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lunedì 12 novembre 2012

300: Harold H. Knerr – Bibì e Bibò

I giganti del fumetto BUR, 1975
(USA, The Katzenjammer kids, 1897) 



Ladri di Polli. Panditi di chiacciaia! Fuori di kasa prima che i miei nervi explodon!”
(Mama nel tipico linguaggio anglotedesco che caratterizza la serie)

Il kapitano da una lezione ai due monellacci.
Harold H. Knerr
In America alla fine dell'ottocento vi erano due importanti quotidiani: Il World di Joseph Pulitzer e il New York American Journal di William R. Hearst.
Il primo era riuscito a pubblicare, nel 1895, quello che viene considerato il primo fumetto della storia: Yellow Kid.
Ma il secondo non volle di certo starsene fermo a osservare la gloria del suo più acerrimo avversario e decise di passare al contrattacco (con mezzi che di certo non brillavano per lealtà). Hearst chiamò Rudolph Block affinché col suo talento desse nuova linfa al supplemento domenicale del suo quotidiano. E Block, da buon giornalista e mecenate qual era, intuì il potenziale della nona arte, convinse Hearst a strappare Yellow Kid a Pulitzer e diede l'avvio alla prima vera comic strip del fumetto: Hanz e Fritz ovvero The Katzenjammer Kids.
L'ideatore fu però un giovanissimo artista di origini tedesche, Rudolph Dirks che prese a modello i personaggi di Wilhelm Busch Max e Moritz. Ma di lui parleremo più in là in 300. Diciamo solo che Dirks disegnò la sua comic strip alle dipendenze di Hearst per oltre quindici anni finché Pulitzer non si prese la rivincita su Hearst e convinse Dirks a passare sul World. Naturalmente Hearst, da buon imprenditore senza scrupoli, chiamò un altro artista, Harold Knerr e fece continuare la strip sul suo quotidiano. La questione non poté che finire in tribunale e non essendoci delle vere e proprie leggi sul diritto d'autore, la spuntarono tutt'è due ma se vogliamo il vero trionfatore fu proprio Hearst che poté continuare le avventure di Hans e Fritz con il titolo originale, The Katzenjammer Kids, mentre Pulitzer e Dirks dovettero cambiare il titolo in The Captain and the Kids.
Hans e Fritz questa volta vittime dei loro malefici scherzi sotto gli occhi divertiti del Kapitano.
Tra i due autori, il merito artistico maggiore spetta senza dubbio a Harold Knerr. Anche lui di origine tedesca, già autore di una comic strip molto carina, The Flenheimer Kids (uscita nel 1902 con protagonisti due gemelli pestiferi e un capitano della marina); vista la somiglianza con i ben più noti Hans e Fritz fu immediatamente scelto da Hearst per continuare i Katzenjammer Kids e i risultati furono davvero ottimi: il suo tratto delineava in maniera più morbida i due pestiferi discoli a discapito del segno più duro e spigoloso di Dirks. E anche lo scenario africano fatto di grossi animali e tribù indigeni, risultò molto gradevole grazie al disegno di Knerr.
Questa bella raccolta delle tavole domenicali di Hans e Fritz (da noi ribattezzati Bibì e Bibò) a opera della BUR rappresenta il periodo migliore dell'artista americano: realizzate sul finire degli anni '30 sono un perfetto compendio del suo lavoro, comunque sempre mantenuto su ottimi livelli.
Uno dei malefici scherzi di Hans e Fritz ai danni del Kapitano, der Inspektor, Lena e Rollo.
Vediamo così i monellacci Hans e Fritz combinarne di tutti i colori ai danni dei presunti genitori adottivi, il Kapitano, un vecchio lupo di mare che ha riposto la vela in cantina e Mama (La Tordella) un donnona le cui prelibatezze culinarie fanno leccare i baffi a tutta l'isola; ma vittime dei due bimbi terribili sono anche der Inspektor, compagno di relax del Kapitano e Rollo, un ragazzino arrogante usato dai due anche come capo espiatorio. Non vanno dimenticati anche la bimba belloccia di turno Sadie Sassafras (che in realtà altri non è che uno dei due monellacci travestito per rendere gli scherzi verso Rollo più gustosi), Lena una bimba incredula dinanzi ai perfidi scherzi dei due e Miss Twiddle una spilungona dai modi fini e altezzosi.
Il talento artistico di Knerr va anche ricercato nei dettagli di ogni singola tavola. Sono bellissimi i vari animali disseminati qua e là come il castoro, il gufo, la foca ma soprattutto la capra, complice di alcuni tra gli scherzi più divertenti.
Nel nostro paese la versione di Knerr è stata la più apprezzata, soprattutto perché è la più godibile artisticamente. Ottimo il lavoro di traduzione realizzato dal fumettologo Ranieri Carano, che elimina i nomi usati per le pubblicazioni sul Corriere dei piccoli, restituendo ai protagonisti tutti i loro nomi originali cercando di mantenere inalterate le caratteristiche linguistiche che hanno contribuito al successo negli USA.
Un successo che dura tutt'oggi, a oltre un secolo dalla sua prima uscita.
Del resto parliamo di una serie che, pur non avendo particolari idee geniali, ha fatto la storia dei comics.
La bravura di Knerr nella caratterizzazione e nella composizione di personaggi e animali.

Curiosità: In Italia Hans e Fritz approdarono per la prima volta sul Corriere dei Piccoli nel 1911 come Bibì e Bibò e Capitan Cocoricò. Alla morte di Knerr, avvenuta l'8 luglio 1949, succedette il disegnatore Doc Winner, fino al 1956. Dal 1956 The katzenjammer Kids fu realizzato da Joe Musial per quasi vent'anni, fin quando il testimone passò nelle mani di Mike Senisch (1976 - 1981) e Angelo De Cesare (1981- 1986). L'ultimo artista, almeno credo, è Hy Eisman che disegna la serie dal 1989 presumibilmente fino ad oggi.

Altre edizioni: Dei Katzenjammer Kids di Knerr esiste un'altra edizione targata Oscar Mondadori con la traduzione curata dal fumettologo Bepi Zancan nel 1973 con il solito odioso rimontaggio delle vignette.

venerdì 9 novembre 2012

300: John Byrne – Man of Steel

Play Press, 1996
(USA, Man of Steel, 1986)


Serberò sempre i ricordi donatimi da Jor-El e Lara... Ma solo come strani momenti di una vita che non è stata... È stato Kripton a fare di me Superman... ma è la terra che mi rende umano.”
(Superman)

Questo è un lavoro per SUPERMAN!!
John Byrne
Quando parliamo di supereroi è inevitabile pensare a Superman. È stato il primo e tutt'oggi resta il più famoso (ma non il migliore) nel mondo dei comics. Non c'è uomo sulla terra che non conosca l'uomo d'acciaio, vuoi per sentito dire, vuoi perché sinonimo di forza invincibile, tutti al mondo conoscono Superman, la sua storia, il suo grande amore e i suoi super poteri. Una storia che è stata raccontata infinite volte, non solo attraverso i comics ma anche attraverso media più popolari come la radio, la televisione e soprattutto il cinema (tralasciando l'infinità di gadgets disseminati qua e là nel mondo).
Ma credo che nessuno di questi media, compreso il fumetto, sia riuscito a raccontare Superman in maniera così bella e umana come ha fatto John Byrne con la sua miniserie Man of Steel.
Senza dubbio l'opera dell'artista inglese va annoverata tra quelle che raccontano dell'uomo d'acciaio, ma non come una tra le tante, bensì come la migliore e i motivi risultano chiari dalla lettura di questo volume fondamentale in cui Byrne ci racconta un Superman più vero, la cui invincibilità viene sì ridotta ma a scapito di una sua maggiore umanità.
Fin dall'inizio del racconto, sul morente pianeta Kripton, assistiamo ad un nuovo approccio ai personaggi, differente da quello a cui eravamo abituati (soprattutto dopo che abbiamo iconizzato Jor-El con il volto di Marlon Brando): gli abitanti di kripton sono esseri insensibili, che vivono in una società fredda e priva di sentimenti e che ha sfruttato ogni genere di risorsa arrivando all'inevitabile collasso finale.
L'unico che mostra di avere ancora vivo un minimo di sentimento è Jor-El, il vero padre di Superman che, resosi conto dell'imminente catastrofe, invia il suo unico figlio sul pianeta terra, dove verrà trovato da Martha e Jonathan Kent, verrà adottato e crescerà come un essere umano ignaro della sua origine extraterrestre, pur consapevole dei suoi poteri.
Smallville: amori non corrisposti e segreti svelati. Clark Kent e Lana Lang.
Poteri che metterà al servizio degli altri, finché un giorno succede qualcosa: rischia di essere scoperto mentre spicca il volo davanti a tutti (Lois Lane compresa) per evitare lo schianto di una navetta della NASA. Questa situazione gli crea non pochi problemi, tanto da indurlo a decidere di assumere l'ormai nota doppia identità: Clark Kent, giornalista del Daily Planet e Superman paladino del bene contro il male. Dopo anni, è durante una rimpatriata nella “natia” Smallville che l'uomo d'acciaio scoprirà le sue vere origini.
Man of Steel uscì negli USA nel 1986 a due anni di distanza dal cinquantesimo anniversario del supereroe più famoso della storia e non poteva avere miglior autore di John Byrne, ormai famoso per aver rinnovato eroi Marvel come i Fantastici 4, Hulk e X-Men.
Clark e Lois: il primo incontro.
Byrne, conscio che lavorare su un simile personaggio rappresentava una vera e propria sfida, incomincia a delinearne le piccole modifiche che contribuiranno al rilancio di Superman.
Ma è soprattutto quell'umana comprensione d'essere dotato di particolari poteri, che sfocia poi in una conflittualità interna che lo rende vulnerabile, la vera arma vincente di Man of Steele; Superman non è più l'invincibile supereroe della silver age, al contrario, i suoi poteri sono ridotti, non riesce a raggiungere la velocità della luce e il suo costume è realizzato con normali tessuti terrestri che si lacerano ad ogni scontro contro il cattivo di turno.
E a proposito di cattivi, non manca il nemico più famoso dell'uomo d'acciaio, Lex Luthor che nella miniserie di Byrne è più odioso del solito.
L'autore mette poi al centro della storia non solo l'uomo d'acciaio ma anche il suo rapporto con i genitori, che non vengono più relegati in un ruolo marginale, ma assumono un ruolo importante e determinante nella storia; allo stesso modo vengono praticamente eliminati Superboy e Supergirl mentre si dà più spazio al rapporto tra Clark e Lana Lang.
Il tutto, permettetemi di dirlo, disegnato magnificamente da John Byrne, coadiuvato nelle chine dal grande Dick Giordano, già collaboratore di Neal Adams e che qui dà veramente il meglio di sé.
Un capitolo importante e fondamentale della storia di Superman, che viene subito dopo all'importante saga delle Crisi sulle terre infinite e che delinea il modello a cui tutti i successori si rifaranno.
Ma forse, dopo Man of Steel, non ci sarà più un Superman così vero.
L'invulnerabilità di Superman messa a dura prova: lo stress e la stanchezza.
E onestamente non c'è stato neanche prima.

Altre edizioni: Man of Steel approdò in Italia in fascicoli allegati alla rivista Corto Maltese. Successivamente la casa editrice romana Play Press rieditò la saga racchiudendola anche nel volume brossurato consigliato. Alcune storie di Man of Steel compaiono nel volume Superman nella collana I classici del fumetto pubblicato da Bur nel 1999, in Superman L'uomo d'acciaio volume brossurato della collana Oscar Mondadori e in un paio di albetti pubblicati dalla Planeta De Agostini qualche anno fa.

mercoledì 7 novembre 2012

300: I primi 50 libri!!!

L'iniziativa di realizzare una rubrica sui 300 "libri" per una biblioteca essenziale sul fumetto è rivolta a tutti coloro che, non avendo una conoscenza approfondita del mondo dei fumetti,  sono disposti ad accettare i consigli di uno che i fumetti li ha visti da tutte le possibili angolazioni: come lettore, come disegnatore, come autore completo e anche come venditore (mia mamma aveva una fumetteria). 
L'idea mi frullava nell'aria da tanto, da almeno una decina d'anni. Insegnando nelle varie scuole e tenendo vari corsi di fumetto mi sono reso conto che la conoscenza del fumetto da parte di chi lo voleva disegnare o scrivere era davvero scarsa: o solo manga, o solo Bonelli, e via dicendo... Mai uno che dicesse: "Mi piace il fumetto!" senza distinzioni di genere o anno. 
Ricordatevi che il vero segreto per diventare un buon fumettaro è conoscere i fumetti a 360 gradi, senza alcuna distinzione di generi o epoca. 
Ed ecco quindi che nasce 300: trecento "libri" per una biblioteca essenziale sul fumetto, in cui le virgolette sono d'obbligo per i motivi che potrete leggere qui
I primi 50 libri di questa rubrica sono una buona tappa ma siamo ancora lontani dalla meta finale. Un po' di pazienza e ci arriveremo!! Per il momento grazie a tutti quelli che finora hanno seguito, consigliato e anche criticato (perché le critiche sono importanti) 300
Ma soprattutto grazie a coloro che hanno accattato i miei consigli o che li hanno condivisi. 


300: Bill Watterson – La vita che stress (Calvin & Hobbes)



Comix, 1995
(USA, Calvin and Hobbes, 1985)
La maggior parte dei bambini quando fanno una palla di neve, mette semplicemente insieme della neve! Tutti sono schiavi dell'efficenza! Non c'è tempo per l'estetica! Non c'è amore per le cose.”
(Calvin)

Calvin & Hobbes
Bill Watterson
A volte basta solo una semplice idea per cambiare il mondo.
In questo caso il mondo dei comics.
Talvolta, mentre leggo alcune storie, non posso fa a meno di pensare all'intreccio e al disperdersi di idee che, seppur buone, rischiano di non portare da nessuna parte. Spesso alcune storie hanno idee talmente complesse che diventa difficile seguirne il filo o quantomeno capirci qualcosa.
Bill Watterson di idee ne ha avuta solo una, semplicissima: ha creato un bimbo pestifero e l'ha chiamato Calvin.
Poi gli ha messo in mano un tigrotto di pezza e l'ha chiamato Hobbes.
Poi ha fatto sì che questo tigrotto diventasse una tigre in carne e ossa solo d'avanti agli occhi di Calvin e rimanesse, invece, un semplice pupazzo di pezza agli occhi di tutti gli altri (genitori, amici, compagni di classe).
Ed ecco sfornato il capolavoro.
Dopo Krazy Kat, Pogo e i Peanuts, nulla sembrava più possibile nel mondo della strip.
Poi arriva Calvin, con il suo inseparabile amico Hobbes, che sorvola il fiume a bordo del suo carretto trainante e il miracolo si è nuovamente avverato.
Non esagero dicendo che è impossibile non amare questo fumetto.
Calvin è il bambino più pestifero e dispettoso della storia dei comics, ma anche il più simpatico e il più sognatore. Perché la fantasia di Calvin è la fantasia di ognuno di noi quando era bambino, quando vedevamo una semplice onda come uno tsunami devastatore, quando a bordo di un triciclo eravamo convinti di pilotare un jet supersonico o quando dormivamo con la paura che un mostro uscisse da sotto il letto per divorarci.
Cosa si nasconde dietro a un vecchi dinosauro? Naturalmente la vecchia maestra di scuola, incubo di Calvin.
Tutto questo, e molto di più, è nella testa ricoperta di biondi capelli spettinati di Calvin. E quale miglior amico con cui condividere queste meravigliose avventure se non l'unico che possa capirle, l'unico disposto a fargli da alibi perché alla fine è unicamente frutto della sua infinita fantasia? Cosa desiderare di più di quello che nella realtà è impossibile avere?
Ed ecco quindi che il tigrotto di pezza Hobbes diventa non solo il miglior amico ma un vero e proprio complice e confidente, capace di folli scherzi (nella mente di Calvin, ovvio) ma anche di vere e proprie pillole di saggezza.
In questa raccolta, La vita che stress, vi sono a mio parere alcune tra le tavole domenicali e le strip giornaliere più belle di Calvin & Hobbes, come la minestra tutta sbobbata che si anima nel piatto di Calvin, la caricata di Hobbes al ritorno di Calvin da scuola, gli scherzi del duo ai danni dell'amichetta di Calvin, Siusi, e poi naturalmente le tavole che mostrano il talento grafico, espressivo e narrativo di Watterson.
I mostri, l'incubo di ogni bambino, anche del più pestifero. Ma Calvin è coraggioso!!!
Da antologia quelle con i dinosauri, con gli insetti giganti, con le astronavi aliene; ma l'artista americano riesce ad essere espressivo anche nelle sequenze quotidiane, rendendo una corsa in slitta sulla neve, una passeggiata nel bosco e una chiacchierata tra i due protagonisti sotto un cielo stellato, momenti di pura poesia disegnata.
E, nonostante tutto ciò, il geniale talento di Bill Watterson sembra non avere mai fine; lo vediamo nell'elasticità dei corpi di Calvin & Hobbes che si adeguano, come se fossero fatti di gomma, alle situazioni più strambalate; lo vediamo nella composizione e nella struttura della tavola che, anche se debitrice al Krazy Kat di Herriman, riesce sempre a stupire per l'originalità; lo vediamo negli oggetti più comuni come le staccionate delle case, i tronchi degli alberi, i sassi che emergono dal bianco della neve, i letti, i comodini e via dicendo in un crescendo di stupore artistico e con la consapevolezza che, forse, non ci sarà più niente di così bello e perfetto.
Composizione, struttura della tavola, movimento, espressioni.Tutto è perfetto nella magica arte di Watterson.
Dovete credermi se vi dico che non è stato fatto niente di più bello nel mondo delle strip negli ultimi cinquant'anni. Quello che vi apprestate a leggere non è qualcosa che si vede tutti i giorni, ma è qualcosa che ha a che fare con un vero miracolo artistico e narrativo, qualcosa che una volta letta non si smette più di amare, ti entra nel cuore e non ti abbandona più.
Un caso unico, in tutti i sensi, nella storia dei comics: la storia di un artista geniale e riservato pieno di passione e umiltà, che ha sempre rifiutato di scendere a compromessi, che non ha mai lucrato sulla sua strip rifiutando compensi stellari per gadgets e quant'altro e che ha disegnato fino a quando non ha avuto più niente da dire, ponendo fine alle avventure di Calvin & Hobbes.
Ma non esiste la parola fine per un simile capolavoro. Perché il bello di un capolavoro è che lo possiamo leggere e rileggere scoprendo continuamente qualcosa di nuovo, di unico e in questo caso di magico.
E allora lasciatevi conquistare dal magico mondo di Calvin & Hobbes.
Calvin & Hobbes: che bello tornare da scuola e ricevere l'esuberante affetto del migliore degli amici.


Curiosità: Esiste un bellissimo libro scritto da Nevin Martell che racconta la storia di Bill Watterson e della sua strip. Un'operazione non facile per Martell che ha ricostruito la vita e la carriera dell'artista americano basandosi sulle testimonianze di amici e colleghi.

Altre edizioni: Preciso subito che io ho consigliato un volume in cui ritengo ci siano delle strip meravigliose, ma in realtà ogni volume di Calvin & Hobbes che avrete tra le mani sarà un'esperienza unica. L'editore Comix ha pubblicato tutto Calvin & Hobbes in diversi volumi di diversi formati e recentemente ha dato il via alla pubblicazione di The complete Calvin & Hobbes, un cofanetto che raccoglie tutta l'opera omnia. La Rizzoli Milano Libri ha pubblicato un volume, L'indispensabile, con la prefazione di Charles M. Schulz.

martedì 6 novembre 2012

300: Guido Buzzelli – La rivolta dei Racchi



Alessandro Editore, 1998
(Italia, La rivolta dei Racchi, 1967)
Unitevi, racchio con racchio e annientate il potere dei belli su di voi! Diciamo basta allo sfruttamento, basta alle guerre fratricide!!”
(Incitamento di Spartak alla ribellione dei racchi).
Guido Buzzelli. © Grazia Buzzelli De Stefani

Nel 1992 ero a Roma, a una mostra del grande Gianni de Luca.
Rinaldo Traini, nell'introdurre l'evento, usò la definizione di genio per riferirsi esclusivamente a due artisti italiani: Gianni De Luca, naturalmente, e Guido Buzzelli.
Non è difficile capire il perché di questa definizione dell'ex editore e patron delle più belle e riuscite manifestazioni di Lucca; basta sfogliare l'opera riproposta in questa prestigiosa edizione da Alessandro Editore.
La rivolta dei Racchi è un capolavoro assoluto del fumetto italiano, il primo di Buzzelli, il primo esempio di graphic novel in Italia e il primo vero esempio di “fumetto d'autore”.
Un “number one” in tutto.

Un esempio dell'eccellente profondità di campo di Buzzelli© Grazia Buzzelli De Stefani
Peccato che, al tempo, sembra se ne sia accorto solo Rinaldo Traini (quanto mancano questi editori che sapevano riconoscere i geniacci del fumetto!) che nella terza edizione del Salone di Lucca volle pubblicare questa meraviglia artistica sul catalogo ufficiale della manifestazione, nel lontano 1967. Poi fu pubblicata su un mensile negli anni settanta, oserei dire tra l'indifferenza del pubblico, fino a quando i francesi (sempre loro) non la scoprirono decretando il successo di Buzzelli.
La rivolta dei Racchi ci porta in un mondo primitivo suddiviso in due classi: i belli e i racchi appunto.
Quest'ultimi vivono sotto il costante dominio dei belli che passano il loro tempo tra bagni, cibo e orge e che usano i acchi come schiavi da lavoro, da compagnia (come cani legati al guinzaglio) e per la guerra.
Ma uno di loro, Spartak (uno dei tanti alter ego di Buzzelli), furbo e intelligente, gli incita alla rivolta, non tenendo conto delle possibili conseguenze.

Buzzelli: Plasticità e composizione nella figura. © Grazia Buzzelli De Stefani
Bellissima e ironica metafora sulla lotta di classe, sul potere e sull'autoritarismo, l'opera dell'artista romano è un'illuminante apologo sulla società, sulla violenza e la brutalità dei vari ceti sociali (l'ironica cattiveria dei belli contrapposta alla brutale cattiveria dei racchi), ma è allo stesso tempo un'allarmante profezia sulla post ribellione e insieme un messaggio sull'inutilità della violenza e sull'imbarbarimento dell'essere umano come conseguenza di essa. Il tutto narrato dal tratto personalissimo dell'autore, realista e grottesco allo stesso tempo, capace di alternare sequenze ironiche ad altre crudeli con la medesima capacità narrativa rivoluzionaria.
Perché La rivolta dei Racchi fu una rivoluzione nell'allora mondo dei comics dominato esclusivamente dal fumetto seriale e non abituato a storie che non avessero una continuità narrativa rassicurante per il lettore.
All'artista romano, invece, non interessa rispettare le regole; esce dai rigidi schemi imposti in quel periodo e realizza questo capolavoro senza alcuna commissione da parte di terzi, solo per il gusto e la passione di raccontare. Sembra che Buzzelli sia uno dei pochi ad accorgersi delle infinite potenzialità narrative che un mezzo come il fumetto offre e in sole 45 tavole crea un'opera che dovrebbe essere conservata tra i libri più importanti della nostra storia. Come ha giustamente detto Traini: “Guido Buzzelli aveva rappresentato se stesso come testimonial in questo viaggio nel profondo mondo dei nostri deliri e delle nostre angosce.”
Non resta quindi che procurarsi questa storia, leggerla e, se vogliamo, rimpiangere un periodo in cui ai veri talenti veniva offerta la possibilità di esprimersi, di raccontare, di rischiare e d'uscire fuori dagli schemi. Guido Buzzelli ha fatto tutto questo. Continuerà a farlo anche quando avrà a che fare con un personaggio come Tex.
Quando, nel 1989, andai in edicola a comprare il primo mitico Texone da lui disegnato, avevo solo 14 anni. Ma erano sufficienti a capire che mi trovavo davanti a un artista rivoluzionario.
E non conoscevo ancora tutta la rivoluzione attuata da Buzzelli nei precedenti vent'anni.

Spartak incita alla rivolta i racchi. © Grazia Buzzelli De Stefani

Curiosità

Rinaldo Traini fu il primo a capire il genio di Guido Buzzelli e cercò di promuoverlo nel terzo salone di Lucca. Ecco un suo ricordo estratto dalla prefazione del volume consigliato: "Quando l'amico Romano (Romano Calisi uno dei collaboratori delle prime edizioni di Lucca) mi mise tra le mani la classica cartellina immaginavo di ritrovarmi già davanti al solito un velleitario apprendista. Aprii il cartoncino e guardai la prima tavola. Non credevo ai miei occhi, le grandi tavole erano realizzate da uno straordinario artista che faceva immediatamente sfoggio, al primo sguardo, di grande sapienza figurativa. Ma anche le inquadrature, i controcampi, le prospettive stavano a dimostrare che l'autore era uno che aveva la perfetta padronanza del mezzo.”

Edizione Consigliata

Un volume imperdibile che rende giustizia al capolavoro di Guido Buzzelli; grande formato, cartonato con sovracoperta, stampa su pagine patinate e galleria di studi e bozzetti realizzati dal grande artista. Prefazione di Rinaldo Traini. 
Il volume realizzato da Alessandro Editore è in tiratura limitata di 500 esemplari. 

Altre edizioni

Quella consigliata è l'unica vera edizione che renda giustizia a un simile capolavoro. Oltre alla pubblicazione sul Catalogo del Salone di Lucca nel '67, La rivolta dei Racchi fu pubblicata nel 1970 sul n. 6 della rivista Psyco e fu ripresa nel volume I classici del fumetto di Repubblica n. 57, dedicato a Buzzelli.

La grande arte di Guido Buzzelli. Il geniale artista romano fu anche soprannominato il Goya italiano© Grazia Buzzelli De Stefani

domenica 4 novembre 2012

300: Lee Falk e Ray Moore – Phantom, daily strips 1937/38

Comic Art, collana New Comics Now, 1984
(
USA, The Phantom, 1936)


Il villaggio attende la tua miracolosa apparizione sul trono, ombra che cammina!”
Bene, il solito vecchio effettaccio eh? Perchè vuoi mantenere quest'aria di mistero?”
Così la mia gente s'impressiona e mi è più facile farmi obbedire in tuo onore!”
Capisco! Questione di politica eh?”
(dialogo tra lo stregone Nobo e Phantom)

 Phantom versione italiana con il costume rosso.
Lee Falk e Ray Moore.
Il 12 ottobre del 1492 Cristoforo Colombo a capo di tre navi scopre quella che oggi conosciamo come America. In una di queste navi, la Santa Maria, vi è un giovane mozzo, un certo Walker, che una volta sbarcato sul nuovo continente decise di rimanerci per diversi anni. Arricchitosi grazie al commercio e compratasi una nave tutta sua fece ritorno nel vecchio continente; tutto andò bene fin quando i terribili pirati Singh non assalirono il suo veliero una notte del 1530, lo uccisero e catturarono il giovane figlio forte e valoroso come il padre. Ma una tempesta distrusse la nave dei Singh e Walker figlio fu trascinato dalla corrente sulle coste del Bengala, ormai allo stremo delle forze. Un gruppo di indigeni, i pigmei Bandar, lo curarono e lo rimisero in forze. Un giorno il giovane Walker, vagando sulla spiaggia, trovò un cadavere e riconobbe l'assassino di suo padre. Seppellì il corpo e conservò il teschio e una notte davanti a un gran fuoco, Walker pronunciò un giuramento: “Su questo teschio giuro di dedicare tutta la mia vita alla distruzione di tutte le forme di pirateria e di crudeltà! I mie figli e i loro discendenti seguiranno il mio esempio!”
Calzamaglia viola che lascia scoperto il solo viso, maschera nera che copre gli occhi ed ecco iniziare la leggenda di Phantom, il primo grande eroe mascherato della storia, una vera icona dei giustizieri in calzamaglia che di lì a poco avrebbe generato una serie di eroi mascherati. Dopo quattro secoli, ecco che il 17 febbraio del 1936, la prima striscia dell'Uomo Mascherato alias Kit Walker che grazie ai testi di Lee Falk e i disegni di Ray Moore fece sognare milioni di lettori con le sue storie intrise di avventura, azione, mistero e giallo.
Difficile quindi scegliere quale tra le tante storie sia meritevole di essere menzionata.
Dopo vari ripensamenti, ho optato per un volume pubblicato dalla Comic Art nel dicembre del 1984 (nella collana che ristampava la maggior parte degli eroi dei comics della golden age) che racchiude in un solo volume tre delle storie più belle di Phantom: Cacciatori di diamanti, Il prigioniero dell'Himalaya ma soprattutto Il piccolo Tommy, una delle avventure più note e tra le mie preferite.
L'incontro tra Phantom e l'indigeno dalla pelle bianca Tommy.
Falk e Moore al meglio, per quanto riguarda il Phantom classico, prima della modernizzazione del personaggio iniziata negli anni '60 dallo stesso Falk in coppia con l'artista Sy Barry.
Vediamo Phantom, in compagnia di Devil, un lupo, che lo segue in quasi tutte le sue avventure, combattere con alcuni mercanti senza scrupoli che vogliono impossessarsi di alcuni giacimenti diamantiferi senza smettere di pensare a Diana Palmer, la donna che ama e che ritroverà nell'altra bellissima storia, Il prigioniero dell'Himalaya; i due sono quasi sul punto di sposarsi ma il giuramento di Phantom ha il sopravvento anche sull'amore.
Diana l'eterno amore di Phantom.
Ma è con Il piccolo Tommy che Falk e Moore realizzano una delle loro storie migliori, in cui vediamo Phantom alle prese con il mistero di Tommy, un bambino bianco cresciuto in una tribù indigena nell'Africa. Un mistero che porterà il nostro Uomo Mascherato a Londra in mezzo a balordi senza scrupoli, criminali cinesi e rispettabili lord con vili segreti da nascondere.
Leggere le avventure di Phantom equivale a tuffarsi nell'avventura più pura e a rileggerlo oggi si avverte la nostalgia per un tipo di fumetto senza nessun'altra pretesa che quella di intrattenere ed emozionare il pubblico che per anni gli è sempre rimasto fedele.
Perché diciamocelo francamente: Phantom è immortale. È stato il primo personaggio a indossare una calzamaglia e una maschera, anticipando praticamente gran parte del fumetto degli anni a venire: da Superman e Batman, passando per l'Asso di Picche e arrivando a Diabolik, L'uomo Mascherato ha dato il via a un genere che ha dominato i fumetti per gran parte del secolo scorso.
Tenendo sempre fede al suo giuramento.
Il Piccolo Tommy, una delle storie più riuscite della coppia Lee Falk - Ray Moore.

Curiosità: Phantom, (in Italia l'Uomo Mascherato) indossa una calzamaglia viola che nel nostro paese fu cambiata in rosso. Phantom è conosciuto tra le tribù indigene come l'ombra che cammina.

Altre edizioni: Sono diverse le edizioni che in Italia raccolgono le avventure di Phantom raccolte nel volume consigliato. Meritevole d'attenzione i due volumi cartonati pubblicati negli anni '70 da Garzanti. Mi sento di consigliare anche il volume I magnifici eroi del fumetto, pubblicato da Sansoni Editore nel 1970 che altro non è che un'estratto della nota Enciclopedia dei Fumetti curata da Gaetano Strazzulla in cui potete leggere la storia Il piccolo Tommy a colori. 

sabato 3 novembre 2012

300: Paco Roca – Le strade di sabbia




Tunué, 2009
(Spagna, Les Rues de Sable, 2009)
... Un giorno il cielo si vestì a lutto. Iniziò una leggera pioggia che si trasformò subito in acquazzone. Per quaranta giorni e quaranta notti non ha mai smesso di piovere. Quando poi uscì il sole, il quartiere aveva il suo mare.”
(Dialogo tra la portalettere muta e l'uomo senza nome)

Paco Roca
Hotel La Torre: incominciano i sogni.
Seguo Paco Roca fin dal Gioco Lugubre, esordio italiano dell'autore spagnolo che proseguirà la sua carriera con la breve graphic novel Il faro, fino ad arrivare alla sua opera più nota, il premiatissimo Rughe che, con la toccante vicenda di Emilio, un uomo affetto da alzheimer che vuole arginare la malattia nonostante il suo progressivo avanzamento, farà conoscere Roca in tutta Europa. Un fumetto bello, intenso, commovente e talmente esaltato da molti critici tanto da far credere a chiunque che l'autore non avrebbe potuto fare di meglio.
E invece un anno dopo ecco che Paco Roca dà alle stampe Le strade di sabbia, mentre ancora la maggior parte del popolo dei comics innalza Rughe quale capolavoro assoluto dell'artista valenciano.
Io invece preferisco quest'avventura onirico fiabesca, allo stesso tempo tenera e inquietante, malinconica e felice, surreale ma assolutamente vera.
Le strade di sabbia non è solo un semplice racconto onirico e visionario; è una vera e propria riflessione sulla vita e sulle tante sfumature in essa raccolte. La storia di un uomo senza nome (in ritardo all'appuntamento con una compagna incazzata che vuole a tutti i costi comprare una casa tramite un prestito bancario) che si perde in un quartiere storico che non ha via d'uscita è la storia di ognuno di noi che si rifugia nella sua fantasia per sfuggire a una realtà in cui non vi è spazio per i sogni e in cui gli incubi reali (come il mutuo bancario o l'incomprensione da parte della compagna di vita) sono sempre dietro l'angolo.
Ecco quindi che la via d'uscita è rappresentata da una serie di bizzarri personaggi che popolano un hotel, La Torre, dal numero di stanze indefinito; il nostro protagonista conoscerà quindi il suo compagno di branda che impiega tutto il giorno a fare la valigia per poi ricominciare eternamente da capo e con il quale il nostro dovrà prima o poi partire; c'è la portiera d'albergo che prepara squisiti biscotti alle noci da dare al signor Rosario Deiventi, un bizzarro personaggio che sta cercando di realizzare una pianta del quartiere in scala 1:1 praticamente interminabile; c'è una famiglia il cui padre ha passato la vita a pensare alla morte senza riuscire a morire; c'è il tecnico delle caldaie che, vivendo ormai da anni in mezzo a file interminabili di caldaie, sta ancora cercando quella rotta; c'è poi la ragazza che non parla ma comunica solo tramite lettere scritte.
Un caleidoscopio di situazioni surreali e curiose che infarciscono questa storia di poesia e letteratura. Perché Roca è un autore che cita la letteratura in quasi ogni sua opera ma in Le strade di sabbia il suo diventa addirittura quasi un gioco di citazioni: il rimando a Jorge Luis Borges è chiaro fin dal titolo, la lotta con il suo doppio (all'inizio della storia l'uomo senza nome viene derubato della sua identità proprio da un suo doppio) è mutuato da Edgar Allan Poe, i lavori all'apparenza senza senso dei vari personaggi sono attinti dal mondo di Franz Kafka e così via, prendendo anche da Herman Melville e da Gabriel Garcia Marquez e naturalmente da Lewis Carrol; senza dimenticare l'omaggio ai mondi fantastici di M. C. Escher.
L'uomo senza nome segue la postina che comunica solo attraverso
delle lettere scritte. 
Un piccolo folle universo, racchiuso in un quartiere senza uscita ma allo stesso tempo infinito, perché infinite sono le possibilità che la vita offre quando si è braccati dall'incubo della monotonia quotidiana; nel mondo descritto da Roca non esistono orari, né consuetudini, si dorme di giorno e si vive di notte per tenere lontana la morte, ognuno gestisce il suo tempo come se lo stesso non esistesse.
E in questo mondo senza uscita c'è tutto il tempo per dedicarsi all'amore, per viverlo con quella quieta intensità che oggi, sembra dirci Roca, forse si è un po' persa: fa questo, infatti, la portiera dell'hotel, che prepara i suoi biscotti per donarli ad uno degli ospiti, che però non riesce mai ad incontrare perché sempre si verifica qualcosa che lo impedisce; lo fa il tecnico delle caldaie che vorrebbe dichiararsi alla sua padrona ma alla fine preferisce tornare alla ricerca della caldaia che non funziona; una storia d'amore è la storia non parlata tra l'uomo senza nome e la portalettere muta; senza dimenticare l'amore narcisistico di uno degli ospiti dell'hotel, che non può fare a meno di contornarsi di suoi ritratti.
C'è tanto in neanche 100 pagine di storia. In un nuovo millennio in cui le graphic novel sciorinano autobiografismi a non finire, Paco Roca ci regala un piccolo capolavoro onirico, avventuroso, ironico, inquietante che, come ha detto il grande Vittorio Giardino, “Non lascia dormire!”.
E dopo averlo letto, forse non ne avrete più bisogno.
"Dicono che l'hotel La Torre possieda infinite stanze... l'ha progettato un matematico, un certo Hilbert."

Curiosità: Oltre ai riferimenti letterari ci sono anche quelli legati al fumetto. Nella prima manciata di pagine vi sono evidentissimi omaggi a Tin Tin, Braccio di ferro e Corto Maltese e citazioni dei Simpson e dei Fantastici 4. La prefazione del volume è di Juan Manuel Díaz de Guereñu, critico letterario e fumettistico.

Altre edizioni: Nessuna a parte quella consigliata. 

giovedì 1 novembre 2012

300: Mark Millar e Tommy Lee Edwards - 1985



Marvel Italia, 2009
(
USA, 1985,  2008)
Il mondo è molto meno spaventoso quando personaggi del genere sono confinati nelle pagine di un fumetto.”
(Toby Goodman)

Casa Wyncham: inizia l'avventura...
Mark Millar e Tommy Lee Edwards.
Diciamolo, anzi urliamolo al mondo e se non volete farlo insieme a me, tranquilli, lo urlerò da solo: “RIVOGLIAMO GLI ANNI '80!”
Almeno dal punto di vista fumettistico, fu un decennio incredibile. Il fumetto arrivò a partorire capolavori assoluti come V for Vendetta, Il ritorno del cavaliere oscuro, praticamente tutte le opere di Pazienza, La casa dorata di Samarcanda, Calvin e Hobbes, Torpedo e non so quanto altro ben di Dio in vignette e nuvolette.
Insomma, anni d'oro per i comics, come ci dice Mark Millar con questo bellissimo gioiello uscito nel 2008 e destinato a rimanere uno dei fumetti più belli e poetici di casa Marvel.
Siamo nel 1985 e i super eroi esistono solo nei fumetti che legge il piccolo Toby Goodman, un tredicenne figlio di genitori separati, il cui padre a sua volta fu un lettore accanito dell'universo creato da Stan Lee e Jack Kirby. Siamo in un anno in cui non era ancora in atto il decostruzionismo operato nel mondo dei super eroi da Moore e Miller e negli scaffali delle fumetterie degli States primeggiavano gli albi della saga Guerre segrete, comprate dal piccolo Toby con un entusiasmo incoraggiato dal padre e non assecondato dalla madre.
Ed è proprio in una casa inquietante e abbandonata che il nostro protagonista nota che negli inquilini c'è qualcosa che non va, hanno dei volti familiari inquietanti: il Teschio Rosso, Il Dottor Destino, L'uomo Talpa, ecc...
C'è qualcosa di strano in casa Wyncham: Il Teschio Rosso osserva il piccolo Toby Goodman.
Inizia così un'avventura che porterà Toby a dover difendere la terra dai personaggi cattivi di casa Marvel, chiedendo aiuto proprio ai suoi eroi di cui è abituato a leggere le prodezze ogni giorno sulle pagine degli albi che custodisce gelosamente.
Un fumetto che è costruito come una fiaba: tutto è visto con gli occhi di un bambino che ha alle spalle la classica famiglia di separati e cerca l'evasione nel mondo dei fumetti; non viene creduto dalla madre e dal suo miglior amico, che si atteggia come un grande ma indossa ancora la maglietta dei Masters (una delle icone degli anni '80) e vive la sua solitudine con un profondo senso di disagio e delusione.
Lasciato solo dal padre, che vuole salvare l'ex moglie dai cattivi per dimostrarle così di non essere un fallito, Toby cerca allora aiuto in coloro che come lui conoscono i fumetti e quindi i punti deboli dei cattivi (come i due commessi del negozio di fumetti abili solo nel far soldi) che stanno distruggendo la città; si addentra da solo, quindi, in questo universo parallelo rischiando in prima persona per salvare il suo mondo, la sua vita e il suo futuro.
Millar orchestra tutto con la collaborazione degli strepitosi disegni di Tommy Lee Edwards, che abbonda in scene madri e in splash page (caratteristiche dei Marvel Comics) e ricostruisce perfettamente l'America reganiana degli anni '80, senza internet e telefonini e piena di Commodore 64 e video giochi in floppy disk.
Il duo attinge a piene mani dall'iconografia narrativa degli anni '80: i film prodotti da Steven Spielberg (I Goonies), i racconti di formazione di Stephen King (Stagioni diverse) e i fumetti dei supereroi che proprio nella metà degli anni '80 con Guerre segrete sfornano il primo vero evento editoriale della storia dei comics made in USA.
1985 è un fumetto insolito e diverso che si stacca nettamente da tutto quanto realizzato in casa Marvel.
Millar ed Edwards creano delle scene davvero efficaci e memorabili; la sequenza bellissima in cui Stilt-Man (criminale patetico e perdente nel ciclo del Devil di Frank Miller) si aggira come una terrificante minaccia per la città sullo sfondo di un tramonto mozzafiato, ne è un esempio. Ma anche il passaggio di Toby nell'universo parallelo dove vivono i super eroi e il bellissimo finale, che vede protagonista il padre del piccolo eroe, sono destinati a fare di 1985 uno dei fumetti Marvel più belli del nuovo millennio, una piccola perla nella carriera dello sceneggiatore scozzese che ha ridefinito la “casa delle meraviglie” con il ciclo di Civil War.
Un fumetto che parla di sogno e realtà, di bene e male, ma soprattutto di amore verso il fumetto e verso i suoi eroi.
"VENDICATORI UNITI!" L'urlo di Toby salverà il mondo dai cattivi di casa Marvel.

Curiosità: in origine, la storia di Millar non doveva essere disegnata ma narrata con lo stile del fotoromanzo. Idea per fortuna scartata.
In apertura, Millar ed Edwards rendono omaggio ai creatori dell'universo Marvel: Stan Lee e Jack Kirby.

Altre edizioni: Oltre a quella consigliata, esiste quella realizzata dal Corriere della sera nella serie Super eroi n. 29, brossurata, di grande formato e con un buon apparato critico introduttivo.