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Edizioni Cepim - "Un uomo un'avventura", 1977 (Italia, L'uomo di Chicago, 1977) |
“La
mente umana è un mistero... Uno dei pochi che non sono riuscito a
risolvere”
(Mabuse)
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Un'efficace tavola de L'uomo di Chicago. |
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Alfredo Castelli e Giancarlo Alessandrini. |
La
coppia Castelli – Alessandrini è principalmente nota
per un personaggio che appartiene alla storia dei comics italiani da
oltre trent'anni: Martin Mystère.
Chi
non conosce il mitico detective dell'impossibile? Con le sue imprese
tra il fantastico, la storia e il mistero, ci ha emozionato per
moltissimi anni e, soprattutto, ci ha permesso di conoscere e
apprezzare uno scrittore bravissimo come Alfredo Castelli.
Un
uomo, Castelli, che è stato uno dei veri protagonisti
del fumetto italiano degli ultimi cinquant'anni (o quasi), fin dagli
esordi nel 1965 con la prima fanzine italiana Comics Club 104,
passando per personaggi come Topolino, Tiramolla e
Pedrito, fino alla creazione della mitica rivista Horror
(assieme a Pier Carpi) e fino a rinnovare l'altrettanto mitica
rivista Eureka in compagnia dell'amico Silver. Poi
ancora l'arrivo nella squadra Bonelli, la stesura delle
sceneggiature per personaggi come Zagor, Ken Parker e
Mister No e la definitiva consacrazione, nel 1982, grazie a
Martin Mystère.
Del
detective dell'impossibile parleremo in seguito: ora vorrei
soffermarmi su un piccolo gioiellino che Alfredo
Castelli
scrisse in una
sola notte (così si dice) dopo la metà degli anni '70.
L'uomo
di Chicago fu la dodicesima avventura della collana Un
uomo un'avventura ed è ancor'oggi la mia preferita: una bella
storia dal ritmo cinematografico, semplice, scorrevolissima e che si
rilegge volentieri col passare del tempo per assaporarne quel gusto
retro che forse solo i fumetti riescono a darci.
La
storia di questi cinque individui di diversa classe ed estrazione
sociale che combattono il crimine (anzi un solo e unico criminale) al
di fuori della legge, ricattati dal loro misterioso capo che conosce
l'oscuro passato di ognuno di loro è una storia avvincente e allo
stesso tempo affascinante; Castelli ci trascina in uno dei periodi
più controversi e violenti degli Stati Uniti, in cui alcool illegale
e gangsters varie dominavano le cronache di tutti i giorni e realizza
così un fumetto i cui protagonisti (denominati Secret Six)
non hanno proprio niente di eroico e combattono il crimine non per la
nobile velleità di sconfiggerlo ma unicamente per un tornaconto
personale.
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La famosa e terribile strage di San Valentino raffigurata da Giancarlo Alessandrini. |
Nei
disegni di un Giancarlo Alessandrini dallo stile
grossolano ma efficace, la Chicago degli anni '30 assume un tono
cupo, crudele e illusorio fin dalle prime sequenze in cui vengono
illustrati i due volti degli States e in un crescendo di cinismo e
violenza fino al tragico epilogo.
Leggendo
L'uomo di Chicago ci accorgiamo anche del cambiamento
che il fumetto iniziava a vivere: e' l'anno della grande rivoluzione
di Ken Parker, per cui niente eroi infallibili ma antieroi più
tormentati e ombrosi. E Castelli dipinge un piccolo
affresco di antieroi cha hanno in comune il fallimento di una vita
rassegnata al compromesso piuttosto che consacrata agli ideali; e di
ideali non ve ne sono in questo sconosciuto gioiellino del fumetto
italiano di cui nessuno parla ma che forse meriterebbe d'essere
riscoperto. Perché L'uomo di Chicago è come quei film
che amiamo e che ogni anno imperterriti rivediamo pur conoscendo a
memoria ogni fotogramma.
E
la storia di Castelli e Alessandrini ha
questo grande privilegio: essere riletta più volte come se fosse la
prima volta. E dopo l'ennesima lettura restiamo ancora sorpresi per
come solo 48 tavole possano racchiudere una bellissima storia
supportata da un gran ritmo e da una serie di personaggi quasi
anonimi ma che non si dimenticano facilmente. Così come non si
dimentica questa storia, simbolo di quando il fumetto era realizzato
solo da veri professionisti.
E
che professionisti.
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Tipica scena che raffigura una sala da gioco nella Chicago degli anni '30. |
Curiosità:
storicamente i Secret Six erano i membri di una banda
abolizionista che aiutò John Brown uno dei primi
antischiavisti della storia americana. Nel cinema i Secret Six
è anche un film del 1931 diretto da George W. Hill e
interpretato, tra gli altri, anche da Clark Gable e Jean
Harlow.
Nel
fumetto di Castelli e Alessandrini i
riferimenti al cinema solo palesi: dalla somiglianza di alcuni
personaggi a dei noti attori holliwoodiani, fino ai riferimenti ai
film di cappa e spade e al classico di Fritz
Lang Il dottor Mabuse.
Altre
edizioni: solo una, trascurabile, della Hobby & Work,
che ristampò tutta la collana Un uomo un'avventura.
Un vecchio collezionista del BVZM come me nonchè credente quasi religioso dell'opera di Castelli (e a volte anche dell'uomo!) non può non farsi suo questo volume.
RispondiEliminaGrazie anche a te:sempre fonte di chicche "must have"!!!
grazie a te Massy... non l'opera migliore di Castelli ma sicuramente un piccolo grande fumetto!
EliminaGrazie delle parole gentili. Chi vuole può trovare in Youtube una versione semianimata de "L'Uomo di Chicago tratta dalla trasmissione "Tex e Company", una sorta di Supergulp "povero" prodotto nel 1978 e distribuito a varie TV private. Dura mezz'ora ed è diviso in tre pezzi; il link del primo è
RispondiEliminahttp://www.youtube.com/watch?v=Mog_LaQ9wZ8&hd=1
Complimenti per il sito e buon anno
Alfredo Castelli
Grazie a te caro Alfredo per questa bellissima storia e per aver visitato il mio blog.
EliminaL'uomo di Chicago è uno dei volumi più preziosi della mia biblioteca, me ne innamorai subito (forse per il mio debole per l'America anni '30) e addirittura da ragazzino incominciai a realizzare una sorta di remake in stile Jacovitti.
Non sapevo di questa chicca bellissima su You tube... corro a vederla immediatamente...
A presto.