan, un mutante tormentato e solo che passa le sue giornate in un freddo paesino canadese realizzando lavoretti saltuari e ubriacandosi spesso, per non pensare alla sua triste esistenza. Ma questa esistenza improvvisamente subisce una brusca svolta. Da un giorno all'altro Logan si risveglia in una vasca collegato a una serie di spinotti che lo tengono prigioniero: è stato scelto, contro la sua volontà, per un esperimento scientifico denominato Arma X, che ha il compito di trasformare Logan in una macchina da guerra tramite la fusione del suo scheletro con l'adamantio, un metallo indistruttibile.
L'intento dell'enigmatico uomo a capo del progetto segreto e del suo collaboratore, il Dottor Cornelius, è quello di rendere Logan imbattibile. Ma durante l'esperimento i tessuti di Logan manifestano sorprendenti capacità rigenerative che lo rendono un essere velocissimo facendogli estrarre le famose lame dalla mano; in lui emerge un aspetto feroce e bestiale e un odio dovuto ai continui esperimenti a cui è sottoposto che lo indurranno a fuggire senza una meta.

I famosi artigli di Wolverine: la fusione dello scheletro di Logan con l'adamantio, un metallo indistruttibile.
Praticamente tutta l'opera di Smith si svolge nel laboratorio in cui Logan subisce gli abusi psicologici e fisici a fini scientifici. Ma quello che davvero sorprende dell'abilità dell'artista inglese è la capacità di imprimere nel lettore quel senso claustrofobico e agghiacciante, come se pagina dopo pagina il dolore perpetrato a Logan fosse assorbito da chi legge la sua storia; immerso nella vasca, avvolto da cavi che lo immobilizzano e incapace di qualsiasi reazione se non quella dovuta all'impressionante dolore fisico. Un fumetto supereroistico senza super eroi, bensì con uomini che di eroico non hanno nulla; un fumetto oscuro in cui le sequenze d'azione si alternano a quelle introspettive musicate dai fitti dialoghi che accompagnano le centoventi pagine dell'opera, la cui trama è ordita da Smith con un perfetto meccanismo a scatole cinesi intrigante e coinvolgente.
Con Arma X Smith segna una svolta nella storia editoriale degli X-Men e realizza quella che forse è la miglior storia di Wolverine, sicuramente la più epica e oscura, dove emerge il lato bestiale non solo di Logan (vittima innocente e inconsapevole) ma soprattutto degli “esseri umani” che lo hanno ridotto in tale stato. E se la storia ha tutte le carte in regola perché diventasse un classico del genere, i disegni hanno la stessa forza ed espressività della storia e sono quanto di meglio si può sperare di vedere sfogliando il fumetto; le pennellate di Smith sono splendide così come tutte le sequenze in cui viene raffigurata l'agonia di Logan: un segno con una forza espressiva di rara intensità.
Un'opera importante, che a distanza di oltre vent'anni mantiene inalterata la sua forza visiva ed espressiva. E che ha reso grande Barry Windsor-Smith.

Le torture subite da Logan l'hanno trasformato in una bestia feroce, sanguinaria e piena d'odio. 

Curiosità

Il progetto immaginario di Arma X fu creato dallo sceneggiatore Len Wein famoso nel mondo Marvel per aver creato il personaggio di Wolverine.
Wolverine Arma X fu pubblicato per la prima volta in 13 numeri nella testata Marvel Comics Present.
Oltre a scrivere e disegnare la storia, Smith l'ha anche colorata e (nell'edizione americana) in parte letterata.

Edizione consigliata e altre edizioni

Il volume della Panini Comics è molto buono, rispecchia il formato del comic book americano ma è fuori catalogo e quindi da reperire nelle fumetterie ben fornite o su internet. Sempre fuori commercio e reperibili sul web sono la prima edizione della Marvel Italia (Marvel Special n. 2) del 1994 e quella più recente all'interno della collana Super Eroi – Le grandi saghe n. 70 pubblicata come supplemento al Corriere della Sera.


venerdì 8 marzo 2013

300: Harold Gray - Little Orphan Annie

Editoriale Corno, 1974
(USA, Little Orphan Annie, 1924)

Il pubblico dei fumetti con il tempo si stanca delle battute umoristiche. I lettori vogliono che le strips abbiano suspense e romanticismo e che sappiano entusiasmare. Ed è ciò che io cerco di dare al pubblico con la mia orfanella.”
(H. Gray)

La piccola Annie e il fido Sandy.
Harold Gray
Mi verrebbe da dire che Little Orphan Annie è una strip “on the road”, per il semplice fatto che la sua piccola protagonista girovaga per gli Stati Uniti con il suo inseparabile cane Sandy.
Il fatto è che nel sentir pronunciare la frase “on the road”, vengono subito in mente quelle caratteristiche tipiche della cultura controcorrente: libertà, anticonformismo, opposizione alle regole imposte, rifiuto del materialismo e via dicendo. Ma non è il caso della piccola Annie. Quest'orfanella è in realtà un'alter ego al femminile del suo autore, Harold Gray; uomo riservato, rigido e conservatore, Gray miscela tutti questi risvolti della sua persona nella piccola protagonista che, pur vivendo di stenti, è sempre pronta a dare il buon esempio a chi le sta intorno, con la sua voglia di lavorare e il suo contagioso ottimismo; lei difende l'impresa privata, le banche, la polizia, i professionisti dal soldo facile e critica il sindacato operaio; chi ha voglia di lavorare trova un lavoro e chi non vuole, invece, resta un disoccupato, che vive alle spalle degli altri. Ecco quella che sembra essere la sua teoria, una teoria che la stessa protagonista dimostra mettendosi a vendere giornali agli angoli delle strade, appunto per dare il buon esempio. Tutto questo in un paese che stava per immergersi nella grande depressione.
Quale miglior furbata se non quella di creare un personaggio che rispecchiasse la rigida moralità americana e che allo stesso tempo risollevasse il morale dell'americano medio?

Little Orphan Annie in viaggio per le strade d'America con un'instancabile voglia d'ottimismo.
E Gray furbo lo fu parecchio e centrò perfettamente il personaggio giusto al momento giusto, grazie anche al capitano Joseph H. Patterson, fondatore del New Syndacate che lo invitò a studiare una striscia tipicamente “all American” con un personaggio che doveva creare in ogni storia la giusta dose di avventura, mistero e suspense.
Annie si vedrà coinvolta nelle avventure più svariate, arrivando anche a essere una controfigura in un film che le procura un certo successo personale; in ogni situazione o posto in cui si trovi, la piccola eroina dagli occhi privi di pupille (una sorta di vezzo artistico di Gray non poco inquietante) si prende cura di bambini orfani e abbandonati come lei, portando amore e gioia anche a chi, nella vita, non avrebbe potuto permettersela. Lei è sempre lì, accanto a loro; nonostante abbia un padre adottivo ricchissimo, lei rifiuta qualsiasi favoritismo in nome della sua personale battaglia conservatrice: praticamente una sorta di propaganda degli ideali made in USA.
Inutile dire che il successo fu immediato e crescente, tanto che Little Orphane Annie continuò a essere pubblicata per quasi novant'anni, fino a qualche anno fa, quando fu presa la decisione di chiudere la strip definitivamente.
Viene da chiedersi se tutto questo successo fosse davvero meritato; alla fine Gray fu un artista dalle capacità artistiche non proprio eccelse e la qualità delle storie non ha certo il guizzo creativo che autori come McManus o Segar riuscivano a imprimere alle loro strip. Little Orphane Annie è uno di quei fumetti il cui standard ripetitivo delle storie è l'ingrediente di un successo così grande; Annie non è mai cresciuta, è sempre rimasta la piccola orfanella che ha accompagnato i suoi piccoli lettori nel corso della loro vita e che da questi è stata ricambiata con un affetto quasi immortale, una sorta di riconoscenza per averli aiutati a crescere, a diventare altruisti come lei.
Ed è tutta qui l'importanza della strip di Harold Gray; una perfetta testimonianza di quell'America conservatrice che affidava ai suoi eroi di carta e celluloide il compito di risollevare il morale ai suoi concittadini.
E in questo Little Orphane Annie forse non ha mai avuto rivali.

Non solo humor, ma soprattutto mistero e suspense sono gli ingredienti che hanno fatto di
Little Orphan Annie una delle strip più famose e durature del fumetto americano. 

Curiosità: Il 27 ottobre del 1925 il Chicago Tribune (il quotidiano che pubblicava la strip) non pubblicò le avventure di Annie. La redazione fu talmente assediata dalle proteste dei lettori che il giorno successivo il noto quotidiano dovette scusarsi pubblicamente con i lettori pubblicando una doppia dose d'avventure. Alla morte di Gray, avvenuta nel 1968, gli succedette Philip Blaisdell fino al 1974, anno in cui subentrò niente meno che Leonard Starr (eh si, proprio il grande autore di On Stage) che la disegnò fino al 2000. Successivamente Jay Maeder, Andrew Pepoy e Ted Slampyak realizzarono la strip fino al maggio del 2010, anno in cui la stessa venne definitivamente chiusa.
Il capitano Joseph H. Patterson fu anche l'artefice del successo di personaggi importanti come Terry e i pirati di Milton Caniff e Dick Tracy di Chester Gould.
Infine il grande regista John Huston diresse un film ispirato alle avventure della piccola orfanella di Gray: Annie del 1982.

Edizione consigliata e altre edizioni: al momento l'unica edizione presente in Italia è quella consigliata (ne esiste anche una versione cartonata, presumibilmente identica, più bella ma molto più cara); formato tascabile e rimontaggio delle vignette non sono certo ingredienti che vanno a favore dell'edizione, la quale tuttavia vanta una bella introduzione di Luciano “Max Bunker” Secchi e alcune tra le avventure migliori raccolte nelle strip dal 1935 al 1936. 

mercoledì 6 marzo 2013

300: Rand Holmes – Scatoman

I grandi protagonisti del fumetto mondiale, 1982
(Canada, Scatoman, 1973)

Non si smolla finché non piscio! E d'altronde non posso pisciare finché non si smolla! È solo una questione di livelli!”
(Harold Hedd)

Divertente tavola tratta da Scatoman.
Rand Holmes
Che meraviglia il mondo underground. E' un mondo libero, che non pone limiti alla creatività e alla trasgressione, sempre pronto a provocare quella società che dietro a una facciata linda e pulita nasconde il suo lato oscuro e sporco. Ma soprattutto nel mondo underground tutto funziona al contrario, anche le vite dei suoi artisti più rappresentativi.
Prendiamo la vita di Rand Holmes: fin dai primi anni emerge l'amore per il disegno tanto che i suoi voti a scuola ne risentono pesantemente. Le severe bacchettate con cui gli insegnanti cercano di raddrizzarlo non scoraggiano di certo il futuro artista che continua per la sua strada: si sposa, diventa un pittore pubblicitario e si adatta a quella vita agiata e sicura tipica della borghesia media: insomma l'apparente quiete con cui si raggiungono le tipiche aspettative che ci vengono inculcate fin dalla nostra infanzia. Ma nel 1968, anno di grandi rivoluzioni sociali, Holmes cerca un riscatto dentro se stesso e lo trova sempre nell'arte; ma non vuole dipingere a scopi lucrosi, vuole farlo per il gusto di farlo, per la gioia che prova un artista quando crea le sue opere. E così fa fagotto, lascia la moglie, il lavoro sicuro, il suo Canada e raggiunge una di quelle comuni in California, diventa un capellone emarginato e finalmente si gode la vita con felicità e libertà. Rema controcorrente Holmes, alla sua vita passata e a tutto quello che significava ed è questo il bello del mondo underground; essere alternativi e controcorrente e talvolta essere geniali. Holmes lo è grazie alla realizzazione di storie belle e divertenti che lo porteranno a essere uno degli autori di punta del fumetto underground.

Uno dei personaggi più noti e demenziali di Rand Holmes: Harold Hedd.
Eppure pochi conoscono questo bravissimo artista, capace di disegnare storie dalla comicità demenziale in cui però si descrive la vita per quello che è. I suoi personaggi hanno l'aspetto dell'hippy squattrinato tutto sesso, alcool e droga e vengono descritti da Holmes con una sincerità disarmante. Il suo universo è fatto di personaggi che bevono, ruttano, scoreggiano, pisciano dentro il lavandino perché il pene è troppo eretto per centrare la lurida tazza di un cesso; ma vediamo anche casalinghe disperate usare le “meraviglie della tecnologia” a scopi puramente sessuali o procaci e formose donne che catturano uomini offrendogli il loro corpo per secondi e malefici fini; Holmes coniuga sequenze quotidiane con sequenze da fumetto hard non con l'intento si shockare il lettore ma solo con l'intento di descrivere vizi e virtù nascoste di quella borghesia da cui è fuggito.
Il mondo di Rand Holmes è sozzo, lurido, immorale, pieno di quegli ingredienti che infastidivano (e tutt'oggi infastidiscono) la borghesia benpensante occidentale soprattutto nei rivoluzionari e libertini anni '70; la sua vasta produzione vedrà la luce unicamente nel circuito underground indipendente, su riviste note, in quel mondo bastian contrario, come Slow Death, Fog City e varie del circuito alternativo. Holmes disegnava unicamente per il piacere di farlo e questa breve raccolta di storie e poca roba di fronte alla sua vasta produzione ma basta per osservare il suo talento d'artista vero: tratto preciso (che affonda le sue radici in artisti del calibro di Will Eisner e Wally Wood), ricchezza nei dettagli, stile underground in continuo rinnovamento e un senso dell'humor corrosivo e folle sono gli ingredienti con cui l'artista canadese si diverte a stupirci con la sua fantasia senza limiti, libera da censure e per questo relegata al circuito misconosciuto dell'underground: esempio di questa fantasia illimitata è la storia del suo personaggio più noto, Harold Hedd, in cui questo spinellato pilota deve vedersela con un carico di marijuana negli altipiani messicani.
Un'occasione quindi per conoscere uno degli artisti più originali del comic underground, capace di realizzare storie che nella loro assurdità descrivevano situazioni e personalità in maniera disarmante e vera.

Il tratto underground di Holmes illustra splendidamente una sequenza da sogno per il suo
Harold Hedd
: un'infinità di piante di marijuana nelle alture messicane. 

Curiosità: Holmes non abbandonò del tutto la sua attività di pittore dedicandosi, nell'ultimo periodo della sua vita, alla pittura ad olio di tipo surreale. Morì a Vancouver all'età di sessant'anni in seguito al trattamento per il linfoma di Hodgkin.
Nel 2007 Rand Holmes venne incluso nella Canadian Comic Book Creator Hall of Fame.

Edizione Consigliata e altre edizioni: quella consigliata è a tutt'oggi l'unica edizione che racchiuda qualche storia di Holmes; la qualità dell'edizione e la stampa sono passabili. Le storie presenti nel volume sono: Scatoman (l'unica a colori), La Bistecca, Il pianeta assassino e Harold Hedd – Missione a Tijuana

lunedì 4 marzo 2013

300: C. Scott Morse – Soulwind libro primo-Il ragazzo dal pianeta terra

Editrice Punto Zero, 2001
(USA, Soulwind Book One - The Kid From Planet Earth, 1997)

Ti abbiamo portato qui per salvare il nostro pianeta...”
Ok... basta che sia a casa prima di sera.”
(Dialogo tra Poke e Nick)

La fresca pennellata di Morse negli
affascinanti disegni del prologo.
C. Scott Morse
Da tempo sostengo che gli artisti operanti nel mondo dell'animazione hanno una marcia in più. Non c'è da stupirsi, vista la mole di lavoro che devono smaltire in tempi stretti. Disegnano talmente tanto che alla fine acquisiscono una mano formidabile e niente per loro è impossibile. E' sufficiente che vi facciate un bel giro tra i vari blog di animatori sparsi nella rete perché possiate rendervi conto di quello che ho detto; vi troverete davanti veri e propri spettacoli disegnati. Penso a Cyril Pedrosa, tanto per citare un artista proveniente dall'animazione e autore di un capolavoro come Tre Ombre. Ma anche a Ronnie Del Carmen, Rodolfo Damaggio, Frank Stockton, Carlos Meglia, tutti artisti formidabili con un gran bel “pedigree”.
Non è da meno C. Scott Morse che ha solo venticinque anni quando inizia a lavorare alla saga di Soulwind, dimostrando di essere un fuoriclasse nato. Con già all'attivo un piccolo gioiello come Presenze, Morse si addentra nel genere fantasy, che sembra calzargli a pennello, e crea una saga che unisce il mondo delle fiabe a quello fantastico.
Soulwind è una storia epica suddivisa in cinque volumi che attendono tutt'oggi qualche coraggioso editore nostrano disposto a racchiuderli in uno di quei bei volumoni patinati che tanto vanno di moda. Perché Soulwind va letto tutto d'un fiato per gustare appieno la creatività e la fantasia con cui l'artista americano concepisce la storia.

L'arrivo di Nick/Capitan Crash dalla Terra direttamente sul pianeta che dovrà salvare dal malvagio tiranno.
Il primo libro, Il ragazzo dal pianeta Terra ne è un perfetto esempio; vediamo il giovane Nick catapultato in uno strano pianeta popolato da creature bizzarre che lo hanno rapito: il ragazzo, infatti, rappresenta l'unica speranza di salvezza per il loro pacifico mondo, affinché esso non cada nelle grinfie di un malvagio tiranno. Per Nick, ragazzino abituato a giocare come ogni suo coetaneo, quella in cui si trova coinvolto è un'avventura emozionante, e lui è ignaro della grande responsabilità per cui è stato scelto: “...basta che sia a casa prima di sera!” esclama divertito ai suoi simpatici amici in realtà profondamente turbati per il loro avvenire. Per lui è tutto un gioco, un gioco che ha le stesse fattezze delle numerose avventure fantastiche che popolano la mente di un adolescente; e Morse dimostra, con questa bellissima fiaba, come non vi sia limite alla fantasia e all'originalità, dimostrata dall'autore fin dalle prime pagine con un superbo prologo e un altrettanto superbo epilogo in cui l'artista narra una breve parabola, illustrandola con una serie di pennellate che delineano le figure senza l'uso di contorni, come a volersi affidare all'immaginazione del lettore, che da un segno fortemente impressionista si ritrova poi nel mondo fantastico che i pennelli di Morse sono stati in grado di creare. Un segno dinamico e fresco, in ogni pennellata data in modo deciso e sicuro; strepitose tutte le caratterizzazioni dei personaggi accentuate da una forte espressività tipica di chi “mastica” continuamente pennelli e inchiostro di china.
Un fumetto che non si può non amare, bello in ogni vignetta, splendidamente disegnato e ricco di quell'immaginazione e creatività che ogni fumetto dovrebbe possedere.
L'eterna rivisitazione della lotta tra il bene e il male ha nella saga di Soulwind una rappresentazione poetica e originale. E in Morse uno degli autori più talentuosi del terzo millennio.

Il suggestivo mondo fantasy di Soulwind negli splendidi disegni di C. Scott Morse.

Curiosità: C. Scott Morse ha lavorato come direttore artistico presso gli Universal Studios.
Per realizzare Soulwind, Morse ha attinto dalla mitologia celtica, da quella religiosa, dalla leggenda di Re Artù oltre che dalla filosofia orientale.

Edizione consigliata e altre edizioni: premetto che, nella scelta per 300, ho optato per il primo volume ma il mio consiglio si estende alla lettura di tutti e cinque i capitoli della saga. Il volume consigliato è ottimo, come tutte le edizioni della compianta Punto Zero. Traduzione di Andrea Plazzi e Fabio Melatti.
Non esistono, a oggi, altre edizioni.