Translate

Chi cerca... Trova!

sabato 18 aprile 2015

La porta di Ken e la “rivoluzione” di Ivo Milazzo.


Splendida cover per il n. 27 di Ken Parker "C'era una volta".

Conobbi Ivo Milazzo grazie agli albi a fumetti di Ken Parker avuti in prestito dal mio amico Luca Bertelè e, devo essere sincero, non mi fece una grande impressione: troppa sintesi per i miei gusti da quindicenne con la passione per un disegno molto più dettagliato, come per esempio quello di Claudio Villa o di Michel Blanc-Dumont.

Ivo Milazzo, l'allora quindicenne Ned e Giancarlo Berardi durante il loro primo incontro a Lucca '90. 
Poi arrivò Lucca '90 e lì conobbi la mitica super coppia che, a detta di molti, aveva rivoluzionato il fumetto italiano con il personaggio di Ken Parker, Giancarlo Berardi e, appunto, Ivo Milazzo; in quel periodo i due avevano creato la Parker Editore e stavano ristampando tutte le storie di Ken nella famosa Ken Parker Serie Oro. In quell'edizione di Lucca incontrai tutti e due gli autori e comprai le prime storie di Ken. Ma questo l'ho già raccontato nel post I libri di Giancarlo Berardi e il buon soldato Švejk così come ho raccontato di come stringemmo amicizia con Berardi e Milazzo e di come gli stessi vennero a Lecce per trattare con un imprenditore locale la possibilità di una linea di abbigliamento con il marchio di KenParker.
Ivo Milazzo in quella che era la mia stanza, sul mio tavolo da disegno intento ad autografare gli albi di Ken Parker. Lecce, novembre 1991.
Da Lecce Giancarlo Berardi e la sua compagna partirono dopo due giorni, mentre Ivo e quella che al tempo era sua moglie, Cristina, si trattennero altri quattro giorni.
Purtroppo in quel periodo io mi trovavo a Roma per frequentare il primo anno della Scuola Internazionale di Comics e non riuscii a godermi a pieno questo disegnatore che ancora non stimavo granché, ma iniziava a piacermi; apprezzavo soprattutto gli acquerelli delle sue copertine di Ken. Durante il soggiorno a Lecce, Ivo realizzò due illustrazioni originali e molto dettagliate di Ken Parker che ogni fan vorrebbe avere, vista la rapidità (e la ripetitività soprattutto) con cui Milazzo di solito disegna per il pubblico durante le fiere; per me realizzò un bellissimo primo piano di Ken Parker e un fantastico Ken a cavallo con tanto di disegni a matita alla base.
Ecco una cosa che mi colpì di Milazzo: le sue matite. Belle, pastose, un insieme di tratti, segni e micro segni che componevano il disegno. E devo dire che fu una bella lezione per me, vista la mia convinzione che a un disegno sintetico corrispondevano matite altrettanto sintetiche. Invece le sue matite erano molto ricercate e soprattutto molto belle visivamente.
Il bellissimo disegno realizzato da Ivo Milazzo in occasione della sua visita a Lecce, nel 1991. 
Sempre durante il suo soggiorno a Lecce a Ivo venne un'idea particolare: la stanza di mio fratello aveva una porta in legno costruita da mio padre. Ivo chiese a mio fratello di dargli qualche pennarello e disegnò sulla porta un primo piano di Ken Parker insieme a Pat O'Shane, il bellissimo personaggio che compare nei numeri dal 12 al 15 della serie (ed ecco i titoli: La Ballata di Pat O'Shane, La città calda, Ranchero! e Uomini, bestie ed eroi). Era il 21 novembre del 1991 e Ivo Milazzo realizzò questo “piccolo” disegno che adornò non poco la stanza di mio fratello.
È inutile dire che, in futuro, quella porta diventò mia dato lo scarso interesse di mio fratello per i fumetti.
Le bellissime matite di Ivo Milazzo: Ken Parker e Tiki.

Vista la mia assenza durante la visita di Milazzo a Lecce, Ivo, la moglie e i miei genitori decisero di venire a Roma per un weekend prima delle vacanze natalizie. Fu un'esperienza bellissima e per quell'occasione mio padre si portò dietro la porta (all'insaputa di Ivo) affinché Milazzo la completasse.
A Roma vivevo in una pensione sul Gianicolo. In quei due giorni passammo tutto il tempo a parlare di fumetti, passeggiammo per Roma e devo dire che Milazzo era di una simpatia contagiosa. Ricordo che addirittura i miei fratelli (al tempo dei bambini) spesso gli saltavano letteralmente al collo e lui, pazientemente, ci giocava e scherzava. Gentilmente diede un'occhiata ai miei disegni e notò che il mio stile puntava troppo sulla cura del dettaglio e poco sul racconto; cercò di darmi vari consigli su come non esagerare con i dettagli e mi esortò a concentrarmi di più sul racconto in quanto il fumetto è soprattutto “raccontare con le immagini”.
Ma il mio io sedicenne metteva al primo posto il disegno pieno di dettagli e continuavo, stupidamente, su quella strada.
La cosa più bella di quel weekend fu vedere Ivo Milazzo all'opera nel completare la porta che aveva iniziato a Lecce. Vederlo lavorare fu un'esperienza unica anche perché disegnare un Ken Parker a figura intera con Pat O'Shane dietro, su un compensato, usando come colori una scatola di scarpe piena di pennarelli a spirito semi scarichi... beh provateci voi. Il risultato fu all'altezza di un vero maestro del fumetto. Vi sembrerà strano ma in quella porta, rivista oggi (un po' scolorita dal passare degli anni) si può intravedere tutta la classe di un grande artista.

Ivo Milazzo all'opera: il grande maestro realizzò tutta l'opera in circa un'ora utilizzando, pennarelli giotto e carioca. Il talento non ha confini. 


Quando ci congedammo lo feci con vero dispiacere, perché Ivo Milazzo oltre ad essere un grande fumettaro era anche un uomo di bella compagnia e dispensava ottimi consigli per la mia carriera di aspirante fumettista.
Alla fine di giugno del 1992 terminai il primo anno della Scuola Internazionale di Comics, licenziandomi all'esame con il massimo: 60/60, voto preso anche dal mio compagno di corso Alessandro Nespolino.
Ovviamente mi pavoneggiavo per questo: insomma avevo preso il massimo e mi godevo il mio momento di gloria. Ma il “bello” doveva ancora venire.
Per le vacanze estive partì con la mia famiglia in camper alla volta di Genova, per far visita prima a Giancarlo Berardi e poi, il giorno dopo, proseguendo verso Lavagna, per incontrare Ivo Milazzo; fui molto contento di rivederlo.
Dopo saluti e convenevoli mostrai orgogliosamente a Ivo il mio book con le tavole dell'esame, pronto a prendermi i miei complimenti. E lì arrivo il “bello” prima citato.
Ogni occasione era buona per parlare di fumetti. Qui discuto con il maestro su un Nick Raider. Ivo ha sulle ginocchia il nostro cane Lilly. 
Mentre sfogliava le tavole, Milazzo aveva un'espressione seria, sembrava quasi dispiaciuto. Poi iniziò a parlare, e mi disse che le mie tavole, di fumetto non avevano niente. Per me fu uno shock. Intanto lui iniziò proprio ad arrabbiarsi perché vedeva dettagli dappertutto: “Hai perso tempo a disegnare uno per uno i mattoncini di un muro, a mettere pieghe inesistenti sui vestiti e i personaggi sono privi d'espressione...” mi disse con tono serio e deciso. Io provai a ribattere, ma lui mi azzittiva e mi ribatteva contro dicendo che questa non era la strada giusta e che se volevo fare il fumettista dovevo tenere a mente che stavo raccontando una storia e non che stavo illustrando una cartolina. Ivo spesso usava questo esempio delle cartoline, per indicare quegli artisti che disegnano le vignette con gli stessi dettagli delle cartoline.
Vedere Ivo Milazzo all'opera è stata un a delle esperienze più belle della mia carriera artistica. 
Devo essere sincero, per me fu una vera e propria “mazzata”, nel senso che Milazzo riuscì a demolire le mie convinzioni (per quanto possano definirsi convinzioni quelle di un sedicenne); ma per me, col senno di poi, quella solenne “mazzata” fu il presupposto di una rivoluzione artistica; Milazzo era riuscito a generare un caos e una confusione dentro di me, spingendomi a mettere in discussione le mie idee e le mie posizioni. Nel momento in cui si verificava questo episodio, ci trovavamo nel suo studio, all'interno della sua abitazione. Sulla scrivania alla quale abitualmente disegnava giaceva il disegno a matita della copertina n. 3 di Ken Parker Magazine “Ore d'angoscia” e credetemi se vi dico che era splendida; il solito caos di segni a matita e l'inchiostrazione essenziale realizzata con i pennarelli Pilot resistenti all'acqua (Ivo poi avrebbe colorato il disegno con l'acquarello).
Le copertine di Ivo Milazzo rappresentano quanto di meglio realizzato per un fumetto seriale in Italia. Questa fu realizzata per il n. 39 di Ken Parker, "Odio antico".
Da poco era uscito il primo numero di KP Magazine; Milazzo ci portò nell'altro suo studio dove lavoravano due artisti emergenti: Pasquale Frisenda e Giuseppe Barbati. I due artisti stavano lavorando alla seconda storia di KP Magazine, “I selvaggi” e fu un privilegio vederli lavorare e ancora di più vedere Ivo Milazzo “supervisore” dell'opera. Ricordo, come se fosse ieri, le belle tavole a matita realizzate da Frisenda e Barbati. Milazzo si sedeva al tavolo e le supervisionava. Poi prendeva un gomma e all'improvviso cancellava completamente un'intera vignetta e la ridisegnava e, sinceramente, senza apparente motivo ai miei occhi perché erano davvero belle. Ma ovviamente il maestro era consapevole di quello che faceva.
Stare nello studio di Milazzo e vederlo lavorare con Frisenda e Barbati fu una bellissima esperienza: dopo il lavoro per Ken Parker, Pasquale Frisenda avrebbe iniziato la sua scalata nella Sergio Bonelli Editore che lo avrebbe portato poi a disegnare Magico Vento e soprattutto Tex, confermando il suo talento artistico per buona parte sicuramente appreso nella bottega del maestro Milazzo. Giuseppe Barbati (purtroppo recentemente scomparso) lavorò come matitista in tandem con il disegnatore Bruno Ramella per Magico Vento, Nick Raider, Shanghai Devil e la recente miniserie Coney Island.
Sceneggiatura di G. Berardi e tavola definitiva di I. Milazzo. Da Ken Parker n. 36, "Diritto e rovescio".
Le parole di Milazzo continuavano a rimbombarmi dentro; quell'estate del 1992, di ritorno dalla Liguria, incominciai a tenere a mente i suoi consigli; realizzai delle tavole western e prima di ritornare a Roma per frequentare il secondo anno della Scuola Internazionale, rividi Ivo a Lavagna e lui osservò, con piacere questa volta, le mie tavole: Beh, va già molto meglio...” mi disse.
Da quel momento in poi (ed è riscontrabile nelle tavole che realizzai durante il secondo anno alla Scuola Internazionale) il mio stile fu sempre più sintetico e incominciai ad avvicinarmi di più agli autori che della sintesi avevano fatto un loro marchio di fabbrica: Mike Mignola, Attilio Micheluzzi e, soprattutto, Alex Toth, oltre ad Ivo Milazzo naturalmente, di cui ormai ero un fan accanito.
Dall'ottobre del 1992 ebbe inizio anche la mia collaborazione con Jacovitti e di conseguenza con Ivo ci perdemmo pian piano di vista, ma ho sempre seguito la sua carriera con interesse; dopo Ken Parker ci fu Magico Vento e poi il suo bellissimo Texone “Sangue sul Colorado”.
Poi le vite di ognuno di noi prendono le proprie strade. Ma il ricordo di “quei giorni”, per citare una dedica di Ivo Milazzo a tutta la mia famiglia, rimane per sempre. Senza la lezione di Ivo Milazzo non avrei mai realizzato Ci vediamo domani e tutt'oggi mi ritrovo a trasmettere i suoi consigli agli allievi dei miei corsi.
Splendida illustrazione per la cover di Glamour International Magazine n. 11.

Ho voluto condividere il mio personale ricordo di Ivo Milazzo vista l'uscita in questi giorni dell'ultima storia di Ken Parker, “Fin dove arriva ilm mattino”. Ultimamente i nomi di Berardi e Milazzo sono saltati alla ribalta in merito a questo evento e sembra che la sintesi di Ivo Milazzo abbia subìto un'evoluzione non gradita a molti.
In una sua intervista di qualche anno fa, Milazzo ebbe a dire: Per essere un buon fumettista devi strutturarti e devi saper comunicare. Se sei un bravo pittore o un bravo illustratore non per forza sarai anche un bravo fumettista. Perché disegnare un fumetto non significa necessariamente dover fare in ogni vignetta la Cappella Sistina, bensì disegnare una vignetta funzionale a ciò che stai narrando: né una linea di più né una di meno. E questo sia a livello grafico che narrativo. Quello della sintesi è un discorso difficile, non lo metto in dubbio...”.
Parole sante, non ci sono dubbi. Ma al di là di questo, il segno di Milazzo ha, forse, perso quell'incredibile magia artistica che si ritrova in opere come Tom's Bar, Il respiro e il sogno, Dove muoiono i Titani e in tanti capolavori che Milazzo (sempre con il fido Berardi) ci ha regalato nel corso della sua lunga carriera.

Ivo Milazzo e l'evoluzione stilistica di Ken Parker. Dall'alto verso destra: Omicidio a Washington (1977), Casa dolce casa (1980), Adah (1982), Dove muoiono i Titani (1986), Faccia di rame (1997) e Fin dove arriva il mattino (2015).

Sicuramente il distacco tra i due ha penalizzato non poco i loro futuri lavori. Non che “Sangue sul Colorado” oppure la serie a fumetti Julia non siano lavori altamente professionali, ma a mio parere mancano quegli “ingredienti” che hanno fatto di Ken Parker un'opera rivoluzionaria sotto tutti i punti di vista.
Detto questo l'importanza di un artista come Ivo Milazzo nel fumetto italiano è assoluta e indiscutibile. Giancarlo Berardi, durante il nostro incontro disse: “Ivo è uno dei due o tre migliori disegnatori al mondo!” e per lui parole di grandissima stima le ebbe anche il grande Galep: “È un artista magnifico, bravissimo, che con pochi segni riesce a realizzare un'illustrazione così bella...” (riferendosi alla cover di Ken Parker “Rosso sangue”) “... anche i colori sono splendidi...”.
“Milazzo è un artista magnifico..." parola del grande Galep.
E ovviamente tutta una serie di disegnatori come Pasquale Frisenda, Bruno Ramella, Goran Parlov, Laura Zuccheri, il bravissimo Luca Vannini, Werther Dell'Edera e tanti altri sono “debitori” allo stile personalissimo di Ivo Milazzo.
Un disegnatore imprescindibile nella storia del fumetto italiano; e personalmente fondamentale per la mia formazione fumettistica.
Tavola da Il respiro e il sogno - Cuccioli, uno dei capolavori di Berardi e Milazzo


4 commenti:

  1. Bellissimo post, è sempre un piacere leggere questi ricordi e oltretutto hai fatto una splendida analisi dello stile di Milazzo e della sua evoluzione (e hai dimostrato una grande eleganza a segnalare che nell'ultimo Ken Parker "ha, forse, perso quell'incredibile magia artistica").
    Io Blanc-Dumont lo adoro ancora, penso sia anche una questione di mercato a cui ti rivolgi oltre che di gusti personali. Il fumetto può essere un sacco di cose diverse...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie Luca,

      riguardo a Blanc-Dumont mi piace ancora soprattutto Jonathan Cartland... :)
      Che dire dell'ultima storia di KP? Sinceramente da due autori così grandi e importanti forse è lecito aspettarsi di più... mi è sembrato un congedo un po' sbrigativo; la storia ha i suoi momenti toccanti e, per chi ha letto tutto e dico tutto KP ovviamente la sensazione di malinconia c'è... ma come dicevo, da due artisti simili ci si aspetta sempre il meglio...

      Elimina
    2. Un bLog bellissimo Ned che seguo sempre perchè ricco di quelle notizie che non trovi facilmente,c'è una oesia nelle tue narrazoni la poesia dei grandi disegnatori del fumetto.......

      Elimina
    3. Ti ringrazio... è un po' che non aggiorno il blog ma spero di tornare a farlo presto:)

      Elimina

I testi apparsi su "Avventure di carta" sono tutti scritti da Ned (Nedeljko Bajalica) e possono essere pubblicati anche altrove, con la raccomandazione di citare la fonte e gli autori!

Le immagini sono qui inserite al solo scopo di documentazione e sono © degli aventi diritto.