Jac e ned

giovedì 27 febbraio 2014

1001 fumetti da leggere prima di morire: presenti e... Assenti!

Paul Gravett
Cover dell'edizione italiana.
È un buon volume questo 1001 fumetti da leggere prima di morire. È curato da un bravo critico, Paul Gravet, che a sua volta si è avvalso di numerosi collaboratori sparsi qua e là per il mondo.
In poche parole il libro consiglia i 1001 fumetti da leggere partendo dal proto fumetto di Topfer per arrivare alle opere più recenti di qualche anno fa, cercando di racchiudere nella cerchia tutti quei paesi che hanno dato origine ad opere importanti e influenti. Un compito non facile; d'altra parte se il compianto Franco Fossati fu costretto a “comprimere” i migliori fumetti in soli cento personaggi (non dimentichiamoci che correva l'anno 1978 e il fumetto manga era praticamente sconosciuto), Gravet ha dovuto per forza ricorrere a una cifra a tre zeri sia per il naturale passare del tempo e sia per l'ingente produzione giapponese che ha invaso l'Europa (e comunque una cifra considerevole per racchiudere un secolo e più di comics).
Gravet è chiaro fin dall'inizio: “Questa non è una storia del fumetto, né troverete tutti i vostri eroi preferiti!”. Giustissima precisazione; quando si stilano simili elenchi si devono tener in considerazione vari fattori: l'importanza dell'opera scelta nel suo contesto storico, la sua longevità nel corso degli anni, il suo impatto culturale, la rilevanza dei suoi autori e, perché no, anche il proprio gusto personale, di critico e cultore del fumetto.
Voglio precisare che le mie successive considerazioni su questa opera restano sempre e solo opinioni del tutto personali e che, al di là di tutto, ritengo questo volume uno strumento interessante per tutti coloro che conoscono il mondo dei comics o che solo vi si accostano per la prima volta.
Facendo un calcolo manuale (e vi dico subito che la mia conta può non essere priva d'errori) i fumetti scelti da Gravet e collaboratori sono numericamente divisi nella seguente tabella, in base al paese d'origine degli artisti:

Usa
346
Giappone
149
Francia
115
Gran Bretagna
107
Italia
58
Belgio
47
Canada
24
Spagna
19
Germania
15
Argentina
12
Corea (nord e sud)
12
Olanda
8
Svezia
8
Mexico
7
Brasile
6
Finlandia
6
Svizzera
5
Cina
5
Ex Jugoslavia
5
Australia
4
Danimarca
4
India
4
Norvegia
3
Polonia
3
Nuova Zelanda
2
Iran
2
Africa
2
Malesia
1
Algeria
1
Grecia
1
Indonesia
1
Filippine
1
Repubblica Ceca
1
Cuba
1
Cile
1
Portogallo
1
Israele
1
Egitto
1
Russia
1

La situazione è chiara: gli USA stravincono alla grande su tutti. Pensate se questa classifica fosse uscita in piena guerra fredda, visto che la presenza russa è limitata ad una sola opera.
La vera sorpresa è il manga, visto che la sua diffusione in Giappone iniziò dopo la seconda guerra mondiale e in Europa e America arrivò non prima dell'inizio degli anni '90: 149 titoli. Forse un po' troppi, visto che tra questi ci sono Naruto, Capitan Tsubasa (sono un grande fan del cartone animato ma il fumetto per me non è da annoverare in una classifica come questa), ci sono le CLAMP con ben due opere e anche Fruits Basket (manga a mio parere dalla trascurabile lettura) laddove invece manca qualsiasi opera di Fuyumi Sōryō, una delle artiste più rappresentative del fumetto giapponese. E che dire di Ayumi Tachihara e del suo capolavoro Alid'argento? Un'opera purtroppo dimenticata dal team di Gravet, o volutamente esclusa.
Come dicevo all'inizio le scelte possono essere personali, ma credo che Ali d'argento meritasse un posto, visto che questo onore l'hanno avuto opere come Death Note o Le bizzarre avventure di Jo-Jo, opere apprezzabili, per carità, ma credo personalmente che possiamo lasciare questo mondo senza averle lette.
In quest'edizione italiana la Francia si becca la medaglia di bronzo; infatti, è a tutti nota la sua importanza nel fumetto europeo e non: personaggi come Blueberry, Asterix, I passeggeri del vento associati ad autori del calibro di Moebius, Druillet o Baru non potevano di certo mancare. Però bisogna anche dire che mancano autori come Frank Margerin, acuto osservatore della gioventù parigina degli anni '70 e '80 con il suo Lucien, Copi (geniale autore che sembra essere stato dimenticato), e soprattutto il grandissimo Gérard Lauzier. Ma anche Tibet creatore di Ric Hochet e il duo Cothias e Juillard (presenti con opere diverse ma non con il loro capolavoro Le sette vite dello sparviero). Ed è molto strana anche l'esclusione di Caza, uno degli autori più significativi del ventennio '70 e '80 e Robert Gigi e il suo Ugaki.
Grandi esclusi: Gérard Lauzier, Ayumi Tachihara e Philippe Caza.
Di certo, è sacrosanto inserire Asterix in una simile classifica, ma personalmente quattro avventure del simpatico eroe gallico mi sembrano eccessive, se non altro per il fatto che tolgono spazio a uno dei meritevoli autori prima citati.
Con tutto il rispetto devo dire anche che mi ha stupito l'assenza, in questo valido libro, di diversi grandi autori. Uno su tutti? Horacio Altuna: il suo bellissimo Chances secondo me doveva essere incluso, per non parlare dell'esilarante Loco Chávez disegnato su testi di Carlos Trillo altro grande autore escluso. Ma l'Argentina meritava anche la presenza della coppia Robin Wood e Domingo Mandrafina e del loro capolavoro Savarese e soprattutto quella di Jorge Zaffino disegnatore dal tratto micidiale. Così come la Spagna avrebbe, secondo me, dovuto vantare la presenza di autori come Vicente Segrelles, Manfred Sommer, Antonio Hernandez Palacios, Alfonso Font, Fernando Fernandez (autore di una delle versioni a fumetti più belle di Dracula) e Paco Roca. Stessa cosa potrei dire dell'esclusione di Brianthe Brain di Miguel Angel Martin, uno dei migliori fumetti degli ultimi vent'anni.
Il Canada è stato incluso 24 volte in quest'elenco; non male ma peccato aver tralasciato un autore importante e di culto come Rand Holmes e le sue storie underground.
Contrariamente c'è da dire che diversi autori ricorrono più volte. L'autore più citato in questo libro è Alan Moore; dopo il successo degli ultimi anni a me sembra che lo sceneggiatore inglese debba essere primo in tutto e che il suo Watchmen debba essere per forza il “Quarto Potere” del fumetto. Che Watchman, V forVendetta, Batman: The Killing Joke e Swamp Thing siano opere degne di tale classifica, nessuno lo mette in dubbio; però è anche vero che Top Ten, Lost Girls, Promethea, potevano essere sacrificate per dare spazio ad altri protagonisti del fumetto mondiale molto importanti. Idem per Hergè e le sue cinque avventure di Tin Tin. Sia chiaro, se un autore ha realizzato più di un'opera importante e degna di nota è doveroso ripeterlo. Nel caso di Tin Tin direi che un paio d'avventure potevano bastare. Altrimenti perché non dare la stessa sorte a un altro caposaldo del fumetto franco-belga come Lucky Luke presente una sola volta?
Ma ripeto sono solo osservazioni personali che mi sarei posto realizzando un volume così importante.
Chances di Horacio Altuna uno dei più grandi autori del fumetto incredibilmente escluso dal volume. 
L'edizione di 1001 fumetti da leggere prima di morire edita in Italia è stata curata da due illustri critici come Loris Cantarelli e Matteo Stefanelli. Spiega quest'ultimo, nella sua nota all'edizione italiana: “Nella storia del fumetto l'Italia ha giocato, e continua a giocare, un ruolo di primo piano [...] Lo spazio dedicato alle opere e agli autori italiani non poteva che essere ampio e significativo.”
Perfettamente d'accordo con le parole di Stefanelli. Il fatto è, però, che nell'edizione originale del volume l'Italia si posiziona dopo gli Usa, il Giappone, la Francia, la Gran Bretagna e anche il Belgio, mentre nell'edizione italiana si colloca prima del Belgio.
E ora vi prego di non stupirvi se vi dico che l'Italia in questa classifica meritava addirittura un terzo posto, insieme alla Francia e un testa a testa col Giappone.
Il nostro paese allo stato attuale è quello che è: politicamente disastrato e pieno di cose che non vanno. Ma se c'è una cosa che abbiamo sempre avuto e di cui non possiamo lamentarci questa è proprio l'arte, in tutte le sue forme: sono nostri i più grandi geni della pittura e della scultura; nel cinema siamo stati capaci di reinventare i generi americani e nel fumetto non siamo stati da meno: almeno fino all'inizio degli anni '90 abbiamo avuto davvero il meglio degli autori su scala mondiale.
Biancaneve di L. Frollo, Altai & Jonson di Sclavi e Cavazzano, il sublime Don Chisciotte di Lino Landolfi, Stella Rossa di O. Catacchio e Interno metafisico con biscotti di S. Vilella; cinque grandi opere italiane che avrebbero meritato l'inclusione nel volume curato da Gravett
L'Italia è presente in classifica con 58 opere di cui la maggior parte prima degli anni '90. Il decennio dei '90 è rappresentato da quattro autori: Vittorio Giardino con Jonas Fink, Francesca Ghermandi con Pasticca, Lorenzo Mattotti con Fuochi e Leo Ortolani con Rat-Man. Mentre il nuovo millennio è rappresentato da Igort e il suo 5 è il numero perfetto, Alessandro Barbucci e Barbara Canepa con ben due opere: W.i.t.c.h e Sky Doll, Davide Toffolo e la sua biografia di Carnera, Gipi con Appunti per una storia di guerra, Gabriella Giandelli con Interiorae, Marco Corona con l'opera Riflessi, BDN di Andrea Bruno e Manuele Fior con Cinquemila chilometri al secondo. Illustri assenti del nuovo millennio: Sebastiano Vilella e il suo capolavoro Interno metafisico con biscotti una delle storie più originali sotto il profilo artistico e narrativo, degli ultimi anni, Tu che m'hai preso il cuor di Luca Vannini, vero e proprio cult del fumetto indipendente che non ha nulla da invidiare alle produzioni indipendenti americane o francofone e lo splendido Morti di Sonno di Davide Reviati. Ma bisogna anche dire che scegliere le opere italiane che rappresentano il nuovo millennio è un rischio bello e buono da prendersi, vista soprattutto la recente pubblicazione di queste opere. In merito agli anni '90 credo che Onofrio Catacchio e il suo Stella Rossa avrebbe meritato l'inclusione nell'elenco, se non altro perché l'autore (al tempo ventiquattrenne) fu tra i primi a intuire le potenzialità del fumetto giapponese, soprattutto quello robotico, realizzando un fumetto dall'ottimo impianto artistico e narrativo, un piccolo gioiello che testimonia la creatività degli autori italiani in quel periodo. Francesca Ghermandi è indubbiamente un'artista talentuosa ma, mi chiedo, davvero meritevole d'essere inserita tra i migliori fumetti italiani? Mancano Anna Brandoli, disegnatrice dotata di un grande talento e Cinzia Ghigliano, creatrice della bella Solange.
Milo Manara è presente per ben tre volte, se si considera che Tutto ricominciò con un'estate Indiana scritta da Pratt è tutt'oggi la sua opera migliore; HP e Giuseppe Bergman, fumetto con pretese intellettuali di troppo e Il gioco, storiella erotica baciata da un successo esagerato, non possono certo essere annoverate tra le opere migliori del fumetto italiano solo perché hanno avuto grande successo internazionale. Non si può includere Manara tre volte e solo una volta Berardi e Milazzo, Jacovitti, Pazienza, Giardino e... Dino Battaglia.
Maurizio Bovarini artista dall'incredibile talento ha lasciato al
fumetto delle opere dotate di grande personalità. 
Se Alan Moore è presente 12 volte, Jack Kirby (con tutti gli onori al Re) 11 volte, Osamu Tezuka 9 volte, Frank Miller 7 volte e addirittura André Franquin 4 volte ed Eddie Campbell 3 volte, allora un autore per molti aspetti unico come Battaglia non può e non deve essere rappresentato da un'unica opera, Totentaz, tralasciando capolavori assoluti come La Mummia, Il Golem, I racconti di Maupassant e Moby Dick. Quello che ha fatto Battaglia nel fumetto ha tutt'oggi dell'incredibile. Nessun altro ha saputo creare atmosfere come quelle dell'artista veneziano e sono pochissimi gli artisti, francesi, americani o giapponesi che siano, che possono avvicinarsi all'immenso talento di Dino Battaglia.
Stesso discorso vale per Gianni De Luca; va bene il Commissario Spada ma gli adattamenti di Shakespeare (citarli all'interno della scheda del commissario Spada non basta...) e l'ambizioso e originalissimo Paulus non valevano un posto d'onore? Un autore che ha largamente anticipato artisti come Frank Miller o Dave McKean nella costruzione della tavola meritava secondo me qualcosina di più; sicuramente più di Milo Manara.
E Jacovitti? Non sono di parte credetemi, ma quello che Carl Barks (presente tre volte) definì il più grande disegnatore europeo, colui che ha creato un universo talmente vasto che risulta impossibile catalogarlo, non può essere ridotto a una semplice storia Ugh-Ugh Cocco Bill.
Passando agli esclusi, la cosa davvero incredibile è la totale assenza di un artista come Gino D'Antonio.
Aveva ragione Sergio Bonelli, a proposito dei grandi autori dimenticati, quando mi disse: “Gino D’Antonio è morto da tre anni e nessuno se ne ricorda più. La nostra categoria non lascia impronte così pesanti da essere ricordati”. E queste raccolte divulgative sul fumetto dovrebbero servire anche a questo: far conoscere o far riscoprire autori che spesso vengono dimenticati ma che hanno dato al fumetto un contributo dal valore inestimabile.
D'Antonio è stato un autore completo tra i più grandi al mondo; è stato capace di scrivere la Storia del west, raccontando la frontiera in un'opera monumentale e come nessun americano è mai stato capace di fare; ha realizzato il più bel fumetto di guerra italiano, L'uomo di Iwo Jima (si legge in venti minuti e si ricorda per sempre); ha creato una serie di personaggi e storie memorabili ed era un artista dotato di un talento formidabile, capace di disegnare sequenze d'azione degne di un grande film. Credo che un simile artista avrebbe meritato il biglietto d'entrata nella lista dei 1001. E non solo una volta.
La grande arte di Gino D'Antonio personalità fra le più importanti del fumetto italiano. 

 Ma l'elenco di autori italiani esclusi comprende altri nomi: oltre ai già citati Catacchio e Vilella, mi sentirei di citare Franco Caprioli, Roy D'Amy, Rino Albertarelli, Leone Frollo e la sua splendida Biancaneve. E anche in campo Disney credo che siamo i migliori: nel libro è presente solo la coppia Guido Martina e Angelo Bioletto con L'inferno di Topolino, ma in realtà la stessa sorte sarebbe dovuta toccare anche a Romano Scarpa, Giovan Battista Carpi e Massimo De Vita.
Sul versante umoristico, LucianoBottaro è presente due volte insieme ad Altan e alla coppia artistica formata da Alessandro Barbucci e Barbara Canepa; in merito a quest'ultimi la doppia citazione mi sembra esagerata tenendo conto che Jacovitti è presente solo una volta mentre Landolfi è il grande assente insieme ad AlbertoFremura e Giorgio Rebuffi. E ignorato del tutto anche GiorgioCavazzano: al di là della sua attività Disney l'artista meritava l'inclusione almeno per il bellissimo Altai & Jonson (in coppia con TizianoSclavi).
Giustissima l'inclusione di Grazia Nidasio, che è stata inclusa nonostante fosse un'autrice poco conosciuta all'estero. Ma la stessa sorte avrebbe potuto toccare ad un autore di culto come Roberto Bonadimani e i suoi fumetti di fantascienza e l'ingiustamente dimenticato Maurizio Bovarini, artista dallo stile personalissimo.
Giustamente viene incluso 4 volte Magnus; il maestro bolognese è un fuoriclasse puro che ha esplorato il fumetto in tutti i suoi generi e con assoluta personalità. E sacrosante sono le due inclusioni di Micheluzzi (ne avrebbe meritate almeno un altro paio). E se Alan Moore è citato 12 volte allora lo stesso onore credo che dovesse spettare a Hugo Pratt (citato 4 volte); eppure sono convinto che Anna nella giungla, Wheeling, Gli scorpioni del deserto e almeno un altro paio di Corto Maltese (La casa d'orata di Samarcanda e Favola di Venezia) avrebbero degnamente completato la carriera artistica di uno dei più grandi autori del ventesimo secolo.
Nessun autore ha saputo ricreare le atmosfere come Dino Battaglia, uno dei più grandi autori del XX secolo.
Una cosa che mi ha lasciato un po' perplesso sono le schede dedicate ai bonelliani; assolutamente d'accordo con le scelte di Tex, Zagor, Martin Mystere e Dylan Dog; ma se per i primi due sono state scelte delle storie in particolare, per gli altri non sono state indicate, preferendo restare sul generico.
Il podio spetta agli USA; vista e considerata la vasta produzione di fumetti fin dall'inizio del ventesimo secolo, gli americani hanno praticamente sfornato, nei soli primi quarant'anni, una serie di personaggi e artisti che hanno davvero scritto la storia dei comics. Ma anche qui ho notato assenti eccellenti: per esempio Will Gould autore di Red Barry capolavoro del fumetto anni '30. Manca John Cullen Murphy e il suo splendido Big Ben Bolt; autori un po' dimenticati che andrebbero rivalutati in virtù delle loro qualità artistiche. Due dei più grandi autori di tutta la storia del fumetto, Al Capp e E. C. Segar sono presenti con le loro opere più famose, rispettivamente Li'l Abner e Braccio di ferro, ma per autori di suddetto calibro forse si poteva aggiungere qualcosina in più; Al Capp fu sceneggiatore anche del bellissimo Abbie an' Slats (disegnato con grande stile da Raeburn Van Buren) mentre Segar, oltre al marinaio più famoso del mondo, creò Sappo, un piccolo capolavoro di comicità. E restando sempre in tema di comicità anche la bellissima strip comica di genere western, Colt, disegnata dal Tom K. Ryan meritava un'inclusione. Mancano anche Scott Morse e il suo Soul Wind, manca un'opera imprescindibile come Ronin di Frank Miller (Sin City e 300, nonostante il successo mondiale potevano essere sacrificati tranquillamente), Men of Steel di John Byene (non è facile fare un capolavoro con un personaggio come Superman) e mancano anche le Tijuana Bibles, che per quanto rozze trasgredivano in un periodo in cui era impensabile farlo.
Mi spiace poi, enormemente, per l'esclusione dello Zorro di Alex Toth; certo si tratta solo di un adattamento dell'omonima serie tv con Guy Williams, ma rimane troppo importante e troppo imitato per essere escluso.
Mi fermo qui: ovviamente tutto ciò riguarda l'edizione italiana, non essendo a conoscenza di quali titoli siano stati scartati da Stefanelli e Cantarelli per dare più spazio al fumetto made in Italy, che comunque vanta esclusioni importanti.
Al di là delle mie personali osservazioni, Paul Gravet ha dimostrato coraggio nel gestire un'opera così complessa e soprattutto nel dedicare una buona metà del volume all'ultimo trentennio (1980-2011) fornendo la sua spiegazione nell'introduzione ma, forse, anche come una sorta di buon augurio al fumetto: che possa ancora continuare a regalarci altrettante opere e personaggi indimenticabili.

Will Gould e il suo Red Barry; personaggio poco conosciuto in realtà è stato uno dei capolavori assoluti del fumetto americano degli anni '30. 

18 commenti:

  1. Da quello che vedo su internet Gravett è inglese, il che forse spiega la generosa posizione del fumetto britannico ma anche l'apertura di vedute (non credo che un autore francofono o uno statunitense avrebbero spaziato così tanto).
    Volumi del genere sono sempre inevitabilmente soggetti a giustificabilissime critiche su inclusioni ed esclusioni, ma in questo caso specifico mi pare che già l'organizzazione di partenza, con la possibilità di celebrare più storie singole di uno stesso personaggio, sia un po' discutibile.
    Una curiosità: qual è il fumetto russo? Io sapevo che Oktobriana era un falso...

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    1. ciao Luca,

      si Gravet è inglese; la cosa che non capisco è perché mettere Alan Moore 12 volte citando opere che francamente potevano lasciare il posto a uno degli esclusi che ho citato.
      In effetti opere simili sono soggette a osservazioni in merito ai criteri di scelta; uno di questi, usati nel libro, mi è sembrato fosse il successo dell'opera, altrimenti non si spiegano inclusioni di opere trascurabili come Il Gioco di Milo Manara.
      Il fumetto russo è "Gioventù sovietica" di Nikolai Maslov pubblicato in Francia.
      A presto :)

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    2. In effetti 12 su 1001 è un bel record, probabilmente un tantino esagerato. Promethea però ci sta tutta, anche se io l'ho trovata assai ostica, e Top Ten era fantastico. D'altro canto Lost Girls mi lascia un po' perplesso. Spero che tra i 12 figuri anche A Small Killing.
      Ammetto l'ignoranza: prima di oggi credo di non aver mai sentito nominare Nikolai Maslov.

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    3. Diciamo che Maslov è stato pubblicato in Francia ecco perché un po' è conosciuto... Io l'avevo sentito ma non l'ho mai letto sinceramente...
      Si è esagerata i 12 di Moore; alcuni potevano essere tranquillamente esclusi per dar spazio al illustri dimenticati o a qualcuno che ha avuto una sola citazione (sinceramente Battaglia una sola volta è scandaloso... ma dove lo trovi nel mondo un autore come Battaglia??) o l'esclusione di Lino Landolfi e la doppia inclusione del duo Barbucci-Canepa... Niente di personale intendiamoci, non si parla della bravura di questi artisti (indiscutibile) però un volume come questo dovrebbe essere un'occasione per far conoscere più quegli autori che non hanno avuto grande successo ( e in parte lo fa per carità) ma che hanno apportato innovazioni sia grafiche che narrative al fumetto...
      Però, come ho anche scritto, spesso c'entra anche il gusto personale... il che non è sbagliato!!!

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    4. Spero che di Alberto Breccia sia segnalato qualcosa.

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  2. e vorrei vedere... Mort Cinder e Perramus...

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  3. Non è cattiveria... è "ignoranza". Gli anglofoni hanno generalmente un'idea troppo approssimativa del fumetto extra States & UK, anche a causa della carenza di pubblicazioni.
    Non lo dico per campanilismo, ma se sapessero davvero cosa, in quest'ambito, è stato fatto e tuttora si fa in: Italia, Francia e Belgio (per dirne 3), i rapporti sarebbero invertiti.
    Immagino che in molti non sapranno nemmeno chi fosse Sergio Toppi o nella migliore delle ipotesi potrebbero considerarlo un giovane emulo di McKean e Sienkiewicz, mentre Pazienza non avrebbero nemmeno gli strumenti per leggerlo e Pratt lo vedrebbero come un disegnatore mediocre (vogliamo parlare dei disegnatori e coloristi amatoriali dell'osannato e sopravvalutato Sandman e confrontarli con uno schizzo fatto da un Pratt bendato e a mani legate?!).


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    1. Infatti è quello che ho lamentato (con rispetto ci mancherebbe) a questo libro che spesso ha messo in risalto opere in base unicamente al loro successo commerciale più che quello artistico. Con tutto il rispetto per gli inglesi (e ne ho per il loro fumetto) ma un autore come Battaglia non ce l'hanno; autori come Gino D'Antonio, Jacovitti, Pazienza non ne hanno. E se si fanno forti di Alan Moore, possiamo subito dire che sceneggiatori come Berardi (pre Julia), Pratt o D'antonio non ha nulla da invidiare a Moore con tutto il rispetto per un grande perché lo è, ma non per forza vanno messi tutti i suoi lavori solo perché si chiama Alan Moore...

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  4. Perfettamente d'accordo su tutto.
    Anch'io amo follemente Battaglia (e Breccia) e credo che in quei lidi non ci sia mai stato qualcuno che si possa anche lontanamente assimilare (ma nemmeno qui, essendo ogni autore unico e questi due in particolare: "inarrivabili"). Il Ken Parker di Berardi resta per me il miglior fumetto seriale mai fatto in Italia.
    Mi piace anche Moore, che seguo dai tempi delle prime pubblicazioni italiane su Corto Maltese, però dovendo salvare "il meglio" ne avrei estratti un paio di lavori e non una dozzina, come dici tu. Altrimenti anche gente del calibro di Pratt e Moebius andrebbe presentata con l'opera omnia, anziché con una selezione dei migliori lavori.

    Ossobuco

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    1. Infatti... forse essendo l'autore inglese ha voluto mettere un suo concittadino sul podio:)... ma quando si stilano simili elenchi è doveroso esse corretti e accantonare l'amor patriottico. Nel mio "300" il fumetto italiano ha un posto rilevante non perché sono italiano ma perché in effetti abbiamo artisti che nessun altro paese al modo ha mai avuto. Se il Giappone ha un Dio come Tezuka, noi ne abbiamo uno che si chiama Jacovitti; se gli USA sono la patria del genere western, noi con autori come D'Antonio, Albertarelli, Berardi e Milazzo, Bonelli e Galep li abbiamo completamente messi a terra; per non parlare degli autori Disney italiani... Ecco perché nel mio 300 alcuni autori sono presenti più di una volta... hanno realizzato opere troppo importanti, troppo rivoluzionarie...
      Nei miei corsi di fumetto quando presto un libro di Battaglia, Toppi, D'antonio, Breccia, Munoz e via dicendo gli allievi tornano sempre con la faccia meravigliata, come se avessero visto qualcosa di nuovo; uno addirittura smise di comprare le ultime novità e incominciò a comprare fumetti degli autori prima citati... :)

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  5. "uno addirittura smise di comprare le ultime novità e incominciò a comprare fumetti degli autori prima citati... :) "

    Ha tutta la mia stima :)
    Se si attacca a scavare lì non basta una vita...
    Oggi c'è gran poca roba che possa avere un'aria di nuovo (mantenendo una qualità che prescinde dal grado di innovazione) al pari di autori come Munoz o Breccia. Anche dopo decadi sembrano più freschi e rivoluzionari di tante cose cronologicamente più vicine e che hanno pretese di rinnovo estetico o di altro genere.
    A parte la grande rivoluzione estetica di Dave McKean negli ultimi anni non ho visto molto... e si parla di un autore ormai sulla breccia (ehm... "Breccia") da oltre 20 anni.

    Ossobuco

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    1. quando si legge Pratt, o Battaglia o Calvin e Hobbes si ha la sensazione che non si potrà più leggere di meglio...

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  6. Hai in previsione un bel post su Scozzari?
    Il mio sogno sarebbe un cartonato di grande formato che raccolga in sgargianti colori psichedelici le sue crudeli storie del periodo Cannibale / Alter / Frigidaire (Dalia Azzurra, Dottor Gek, Primo Carnera, Dentona, Altri Cieli, Donne e la magnifica "Il mar delle blatte": mai uscita in volume in Italia ma pubblicata in Francia come cartonato da Albin Michel molti anni fa).

    Ossobuco

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    1. eh eh eh... non ti resta che seguire 300... :)
      francamente mi piace molto la sua Dalia Azzurra... chissà....

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  7. Hai dei gusti raffinatissimi (proprio come me :) )...

    ...per questo non mi torna l'assenza di Scozzari

    Hans Holbein (Hollow bone)

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    1. beh, tieni conto che sono quasi a metà strada con 300... e spero che questa fatica serva a far conoscere o rivalutare oppure a conformare la grandezza di artisti come Battaglia, D'Antonio etc...

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  8. Ho visto solo ora che anche tu avevi recensito questo volume.
    Io me lo sono fatto regalare per Natale e anche io (pur con la mia, sicuramente, molto limitata conoscenza del fumetto) avevo notato alcuni difetti congeniti nell'opera.
    Devo però ammettere che personalmente qualche spunto interessante sono riuscito a trovarlo, non fosse altro per la grande quantità di fumetti presentati.

    P.S.
    Hai pensato alla futura pubblicazione di 300??

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    1. Ciao,

      assolutamente d'accordo sulla validità del volume: offre spunti interessanti e comunque è una buona guida per chi inizia a conoscere il mondo del fumetto...
      Diciamo che il fatto che Alan Moore sia lo scrittore importante che è non vuol dire che quasi ogni sua opera debba essere citata... ma soprattutto la sezione italiana poteva prendere in considerazione artisti del calibro di Gino D'Antonio e Rino Albertarelli tanto per fare due nomi...
      Ma, come hai giustamente detto, il libro offre spunti interessanti e comunque alla fine vale l'acquisto...

      A presto.
      PS: il prossimo articolo è dedicato a Darwin Cooke:)

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