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domenica 28 luglio 2013

300: Loustal – La notte dell'alligatore


Coconino Press, 2002
(Francia, La nuit de l'alligateur, 1981-1986)
Non abbiamo mai più affrontato l'argomento. Non era il caso di farla tanto lunga. I figli vanno e vengono. E poi io sono un tipo focoso, non so se rendo.”
(Dal racconto Bulimica)

Jaques de Loustal
Rileggendo qualche giorno fa i sei racconti racchiusi in questo bel volume, mi sono reso conto di quanto un autore come Loustal fosse in anticipo sui tempi. E non solo come disegnatore, visto che il suo tratto influenzerà non poco tutti quegli artisti dal tratto meno definito e più espressivo (Gipi, Igort tanto per fare due esempi), ma anche a livello narrativo: queste sei storie sono un ottimo esempio di racconto per immagini; immagini che seguono uno schema fisso, quasi prive di baloon e sempre accompagnate dalla classica “voice off” tipica di tanti film. Ma quello che colpisce nel tratto di Loustal è come questo riesca a mutare in base alla storia narrata: essenziale in storie come New Mexico e La notte dell'alligatore; sporco in La donna bianca; ricco ed espressivo in Bulimica e Marcel. Tutti questi racconti, poi, sono legati da un uso del colore a tratti davvero sorprendente: acquarelli tenui e delicati si intrecciano con pastelli a matita, ma anche la bicromia e la mezzatinta ci colpiscono e finiscono col diventare, nel tempo, eccellenti modelli ed esempi per il fumetto a venire.
Il colore tenue ed elegante di Loustal.
Come ho detto, nell'arte di Loustal non troviamo una mera espressione artistica: Loustal è, piuttosto, un vero poeta dell'immagine. Sebbene l'artista francese si sia valso della collaborazione di un paio di ottimi sceneggiatori è propriamente il suo modo di far parlare le immagini, il modo di renderle evocative, di dar loro quel tono cupo e nostalgico, che fa di lui uno degli autori francesi più originali. Ed è questo il motivo per cui, per questo articolo, ho scelto questa raccolta, preferendola al bellissimo noir Il sangue della mala.
In questi sei racconti non ci sono protagonisti. Tutto è anonimo, nascosto o disperso negli immensi paesaggi che fanno da scenografia a La notte dell'alligatore (probabilmente la storia più complessa); oppure viene messo a nudo con brutale e ignorante onestà (come nell'incredibile storia d'apertura, Bulimica). Loustal è un cantastorie; confida più nelle sue immagini che nelle parole contenute nei baloon. I suoi racconti sono una sorta di fiabe in cui la bellezza dei colori, tuttavia, non garantisce niente di buono; assistiamo a tramonti mozzafiato, a paesaggi dominati da un cielo limpido e pulito, a un mare di un blu assoluto e rassicurante, ma tutto questo è solo un palliativo, un modo più delicato per far digerire delle storie nere, con personaggi consumati dalla vita.
Loustal: essenzialità, profondità e colore. 
Una donna che non riesce a smettere di mangiare, una cameriera dolce e sfortunata, un pugile nero orgoglioso e testardo, un medico dal passato brutale e irreparabile, un blues che s'innalza come un lamento e l'alienazione di un uomo in una città vittima della guerra coloniale sono storie che non finiscono mai di stupire e che andrebbero riscoperte al più presto dalle nuove generazioni, per scoprire che gran parte dei fumetti realizzati oggi erano già stati pensati e realizzati da artisti come Muñoz, Battaglia e Jaques De Loustal. Come ha giustamente scritto Raffaele Cipollini nel sito Lo spazio Bianco a proposito della storia New Mexico: “Se non fosse stata scritta nel 1981 potrebbe essere definita tarantiniana”.
Prima di Tarantino, c'è Loustal.
Un fitto tratteggio per una storia di amore e orgoglio razziale: la molteplicità stilistica di Loustal.

Curiosità

Le storie contenute nel volume sono, in ordine: Bulimica, New Mexico, La donna bianca, La notte dell'alligatore, La vie en blues, Marcel; La prima scritta da Marc Villard e l'ultima dallo stesso Loustal; tutte le altre sono sceneggiate da Philippe Paringaux.

Edizione Consigliata

Bella edizione in puro stile Coconino Press: carta che risalta il tratto e i colori acquarellati di Loustal.

Altre edizioni

Al momento è l'unica edizione, facilmente reperibile sia nelle fumetterie che su internet o direttamente al sito della casa editrice.










venerdì 19 luglio 2013

300: Chris Claremont e John Byrne – Giorni di un futuro passato (X-Men)


Marvel Italia, 1998
(USA,  Days of Future Past, 1981)
Qui ci sono alcune vittime delle sentinelle. Ne conoscevo personalmente solo alcune... Ma in un certo senso siamo tutti della stessa famiglia. Perdonateci, amici. Non possiamo vendicarvi. A che serve la vendetta contro una macchina insensibile... Ma almeno possiamo evitare che questo incubo abbia inizio...”
(Kate “Sprite” Pryde, passando davanti alle lapidi dei suoi ex amici)

Due giovanissimi Chris Claremont e John Byrne.
Per molti il vertice dell'intero ciclo narrativo degli X-Men è concentrato nell'ormai mitica serie La saga di Fenice Nera; ed è quasi impossibile dar torto a questa opinione, visti gli straordinari esiti e stravolgimenti che Chris Claremont e John Byrne hanno provocato nell'universo Marvel. Quando si legge una storia così bella e complessa come quella di Fenice Nera, si è portati a ritenere quasi impossibile poter leggere qualcos'altro della stessa bellezza con gli stessi personaggi; e ancora, pare impossibile che i due artefici della suddetta saga riescano a bissare un tale capolavoro. E invece, a soli due mesi dall'ultimo albo di Dark Phoenix, ecco che il duo inglese mette a segno un altro colpo con una storia che caratterizzerà per sempre il mondo dei mutanti (oltre a quello dei comics).
Giorni di un futuro passato è una saga per certi versi prodigiosa: con l'uscita di  soli due albi è riuscita ad avere un impatto mediatico davvero impressionante. Molte delle storie che verranno e che avranno per protagonisti la squadra di eroi mutanti guidata dal professor Charles Xavier strizzeranno l'occhio a questo piccolo grande capolavoro.
Nella prima vignetta un bel primo piano di Kitty Pryde alias Sprite.
Sembra incredibile come in neanche cinquanta pagine Claremont e Byrne riescano rispettivamente a scrivere e disegnare una storia in cui l'azione è pari all'emozione; l'emozione che proviamo guardando una Kate Pryde adulta aggirarsi per le vie di una New York in piena decomposizione, mentre l'ex bambina prodigio si lascia alle spalle le lapidi di alcuni dei suoi amici, da Scott Summers allo stesso professor Xavier, per proseguire il suo cammino al fianco degli unici compagni superstiti: Tempesta, Colosso, Franklin Richards (figlio di Red Richards e Susan Storm) e la telepate Rachel, ancora uniti a formare la resistenza. La sua casa è una sorta di il lager in cui vige la legge di controllo dei mutanti del 1990, secondo cui questi ultimi vengono catturati e giustiziati da un gruppo di guardiani robot: le Sentinelle. C'è solo un modo per evitare un simile futuro: ritornare nel passato e avvisare Xavier e compagni dell'attentato al senatore Robert Kelly organizzato da un gruppo di mutanti malvagi, capitanati da Mystica, e che darà il via al crescendo di odio e violenza che porterà il mondo, alle soglie del nuovo millennio, nell'oblio più profondo.
Il compito di viaggiare nel tempo spetterà proprio a Kitty “Sprite” Pryde, indiscussa eroina di questa saga che ancor oggi, a rileggerla, emoziona e stupisce per innovazione e inventiva.
Kate osserva la terribile realtà del futuro: la morte di quasi tutti gli X-Men.
Claremont e Byrne sono davvero al top e formano uno dei sodalizi artistici più importanti della storia del comic americano, che con Giorni di un futuro passato (se includiamo anche la precedente saga di Fenice Nera) resta solo un gradino al di sotto della coppia Lee-Kirby per grazia narrativa e artistica. I viaggi nel tempo sono sempre stati materia su cui costruire avventure affascinanti e la super coppia Claremont-Byrne orchestra una storia in cui tutto è perfetto, come avviene del resto in tutti i capolavori che si rispettino: le sequenze d'azione si sposano bene con la persistente atmosfera razzista che pervade tutta la storia. Tempesta guida la squadra con la saggezza di una leader che conosce bene i meccanismi che possono scatenare la tragedia; a questo proposito il suo scontro con Wolverine è un grande esempio. Lo scopo della squadra è quello di salvare la vita di un uomo importante (Robert Kelly) nonostante le sue posizioni non certo favorevoli nei confronti dei mutanti, poi confermate nell'epilogo della storia; una storia che sembra quasi una tragedia: gli eroi hanno lottato e hanno vinto, ma il loro destino sembra inesorabilmente segnato.
Ororo Munroe alias Tempesta.
Chris Claremont riuscirà ancora a sfruttare al meglio le potenzialità degli X-Men in opere efficaci e degne di entrare nella storia del Marvel Universe: Le ere di Apocalisse, Vitamorte, Massacro Mutante sono la prova della bravura dello sceneggiatore inglese, senza il quale il gruppetto mutante non sarebbe quel gran fenomeno impostosi nel corso degli anni sia nel fumetto che nel cinema. John Byrne resterà il golden boy del fumetto USA almeno per la prima parte degli '80 rimaneggiando personaggi come I Fantastici Quattro e Superman, per poi disperdersi nel corso degli anni.
Ma nessuno dei due è più riuscito a eguagliare (almeno fino a questo momento) un capolavoro come Giorni di un futuro passato: rileggerlo a distanza di oltre trent'anni è come rigenerarsi con dell'acqua fresca bevuta in un deserto.

Per cambiare il futuro bisogna modificare il presente: gli X-Men all'attacco. 

Curiosità

I disegni di John Byrne sono inchiostrati dal bravo Therry Austin.
Il fumetto viene citato nel primo episodio del telefilm Heroes. Singolare anche la somiglianza della storia di Claremont e Byrne con il film Terminator di James Cameron uscito tre anni dopo. 
Recentissima invece, l'uscita del film X-Men: Giorni di un futuro passato diretto da Bryan Singer. 

Edizione consigliata

Edizione davvero bella questa della Marvel Italia-Panini Comics. Giorni di un futuro passato è preceduto da due storie molto belle sempre firmate da Claremont e Byrne: in Elegia assistiamo al toccante funerale di Jean Grey narrato da Scott Summers; in ...Il male si avvicina assistiamo alla lotta di Wolverine e i membri dell'Alpha Fligth contro il mostro Wendigo.
Introduzione di Massimiliano Brighel. In appendice al volume viene riportata una conversazione tra John Byrne, Chris Claremont, Jim Salicrup, Louise Jones e Terry Austin.

Altre edizioni

Giorni di un futuro passato fu ripubblicata nel 2009 in un bel volume nella bella collana Le grandi saghe allegate al Corriere della sera. Anche la Panini Comics ha poi ripubblicato la storia di Claremont e Byrne nel mega volume Gli incredibili X-Men 2 nella serie Marvel Omnibus.
A sinistra: il bel volume allegato al Corriere della sera. A destra: il volumone della serie Marvel Omnibus.

domenica 14 luglio 2013

300: Alfredo Castelli e Giancarlo Alessandrini – Martin Mystère, La Spada di Re Artù

Hazard Edizioni, 2001
(Italia, La Spada di Re Artù/Il mistero di Stonehenge,  1983)


... Ciò che importa è che ora la lama è di nuovo un innocuo pezzo di metallo. E che nessun folle come Hitler... od Orloff... potrà impadronirsene mai più.”
(Martin Jaques Mystère)

Un disegno di G. Alessandrini che ritrae Martin Mystère con gli altri protagonisti/antagonisti delle sue avventure. A destra, anche Alfredo Castelli e Giancarlo Alessandrini.
Alfredo Castelli non è un semplice fumettaro. È qualcosa di più: è un autore che ha attraversato e vissuto in prima persona le fasi più salienti del fumetto italiano; è uno sceneggiatore che ha dato vita a personaggi memorabili come Zio Boris (con Carlo Peroni) e Gli Aristocratici (con Ferdinando Tacconi); è un autore completo grazie al geniale personaggio de L'omino Buffo (in cui si cimenta anche come disegnatore); è anche uno storico del fumetto, con il volume Eccoci ancora qui, dedicato alle origine del comics americano. Ma Alfredo Castelli è anche un innovatore e un precursore del fumetto Italiano e della cultura mediatica in genere. Dopo tanto western e avventura, il più importante editore del fumetto Italiano, Sergio Bonelli, puntò su un personaggio di Alfredo Castelli per inaugurare un nuovo ciclo di personaggi che di lì a qualche anno avrebbe cambiato il fumetto italiano. Pensateci un momento: senza Martin Mystère non avremmo avuto l'horror di Dylan Dog, il poliziesco di Nick Raider e la fantascienza di Nathan Never. E la cosa incredibile è che le storie di Martin Mystère già possedevano tutti quei generi presenti negli illustri successori: mistero, giallo, fantascienza, fantasy, horror sono solo una parte dei ricchi ingredienti con cui lo “Chef” Alfredo Castelli condisce il suo fumetto più bello.
Sergej Orloff uno dei nemici più famosi di Martin Mystère
Martin Mystère è uno dei fumetti più belli e importanti degli anni '80; ricco di ritmo, azione, introspezione e ricerca meticolosa, in esso il mitico detective dell'impossibile è protagonista di una serie di splendide avventure indimenticabili: come dimenticare, infatti, l'avventura pilota Gli uomini in nero, ma anche La casa ai confini del mondo, Il segreto del Lusitania, Un vampiro a New York, La città dalle ombre diafane, La torre di Babele? Le prime avventure di Martin Mystère sono davvero come i primi amori: non si dimenticano mai. La Spada di Re Artù è una delle prime avventure di Martin; Castelli non poteva non toccare una delle storie che da sempre hanno affascinato l'essere umano. Re Artù, i cavalieri della tavola rotonda, Excalibur sono quanto di meglio si possa desiderare per una storia. Se poi al timone c'è uno studioso come Alfredo Castelli allora sì che nasce quel piccolo gioiello che col passare del tempo non perde un grammo della sua bellezza.

La mitica Excalibur in mano dell'altrettanto mitico Detective dell'Impossibile.
Attraverso un viaggio che porta il detective dell'impossibile dagli Usa all'Austria, dalla Svizzera all'Italia fino all'Inghilterra, Castelli costruisce un plot perfetto, pieno di enigmi, misteri, storie e leggende sul cavaliere più famoso di tutti i tempi. L'autore milanese sembra un regista, quasi si diverte a spiazzare il lettore con i suoi colpi di scena, con i suoi personaggi ambigui (come lo scrittore Von Eriksen), gli acerrimi nemici (lo scienziato pazzo Sergej Orloff), gli studiosi patiti per le leggende (Heinz Schmesser) e le bellissime donne che seducono Martin (la bellissima Hilda Schmesser); tutto in questa storia è ben congegnato, persino il fantascientifico e incredibile finale che non svela del tutto il mistero di re Artù, lasciando nel lettore quel ragionevole dubbio che, in egual misura, ne amplifica sia la storia che la leggenda.
Bella anche la prova di Giancarlo Alessandrini: stile veloce e dinamico che perfettamente si sposa con le avventure del biondo detective newyorkese; siamo ancora lontani da quello stile depurato dalle grezze pennellate iniziali e che confermerà l'artista marchigiano come uno dei disegnatori di punta non solo di Martin Mystère ma anche del nuovo fumetto popolare italiano, ma come dicevo all'inizio, la magia degli esordi non si scorda mai.
Ma Martin Mystère è soprattutto la palese testimonianza del genio di Alfredo Castelli; un uomo capace di anticipare il futuro, di vedere oltre, (basterebbe ricordare che la serie televisiva X-Files è di dieci anni successivo a Martin Mystère) e soprattutto di scrivere storie memorabili, storie che a rileggerle fanno rimpiangere quel meraviglioso periodo in cui il fumetto era pieno di vita, pieno di idee, pieno di innovazioni, zeppo di splendidi personaggi e autori meravigliosi. Come Alfredo Castelli.
Lui è come il suo personaggio, un uomo che riesce nell'impossibile: scrivere e meravigliarci ancora oggi come trent'anni fa.

Il finale della storia tre le monumentali pietre di Stonehenge.

Curiosità

La spada di Re Artù fu pubblicata in due albi distinti: il primo, omonimo, e il secondo dal titolo Il mistero di Stonehenge.
Le città italiane visitate da Martin nella storia sono Modena e Otranto. La spada che Martin deve trovare e distruggere è la Lancia Sacra (Heilige Lance) oggi custodita nel museo Hofburg a Vienna.
Omaggi di Alfredo Castelli allo scrittore tedesco Erich Von Daeniken (sostenitore della teoria extreterrestre) a cui si ispira il personaggio di Von Eriksen, e anche al personaggio di Zagor (citazione della foresta di Darkwood).
Castelli e Alessandrini hanno nuovamente ripreso il personaggio di Re Artù in una storia breve per la casa editrice Comic Art (Collana Best Comics n. 33).

Edizione Consigliata

Bellissima iniziativa (purtroppo interrotta dopo pochi volumi) da parte della Hazard di ristampare le avventure di Martin Mystère in un'elegante versione cartonata: ottima qualità di stampa.
Dell'edizione consigliata esiste anche la versione brossurata.

Altre edizioni

La storia consigliata compare nell'edizione Oscar Mondadori - I Mondi Perduti di Martin Mystère del 1992.


lunedì 1 luglio 2013

300: Pat Tourret e Jenny Butterworth – Collezione con Tiffany

Editoriale Corno (Eureka Pocket) 1975
(Gran Bretagna, Tiffany Jones, 1964)
Vi pare di non poter fare la parte di una strega, ma dopotutto ogni donna è un po' una strega!”
Non sono ben sicura che sia un complimento!”
Ma è un complimento! Voi ragazze inglesi siete tutte uguali... studiate sospettosamente ogni frase per vedere dov'è la trappola!”
(Dialogo tra Roger Valenski e Tiffany Jones)

Pat Tourret e Jenny Butterworth.
Che il fumetto sia pieno di personaggi femminili ce lo dice la sua storia. Dalle prime eroine protagoniste della golden age come Little Orphan Annie, Connie, Blondie, Jane, Nancy e Wonder Woman, ai personaggi rivoluzionari degli anni '60 e '70 come Valentina, Jodelle, Paulette, Lady Oscar, fino alle “nuove leve” degli ultimi decenni come Druuna e Witchblade; i comics hanno sempre evidenziato la particolarità dei personaggi femminili, siano stati essi protagonisti di testate autonome, o “spalle” di personaggi ben più noti, le eroine di carta hanno comunque svolto un ruolo fondamentale.
Ma la storia dei comics ci dice anche che il mestiere del fumettaro (sia esso sceneggiatore, o disegnatore o autore completo) è stato di gran lunga un “lavoro da uomini”. Praticamente per oltre mezzo secolo di fumetti in tutto il globo, sembrava che realizzare una strip a fumetti o un comic book fosse riservato solo agli uomini.
Non essendo uno storico del fumetto per professione (ma solo un appassionato di storia dei comics) non so dirvi quale possa essere il motivo; potrebbe essere cercato nell'ottusa mentalità conservatrice e maschilista tanto in voga in quegli anni, ma onestamente non sono neanche un esperto di costumi e società.
La bellissima Tiffany Jones
Però so di certo che gli anni '60 furono anni di cambiamenti determinanti per la cultura, la società e naturalmente per il fumetto. Personaggi determinanti si affacciarono alla ribalta dei quotidiani di tutto il mondo.
Nel 1964 sul quotidiano londinese Daily Sketch comparve una strip che aveva per protagonista una bellissima ragazza bionda: Tiffany Jones. Ve lo dico francamente, Tiffany non ha l'importanza culturale o artistica di una Valentina o di una Mafalda, tanto per citare due splendide (e diversissime) eroine dei comics. Però possiede un privilegio che per il periodo fu unico: due autrici donne. Jenny Butterworth, sceneggiatrice, e Pat Tourret, disegnatrice, furono due tra le donne più famose nell'Inghilterra degli anni '60 e '70 e la loro bella Tiffany Jones un perfetto specchio femminile di mode e costumi del periodo.
Bella, spudorata e dai molti mestieri fashion (attrice, fotomodella, ecc...), Tiffany vive le sue avventure in una Londra spregiudicata e lussuosa, circondata da ricchi esponenti dell'alta società. È sexy (in più di un'occasione non lesina le sue grazie), sempre in linea con le nuove tendenze (minigonne e bikini le stanno perfettamente addosso), ma sempre di sani (non più di tanto alla fine) principi come si addice a un'eroina: è pura nei suoi sentimenti romantici ma di certo non disdegna il contatto con l'altro sesso; è capace di consumare uno stipendio per un solo vestito griffato; di sperperare tutti i suoi averi per comprare un'auto di lusso senza neanche saperla guidare; molto facile quando ci sono diversi uomini pronti ad aiutarla.
Il taglio di capelli e una grande attenzione alla moda inglese degli anni '60, rappresentano le carte vincenti di un personaggio come Tiffany Jones
Al di là di tutto, è bello leggere Tiffany Jones soprattutto a distanza di oltre quarant'anni; le storie della Butterworth sono un perfetto mix di commedia rosa e fotoromanzo stile Grand Hotel e i disegni di Pat Tourret hanno quella perfezione stilistica tipica dell'illustratrice: ogni dettaglio è ben curato e rimanda alla moda di un periodo pieno di cambiamenti nonostante nel fumetto si respiri un'aria decisamente conservatrice.
Da riscoprire e rivalutare; e possibilmente da avere nella propria biblioteca, se non altro come tra i primissimi esempi di fumetto come un lavoro per donne.
Un bellissimo primo piano di Tiffany Jones.

Curiosità

La strip fu pubblicata dal 1964 al 1977.
Nel 1973 fu tratto l'omonimo film di Pete Walker con Anouska Hempel nel ruolo della bella Tiffany. Evidente la somiglianza con l'ex modella inglese Jane Shrimpton.
Se Jenny Butterworth e Pat Tourret sono state la prima coppia d'autrici del mondo dei comics, il primato della prima donna europea (ma forse anche in tutto il mondo) disegnatrice di fumetti spetta sicuramente alla nostra Lina Buffolente, attiva fin dai primi anni '40.
Jenny Butterworth è attiva come sceneggiatrice di fumetti fin dagli anni '50: un suo fumetto, Wulf the Briton, fu disegnato dal nostro Ruggero Giovannini. Il marito, Mike Butterworth, è anche uno sceneggiatore di comics.
Pat Tourret fu attiva nei primi anni '60 come illustratrice per l'infanzia e per testi scolastici. Ha due sorelle, Gwen e Shirley, meno note ma anch'esse operanti nel mondo del fumetto e dell'illustrazione.

Edizione consigliata

Credo sia l'unica nel nostro paese: il classico formato Eura Pocket, ma senza l'orribile montaggio riservato alle strisce. Introduzione di Carlo della Corte.


venerdì 14 giugno 2013

300: Terry Moore – Echo


Bao publishing, 2013
(USA, Echo, 2008)
In una guerra nucleare tutti gli uomini saranno cremati ugualmente.”
(Citazione di Dexter Gordon)

Terry Moore
Il nome di Terry Moore è legato indissolubilmente a Strangers in Paradise, bellissima serie a fumetti amata da un pubblico che abitualmente i fumetti non li legge e soprattutto da un pubblico al femminile, viste le protagoniste. Quando crei un fumetto come SiP è quasi difficile creare ancora una volta qualcosa che possa anche solo avvicinarsi alla sua qualità, e che riscuota lo stesso successo.
Eppure Moore ce l'ha fatta, e nel 2007, proprio nell'anno in cui si chiudono le avventure di Francine e Katchoo, l'autore americano inizia a lavorare a un'altra serie, più breve ma con la stessa efficacia artistica e narrativa.
Echo si colloca come uno dei migliori fumetti americani del nuovo millennio; ha una storia straordinariamente coinvolgente, dei disegni essenziali e perfetti, un ritmo e una suspense davvero notevoli e soprattutto con una bella denuncia dell'abuso della scienza da parte di esseri umani senza scrupoli. Perché questa storia, che in un primo momento potremo classificare come fantascientifica, ha un punto di partenza molto reale: il potere della scienza è infinito, ma che cosa accadrebbe se tale potere cadesse nelle mani sbagliate?
Un bellissimo primo piano di Julie.
La storia ruota intorno a complotti e segreti militari che vedono coinvolta, suo malgrado, la bella Julie Martin, una fotografa squattrinata che si trova nel posto sbagliato al momento sbagliato; una pioggia di uno strano materiale le piomba letteralmente addosso e non ne vuole sapere di staccarsi. Inizia così un'odissea per la nostra protagonista, che, suo malgrado, cercherà di scoprire cosa si cela dietro a tutto questo, grazie anche all'aiuto di Dillon, un ranger nonché il fidanzato di Annie, la scienziata ideatrice dello strano materiale, denominato progetto Phi; insieme a loro anche Ivy, agente dell'Intelligence USA, dapprima al servizio dell'Henri (la multinazionale che sta dietro al progetto Phi) e poi alleata di Julie nello smascherare l'orribile minaccia che rischia di portare il mondo verso la fine.

Frammenti della tuta Beta sul corpo di Julie: iniziano i guai.
Un'opera avvincente, che non ha nulla da invidiare a uno di quei serial a puntate pieni di cospirazioni, segreti e azione; Moore orchestra una grande serie a fumetti avvalendosi del suo talento di narratore e mettendo in scena una serie di personaggi ben caratterizzati: dalla protagonista, che vive una vita sul filo del rasoio (tira a campare con la fotografia e cerca di riconquistare un marito che vuole il divorzio a tutti i costi) alla bella agente dell'Intelligence che dimostra di preferire l'amore per la figlia al senso del dovere, passando per una galleria di comprimari incredibili; una band di Bicker, fanatici hacker complottisti, scienziati senza scrupoli che si vendono in nome del denaro e scienziati che, invece, provano rimorso per aver ceduto al compromesso e, come se non bastasse, un barbone convinto di essere il nuovo messia. Ma l'autore non si limita a raccontare una storia d'azione e di suspance; cita Einstein, Oppenheimer, Paine, Faulkner, Hawking all'inizio di ogni capitolo con la coscienza di chi vuol creare un racconto giudizioso oltre che avvincente. Per questo durante la lettura di Echo possiamo captare qualcosa di già letto in decine di libri e visto in altrettanti film; ma è proprio qui che va notata l'abilità di Moore: nel costruire un comics “on the road” in cui l'ombra della minaccia e della tragedia, dovute alla stupidità e all'arroganza umana, incombe di continuo; in cui la scienza è usata solo per far soldi e le incredibili scoperte scientifiche e tecnologiche sono usate solo a scopo di dominio. Terry Moore sembra ripetercelo in ogni tavola di questa storia talmente realistica da risultare allarmante.
Echo è una grande storia a fumetti: l'autore ha usato delle armi pacifiche, come le parole e l'inchiostro di china, per proclamare una grande denuncia.

Da sinistra: la sorella di Julie, Pam, Julie, Ivy e Dillon; sullo sfondo la minaccia della corporation Henri.

Curiosità

Nonostante la lunghezza dell'opera (parliamo di quasi seicento pagine) Moore ha realizzato tutto da solo, dalla sceneggiatura (basata su un'idea datagli da sua moglie) ai disegni fino all'inchiostrazione.

Edizione consigliata

Eccellente edizione della Bao Publishing che finalmente racchiude quest'imponente lavoro in un'altrettanto imponente volume che si avvale di un'ottima cura grafica e di una nuova traduzione; in appendice alcuni studi dei personaggi e la cover gallery che racchiude tutte le copertine realizzate da Moore per il mercato americano.
Alcune cover dell'edizione americana di Echo.

Altre edizioni

Qualche anno fa la Free Books realizzò tre o quattro volumi cartonati lasciando poi l'opera incompiuta. Se doveste averli, rivendeteli e procuratevi l'edizione consigliata.


martedì 4 giugno 2013

300: Mike Mignola – Hellboy: Il risveglio del demone


Magic Press, 2004
(USA, Hellboy: wake the devil, 1997)
Questo viaggio sarà l'ennesima buffonata. Però va bene. Conosco certo ristorantini in Romania...”
Beh... tu stai attento lo stesso.”
Pollo alla paprika baby.”
(Dialogo tra Hellboy e Liz Sherman)

Mike Mignola
Gli anni della mia formazione fumettistica erano gli anni di Mike Mignola. Non c'era ancora Hellboy, ma il ragazzo nato a Berkeley si era già imposto all'attenzione del grande pubblico americano ed era diventato un artista di culto in Italia grazie ad opere come Cosmic Odissey (scritta da Jim Starlin) e l'adattamento della pellicola di Francis Ford Coppola, Dracula di Bram Stoker. Ricordo ancora quanto si parlava di questo giovane artista durante i corsi della Scuola Internazionale di Comics; il suo stile era oggetto d'attenzione e d'imitazione (il bravo Nicola Mari ne sa qualcosa) perché era un disegno che aveva qualcosa di nuovo, che riusciva a distaccarsi dalla folta ondata di artisti americani che invasero gli anni '90.
Un bel primissimo piano di Hellboy.
Il disegno di Mignola era una perfetta miscela del tratto di Jack Kirby con la sintesi di Alex Toth, intelligentemente dosate ed amalgamate fino a partorire un tratto talmente personale da risultare unico per volti versi. La sua originalità si deve in primis all'uso di luci e ombre che diventerà quasi un suo marchio di fabbrica, soprattutto nei suoi lavori futuri (nonostante il colore mascheri un po' l'effetto finale), ma soprattutto al suo segno grafico che, col passare del tempo, raggiungerà una sintesi perfetta che arriverà a sfiorare il grottesco. La massima maturità ed espressività questa sintesi la conquisterà con il suo personaggio più bello e famoso, quell'Hellboy che nel giro di pochi anni diviene un vero e proprio fumetto di culto sia per la grande capacità e inventiva del suo autore sia per l'attenzione che il cinema gli dedica con ben due film più, forse, un terzo in arrivo.
Anung Un Rama è il vero nome di questo demone dall'aspetto imponente, evocato sulla terra nel 1944 dallo stregone russo Grigorj E. Rasputin, per conto della Ahnenerbe nazista, con l'intento di modificare il corso della seconda guerra mondiale.
Strappato al nemico nazista, il demone viene “adottato” dal professor Trevor Bruttenholm che lo ribattezza Hellboy e lo cresce come un figlio in una base segreta dell'esercito americano. Una volta cresciuto, Hellboy diverrà il miglior membro del BPRD (Bureau of Paranormal Research and Defense), insieme ai suoi compagni di ventura tra cui la pirocinetica Liz Sherman e l'anfibio Abe Sapien.

Lo splendido uso dei neri contrapposto al tratto sintetico e grottesco: Mignola al massimo della forma.
Insieme a loro Hellboy è protagonista di quella che è forse la sua avventura più bella e famosa ma anche la più complessa; Il risveglio del demone, come ebbe a dire lo stesso Mignola rivolgendosi ai lettori alla fine della storia, è senza dubbio il suo fumetto più ambizioso. In effetti è un'avventura in cui l'artista americano dichiara apertamente il suo amore per i vampiri, la letteratura di Lovecraft e Poe, l'horror e il genere supereroistico che in questa storia trovano un perfetto legame, con in più quella giusta dose d'ironia dovuta proprio al suo protagonista. Hellboy dovrà vedersela con una serie di personaggi che sono un vero esempio dell'incredibile vena creativa di Mignola: divinità dall'oltretomba, scienziati folli, vampiri cosacchi, nazisti, personaggi presi dalla mitologia slava (Baba Yaga) o dalla storia russa (Rasputin) e quant'altro serva all'autore per creare un'avventura mozzafiato, che alterna sequenze d'azione a dialoghi efficaci, storia reale e mitologia in un crescendo narrativo che non presenta mai nessun cedimento e che getta le basi per tutte le successive avventure del demone rosso con corna limate e coda diavolesca.
Il risveglio del demone rappresenta il vertice artistico e creativo di Mike Mignola; dopo aver affidato inizialmente Hellboy alla sapiente penna di John Byrne per le prime storie (Il seme della distruzione), l'autore si mette in gioco in prima persona e realizza una delle migliori storie degli anni '90 con uno dei personaggi più originali del periodo; un personaggio, quello di Hellboy, che non ha solo conquistato il pubblico dei lettori ma anche quello degli addetti ai lavori, tra cui Frank Miller, Craig Thompson, il grande Will Eisner e Alan Moore che parlando di questa storia ha detto: “Il volume che avete in mano distilla il meglio del fumetto in un vino rosso, cupo e intossicante. Sedetevi e mandatelo giù d'un fiato. Poi aspettate che questa lettura attraversi un'allarmante e mistificante trasformazione. Hellboy è il passaporto per un angolo del paradiso dei fumetti che non vorreste mai lasciare...”
Non ci resta che seguire il suo consiglio. Il risveglio del demone non può e non deve mancare nella vostra biblioteca.

Azione e ironia sono tra i vari ingredienti del successo di Hellboy.

Curiosità


I colori dell'albo sono opera di James Sinclair mentre il logo di Hellboy è opera di Kevin Nowlan. Alla fine del volume una serie di omaggi artistici ad Hellboy tra cui quelli di Bruce Tim, P. Craig Russel e Derek Thompson.

Edizione consigliata

Buon lavoro della Magic Press che realizza un albo brossurato con introduzione di Alan Moore e nota in appendice dello stesso Mignola.


Altre edizioni

Il risveglio del demone uscì in Italia per la prima volta nel 1998 sempre per conto della Magic Press. La stessa casa editrice romana ha racchiuso in un elegante volume cartonato (sull'onda dell'ultima moda delle case editrici di realizzare mega libroni in confezioni de luxe) sia Il risveglio del demone che la prima avventura, Il seme della distruzione, realizzata da Mignola con l'ausilio di John Byrne per i testi. Per chi volesse approfondire il personaggio val la pena leggere anche La bara incatenata e altre storie e La mano destra del destino
Da sinistra: il lussuoso volume della Magic Press che raccoglie oltre a Il risveglio del demone anche la prima mini serie di Hellboy Il seme della distruzione e altri due volumi con delle ottime storie scritte e disegnate da Mike Mignola.