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venerdì 9 novembre 2012

300: John Byrne – Man of Steel

Play Press, 1996
(USA, Man of Steel, 1986)


Serberò sempre i ricordi donatimi da Jor-El e Lara... Ma solo come strani momenti di una vita che non è stata... È stato Kripton a fare di me Superman... ma è la terra che mi rende umano.”
(Superman)

Questo è un lavoro per SUPERMAN!!
John Byrne
Quando parliamo di supereroi è inevitabile pensare a Superman. È stato il primo e tutt'oggi resta il più famoso (ma non il migliore) nel mondo dei comics. Non c'è uomo sulla terra che non conosca l'uomo d'acciaio, vuoi per sentito dire, vuoi perché sinonimo di forza invincibile, tutti al mondo conoscono Superman, la sua storia, il suo grande amore e i suoi super poteri. Una storia che è stata raccontata infinite volte, non solo attraverso i comics ma anche attraverso media più popolari come la radio, la televisione e soprattutto il cinema (tralasciando l'infinità di gadgets disseminati qua e là nel mondo).
Ma credo che nessuno di questi media, compreso il fumetto, sia riuscito a raccontare Superman in maniera così bella e umana come ha fatto John Byrne con la sua miniserie Man of Steel.
Senza dubbio l'opera dell'artista inglese va annoverata tra quelle che raccontano dell'uomo d'acciaio, ma non come una tra le tante, bensì come la migliore e i motivi risultano chiari dalla lettura di questo volume fondamentale in cui Byrne ci racconta un Superman più vero, la cui invincibilità viene sì ridotta ma a scapito di una sua maggiore umanità.
Fin dall'inizio del racconto, sul morente pianeta Kripton, assistiamo ad un nuovo approccio ai personaggi, differente da quello a cui eravamo abituati (soprattutto dopo che abbiamo iconizzato Jor-El con il volto di Marlon Brando): gli abitanti di kripton sono esseri insensibili, che vivono in una società fredda e priva di sentimenti e che ha sfruttato ogni genere di risorsa arrivando all'inevitabile collasso finale.
L'unico che mostra di avere ancora vivo un minimo di sentimento è Jor-El, il vero padre di Superman che, resosi conto dell'imminente catastrofe, invia il suo unico figlio sul pianeta terra, dove verrà trovato da Martha e Jonathan Kent, verrà adottato e crescerà come un essere umano ignaro della sua origine extraterrestre, pur consapevole dei suoi poteri.
Smallville: amori non corrisposti e segreti svelati. Clark Kent e Lana Lang.
Poteri che metterà al servizio degli altri, finché un giorno succede qualcosa: rischia di essere scoperto mentre spicca il volo davanti a tutti (Lois Lane compresa) per evitare lo schianto di una navetta della NASA. Questa situazione gli crea non pochi problemi, tanto da indurlo a decidere di assumere l'ormai nota doppia identità: Clark Kent, giornalista del Daily Planet e Superman paladino del bene contro il male. Dopo anni, è durante una rimpatriata nella “natia” Smallville che l'uomo d'acciaio scoprirà le sue vere origini.
Man of Steel uscì negli USA nel 1986 a due anni di distanza dal cinquantesimo anniversario del supereroe più famoso della storia e non poteva avere miglior autore di John Byrne, ormai famoso per aver rinnovato eroi Marvel come i Fantastici 4, Hulk e X-Men.
Clark e Lois: il primo incontro.
Byrne, conscio che lavorare su un simile personaggio rappresentava una vera e propria sfida, incomincia a delinearne le piccole modifiche che contribuiranno al rilancio di Superman.
Ma è soprattutto quell'umana comprensione d'essere dotato di particolari poteri, che sfocia poi in una conflittualità interna che lo rende vulnerabile, la vera arma vincente di Man of Steele; Superman non è più l'invincibile supereroe della silver age, al contrario, i suoi poteri sono ridotti, non riesce a raggiungere la velocità della luce e il suo costume è realizzato con normali tessuti terrestri che si lacerano ad ogni scontro contro il cattivo di turno.
E a proposito di cattivi, non manca il nemico più famoso dell'uomo d'acciaio, Lex Luthor che nella miniserie di Byrne è più odioso del solito.
L'autore mette poi al centro della storia non solo l'uomo d'acciaio ma anche il suo rapporto con i genitori, che non vengono più relegati in un ruolo marginale, ma assumono un ruolo importante e determinante nella storia; allo stesso modo vengono praticamente eliminati Superboy e Supergirl mentre si dà più spazio al rapporto tra Clark e Lana Lang.
Il tutto, permettetemi di dirlo, disegnato magnificamente da John Byrne, coadiuvato nelle chine dal grande Dick Giordano, già collaboratore di Neal Adams e che qui dà veramente il meglio di sé.
Un capitolo importante e fondamentale della storia di Superman, che viene subito dopo all'importante saga delle Crisi sulle terre infinite e che delinea il modello a cui tutti i successori si rifaranno.
Ma forse, dopo Man of Steel, non ci sarà più un Superman così vero.
L'invulnerabilità di Superman messa a dura prova: lo stress e la stanchezza.
E onestamente non c'è stato neanche prima.

Altre edizioni: Man of Steel approdò in Italia in fascicoli allegati alla rivista Corto Maltese. Successivamente la casa editrice romana Play Press rieditò la saga racchiudendola anche nel volume brossurato consigliato. Alcune storie di Man of Steel compaiono nel volume Superman nella collana I classici del fumetto pubblicato da Bur nel 1999, in Superman L'uomo d'acciaio volume brossurato della collana Oscar Mondadori e in un paio di albetti pubblicati dalla Planeta De Agostini qualche anno fa.

2 commenti:

  1. Ho sempre snobbato Superman a discapito dell'immenso Batman (Miller o Adams su tutti e cmq anni 70 primi 80) ma questa rece sul lavoro di Byrne (che adoro e che conoscevo) mi ha incuriosito tanto
    Provvederò

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    Risposte
    1. è innegabile che Batman ha un fascino del tutto particolare, lo stanno a dimostrare i vari capolavori che lo vedono protagonista: Il ritorno del cavaliere..., Killing Joke, Arkham Asylum, per non parlare del ciclo di Neal Adams... Però è anche vero che John Byrne è riuscito a rivitalizzare un Superman che ormai non aveva più niente da dire... Ne vale la pena, fidati!!!

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