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lunedì 20 maggio 2013

300: Kurt Busiek e Alex Ross – Marvels



Marvel Italia, 2001
(USA, Marvels, 1994)
...Continuano a salvarci e noi li insultiamo e li disprezziamo. Ci rifiutiamo di vedere ciò che sono veramente... Siete così occupati a cercare il peggio da non riuscire ad ammettere che siete riconoscenti? Guardate le cose in faccia... siate onesti per una volta nella vita!”
(Phil Sheldon, in difesa dei supereroi)

Kurt Busiek e Alex Ross nel 1994.
Quando penso a opere come Watchmen, Il ritorno del Cavaliere Oscuro, Arkham Asylum, The Man of Steel o anche a Elektra: assassin, Devil: rinascita o X-Men: l'era di apocalisse, mi chiedo cos'altro si potrebbe creare di tanto bello e originale: fumetti che sono veri e propri capolavori, che portano su se stessi il “peso” del mito, del culto e dell'immortalità. Del resto gli anni '70 e '80 hanno rappresentato nel mondo dei comics una sorta di rivoluzione, i cui echi si fanno sentire ancora oggi e non solo relativamente gli eroi in calzamaglia. Poi, con gli anni '90 una serie di nuovi personaggi con alle spalle nuove realtà editoriali hanno cercato di farsi strada, in un universo in cui DC Comics e Marvel Comics dominavano da diversi decenni. Eppure anche in questo decennio la vecchia volpe dell'editoria americana la sua zampata è riuscita a darla.
Marvels è una di quelle opere a fumetti che è destinata all'eternità. Proprio come tutte quelle elencate all'inizio. In essa, narrazione, mito, poesia e grandezza si fondono con tale intensità e originalità da rimanerne catturati fin dalla prima lettura; e non parlo dei disegni di Alex Ross. Mi riferisco soprattutto alla bellissima storia ideata da Kurt Busiek; quel Kurt Busiek che, in un solo decennio, è riuscito a consegnare due fumetti (l'altro è lo splendido Astro City) all'immortalità.
Leggere Marvels è un'esperienza per molti versi unica; un'appagante tuffarsi nei periodi che hanno reso grande il fumetto supereroistico ma con una novità assoluta: la quotidianità. Marvels ci parla di un mondo in cui i super eroi sono questa volta protagonisti invisibili, semplici comparse di un mondo in cui i veri protagonisti sono gli esseri umani, quegli stessi esseri umani che Busiek descrive con tutte le loro debolezze, con l'ostilità che provano nei confronti di chi è diverso, ma anche con la consapevolezza di chi osserva, di chi si pone domande, di chi vuole arrivare ad accettarli, come il fotografo Phil Sheldon che attraverso l'obbiettivo della sua macchina fotografica cattura le straordinarie immagini che vedono protagonisti gli eroi Marvel più famosi: dalla prima Torcia Umana, passando per Capitan America, Iron Man, gli X-Men, i Fantastici Quattro fino al mitico Spiderman che lotta con i suoi nemici più famosi e temuti.
Le "meraviglie" viste dai comuni mortali. 
Con una narrativa densa di emozione, rara nel genere, Busiek rilegge il mito supereroistico realizzando una storia intensa e malinconica, affidando le sue parole ai pennelli di Alex Ross, l'artista americano che con il suo stile iperrealista ha conquistato una grande fetta di pubblico americano (ma chi vi scrive non è un suo fan); le sue tavole accompagnano la storia ma non la dominano; i suoi disegni dallo stile pittorico rievocano quasi l'atmosfera che si respirava per le strade di New York all'epoca in cui si svolge la storia; e i suoi super eroi sono presenze che dominano le belle splash pages, senza rubare la scena ai veri protagonisti: i comuni mortali.
Lascia perdere, non valgono tanto!” dice Ciclope rivolgendosi a uno dei componenti degli X-Men desiderosi di dare una lezione agli umani; un'affermazione che scuote l'animo di Phil Sheldon, che lo porta a vedere questi esseri diversi come delle meraviglie, capaci di proteggere coloro che li disprezzano a costo della loro stessa vita anche dopo essere stati trattati da molti con odio e intolleranza. “Alcuni di noi disprezzavano le meraviglie. Non le consideravano. Ma non era questo che contava. Loro non erano qui per avere l'approvazione dei poveri di spirito. Erano qui per salvare gli innocenti...” dice Sheldon nell'ultima parte dell'opera in cui assistiamo alla toccante morte di Gwen Stacy, che segna l'addio di Phil dai “Marvels”, per godersi finalmente appieno una famiglia spesso sacrificata per far conoscere al mondo le meraviglie che lo proteggono.
Un fumetto supereroistico realistico e vero; un'occasione unica, per il lettore, di vedere i supereroi in modo del tutto inedito, come se davvero facessero parte di questo mondo.
Immortale, proprio come le meraviglie fotografate da Phil Sheldon; epico e imperdibile come ogni capolavoro.
Phil Sheldon, non ancora in grado di accettare tutte le "meraviglie" che il suo occhio cattura.
Curiosità

L'arco temporale in cui si svolge la storia parte dal 1939 (anno in cui, secondo molti esperti, avrebbe inizio la Golden Age) protraendosi fino agli anni '70.
Il ragazzino che distribuisce i giornali che appare con Sheldon nell'ultima tavola è Danny Ketch, futuro Ghost Rider.
Come per tutte le sue opere, Ross si è avvalso della collaborazione di numerosi amici e parenti presi come modelli per i vari personaggi del fumetto. L'opera uscì originariamente in quattro albi più un numero 0 in cui si racconta la nascita della Torcia Umana originale da lui stesso narrata.

Edizione consigliata

Cartonata, formato comic book, buona stampa e ottima confezione editoriale: così si presenta l'edizione consigliata, ricca anche degli apparati critici dei due autori presenta un'appendice dedicata alle cover promozionali e originali, agli studi dei personaggi e ai bozzetti a matita realizzati da Alex Ross.

Altre edizioni

Di qualche anno fa è l'edizione “Deluxe” realizzata sempre dalla Marvel Italia (nel frattempo diventata Panini Comics) con un formato più grande e con quasi il doppio delle pagine dedicate ai vari dietro le quinte, sketch e quant'altro abbia a che fare con l'opera. Naturalmente, raddoppiando le pagine si è raddoppiato, anzi triplicato, il prezzo. 


2 commenti:

  1. Secondo me un'opera molto sopravvalutata, tanto fumo e poco (o inesistente) arrosto. Ma è il genere supereroistico che è così: in fondo non servono nemmeno delle storie propriamente dette ma solo accenni a una possibile trama che il lettore può inventarsi o ricostruire a suo piacimento: agli autori si chiede solo qualche frase a effetto e qualche pin up.
    Per me Marvels è stata una lunghissima attesa insoddisfatta di vedere qualcosa di concreto che alla fine non arriva mai. Un "dietro le quinte" su molti episodi della storia Marvel che sfiora gli eventi senza mai prenderne parte, facendo intuire al lettore quanto dovevano essere belle quelle vecchie storie di cui gli viene dato però solo un vago assaggio. Poi per un appassionato sarà anche emozionante vedere Jonah J. Jameson da giovane o Gwen Stacy, ma non è una cosa che possa interessare chi è digiuno di supereroi o che basta a elevare l'opera.
    Ricordo che al termine della lettura (credo di averlo letto nella seconda versione che citi) mi era rimasta la voglia di leggere qualcuna delle storie citate, anche solo per godere di una trama propriamente detta e non di vaghe scene estemporanee per ricreare un'atmosfera. Invece che tutti quegli schizzi in appendice avrebbero potuto ristamparne qualcuna.
    E il manierista Ross stufa presto.

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  2. Beh, che Ross sia fotografico e possa stufare non ci sono dubbi... quello che di Marvels colpisce è la sceneggiatura di Busiek; per quanto non possa piacere (questo naturalmente è soggettivo) credo che l'idea di cambiare il punto di vista non sia da poco; in questo modo Busiek sfiora molte delle storie più note dell'universo Marvel (Galactus, Gwen Stacy) e ci racconta la storia di gente comune in un fumetto in cui il pubblico si aspetta di vedere i super eroi come protagonisti assoluti. Ma soprattutto cattura lo spirito di un'epoca: odio, intolleranza per chi è diverso e l'anima del protagonista divisa a metà...
    E' un'opera molto diversa da quelle citate nella stoira stessa; Marvels racconta un'epoca (golden e silver age), racconta un paese e le contraddizioni del suo popolo... ha tutte le carte per essere un fumetto che entra nel mito...
    Ricordo che quando mia mamma aveva il negozio di fumetti e arrivarono le copie di Marvels finirono in pochissimo tempo e furono acquistate anche da gente che leggeva solo DC Comics o che non leggeva affatto super eroi.
    Marvels ha la profondità del mito... è la vera star di Maevels è Kurt Busiek!

    Ma ripeto, è solo la mia opinione Luca... Per me ha tutte le carte per essere in una biblioteca di 300 volumi essenziali sul fumetto.
    Grazie come sempre e a presto.

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I testi apparsi su "Avventure di carta" sono tutti scritti da Ned (Nedeljko Bajalica) e possono essere pubblicati anche altrove, con la raccomandazione di citare la fonte e gli autori!

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