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domenica 24 giugno 2012

Jac e Ned 4° capitolo: Lucca '92 - l'ora di Jacovitti

Bogdan Bajalica, ideatore dell'orologio "L'ora di Jacovitti", con il maestro. 
Come scrivevo nel secondo capitolo il 1992 fu un anno d'oro per Jacovitti. Dopo anni passati nell'indifferenza generale, l'Italia riscopriva il suo più grande genio fumettistico che per anni aveva messo da parte per svariati motivi, soprattutto politici, definendolo, erroneamente, un fumettaro di destra.
Fu così che Jac ebbe una bella ripresa artistica ed editoriale: il suo bellissimo 'Pinocchio' venne rieditato da Stampa Alternativa, il quotidiano milanese “Il Giorno” pubblicò a puntate una storia di Cocco Bill (guarda caso quella con cui conobbi Jacovitti anni prima), l'allora Granata Press editò un'imponente biografia su di lui scritta da Luca Boschi, Leonardo Gori e Andrea Sani; in giro si vociferava di ristampe delle storie di Cocco Bill per il mercato orientale, giornalisti, scrittori, semiologi tessevano pubblicamente le sue lodi e persino il salone di Lucca decise, finalmente, di omaggiare Jacovitti con lo Yellow Kid alla carriera. E questa volta il maestro, che non amava esibirsi pubblicamente, accettò di ritirare il premio personalmente.
Tengo a precisare che Jacovitti avrebbe già dovuto essere premiato negli anni '70. Non ricordo esattamente l'anno ma successe che a lui fu preferito un altro autore e il maestro se ne andò indignato. Credo che questo fu in tutti i sensi un premio riparatore.
Per l'occasione producemmo, in collaborazione con il Sodatino di Vezio Melegari (che era l'agente di Jacovitti), un orologio in tiratura limitata di 100 esemplari, per omaggiare Jacovitti, da presentare al salone dei comics di Lucca.
Decidemmo di realizzare il suo personaggio più famoso, Cocco Bill, e mi occupai personalmente del disegno. Realizzai le matite (io non riuscivo a disegnare direttamente con l'inchiostro come il maestro) e lo portai a Jacovitti che le approvò in pieno. Inchiostrai il disegno usando sempre il mio fido rapidograph 02 e lo spedii giù a Lecce a mio padre che si occupò della stampa.
Ci ritrovammo tutti a Lucca. Uno dei saloni più belli, con i grandi autori (con la A maiuscola: Magnus, John ByrneBerardi e Milazzo, Breccia) che si aggiravano per gli stand, senza nessun cosplayer a rompere le palle. Ma, soprattutto, si sentiva un profumo di vermi, salami, pettini e quant'altro richiamasse Jacovitti. Il maestro era senza ombra di dubbio il richiamo più grande di quella fiera.
Un fan di Jacovitti esibisce orgoglioso il suo tatuaggio di Trottalemme, il fido cavallo di Cocco Bill
Franco arrivò nel pomeriggio, tenne un incontro moderato da Ernesto G. Laura. Andai a vederlo anch'io, anche se negli anni a venire l'avrei visto praticamente ogni giorno. La sala era grande e piena di gente. Lui comparve alle spalle di tutti con un: “Buongiorno a tutti”, agitando la mano in segno di saluto alla gente che lo copriva d'applausi e complimenti. Appena prese posto, guardò verso di noi. Io ero seduto più o meno a centro sala e lui, riconoscendomi tra la folla, mi salutò sorridendo, contento di vedermi.
Rimasi davvero sbalordito nel notare come quest'uomo, classe 1923, avesse così tanti fans e sopratutto tra i giovani. E furono proprio questi a precipitarsi quando ci fu l'annuncio che Franco era presente nel nostro stand “L'ora di jacovitti” per firmare qualche autografo (credo che non abbia fatto altro per tutto il giorno).

Il maestro e il suo neo allievo allo stand, poco prima dell'assegnazione del premio Yellow Kid.
Ricordo una ragazza giovanissima che impazziva per Zorry Kid; un ragazzo che, appena sentì l'annuncio della presenza di Jacovitti in fiera, balzò come una cavalletta per assicurarsi un suo autografo. Ma fu solo quando allo stand giunse un tipo con, in bella mostra sul braccio, il tatuaggio di Trottalemme (il cavallo di Cocco Bill) che riuscii a comprendere realmente quanto l'arte di Jacovitti significava per la gente. E non solo in Italia.
Accanto al nostro stand c'erano degli americani che vendevano disegni originali dei fumettari d'oltreoceano. Appena videro Jacovitti, tirarono fuori alcune tavole originali di Cocco Bill e ricordo che, una volta autografate, ringraziarono il maestro con un inchino degno di Lancillotto alla corte di Re Artù.
Jacovitti era una vera rock star.
Il giorno dopo lasciai Lucca. I miei genitori mi riaccompagnarono a Roma. Chiamai Jacovitti durante una sosta in un'area di servizio (ricordiamoci che nel '92 i telefonini erano solo per ricchi sfondati) per sapere come stava dopo l'esperienza lucchese. Mi raccontò alcuni passaggi del suo discorso al momento della premiazione, dicendo che dedicava il premio a tutti quegli artisti con cui aveva collaborato ai tempi del Vittorioso, “a tutti quegli artisti più bravi di me”. La cosa che mi colpiva era il modo euforico con cui me lo raccontò. Era davvero convinto di quel che diceva.
Io mi permisi di ribadire solo che era lui il più grande di tutti. Lo era sempre stato.
E lo sarà sempre.

Il noto comico Lello Arena (da sempre appassionato di fumetti) allo stand "Lucca 92: l'ora di Jacovitti".

2 commenti:

  1. "...senza nessun cosplayer a rompere le palle."
    Quant'è vero... Forse è stato uno degli ultimi, così belli.
    C'ero anch'io a quel Salone, dove riuscii ad avere un autografo tremolante del grandissimo Jacovitti.
    Grazie di condividere questi ricordi straordinari.

    Alessio Bilotta

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    Risposte
    1. Grazie a te per averli letti Alessio... Basta cosplayer, vogliamo solo i fumetti:)

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I testi apparsi su "Avventure di carta" sono tutti scritti da Ned (Nedeljko Bajalica) e possono essere pubblicati anche altrove, con la raccomandazione di citare la fonte e gli autori!

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