Translate

Chi cerca... Trova!

Visualizzazione post con etichetta Luca Vannini. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Luca Vannini. Mostra tutti i post

giovedì 1 maggio 2014

Tu che c'hai preso il cuor: la sublime arte di Luca Vannini


A distanza di quasi un anno dal post che ho dedicato a Luca Vannini, continuo a domandarmi sempre la stessa cosa: che fine ha fatto questo artista così misterioso e prodigioso?
Me lo continuo a domandare perché è davvero incredibile avere un simile talento in Italia e non poterne ammirare l'arte.
Grazie al post a lui dedicato, nel quale includo tra i 300 libri per realizzare unabiblioteca essenziale del fumetto la sua unica opera come autore completo, Tu che m'hai preso il cuor, mi è arrivato qualche messaggio di persone che l'hanno conosciuto.
Al di là di quello che si vocifera in giro (che abbia fatto incavolare Sergio Bonelli per dei disegni in pose sexy di Julia e per questo allontanato), chi ama il fumetto fatto bene non può che sperare in una rivincita di Luca Vannini.
Maria commenta il mio post dicendo: “Io so che fine ha fatto Luca Vannini, autentico geniale autore di alcune tra le tavole più belle del fumetto italiano e di questa splendida opera unica. Luca ha lasciato perché stanco di un mondo che umilia la creatività e costringe gli artisti a fare gli operai (con tutto il rispetto per gli operai ma l'arte è altro).
In effetti la tesi più diffusa, secondo la quale Vannini abbia lasciato il fumetto perché stanco di vedere la sua creatività a freno, regge abbastanza; considerando la sua opera prima come autore completo e quella serie di splendide illustrazioni con cui Vannini omaggia personaggi come Tex e Ken Parker, la cosa che risalta maggiormente è proprio la creatività. Vannini sembra un cane sciolto del fumetto: privo di museruola e guinzaglio è capace di cose, come dire, dell'altro mondo; ma non appena gli viene messo il collare la sua creatività viene meno.
Creatività che viene mostrata da Luca Vannini fin dal liceo, come ricorda un suo ex compagno di classe Luigi: “Ho fatto il liceo artistico con Vannini, stessa classe (nel senso di studenti)... Un genio assoluto, all'epoca ritrattista eccezionale, due schizzi e via... e tutti a bocca aperta. Tra i nostri professori, c'era Goffredo Godi definito l'ultimo paesaggista italiano recentemente scomparso a cui portò una tigre fatta col fil di ferro... perfetta!”
Se un ragazzino liceale era capace di stupire un artista come Goffredo Godi... allora il talento del giovane Vannini era già fin troppo evidente.
Continuando a seguire le tracce del geniale artista romano, abbiamo Giuseppe che ci dice di aver lavorato con Vannini: “Forse sono stato l'ultimo a lavorare per un fumetto con Vannini, intorno al 2004 mi pare.
Lui disegnò una storia scritta da me per i Teatri di Reggio Emilia.
I disegni erano di gran lunga migliori del testo.”
Il talento di Luca Vannini è davvero unico comunque.
Nato nel 1961, frequenta il liceo artistico e verso la metà degli anni '80 inizia a lavorare nel mondo del fumetto presso lo studio del grande Dino Leonetti, creatore della mitica Maghella (e mio insegnante alla Scuola Internazionale di Comics, anno 1991). Lavora anche per il settimanale Skorpio (Eura Editoriale) e per la rivista Nero (Granata Press).
Nel 1994 esce il primo numero di Billi Band creato da Giuseppe De Nardo di cui Vannini realizza, se ben ricordo, il primo numero e le cover iniziali. Da qui già s'intravede la sintesi e il tratto dinamico che caratterizzeranno il suo lavoro futuro.
Nel 1998 disegna le prime 56 tavole dell'ultima storia di Ken Parker, Faccia di Rame, e si dedica alla creazione grafica del personaggio di Julia ideato da Giancarlo Berardi.
Di Julia, Vannini realizzerà il primo numero, Gli occhi dell'abisso e il numero 18, Tornando a casa, in tandem con Laura Zuccheri.
Dopo di che finisce la collaborazione di Luca Vannini con la Sergio Bonelli Editore e le ragioni sembrano essere molteplici. Secondo alcune voci, di cui ho già detto, la causa della rottura con Bonelli sono state le immagini osé di Julia; altre voci antepongono il suo difficile rapporto con Giancarlo Berardi.
Fatto sta che Vannini non disegna più per la Sergio Bonelli Editore. Nel 2001 la casa editrice Montego pubblica una sua storia dal titolo Tu che m'hai preso il cuor, piccolo gioiello in cui il talento di Luca Vannini lascia letteralmente a bocca aperta. La sua sintesi e il suo segno veloce e dinamico ne fanno uno degli artisti più talentuosi al mondo; insomma miscelate la sintesi di Alex Toth, la narrazione di Ivo Milazzo e il bianco e nero di Jorge Zaffino ed ecco Luca Vannini, molto stimato anche dai suoi stessi colleghi come il bravissimo Roberto Zaghi (disegnatore di Julia) che dice: “So che di disegnatori del suo livello c'è un grande bisogno, perché sono pochissimi al mondo!”
E Roberto ha ragione, perché di artisti come Vannini, con una capacità innata di raccontare attraverso le immagini, oggi nel panorama del fumetto italiano e internazionale ce ne davvero bisogno.
Restiamo in attesa di un suo grande ritorno, ma se così non dovesse essere per pura scelta di vita o altro, Luca Vannini ha già dimostrato ampiamente il suo illimitato talento.

Non vi resta che osservare... e ammirare.

Autoritratto di Luca Vannini


Billi Band (1994)




Julia (1998-2000)







Tu che m'hai preso il cuor (2001)




Ken Parker 


















Tex Willer
















Sketch





Erotic Art








mercoledì 29 maggio 2013

300: Luca Vannini – Tu che m'hai preso il cuor


Montego, 2001
(Italia, Tu che m'hai preso il cuor, 2001)

Quella notte io amai... Quella notte divenni uomo...”
(Diego)

Autoritratto di Luca Vannini.
Patricia e Diego: sogno o realtà?
Che fine ha fatto Luca Vannini? È una domanda che viene spesso posta nei vari forum ma le risposte sono piuttosto vaghe: c'è chi dice che abbia abbandonato il fumetto, chi dice che se la passa maluccio, chi dice che non voleva aver più a che fare con i fumetti per non essere più angustiato da scadenze di qualsivoglia genere; secondo le ultime notizie, vive nella capitale, sua città natale, a fare non so cosa. Io mi sono fatto una mia idea: Luca Vannini se n'è andato in uno di quei villaggi del sud nelle vicinanze di Tehuantepec, dove ha ambientato la sua prima (e finora unica) storia a fumetti come autore completo; si, Vannini potrebbe essere lì, sotto il sole del Messico, a vendere i suoi splendidi disegni a qualche turista o vivendo avventure come quella del suo piccolo protagonista, Diego, adolescente squattrinato e sognatore che evade dalla miseria sognando avventure cariche d'azione, mistero, spionaggio e malizia.
Tu che m'hai preso il cuor è una di quelle piccole perle che il fumetto riesce a regalarci. Senza essere (né avere la pretesa di esserlo) un capolavoro, è un'opera che ti prende e ti sorprende, che regala emozioni vere come la polvere che invade lo scenario in cui il piccolo Diego vive la sua avventura. In una manciata di tavole assistiamo a una di quelle storie a cui non eravamo più abituati; in un paese in cui, all'inizio del terzo millennio, l'autobiografismo a fumetti stava già prendendo il sopravvento e le “graphic novel” invadevano librerie e fumetterie, Luca Vannini ci ha regalato qualcosa che eravamo abituati a leggere in riviste come Corto Maltese, Comic Art, Orient Express: un giovane piccolo “eroe”, un paio di gringos che vogliono fargli la pelle, una bellissima donna di cui innamorarsi, armi, soldi, sudiciume e qualche altro ingrediente che Vannini usa sapientemente sfornando una di quelle storie dal sapore avventuroso come non se ne vedevano da parecchio.

La sintesi di Luca Vannini nel suo tratto dinamico in cui viene messo in risalto il movimento. 
Fuori dalla routine seriale, completamente libero d'esprimersi, l'autore usa un tratto dotato di una sintesi formidabile, in cui i personaggi vengono appena tratteggiati con un segno che calza a pennello ad una simile storia; Vannini usa primi piani e campi lunghi con la maestria di chi sa raccontare l'avventura, dimostrandosi un artista dotato di un talento davvero notevole nel racconto. Le tavole sono ricche di luce ma anche le ombre incalzano in maniere predominante, quasi a preannunciare un triste epilogo o la fine di un incubo. Tu che m'hai preso il cuor si lascia andare a libere interpretazioni. Come ha giustamente sottolineato il grande Gustavo Trigo: “... è come un racconto di vite che s'intrecciano. Oppure un'incursione, in chiave moderna, del genere picaresco. Oppure come un giallo brutale e spietato. Oppure come un racconto di dolorosa iniziazione. Oppure come un insieme di echi di romanzi neri, che portano a una serie di epiloghi concatenati fra loro, nella loro inattesa grandezza.”
Ma forse è tutto questo. E forse anche altro. Di sicuro è un'opera che ha qualcosa di unico nel panorama italiano, che si stacca nettamente da tutta la produzione italiana degli ultimi quindici anni e che, credetemi, una volta letto non lo dimenticherete più.
Restiamo nella speranza che Luca Vannini, autore di fumetti e unico vero erede (insieme a Pasquale Frisenda) del grande Ivo Milazzo, ci sorprenda nuovamente con altre sue avventure, che tratteggi nuovamente personaggi come il piccolo Diego o l'ambigua Patricia e che riprenda matita, pennelli e pennarelli senza porre limiti alla sua bella fantasia.

Bellissima vignetta che descrive perfettamente il tipico paesino messicano fatto di sudore, miseria e polvere.

Curiosità: L'opera è dedicata a Gustavo Trigo disegnatore di fumetti argentino morto prima dell'uscita del fumetto.
Luca Vannini è stato ideatore grafico del bel fumetto BillieBand nonché creatore grafico di Julia, serie a fumetti di Giancarlo Berardi edita da Sergio Bonelli Editore.

Edizione Consigliata e altre edizioni: Per il momento quella della Montego è l'unica edizione. La stampa fu realizzata in modo da far intravedere (non si sa se per volere dello stesso Vannini) gran parte delle tracce a matita sotto l'inchiostrazione. Le pagine hanno un leggero color avorio, quasi a voler sottolineare ancora di più il gusto avventuroso della storia.