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giovedì 9 aprile 2015

300: Maurizio Bovarini – La dinastia dei Miller

Editiemme, 1980
(Italia, Philadelphia Miller il Monco 1973)
Eravamo lì con i nostri normalissimi rapidograph, senza fare del male a nessuno, quando all’improvviso la porta si spalancò e apparve lui col pennello spianato. «Fermi tutti, questo è un disegno!» «Non spararlo, Maurizio, non spararlo!» Ma lui se ne fregò, lo sparò comunque. E poi se ne andò sorridendo educatamente. E noi impotenti a chiederci: «Ma dove lo trova quell’arsenale? Quale cartolaio gli fornisce inchiostro al tritolo, machines-pennelli, pennini a testa dirompente?» Possibile che si lasci girare indisturbato uno capace di scatenare una libertà grafica di tale portata?”.
(Quino)

La prorompente forza espressiva e dinamica dei disegni di Bovarini.
I disegni di Maurizio Bovarini sono davvero esplosivi. Ha ragione il creatore della mitica strip Mafalda. Osservare i disegni dell'artista bergamasco (naturalizzato milanese) e soprattutto le sue tavole, equivale ad assistere ad una vera e propria detonazione; solo che al posto del tritolo c'è l'inchiostro. I suoi lavori hanno una forza dirompente ed una carica espressiva fuori del comune.
Maurizio Bovarini è un autore unico e irripetibile: irripetibile come illustratore e irripetibile come artista satirico. Ebbe a dire di lui il compianto Georges Wolinski: "Quelli che hanno visto per la prima volta i disegni di Bovarini nell'Enragé del maggio '68 non li hanno dimenticati. Gli uomini al potere adorano essere caricaturizzati, ma non da disegnatori come Bovarini. Lui non è cattivo, è spietato come lo sguardo di un bambino o come la requisitoria di un avvocato. I suoi disegni sono delle condanne". E il più grande autore francese di satira aveva ragione da vendere quando parlava del collega italiano.
Le "esplosioni d'inchiostro" nelle tavole di Maurizio Bovarini
Ma Bovarini fu irripetibile anche come fumettista. Fu sua la graffiante parodia Ultimo tango a fumetti, tratta dal noto film del 1975 di Bernardo Bertolucci e oggetto di feroci attacchi da parte della censura. Gli stessi attacchi furono subiti, senza nessun apparente senso, da Bovarini che si vide vietare la diffusione del libro. Ma anche opere come Eia Eia Trallallà e Schizzofrenia (la doppia zeta è voluta) sono opere di elevatissimo spessore grafico e contenutistico.
Tuttavia credo che la vera opera a fumetti di Maurizio Bovarini rimane La dinastia dei Miller.
La storia segue le vicende del piccolo Nelson Bartolomew Miller Jr. che, mandato via dal ricco padre, cresce nel selvaggio west diventando il temibile pistolero Philadelphia Miller il Mancino; da li in poi una serie di drammatici eventi lo porterà ad una tragica fine, ma di lui resterà qualcosa in suo figlio Arthur, avuto dalla sua tanto amata Clara che lo cresce nascondendogli la vera identità del padre. Arthur ormai adulto si ritroverà in un west più moderno (nell'epoca dei gangsters e del proibizionismo) e dovrà fare i conti col suo passato.
la pennellata secca e decisa si alterna a quella più 'sgranata' ed espressiva.
I motivi per definire un capolavoro (ma sinceramente quasi tutti i suoi lavori lo sono) quest'opera sono diversi: la particolare ambientazione (in gran parte western), la storia narrata da Bovarini con gli stessi toni epici e drammatici di una tragedia e, naturalmente, l'altissimo livello artistico raggiunto dall'autore. In questa storia il genere western assume dei toni costantemente cupi e questo grazie allo stile grafico di Bovarini che, come ha giustamente detto Quino, usa inchiostro al tritolo: il suo pennino 'graffia' le tavole tanto da far quasi percepire lo stridore dello strumento e il suo pennello delinea i personaggi e gli ambienti con un'espressività che pochi artisti hanno. E questi due strumenti nelle mani di Maurizio Bovarini equivalgono ad un winchester e una colt in mano a Wild Bill Hickok: siamo oltre la meraviglia. Perché quando sfogliamo un western dipinto da Hermann rimaniamo meravigliati; quando ci soffermiamo sulle tavole western di Milazzo, rimaniamo meravigliati, così come lo siamo stati davanti al tanto atteso 'Texone' di Magnus. Ma con Bovarini il discorso è diverso. Perché le sue tavole sono libere da quegli schemi che spesso il pubblico sembra gradire e i suoi personaggi non sono belli come quelli che il pubblico si aspetta; le sue tavole sono un concentrato di inchiostro magistralmente distribuito sotto forma di segni che variano sotto gli occhi del lettore: la 'pennellata' di Bovarini talvolta è nitida e decisa, altre volte è secca e sbiadita, ma sempre carica di un'espressività che ha pochi eguali. Non sembra esserci un disegno vero e proprio nei suoi fumetti ma solo delle pennellate incisive che costruiscono l'intera tavola; quest'ultima viene composta in maniera efficace e dinamica, perfettamente in linea con l'intero caos dello stile di questo grande autore.
Verso il finale di un capolavoro misconosciuto: l'ira di Arthur.

Bovarini disegna con la cravatta, digrignando i denti... Poi si corica, lasciando i pennini sfiniti sulla carta sfatta!” dice di lui Francesco Tullio Altan, che con Bovarini creerà la serie Morgan per la rivista Alteralter; e il creatore della Pimpa ha perfettamente ragione. Le pennellate di Bovarini potrebbero essere realizzate con qualsiasi mezzo. Purché sia usato da Maurizio Bovarini: artista imprescindibile. E soprattutto irripetibile.

Curiosità

Il primo episodio, Philadelphia Miller il Mancino, uscì per la prima volta in Italia, su uno dei supplementi della rivista Linus, Disco Linus, nel 1973. L'anno dopo fu tradotto in Francia dalla rivista Charlie. Nel 1980 la Editiemme (che tra le altre cose pubblicava la rivista Tempo Medico su cui Bovarini collaborava come illustratore) decise di ripubblicarlo nella collana di volumi cartonati curati da Luigi Bona; per l'occasione Bovarini disegnò la seconda parte e il volume fu pubblicato come La dinastia dei Miller.
Tra i vari lavori realizzati da Maurizio Bovarini val la pena citare le illustrazioni realizzate per il romanzo di Leonard Gardner, Fat City (pubblicato da Milano Libri nel 1974), da cui John Huston trarrà uno dei suoi film più belli e la cover dell'LP Appointment in Milano di Bobby Watson.
Muore per un infarto nel 1987.
Cover del romanzo Fat City, illustrato da Maurizio Bovarini

Edizione consigliata

Assolutamente dignitosa e abbastanza rispettosa del segno di Bovarini: cartonata, formato medio e stampa su carta a grammatura pesante. Si trova su internet a buon prezzo oppure nelle fiere di comics.

Altre edizioni


Ovviamente nessuna. Nonostante il suo genio, credo sia difficile sperare in una riedizione delle sue opere più belle. 

2 commenti:

  1. Bovarini mi è abbastanza sconosciuto, ma credo che abbia bazzicato poco il fumetto. Sicuramente ho qualcosa di suo su vecchi Alter (la citazione della collaborazione con Altan mi ha acceso una lampadina) e forse visto il suo stile l'ho incontrato in una raccolta dei "Fumetti di Puz", ammesso che si chiamasse così, mi pare fosse un volume di Stampa Alternativa curato da Graziano Origa, o a cui Origa aveva partecipato come autore.
    Quella collana della Editiemme era eccezionale: io ho dei volumi di Alberto ed Enrique Breccia, ma vi pubblicarono come saprai pure Silvio Cadelo e altri autori che, per quanto poi non siano rimasti nell'ambiente, hanno prodotto cose molto buone. Pensavo di dedicarle un pezzo, ma è difficilissimo ricostruire l'esatta bibliografia e probabilmente ignoro l'esistenza di più di un volume.
    PS: "Georges" Wolinski, non "Charles", anche se viene spontaneo chiamarlo così dopo i fatti di Charlie Hebdo! :) Sapessi quante volte io confondo Druillet con Dionnet...

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    1. Magari tu riuscissi a dedicare un pezzo alla splendida collana della Editiemme... ci vorrà un po' di tempo per documentarsi ma con la tua precisione non dovresti avere problemi... attendo fiducioso:)
      A volte il nome Bovarini sto maledetto correttore me lo da come Bovarismi... ma ti pare?? :)
      Comunque Bovarismi dovrebbe essere pubblicato tutto perché è veramente unico come artista. Ma anche lui Luca ha subito la stessa sorte di tanti: dimenticato!

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