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lunedì 15 ottobre 2012

300: Winsor McCay – Little Nemo

Garzanti, prima edizione 1969.
(USA, Little Nemo in Slumberland, 1905)


Io voglio sognare... Mamma, non voglio invecchiare!”
(Little Nemo)

Windsor McCay in un paio di foto con la sua famiglia.
Una volta lessi una lunga conversazione (pubblicata nel volume All'ombra di Corto, edito da Rizzoli nel 1992) tra il fumettologo Dominique Petitfaux e Hugo Pratt. Tra le tante parole mi colpirono parecchio queste:
... E poi il più grande di tutti, Winsor McCay e il suo Little Nemo.”
Ma lei è stato veramente influenzato da McCay?
Ma certo, è lui che ha introdotto l'elemento onirico nel fumetto... Winsor McCay è un grande poeta. Ci sono poeti che fanno poesie e che, come Winsor McCay, si esprimono col segno grafico. McCay è un artista e Little Nemo è arte...”
Non immaginavo che Little Nemo fosse uno degli ispiratori del grande artista veneziano. Pratt aveva ragione comunque: Little nemo è arte.
Il genere delle nuvole parlanti era nato da circa dieci anni ed ecco che il 15 ottobre del 1905, sulle pagine del New York Herald, mostrava il suo primo vero capolavoro.
La prima sequenza di Little Nemo.
Un fumetto che spazzava letteralmente via Yellow Kid e compagni, con un disegno e dei colori da far sgranare gli occhi per l'accecante bellezza.
Little Nemo in Slumberland era qualcosa di mai visto, e che raramente si sarebbe in seguito visto in oltre cento anni di comics. Il suo autore Winsor McCay, che si era fatto le ossa nel disegno dipingendo insegne pubblicitarie presso un circo, ci presenta questo bambino dal sogno facile e inquietante, che vediamo svegliarsi nella sua prima avventura e trovarsi di fronte un clown, con un cavallo di nome Somnus, che lo invita a comparire davanti a sua maestà Morpheus di Slumberland. E da qui iniziano le fantastiche avventure di Little Nemo nella terra del dormiveglia, attraverso una serie di tavole a dir poco sbalorditive, che illustrano mondi fantastici e favolistici, illustrati da McCay non poco ispirato dal movimento dell'Art nouveau.
Il re di Slumberland, Morpheus con Flip Flap.
Le tavole dell'artista americano parlano di onirismo, di magia, di sogni, ma se vogliamo sono precursori di generi come la fantascienza, il surrealismo e il fumetto d'introspezione psicologica che tanto avrebbe avuto da dire negli anni a venire. Ma Little Nemo parla soprattutto d'infanzia senza necessariamente rivolgersi ai soli bimbi, del rapporto tra realtà e sogno, sogno che viene visto dal piccolo Nemo come un rifugio personale sicuro, affascinante e allo stesso tempo inquietante. Un rifugio mentale assolutamente non capito dagli adulti, in questo caso rappresentati dai suoi familiari, una famiglia della media borghesia che attribuisce la colpa di questa iper attività sognante del figlio al cibo che Nemo mangia a cena: una giustificazione non plausibile e irrisoria considerando che in quegli anni la psicanalisi, grazie agli studi di Freud, ci diceva che il sogno era una naturale attività notturna della nostra mente.
Il genio di Winsor McCay non pone nessun limite ai sogni di Little Nemo.
E dal sogno non può che scaturire l'amore, quell'amore che la figlia del re Morpheus, la principessa di Slumberland, prova per il nostro simpatico eroe da lei preferito a tanti altri pretendenti.
Ma è un amore difficile, impossibile, un amore tra sogno e realtà, un amore talmente desiderato dalla principessa da indurre il padre a cercare Nemo per condurlo a Slumberland. Un amore contrastato da Flip Flap, un clown geloso del sentimento provato dalla principessa per Little Nemo, tanto da portare il nostro eroe a svegliarsi di continuo; ma alla fine i due diverranno inseparabili compagni d'avventure avendo a che fare con pirati, indigeni e finendo addirittura sulla luna.
Tutto è onirico nella fantasia di MacCay, persino la città in cui Little Nemo vive nella realtà, New York, diventa un luogo inquietante, con grattacieli alti come montagne che il nostro sarà costretto a scalare per poi ritrovarsi, come in quasi tutte le vignette, nella realtà del suo lettino dalle lenzuola bianche, spesso catapultato per terra da bruschi risvegli o dalle ammonizioni della sua famiglia che non si rassegna all'idea di avere un figlio che non riesce a sognare senza svegliare tutti.
Ribadire l'importanza di un simile capolavoro credo sia inutile. L'influenza di McCay e del suo Little Nemo è ovunque nel fumetto: dal citato Pratt, a Schulz, da Jacovitti a Bill Watterson arrivando addirittura a Moebius e Alan Moore.
Se dovesse capitarvi tra le mani una qualsiasi edizione (oltre quella consigliata che raccoglie le tavole di McCay dall'inizio fino al 1910) o se ancora meglio avrete la fortuna di poter vedere coi vostri occhi in qualche mostra o museo le tavole originali in tutto il suo splendore, allora sono certo che mi capirete.
Il fumetto è arte. Winsor McCay ha contribuito in maniera fondamentale affinché lo diventasse.

L'incredibile bravura di Windsor McCay.

Curiosità

 Le storie di Little Nemo s'interruppero nel 1911 e cioè quando McCay passò dal New York Herald al New York American di Hearst lavorando come illustratore. Riprese Little Nemo per qualche mese con una nuova serie, In the Land of Wonderful Dreams, per poi ritornare all'Herald e alle tavole domenicali del suo illustre personaggio fino al 1927 quando lasciò definitivamente sia il New York Herald sia Little Nemo.
Interessante la singolare somiglianza tra il fumetto di Winsor McCay e un'opera umoristica francese di un autore poco noto, Rip. Leggete qui e giudicate.
Questo nulla toglie o aggiunge al genio di Winsor McCay.

Edizione consigliata

Storico libro dell'editore Garzanti, oltre 250 pagine in cui ammirare e stupirsi dellìarte di Windsor McCay. Grande formato, cartonato, il volume si avvale di una splendida introduzione di Oreste Del Buono

Altre edizioni

Innanzitutto tengo a precisare che l'edizione consigliata è si di collezione ma è stata ristampata tre volte, nel 1974, nel 1981 e infine nel 1994. Qualsiasi ristampa riusciate a trovare va benissimo, non cambia il valore dell'opera. Un'altra edizione che qui segnalo è quella dell'editore Lo Vecchio che pubblicò Little Nemo in cinque volumi brossurati di facile reperibilità sia in fumetteria che nelle fiere.
Imperdibile invece (qualora non doveste trovare il volume consigliato) il volume edito dalla Taschen, Winsor McCay - Little Nemo - 1905-1914, che anche se in lingua inglese, vanta un'edizione impeccabile, che abbraccia (come si evince dal titolo) un periodo maggiore.
Nessun libro invece è dedicato al periodo di Little Nemo che va dal 1924 al 1927.



5 commenti:

  1. Ottimo articolo su un fumetto UNICO anche perchè ben pochi altri grandi sono stati all'altezza di McCay come capacità tecniche , ma soprattutto creative ; queste ultime forse ancora + in evidenza in "Rare Bit Fiends"

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    1. Se pensiamo che sono passati più di cento anni... davvero il primo vero genio del fumetto!!

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  2. Il primo genio del fumetto E del cinema d'animazione.
    Bellissimi i sui corti di animazione e in particolare "The Pet": uno dei tre episodi dedicati a "Dreams of a Rarebit Fiend" che sembra anticipare i film di Godzilla.

    L'ultimo Little Nemo non è molto documentato ma c'è anche un volume francese che copre fino al 1914 e ripropone anche alcune tavole di altri autori coevi che ripresero la froma della storia breve come sogno (c'è anche una storia breve di A. Rubino).
    L'ultimissima fase di Little Nemo è invece un fake del figlio di McCay che ricalca immagini del padre da vecchie storie per innestarle in uove vignette e cercando di rimodernarle modificando le auto, le architetture, etc. Insomma... "unwatchable".

    Ossobuco

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    1. Genio TOTALE!!! uno dei massimi di sempre... tutt'oggi le sue tavole sembrano davvero incredibili... pura magia artistica...

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  3. Avevo in mente Mussino e ho scritto Rubino. La storia publicata sul Nemo francese è di Mussino e assieme a questa c'è anche una breve storia che ha per protagonista il Rip che già citavi (oltre ad altri personaggi simili di altri autori europei e non).

    Anche nel bellissimo e corposo volume curato da Ulrich Merkl dedicato a "Dreams of the rarebit Fiend" si fa riferimento a fumetti contemporanei o precedenti simili a "Rarebit", e si parla diffusamente di come molte sequenze di Rarebit siano state saccheggiate dal cinema più vario (da Bunuel a Tim Burton, etc.).
    Oltre alla questione più immediata delle immagini "rubate" o "ispirate a" ci sarebbe da fare un discorso più profondo su quanto il linguaggio del primo fumetto abbia influenzato il linguaggio del cinema dei primordi e viceversa (Yellow Kid e i primi esperimenti dei Lumiere sono entrambi datati 1895: questi due linguaggi "nascono" insieme).
    In questo senso McCay è anche stato un grande innovatore a livello linguistico nella regia del fumetto e nella scansione ritmica delle sue tavole (e di conseguenza fonte di ispirazione anche per il cinema). Per non parlare delle invenzioni metalinguistiche: dei protagonisti che giocano a smontare le vignette o a interagire da una vignetta all'altra e cose di questo genere, impensabili allora.
    Citavi Pratt e vorrei aggiungere una citazione di Moebius (che lavorò al film degli anni '90 dedicato a Little Nemo) che oltre diceva che il volume della Garzanti nei primi anni '70 era una bibbia che tutti i grandi disegnatori di fumetti consultavano e conservavano gelosamente. (la prima edizione francese è di un paio d'anni successiva alla prima italiana) e naturalmente citava McCay tra le sue fonti di ispirazione. (in "The Art of Moebius" di Bayron Press - 1989).

    Giovanni Ossobuco

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